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Tag: Escursioni nelle Dolomiti

In questa sezione troverai moltissime idee e approfondimenti per escursioni lungo i migliori itinerari di trekking delle Dolomiti

Per molti le Dolomiti sono fra le montagne più amate e frequentate al mondo. A rendere uniche queste montagne sono soprattutto le forme e i colori delle rocce scolpite dall’erosione millenaria. Da qualche anno l’UNESCO ha del resto inserito le Dolomiti a pieno titolo nel Patrimonio dell’Umanità.

Dalla Croda al Lago alla Marmolada, passando per le Dolomiti di Brenta, le Pale di San Martino, le Dolomiti Bellunesi, le Vette Feltrine, le Dolomiti Friulane, il Puez-Odle, lo Sciliar-Catinaccio, il Latemar, gli itinerari e le escursioni che abbiamo raccolto in questa sezione permettono di soddisfare le esigenze tanto degli escursionisti più esperti quanto degli amanti delle passeggiate a stretto contatto con le bellezze di una delle aree naturali più belle del mondo.

Il Rifugio Agostini in Val d’Ambiez, Dolomiti di Brenta

Il Rifugio Agostini, situato nella straordinaria Val d’Ambiez, è tra i 100 rifugi più belli delle Dolomiti di Stefano Ardito.

La spettacolare Val d’Ambiez, una delle più selvagge del Trentino, sale da San Lorenzo in Banale verso le cime più elevate del Brenta. Alla sua testata, ai piedi delle pareti della Cima d’Ambiez e della Cima di Pratofiorito, il Rifugio Agostini offre un magnifico panorama, ed è il punto di partenza di arrampicate, ferrate e traversate di grande fascino.
Il rifugio è un posto-tappa su una traversata del Brenta e il sentiero Garda-Brenta. Si possono raggiungere la ferrata Castiglioni e i sentieri attrezzati Brentari e Palmieri. Un facile sentiero si dirige verso la Forcolotta di Noghera, la Pozza Tramontana e il rifugio Pedrotti. Nei pressi del rifugio è la Grotta Silvia, tappezzata di ghiaccio.

Il rifugio ricorda Silvio Agostini, una delle prime guide alpine italiane di origine cittadina, inaugurato nel 1937 e ceduto alla SAT nel 1976. Nel 1957 il crollo della Torre Jandl ha minacciato di travolgere il rifugio. La chiesetta della Madonna del Capriolo, che sorge a pochi metri dal rifugio, è stata affrescata dal pittore Dario Wolf.

Info utili del Rifugio Agostini

Quota 2410 metri
Posti letto 56
Locale invernale 8 posti
Proprietà SAT Trento
Gestore Roberto Cornella, 348.7152589
Apertura da metà giugno a fine settembre
Telefono 0465.734138
Mail info@rifugioagostini.com
Web www.rifugioagostini.com

Itinerario da San Lorenzo in Banale al rifugio Agostini

Dislivello 590 metri
Tempo 2.30 ore a/r
Difficoltà E

L’itinerario, lunghissimo se si parte a piedi dal fondovalle, è accessibile a tutti se si sale in jeep-navetta al rifugio Al Cacciatore. Da San Lorenzo in Banale si arriva in breve in auto al posteggio (865 metri) accanto al Bar Dolomiti di Brenta, da cui si continua con i fuoristrada che effettuano servizio di navetta (da prenotare in anticipo) fino al rifugio Al Cacciatore (1820 metri). A piedi occorrono 3 ore. Dal rifugio si imbocca il Sentiero Dallago (segnavia 325) che sale un ripido pendio, sbuca su un crinale con mughi, e lo segue quasi in piano in direzione della spettacolare Cima d’Ambiez. Più in alto si lascia il crinale, si traversano dei prati cosparsi di rododendri e si riprende a salire. Dei tornanti portano alla strada sterrata di servizio e poi al rifugio Agostini (2410 metri, 1.30 ore).
Al ritorno occorre 1 ora fino al rifugio Al Cacciatore.

