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Cerchi un distributore GPL o metano? Qui trovi l'elenco completo!

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Londra Day by Day

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15 Itinerari. 38 Mappe. Un grande viaggio

La guida di Londra con itinerari dettagliati e organizzati per tempo di percorrenza, sezioni dedicate a hotel e ristoranti per tutte le tasche verificati dall'autore

Dolomiti. Le montagne più belle del mondo

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Vivi la magia delle Dolomiti. Itinerari di scialpinismo, escursioni invernali con le ciaspole e tanto divertimento sulle piste da sci

Sci ai piedi, neve fresca e la guida giusta!

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PASSIONE SKIALP

SCIALPINISMO IN APPENNINO CENTRALE, la guida aggiornata di Luca Mazzoleni in due volumi e con 238 itinerari, di cui oltre 30 nuovi!

I 50 sentieri più belli d'Abruzzo

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Dalle passeggiate alle escursioni, una guida per tutti

50 itinerari con foto, descrizione e informazioni pratiche per conoscere l'Abruzzo e la sua natura straordinaria.

Appennino Bianco, itinerari con piccozza e ramponi, ciaspole e sci da fondo

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Due volumi con oltre 160 itinerari di grande bellezza e fascino

Dedicata agli appassionati di montagna, la guida illustra come avvicinarsi in sicurezza e con piacere alle vette più belle dell'Appennino anche d'inverno.

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Scopri i luoghi della Grande Guerra con la guida ai forti, alle trincee, ai musei, ai sentieri PDF Stampa E-mail
Scritto da chiara stefanucci   
Venerdì 29 Gennaio 2016 08:43

Il libro La Grande Guerra. Guida ai luoghi del 1915-18 di Stefano Ardito, illustrato da oltre 300 foto emozionanti, è un viaggio fotografico nei luoghi delle battaglie, nelle retrovie e nelle città dove a soffrire sono stati i civili. Così ce lo introduce l'Autore:

cengia-martini-baracca-ufficiali

"Tra il 1915 e il 1918 l’Italia è cambiata per sempre. Le battaglie del Carso, dell’Isonzo e delle Alpi, la rotta di Caporetto, la resistenza sul Grappa e sul Piave, infine l’offensiva di Vittorio Veneto. Lungo il fronte il paesaggio e la gente sono cambiati ancora di più. Pianure, colline e montagne hanno visto nascere forti, strade, caserme e trincee. Austro-ungarici e italiani hanno steso migliaia di chilometri di reticolati, piazzato centinaia di migliaia di mine, sparato milioni di proiettili con fucili, mitragliatrici e cannoni. Per la prima volta nella storia sono stati utilizzati aerei, gas tossici, carri armati, lanciafiamme.

Dal 24 maggio 1915 al 4 novembre 1918, gli eserciti del Regno d’Italia e dell’Impero di Austria-Ungheria si combattono su un fronte di circa 500 chilometri. La frontiera, fissata nel 1866 dopo la Terza Guerra d’Indipendenza, si stacca dal confine italo-svizzero nei pressi del Passo dello Stelvio, si dirige a sud scavalcando il Cevedale e il Gran Zebrù, prosegue oltre il Passo del Tonale sulle distese di ghiaccio dell’Adamello.
la_grande_guerra_guida_stefano_ardito

Una memoria da conservare.
Oggi il ricordo della Grande Guerra resta fondamentale per l’Europa. Anche se gli ultimi reduci, i “ragazzi di Vittorio Veneto” della classe 1899 in Italia, hanno ormai lasciato questo mondo, anche se tre o quattro generazioni separano uomini e donne di oggi dai loro antenati museo-risorgimento-grande-guerrache hanno combattuto e sofferto nelle trincee, capire cosa è successo un secolo fa nelle Fiandre, sull’Isonzo e in Galizia è decisivo per capire l’Europa dei nostri giorni.
Libri di storia, documentari, film, convegni svolgono un ruolo importante per raccontare alle generazioni di oggi il passato. Nulla, però, avvicina a quegli anni drammatici e lontani come una visita ai campi di battaglia.