La guida

Scopri gli altri rifugi pubblicati nella guida I 100 rifugi più belli delle Dolomiti 

guida rifugi delle dolomiti

 

 

Il Giro dei Cinque Laghi da Madonna di Campiglio

Affacciati sulle Dolomiti di Brenta, è una classica escursione che si snoda lungo le pendici del gruppo della Presanella. Durante il cammino avremo modo di ammirare il Lago di Nambino, il Lago Serodoli, il Lago Gelato, il Lago Lambin e il Lago Ritorto. Alberto Campanile descrive l’itinerario nella guida Sentieri e Rifugi del Gusto. I sapori delle Dolomiti e delle Valli Trentine.

Secondo la leggenda il Lago di Nambino era abitato da un drago tranquillo e inoffensivo. Per un inesplicabile motivo un giorno divorò un vitello, due pecore e il pastore che li accompagnava. Ingaggiati due cacciatori della vicina Val di Sole, l’animale fu ucciso. Allora si capì perché il basilisco era diventato aggressivo: cercava di proteggere il grosso uovo che nascondeva tra le zampe. Ora che il drago non crea più scompiglio, il Giro dei Cinque Laghi è uno degli itinerari più frequentati e amati della Val Rendena. Si sviluppa alle pendici della Presanella, lungo sentieri affacciati sulle Dolomiti di Brenta. Nel tratto fra il Lago Serodoli e il Rifugio Lago di Nambino la segnaletica non è abbondante, è bene prestare attenzione.

Punto di partenza Rifugio Cinque Laghi (2069 m)
Punto di arrivo Madonna di Campiglio (1506 m)
Tempo 5.15 ore
Dislivello 350 m in salita, 890 m in discesa
Difficoltà EE
Periodo consigliato da giugno a settembre
Segnaletica 232, 217, 277
Cartografia Tabacco foglio 053 Dolomiti di Brenta

Accesso

Raggiunto il centro di Madonna di Campiglio, si può lasciare l’auto al Parcheggio Spinale nell’omonima via (accesso da sud, a pagamento); da qui a piedi in pochi minuti si raggiunge la stazione di partenza della Cabinovia Cinque Laghi, in Via Presanella. Vicino alla Cabinovia Cinque Laghi, ma un po’ più caro, è il Parcheggio di Piazza Sissi (a pagamento). Lo si raggiunge da sud, seguendo prima Viale Dolomiti di Brenta e poi Via al Sarca. Per le tariffe e maggiori informazioni sui parcheggi consultare il sito www.campigliodolomiti.it. Con la cabinovia si sale al Rifugio Cinque Laghi (2069 m). Per informazioni sugli orari consultare il sito www.funiviecampiglio.it o chiamare il numero 0465.447744.

Itinerario

Si comincia a camminare sul sentiero segnavia 232, che inizia alle spalle del rifugio (in direzione ovest). Oltrepassato un tratto pianeggiante, ma esposto, si raggiunge il vicino Lago Ritorto (2063 m, 0.15 ore), di origine glaciale, adagiato tra l’omonimo monte e Cima Nambrone.
Da qui si prosegue sulla destra (nord) sempre lungo il sentiero 232 che sale a Passo Ritorto (2275 m). Si continua seguendo il tracciato che, con alcuni saliscendi tra lastroni di roccia, porta ad un bivio. Ignorato il sentiero di destra (segnavia 269) che scende al Lago di Nambino, si prosegue sulla sinistra fino al vicino Lago Lambin (2324 m, 0.45 ore), incastonato in una conca rupestre. Si continua a salire sulla dorsale fino ad un bivio (1 ora). Si prende a sinistra (segnavia 217) e in breve si raggiunge il Lago Gelato (2393 m, 0.30 ore a/r).
Tornati al bivio si prosegue sul sentiero segnavia 217 fino al vicino Lago Serodoli (2370 m, 0.30 ore). Fin dal secolo scorso, questo bacino fu sfruttato a fini idroelettrici. Il 14 ottobre del 1954, mentre si effettuavano dei lavori, si aprì una faglia che provocò il quasi totale svuotamento del bacino. L’acqua precipitò a valle, causò notevoli danni ma, per fortuna, non ci furono vittime.
Dal lago si piega sulla destra per il ripido sentiero (ancora segnavia 217), che tocca il vicinissimo Bivacco al Lago Serodoli. Si continua in discesa per sfasciumi prima al bel Lago Nero, quindi ad un bivio. Proseguendo sulla destra si scende rapidamente al Rifugio Lago di Nambino (1770 m, 1.15 ore). Per rientrare a Madonna di Campiglio si segue il sentiero 217, poi la strada inizialmente non asfaltata, contrassegnata dallo stesso segnavia, fino alla Malga di Nambino. Ad un bivio si ignora la strada di sinistra per Malga Zeledria, si continua dritti per 150 metri, quindi si prende sulla destra.
Poco dopo, sulla sinistra, s’incontra la strada sterrata (segnavia 277) lungo la quale si scende a Madonna di Campiglio (1506 m, 1 ora).

Giro dei Cinque Laghi

Foto: Marco Putzolu.

La guida

Ecco la nuova guida Sentieri e Rifugi del Gusto. I sapori delle Dolomiti e delle Valli Trentine.

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Il Rifugio Torre di Pisa e la Ferrata dei Campanili

In bilico tra la catena Latemar e quella del Lagorai, la Val di Fiemme si apre alle Dolomiti trentine con i suoi scenari da cartolina, la frescura dei boschi, i laghi e i sapori di una terra generosa di golosità. Alberto Campanile descrive la Ferrata dei Campanili nella guida Sentieri e Rifugi del Gusto. I sapori delle Dolomiti e delle Valli Trentine.

La Torre di Pisa e i Campanili del Latemar sembrano irreali, emergono all’improvviso dai ghiaioni o dal verde dei pascoli. L’itinerario proposto entra nel cuore del massiccio, tra le “bambole di pietra” del Latemar. Secondo la leggenda, una giovane pastorella, Minega, trovò un coltello dal manico d’oro. Lo restituì al ricco proprietario che, per gratitudine, le promise una bambola. Una strega convinse l’ingenua fanciulla a chiedere un compenso più sostanzioso. Il giorno dopo, quando la bimba si recò per ricevere il dono promesso, non seppe accontentarsi. Allora, per magia, tutte le bambole splendidamente vestite con abiti di seta si trasformarono in guglie di rara bellezza. Per scoprirle si raggiunge prima il Rifugio Torre di Pisa e poi si percorre la Ferrata dei Campanili (tratti esposti). La prima parte dell’itinerario è alla portata dell’escursionista medio, mentre il percorso attrezzato è riservato a escursionisti esperti, ben allenati ed equipaggiati con casco, imbrago e kit da ferrata.

Scheda tecnica itinerario

Punto di partenza Baita Passo Feudo (2175 m)
Punto di arrivo Bivacco Rigatti (2620 m)
Tempo 2.45 ore a/r fino al Rifugio Torre di Pisa; 7.15 ore l’itinerario completo
Dislivello 500 m fino al Rifugio Torre di Pisa, 650 m e diversi saliscendi l’itinerario completo
Difficoltà E fino al Rifugio Torre di Pisa; EEA l’itinerario completo. EEA = Escursionistico per Esperti con Attrezzatura. Rientrano in questa categoria i sentieri e le vie ferrate da affrontare con casco, imbragatura, dissipatore, cordini e moschettoni (Set da ferrata).
Periodo consigliato da giugno a inizio ottobre
Segnaletica 516, 18, 511
Cartografia Tabacco foglio 014 Val di Fiemme – Lagorai – Latermar