Questa è una guida ai forti, ai memoriali, alle trincee, ai cimiteri di guerra, ai sentieri e ai musei. Ma è anche un libro da conservare, per conoscere e capire una tragedia ormai lontana un secolo, ma che ha segnato l’Italia di oggi. E che continuerà a segnarla in futuro."


Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Gennaio 2016 10:00
 
Novità 2016: l'Atlante d'Italia con l'elenco di tutti i distributori gpl e metano PDF Stampa E-mail
Scritto da chiara stefanucci   
Mercoledì 27 Gennaio 2016 16:54

atlante_gpl_e_metano_elenco_distributoriCerchi un distributore GPL o metano? Niente di più facile con il nuovo e aggiornatissimo Atlante d'Italia in scala 1:750.000 con l'elenco di tutti i distributori GPL e Metano!
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Ricerca sulle mappe
• Se sei su una statale, una provinciale o in una strada di un centro abitato, basterà consultare le tavole cartografiche per trovare il distributore più vicino: qui sono evidenziate tutte le località dove sono presenti stazioni di servizio con gpl e/o metano.
• Per le grandi città di Torino, Genova, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo e Cagliari trovi mappe dedicate con i distributori gpl e metano esattamente indicati.
gpl-metano-4• Se ti trovi in autostrada, puoi consultare i praticissimi schemi della rete autostradale. Anche qui i simboli gpl e metano indicano le aree di servizio provviste.

Ricerca dagli elenchi dei distributori GPL e Metano
• Ti consigliamo questo tipo di ricerca se già conosci la località o l’area di servizio autostradale dove vuoi fare rifornimento. Negli elenchi, divisi per regione, sono infatti riportati tutti i distributori Metano e GPL completi delle informazioni più utili aggiornate (compagnia di bandiera, indirizzo, telefono, ecc.). Per i distributori di metano, che nelle regioni meridionali sono più difficili da trovare, indichiamo anche la distanza dal più vicino casello autostradale.

Nulla sarà più semplice d'ora in poi che trovare un distibutore GPL o metano! Buon viaggio...

Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Febbraio 2016 13:16
 
Monti Simbruini ed Ernici: gli itinerari di scialpinismo di Luca Mazzoleni PDF Stampa E-mail
Scritto da chiara stefanucci   
Lunedì 18 Gennaio 2016 13:15

boschi_erniciMonte Viglio da Filettino e da Meta, Monte del Passeggio, Pizzo Deta da Rendinara e da Prato di Campoli: ecco le vette dei Simbuirini e degli Ernici descritte da Luca Mazzoleni nella guida Scialpinismo in Appennino Centrale. La montagna incantata. Tra gli 8 itinerari proposti che si svolgono su questi monti, puoi scegliere gli itinerari più adatti al tuo livello e al tuo grado di allenamento.
Ecco come ci presenta l'autore questa zona.
"A cavallo tra Lazio e Abruzzo anche questi monti hanno belle gite da offrire. Il numero degli itinerari proposti non è elevato e l’interesse potrebbe essere più che altro locale, ma comunque non deluderanno gli appassionati più curiosi. Per lo più sono gite d’impegno medio i cui ingredienti sono quelli di gran parte dell’Appennino: ricche faggete, creste e cime nevose affacciate come balconi sulla Valle del Liri, la Conca del Fucino, le campagne della Ciociaria. Tra queste la discesa del Vallone di Peschiomacello offre sicuramente una discesa impegnativa in ambiente scialpinismo-in-appennino-centrale-mazzolenieccezionale. Tutto sta a pazientare per trovarvi le condizioni d’innevamento adatte, cosa non troppo frequente data la quota modesta. Ma vedrete: come sempre la pazienza sarà premiata da una grande discesa. Monte Viglio è proprio lo spartiacque dei due gruppi montuosi, che in parte già sono protetti dal Parco Regionale dei Monti Simbruini, che ci auguriamo possa in futuro estendersi anche ai Monti Ernici. Il patrocinio del Parco per questa guida vuole essere di buon auspicio all’estensione del territorio protetto anche al Pizzo Deta e alle altre cime degli Ernici. Attenzione: diverse strade bianche citate nelle schede degli itinerari non sono segnate sulla carta della zona."

Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Gennaio 2016 14:31
 
Scialpinismo, ciaspole, alpinismo invernale: le guide per scoprire la montagna anche d’inverno PDF Stampa E-mail
Scritto da chiara stefanucci   
Venerdì 22 Gennaio 2016 13:46

monte_aquila-corno_grandeL'inverno è arrivato, e con lui finalmente anche la neve! Se ami la montagna e pratichi già sport invernali, ti consigliamo le guide Scialpinismo in Appennino Centrale. La Montagna incantata di Luca Mazzoleni e Appennino Bianco di Stefano Ardito, dove troverai itinerari da svolgere con le pelli, con le ciaspole, con sci da fondo o con piccozza e ramponi sui massicci dei Monti Sibillini, sul Gran Sasso, sulla Laga, sul Terminillo, sul Velino-Sirente, sul Parco d'Abruzzo, sulla Majella e sui Simbruini ed Ernici. Insomma, torverai tantissime proposte pe gite divertenti e adattio a tutti i livelli.

Se però sei alle prime armi, oltre le guide, ti consigliamo di leggere attentamente i consigli di Stefano Ardito che riportiamo di seguito.

Appenninobianco1Per imparare e per non andare da soli
Dalla primavera all’autunno, in tutta l’Italia centrale, escursioni accompagnate sono proposte dalle sezioni del CAI delle varie regioni (gli indirizzi si trovano su www.caimarche.it, www.caiumbria.it, www.cailazio.it e www.caiabruzzo.it), da associazioni e gruppi trekking di altro tipo (molte aderiscono a Federtrek, www.federtrek.it), dalle guide escursionistiche e dagli accompagnatori di media montagna che operano in prevalenza nelle aree protette.
Con la montagna innevata, molti di questi soggetti proseguono la loro attività, organizzando escursioni con le racchette da neve o gli sci da fondo. Ricordiamo però che in condizioni invernali, l’intero Appennino al di sopra dei 1500 metri (e spesso anche a quote inferiori) richiede attrezzatura ed esperienza alpinistica. In questo caso, gli unici soggetti autorizzati dalla legge ad accompagnare altre persone in montagna sono le sezioni e le scuole del Club Alpino Italiano e le guide alpine, presenti in tutte le regioni. Avventurarsi in montagna con un accompagnatore inesperto espone a rischi gravi.

scialpinismo-in-appennino-centrale-mazzoleniRispettarsi a vicenda
Anche se spesso percorrono gli stessi itinerari, almeno per una parte della giornata, gli escursionisti e alpinisti con piccozza e ramponi, gli escursionisti con le racchette da neve e quelli con gli sci da fondo non si conoscono tra di loro. Per questo motivo, a volte, compiono delle azioni che disturbano inutilmente gli altri.
La più grave, purtroppo diffusissima, consiste nel pestare e rompere con le racchette da neve o gli scarponi i “binari” faticosamente aperti dai fondisti, e che – se lasciati intatti – renderebbero scorrevole, divertente e non faticoso il ritorno. Per chi si muove con le ciaspole, tranne che in presenza di un metro di neve fresca, camminare all’esterno dei binari non causa una fatica particolare. Lo stesso rispetto, specie sui pendii più ripidi, è dovuto alle tracce incise nella neve dagli scialpinisti, e che permettono a chi segue di salire comodamente e in sicurezza.

Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Gennaio 2016 14:54
 
“A farci vedere il mondo è stato Walter Bonatti”, così ci racconta Stefano Ardito PDF Stampa E-mail
Scritto da chiara stefanucci   
Sabato 16 Gennaio 2016 18:02

walter_bonattiFino al 6 marzo, presso l'Auditorium Parco della Musica di Roma, è possibile visitare l'emozionante mostra Walter Bonatti. Fotografie dai grandi spazi, un collage di straordinarie fotografie in grande formato che illustrano l'uomo Bonatti in tutte le sue forme: alpinista, esploratore ma soprattutto fotografo.