Accesso

Da Predazzo si percorre per circa un chilometro la SS48 delle Dolomiti in direzione Val di Fassa. In località Stalimen, all’altezza dello Stadio del Salto, si devia sulla destra (parcheggio). Si sale in cabinovia fino a Gardoné (1650 m). Da qui si prosegue in seggiovia o a piedi (T, 1.45 ore, segnavia 504) fino al rifugio Baita Passo Feudo.
Da Pampeago si sale con la seggiovia Latemar fino alla malga Ganischgeralm, poi a piedi lungo il sentiero 521 (0.40 ore).

Itinerario per il Rifugio Torre di Pisa

Dalla Baita Passo Feudo (2175 m) ci si incammina per l’ampio sentiero (segnavia 516 e ometti di pietre), che s’insinua verso nord tra i pascoli. Giunti ad un bivio si ignora il sentiero (segnavia 22) diretto a Malga Mayrl, e si continua seguendo sempre i segnavia 516. L’itinerario s’inerpica, ripido e faticoso, per ghiaie e tratti rocciosi fino al Rifugio Torre di Pisa, appollaiato su un costone roccioso (2671 m, 1.45 ore). Questo rifugio, ristrutturato nel 2017 (tel. 348.3645379, www.rifugiotorredipisa.it), rappresenta la meta per i non esperti e non dotati di attrezzatura (1 ora per tornare alla Baita Passo Feudo).

Itinerario per la Ferrata dei Campanili

Continuando si arriva in breve alla Torre di Pisa, esile guglia dall’aspetto ardito e precario. Si procede senza particolari insidie lungo il sentiero (ancora segnavia 516) fino alla Forcella dei Camosci (2590 m) e al bivio con il tracciato proveniente da Obereggen. Si prosegue verso nord (segnavia 18 e 516) lungo un altopiano che porta alla Forcella dei Campanili, dove si indossano il casco e l’imbragatura (1 ora).
Risalite alcune facili rocce, in breve si arriva al primo cavo d’acciaio. Il percorso attrezzato (segnavia 511) si sviluppa verso est per cenge, camminamenti esposti e balze rocciose dotate di attrezzature. Arrivati ad un caratteristico canalone, si scende un tratto decisamente ardito, agevolato da provvidenziali staffe metalliche; poi si riprende sulla parete opposta. La si supera grazie ad alcuni pioli e funi d’acciaio; in breve si raggiungono Forcella Grande e il Bivacco Mario Rigatti (2620 m, 1.30 ore). Da qui si procede lungo il sentiero (segnavia 18) che inizialmente scende su un breve tratto di ghiaione verso sud, quindi continua in direzione ovest fino a giungere in prossimità della Forcella dei Campanili.
Lungo il percorso effettuato in salita si torna al Rifugio Torre di Pisa (2 ore). Per rientrare alla Baita Passo Feudo occorre 1 ora di cammino.

La guida

Ecco la guida Sentieri e Rifugi del Gusto. I sapori delle Dolomiti e delle Valli Trentine con 24 itinerari a piedi con descrizione, mappa e bellissime foto e tanti approfondimenti e curiosità:

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Il Sentiero SOSAT nel cuore del Brenta

Il Sentiero SOSAT, con 70 metri di scale e circa 300 metri di corde fisse, è una parte della Ferrata delle Bocchette ed è stato realizzato dalla Sezione Operaia della Società Alpinisti Tridentini nel 1961. Eugenio Cipriani lo descrive nella guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti.

Ecco l’itinerario ad anello più classico e più frequentato di tutto il Brenta. Il Sentiero SOSAT vi permetterà di ammirare il cuore roccioso del gruppo, vale a dire colossi come il Crozzon di Brenta e Cima Tosa, Cima Brenta e Cima Mandron, ma anche le più “piccolette”, pur sempre arditissime, strutture rocciose degli Sfulmini (così si chiama il settore centrale del gruppo), dai Campanili Alto e Basso alla Torre di Brenta, ecc.
Siamo nel paradiso dei rocciatori, questo è certo. Però qui anche gli escursionisti se la godono, grazie alle cenge orizzontali che permettono di andare dentro e fuori da un costone roccioso ad un altro, nonché di aggirare pareti, guglie e campanili varcando le piccole forcelle rocciose, dette “Bocchette”, e di entrare nei grandi valloni semicircolari dove si annidano i rari lembi di ghiaccio rimasti (le vedrette). Questi valloni semicircolari sono le “brente”, ossia grandi scodelle, e spiegano con la loro presenza il toponimo attribuito alla catena.

In questa sede non suggeriamo la Via delle Bocchette vera e propria (per quella rimandiamo al volume Le 50 ferrate più belle delle Dolomiti, Iter Edizioni, naturalmente) ma il più facile Sentiero SOSAT, che unisce il rifugio Brentei ai rifugi Tuckett e Sella. Si tratta di un sentiero attrezzato non difficile e non acrobatico, ma pur sempre esposto e che, per essere percorso con prudenza, necessita di imbrago e dissipatore.
È un itinerario da non perdere assolutamente! Insomma, un “must” per chi vuole conoscere il Brenta. Ma non percorretelo in agosto: l’eccessiva presenza di escursionisti provenienti da ogni parte del mondo finirebbe per sminuirne la bellezza. Fatelo fuori stagione, ad esempio ai primi di ottobre. Magari non scoppierete di caldo, ma almeno godrete di silenzi impensabili a luglio e ad agosto. In meno di sette ore ve lo portate a casa e con un buon pranzo al sacco ed un thermos di the caldo non sarà un problema se doveste trovare i rifugi chiusi.

Dettagli itinerario

Quote da 1500 a 2450 m
Dislivello 900 m
Tempo complessivo 7 ore
Difficoltà EEA = Escursionistico per Esperti con Attrezzatura. Rientrano in questa categoria i sentieri e le vie ferrate da affrontare con casco, imbragatura, dissipatore, cordini e moschettoni (Set da ferrata).
Segnaletica bianco-rossa 317, 318, 323, 305B, 303
Periodo consigliato da metà giugno a metà ottobre
Punti di appoggio Rifugio Casinei, aperto dal 1° giugno ai primi di ottobre, 60 posti letto, tel. 0465.442708. Rifugio Brentei, CAI Sezione di Monza, aperto da metà giugno ai primi di ottobre, 98 posti letto, tel. 0465.441244, www.rifugiobrentei.it. Rifugi Tuckett e Sella, SAT Trento, aperto da metà giugno a fine settembre, 120 posti letto, tel. 0465.441226, www.rifugio-tuckett.it
Cartografia Tabacco foglio 053 Dolomiti di Brenta

La descrizione dettagliata dell’itinerario completa di mappa e foto è pubblicata nella guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti

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Eugenio Cipriani presenta “I 50 sentieri più belli delle Dolomiti”

Oggi, venerdì 3 agosto, alle ore 17 si terrà a Moena nella Sala Consiliare l’incontro con l’autore Eugenio Cipriani. La presentazione della guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti è a cura del Comitato Moena Eventi. Non mancate!