Con l'occasione vogliamo divulgare queste riflessioni di Stefano Ardito apparse nel gennaio 2009 su «Alp», pochi mesi prima che la stessa rivista, nata nel 1985, venisse chiusa dall'editore. Bonatti è venuto a mancare meno di due anni dopo.

Il debito di una generazione
Scuola media “Virgilio” di Roma, anno scolastico 1965-‘66. Sull’antologia di italiano, accanto a Carducci e Manzoni, compare qualche pagina di Walter Bonatti, tratta da Le mie montagne, in cui l’alpinista lombardo racconta la traversata a piedi dello Hielo. Qualcuno ha l’incarico di leggere ad alta voce. Poi, dal banco accanto al mio, si alza una mano: “professoressa, ma dov’è la Patagonia?”. “No, no, dev’essere un errore, macché Patagonia. Forse vuol dire la Palagonìa, la più bella villa di Palermo!”.
Ricordo quella frase come se fosse stata pronunciata ieri. Ricordo anche di essermi cucito la bocca – sapevo tutto, a casa avevo Le mie montagne e si comprava ogni settimana «Epoca» – perché anche a dodici anni è evidente che far fare una figura di m... a un professore non è una buona tattica da usare a scuola. Molto più tardi, da padre, ho scoperto negli insegnanti dei miei figli delle lacune altrettanto impressionanti.
L’ignoranza di quella professoressa siciliana non era solo una lacuna privata. In quegli anni, nella scuola e nelle famiglie italiane, si conosceva una geografia circoscritta. «Airone» e Geo&Geo erano di là da venire, e con loro L’isola dei famosi e i documentari di «National Geographic» e Sky. Imparavamo a memoria gli affluenti del Po e i luoghi delle Guerre d’Indipendenza e dei Mille. Dell’Africa, dell’Oceania e dell’Asia non ci facevano studiare quasi nulla.
I nostri padri ci raccontavano di Addis Abeba, di El Alamein e del Don, i nonni di Gorizia, del Piave e del Carso. Grazie ai libri (Salgari, Jack London e Kipling) e al cinema sapevamo qualcosa dell’India, dei Caraibi, del “grande Nord” e del West. Il K2 di Compagnoni e Lacedelli era un’icona nazionale. Chi andava in montagna con la famiglia o con il CAI aveva sentito nominare l’Everest.
I réportage di Walter Bonatti, in quella piccola Italia chiusa su sé stessa, hanno avuto l’effetto di una finestra finalmente aperta sul mondo. Accanto a Calatafimi e Custoza, a Trento e a Trieste e a qualche amba abissina teatro di lontani massacri sono entrati nelle nostre case il Ruwenzori e lo Yukon, il “polo del freddo” siberiano e Capo Horn, i pigmei delle foreste del Congo e i varani dell’isola indonesiana di Komodo.
In un paese come il nostro, spesso occupato a guardarsi l’ombelico, è stata una piccola, grande rivoluzione. Grazie a Walter e grazie a Nando Sampietro, il direttore di «Epoca» che gli ha dato praticamente carta bianca, i grandi spazi selvaggi della Terra sono entrati nelle case di centinaia di migliaia di italiani.
Era un fenomeno già avvenuto negli Stati Uniti, dove la ricerca della frontiera è da due secoli un mito nazionale e il «National Geographic» diffonde da decenni qualche milione di copie. Il mondo è di casa anche in Gran Bretagna, dove gli eroi dell’esplorazione – il capitano Cook negli oceani, Burton e Speke verso le sorgenti del Nilo, Scott e Shackleton in Antartide, Younghusband e John Hunt in Himalaya – sono sempre stati venerati come icone della patria e dell’Impero.
Niente del genere, invece, era mai accaduto in Italia. Un paese che pure, dai tempi di Marco Polo e Cristoforo Colombo a quelli del Duca degli Abruzzi, un contributo all’esplorazione del pianeta lo ha dato. Ad aprire le nostre scricchiolanti finestre, a farci vedere il mondo, è stato Walter Bonatti. Qualcosa del genere, nei medesimi anni, ha fatto in ambienti completamente diversi Folco Quilici, con le sue immagini dei mari del Sud e dei Caraibi arrivate nei cinema, in televisione e sulle riviste. 