50 sfumature di bello

Nemmeno vacanze sulle Dolomiti all’insegna del welfare e del wellness (cioè del soccorso quasi garantito e del benessere in ogni luogo e ad ogni quota) possono darci sensazioni profonde se, avventurandoci per valli e per cime, non cercheremo di percepire attraverso i nostri sensi la bellezza in tutte quelle sfumature che la nostra cultura ha identificato sino ad oggi.
I 50 percorsi qui suggeriti sono stati scelti, quindi, proprio per essere aderenti all’aggettivo contenuto nel titolo, in funzione delle diverse sfumature di Bellezza che possono offrire. Ecco allora che, conformemente ai canoni estetici dell’edonismo umanistico, attraverseremo paesaggi idilliaci, mentre adeguandoci ai parametri del Bello razionalista del primo Illuminismo avremo modo di ammirare dettagli straordinari della superficie terrestre di cui osserveremo e impareremo la storia. In ossequio al Romanticismo ci immergeremo in paesaggi “orrendamente belli”, dove il Sublime ci stupirà fra paura e piacere. Infine, poiché siamo escursionisti del terzo millennio, avremo modo di confrontarci con paesaggi montani che potremmo definire “post-moderni”, quindi pesantemente (e non sempre felicemente) contrassegnati dall’intervento dell’uomo e di fronte ai quali ciascuno sarà libero di dare il giudizio che sente più consono.
Insomma, cinquanta itinerari per tutti i gusti, spero.
Certamente cinquanta itinerari attraverso la Bellezza, qualunque essa sia. Perché su di una cosa non si può discutere: le Dolomiti sono montagne bellissime. Se non addirittura, come sostiene qualcuno, le montagne più belle del mondo.

Il resto della storia lo trovate nelle pagine della guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti

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Il Rifugio Torre di Pisa e la Forcella dei Camosci

Uno degli itinerari da non perdere in Val di Fiemme è l’escursione che porta al rifugio Torre di Pisa nel gruppo del Latemar. Eugenio Cipriani lo descrive nella guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti.

Pochi lo sanno, ma ai piedi del Latemar è stata scritta una delle più singolari pagine della storia della geologia.
Tre i protagonisti: un oscuro “ispettore montanistico”, il conte vicentino Giuseppe Marzari Pencati; un “barone” universitario la cui parola era considerata verità assoluta, il tedesco Leopold Von Buch; un rappresentate della nuova ricerca scientifica, ovvero il viaggiatore, naturalista, esploratore e geologo, Alexander Von Humboldt, lui pure tedesco. Oggetto del contendere: la datazione delle rocce della località Pian dei Canzocoli vicina a Predazzo, dove nel 1819 Marzari Pencati scopre la presenza di una diorite sovrapposta a rocce sedimentarie. Cosa inaudita a quei tempi! Le rocce fondamentali (cioè quelle vulcaniche o comunque di origine endogena), per definizione dovevano stare sotto alle rocce sedimentarie, non sopra.

Così stabiliva la teoria geologica nettunista secondo cui tutte le rocce avevano origine marina e della quale Von Buch era il portavoce. Teoria che si sposava perfettamente al libro della Genesi e a quel Diluvio Universale che giustificava la presenza di fossili nelle rocce sedimentarie. Von Buch, sentita la notizia, andò ai Canzocoli e, pur di non dare ragione ad un oscuro “ispettore montanistico”, negò l’evidenza.

Dopo qualche tempo, però, Alexander Von Humboldt, diventato luminare delle scienze naturali, visitò a sua volta i Canzocoli e confermò la scoperta di Marzari Pencati, che rappresentò un decisivo passo avanti nella comprensione della storia della Terra ed una rivincita per il gentiluomo vicentino.

rifugio Torre di Pisa

Dettagli itinerario

Effettueremo un giro ad anello fra i “merletti” calcarei di cui è composto il Latemar, la montagna più “fragile”, ma forse anche più suggestiva, di tutte le Dolomiti occidentali. Non ci sono passaggi difficili in questo anello, ma bisogna avere piede fermo, allenamento e dimestichezza con i ghiaioni. Bambini sì, ma solo se grandicelli e sempre sott’occhio.

Quote da 1990 a 2671 m
Dislivello 750 m
Tempo complessivo 5.30 ore
Difficoltà EE
Segnaletica bianco-rossa 521, 516, 18, 23
Periodo consigliato da metà giugno a fine settembre
Punti di appoggio Malga Ganischger, aperta da metà giugno a metà ottobre, solo ristoro, tel. 328.2259537, www. ganischgeralm.com. Rifugio Passo Feudo, aperto da metà giugno a metà ottobre, solo ristoro, tel. 347.9919582. Rifugio Torre di Pisa, aperto da metà giugno a metà ottobre, 36 posti letto, tel. 348.3645379, www. rifugiotorredipisa.it. Malga Mayrl, aperta dai primi di giugno ai primi di ottobre, solo ristoro, tel. 333.6234245, www.mayrl-alm.com
Cartografia Tabacco foglio 014 Val di Fiemme – Lagorai – Latemar

La descrizione dettagliata dell’itinerario completa di mappa e foto è pubblicata nella nuova guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti

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Il giro del Pelmo, escursione in Val Di Zoldo

L’anello che aggira i due colossi del Pelmo e del Pelmetto è una delle escursioni più entusiasmanti delle Dolomiti. Ce la descrive Eugenio Cipriani, autore della guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti.

La Val di Zoldo è la valle dolomitica più simile alle grandi valli montuose del Nord America. È lunga circa 40 chilometri, larga oltre 15 ma, a differenza delle altre, non è “affollata” di cime. Che ci sono, è ovvio, ma non incombono. Dalle sue immense abetaie si alzano infatti pochi ma inconfondibili giganti: il Pelmo, il Civetta, il Bosconero. Tutto il resto è contorno, con buona pace per chi (come me) ama il fascino discreto del gruppo Tamer- Mezzodì.
Conosciuto localmente come “Caregòn del Padreterno” per la sua caratteristica morfologia che ricorda un’immensa poltrona a braccioli, il Monte Pelmo con i suoi 3168 metri e con la sua non facile via normale lungo la “Cengia di Ball”, non è propriamente quel che si dice una meta escursionistica per tutti. Trattandosi dunque di un percorso alpinistico e non potendolo consigliare (anche se lo vorremmo per l’eccezionalità del panorama dalla vetta) in questa sede, suggeriremo al suo posto la bella traversata ad anello attorno alle sue pendici con partenza e ritorno da Forcella Staulanza, poco sopra Pecol di Zoldo.

Il giro attorno ai due colossi Pelmo-Pelmetto è una delle escursioni più entusiasmanti delle Dolomiti. Si attraversano diversi ambienti: prima il bosco, poi i pascoli, poi forcelle d’alta quota ed infine si scendono immensi fiumi di ghiaia all’ombra delle ciclopiche pareti nord. Uno spettacolo che però richiede le migliori condizioni meteoreologiche. La gita è facilissima fino al rifugio Venezia e quindi adatta a tutti. Più impegnativo ‒ e riservato dunque a escursionisti esperti ‒ è il giro completo che richiede prudenza ma non necessita di imbragatura: solo in un breve tratto, lo scavalcamento della Forcella di Val d’Arcia per il Sentiero Flaibani, implica qualche breve passaggio attrezzato.

Dettagli itinerario

Quote da 1766 a 1946 e a 2476 m
Dislivello 200 m fino al rifugio Venezia, 800 m l’anello completo
Tempo complessivo 5 ore fino al rifugio Venezia; 6 ore l’anello completo
Difficoltà T fino al rifugio Venezia-De Luca; EE l’anello
Segnaletica bianco-rossa 472, 48 (Sentiero Flaibani), 480
Periodo consigliato da fine giugno a fine settembre
Punti di appoggio Rifugio Venezia-De Luca, CAI Sezione di Venezia, aperto da metà giugno a fine settembre, 62 posti letto, tel. 0436.9684, www.rifugiovenezia.it
Cartografia Tabacco foglio 015 Marmolada – Pelmo – Civetta – Moiazza

La guida

La descrizione dettagliata dell’itinerario completa di mappa e foto è pubblicata nella guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti

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Il Sentiero delle Scalette al Larsèc – Catinaccio

Il Sentiero delle Scalette è un percorso suggestivo e molto frequentato dagli escursionisti per il suo aspetto selvaggio e la bellezza dell’ambiente. Eugenio Cipriani lo descrive nella nuova guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti.