Cosa resta, oggi, del mondo esplorato da Bonatti? Walter, con i suoi toni drastici, ha scritto più volte che l’equipaggiamento di cui dispongono i viaggiatori di oggi, a iniziare dai telefoni satellitari e dai GPS, ha tolto gran parte del valore alle avventure compiute dopo di lui. Con tutto l’affetto che ho per Walter credo che questo non sia vero. Anche il Duca degli Abruzzi o Shackleton avrebbero potuto dire “non vale!” se avessero saputo degli aerei che hanno reso accessibili i luoghi più lontani della Terra, e dell’abbigliamento termico che negli anni Cinquanta ha reso finalmente possibile salire gli “ottomila”.
Viaggi come le traversate polari di Børge Ousland, l’Antartide di Reinhold Messner e Arved Fuchs, le circumnavigazioni di Mike Horn intorno al Circolo Polare Antartico e all’Equatore dimostrano che lo spazio per l’avventura esiste ancora. E nemmeno il più grande degli avventurieri (o degli alpinisti, ovviamente) può permettersi di dire alle generazioni future che non hanno più spazio per sognare e per mettersi in viaggio.
Per capire cosa resta del mondo esplorato e vissuto da Walter bisogna da un lato dare un’occhiata ai cataloghi dei tour-operator d’avventura, ormai presenti in tutti i paesi ricchi del pianeta, e in tutti quelli poveri che sono destinazioni di questi viaggi.
Molti dei luoghi percorsi e raccontati dall’alpinista di Bergamo nei suoi 101 viaggi esplorativi puntigliosamente elencati in un’appendice di Una vita così sono oggi regolarmente presenti nei cataloghi di queste agenzie specializzate, e spesso attrezzati con rifugi, piste di atterraggio e quant’altro.
Altre delle mète di Walter sono cambiate per motivi diversi, dall’afflusso continuo di migranti verso l’Amazzonia o il Sahara, alle terribili guerre che squassano ogni pochi anni le verdi colline del Ruanda e del Congo. La tigre di Sumatra, sulle tracce della quale Bonatti ha passato quaranta durissimi giorni, è stata cacciata fino a un passo dall’estinzione.
C’è un pezzo di eredità di Walter Bonatti, però, che è fatto di cuori, di cervelli, di passione. Chi era ragazzo o giovane negli anni in cui i testi e le immagini di Walter uscivano sulle pagine di Epoca ha oggi un’età compresa tra i quasi cinquanta e i sessanta e più. Per qualcuno di loro – e certamente per chi scrive – i réportage di Bonatti hanno indicato una strada.
Sarebbe interessante chiedere a molti colleghi giornalisti e fotografi – penso a Daniele Pellegrini, a Mario Verin, ad Aldo Pavan, ad Alberto Campanile, a Massimo Cappon, a Bruno Zanzottera, e poi a tanti altri – che hanno scelto di girare il mondo per lavoro con una macchina fotografica e un taccuino quanto ognuno di loro pensa di dovere a Walter.
La stessa domanda andrebbe fatta a chi fa lo stesso con una telecamera. E magari anche a “ragazzi” come Vittorio Kulczycki (Avventure nel Mondo), Alberto Addis (Kel 12), Piero Ravà (Spazi d’Avventura), Renato Moro (Focus) e altri ancora che hanno ideato e continuano a gestire i tour operator italiani specializzati in montagna e avventura. Per avere un quadro completo, dato che Bonatti è sempre stato un personaggio globale, bisognerebbe fare la stessa domanda a giornalisti, documentaristi e organizzatori di viaggi di molti altri paesi.
Per quello che mi riguarda non ho dubbi. La mia scelta di vivere raccontando storie di montagna, di avventura e natura alternando la penna, la macchina fotografica e la telecamera è figlia dei miei anni di alpinismo, della voglia di libertà respirata dal ’68 in poi, di tante altre cose. Ma anche, e per un bel pezzo, è figlia di quelle serate romane passate a sfogliare le pagine di «Epoca» e a sognare. Grazie Walter.

Ultimo aggiornamento Sabato 16 Gennaio 2016 19:48
 
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