Immaginate che un pasticcere un po’ mattacchione decida di fare una millefoglie. La prepara e la mette in forno. Quando è pronta la estrae e la fa raffreddare. Per errore, ci appoggia sopra il palmo della mano. La pressione esercitata è tale da creare sulla cialda superiore tante piccole fratture.

Per coprire la malefatta, allora, il nostro pasticcere scalda in un pentolino della glassa al cioccolato. Giunta ad ebollizione la toglie dal fuoco e la versa sulla cialda. La glassa si espande su tutta la superficie della torta ma in modo particolare penetra nelle screpolature della cialda approfondendole sino a scavare un solco nei sottostanti strati di crema e pasta sfoglia. Poi il pasticcere se ne va e lascia la torta a raffreddare. Ma qualcuno ne ha sentito l’odore. È il figlio del pasticcere che, senza farsi vedere, apre la porta della cucina e scopre la torta. Sa che non deve mangiarla, ma la golosità è tanta e, per non rovinarla, si limita a sbocconcellare la glassa al cioccolato che, raffreddatasi, si stacca a scaglie con estrema facilità. Rimpinzatosi a dovere, il golosone alla fine si allontana lasciando però dietro di sé una torta in condizioni impresentabili.

Con una metafora culinaria ecco come i Monti Pallidi (la torta millefoglie) ancora in fase di formazione sono stati a volte ricoperti e a volte scavati da immense masse fluide di lava. Il Passo delle Scalette ne è un esempio palese. Ancor più evidente ed estesa è la spaccatura che incide lo Zoccolo del Polenton, ma che offre qualche difficoltà alpinistica.

Con questa gita, invece, non avremo bisogno di arrampicare. Infatti l’anello escursionistico qui proposto, fra i più belli delle Dolomiti, non è difficile ma, ai meno esperti, si suggerisce l’uso dell’imbragatura nel breve tratto attrezzato che porta al Passo delle Scalette. In caso di nuvole basse, attenzione all’orientamento nella parte superiore del percorso!

Dettagli itinerario

Quote da 1950 a 2770 m
Dislivello 850 m
Tempo complessivo 6.30 ore
Difficoltà EEA = Escursionistico per Esperti con Attrezzatura. Rientrano in questa categoria i sentieri e le vie ferrate da affrontare con casco, imbragatura, dissipatore, cordini e moschettoni (Set da ferrata).
Segnaletica bianco-rossa 540, 583, 584, 546
Periodo consigliato da luglio a settembre
Punti di appoggio Rifugio Gardeccia, aperto da inizio giugno a inizio ottobre, 43 posti letto, tel. 0462.763152, 335.7432676, www.gardeccia.it. Rifugio Antermoia, 62 posti letto, tel. 0462.602272, 333.6656311, www.rifugioantermoia.com. Rifugio Passo Principe, aperto da fine maggio a metà ottobre, 34 posti letto, tel. 0462.764244, 339.4327101, www.rifugiopassoprincipe.com. Rifugio Vajolet, SAT Trento, aperto da metà giugno a fine settembre, 130 posti letto, tel. 0462.763292, 335.7073258, www. rifugiovajolet.com. Rifugio Paul Preuss, aperto da giugno a ottobre, 10 posti letto, tel. 368.7884968. Rifugio Stella Alpina Spiz Piaz, aperto da giugno a metà ottobre, 50 posti letto, tel. 0462.760349, www.rifugiostella alpinaspizpiaz.com
Cartografia Tabacco foglio 06 Val di Fassa e Dolomiti Fassane

La descrizione dettagliata dell’itinerario completa di mappa e foto è pubblicata nella nuova guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti

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