Lo scialpinismo sul Terminillo raccontato da Alberto Bianchetti per Luca Mazzoleni

Scialpinismo Mazzoleni

Alberto Bianchetti, Presidente onorario del CAI di Rieti e istruttore di scialpinismo, anni fa scriveva queste parole per introdurre il capitolo dedicato al Terminillo nella prima edizione della guida La Montagna Incantata di Luca Mazzoleni. A oltre dieci anni di distanza, ci fa piacere divulgare questo suo racconto.

Condivido pienamente le motivazioni che hanno indotto l’amico Luca a realizzare questa guida, che non solo vuole informare tecnicamente ma in più vuole comunicare quei sentimenti e significati culturali che, nei vari ambienti del nostro Appennino, le generazioni passate ci hanno trasmesso e consegnato come patrimonio da amare e conservare.

Luca, pur giovanissimo, ha vissuto e sta vivendo una gran parte della sua vita, proprio come scelta di vita, in montagna: questa è la garanzia migliore perché questa guida abbia i requisiti di una validissima informazione e di un’altrettanta passione. La mia esperienza di una lunga vita alpinistica testimone di tante filosofie esistenziali, mi porta ora a fare questa riflessione: il nostro modo di vivere la montagna, i nostri sentimenti e le nostre frustrazioni mutano al mutare della nostra società in continua trasformazione, ciò che resta intatta è la “Natura”: sta a noi saperla ascoltare e coglierne il profondo significato.

L’alpinismo è un percorso esistenziale, laico e spirituale, che può essere vissuto nelle varie stagioni della nostra vita alla costante ricerca di corrispondenze e di verifiche dei nostri sentimenti ed emozioni. Nel mio libro “Montagne di ricordi” così esprimo queste mie riflessioni: «…il vento, il calpestio delle foglie secche, la neve, i colori delle mie stagioni… ripercorrere il passato a ritroso, ricordare attraverso le esperienze vissute tutte le bellezze della natura… si è sempre più soli fisicamente, ma vi sono i ricordi che assumono volti, suoni, gioia; sono loro i miei compagni nelle escursioni…».

Il Terminillo è stata ed è la nostra meridiana che ha misurato il tempo di questo territorio e delle generazioni che si sono avvicendate custodendone i ricordi e la memoria. Il Terminillo allungato da sud a nord ha sempre proiettato la sua lunga ombra sulla valle reatina, preannunciando il nuovo giorno e, con gli ultimi raggi del sole al tramonto, esaltando tutte le sue forme, ha scandito il tempo di infinite generazioni. Ho svolto per tanti anni l’attività di istruttore di sci alpinismo in gran parte nell’Appennino, ma in particolare nella mia montagna. Lo sci alpinismo con l’escursionismo è il modo più naturale per percorrere e conoscere la montagna. Riesce a coniugare sensazioni contrastanti ed altrettanto belle, come la fatica, la tenacia, l’ebbrezza e la gioia della discesa.

Lo sci alpinismo nel nostro comprensorio inizia subito nel dopo guerra. Queste citazioni, quale memoria storica di questa disciplina, sono di Sergio Tomassoni, alpinista e già presidente del CAI di Rieti negli anni Sessanta: «nel periodo dal 1948 al 1965 le gite sciistiche venivano effettuate con sci dotati di attacchi a “ganascia” e racchette di “nocchia”. Dopo qualche anno gli attacchi furono migliorati con la trazione anteriore. In ogni stagione invernale e primaverile, venivano organizzate varie gite quasi sempre traversate nei vari comprensori limitrofi: Campoforogna – Leonessa per la Vallonina, Campoforogna – Micigliano per la Valle Scura, Campoforogna – Sigillo sempre per la Valle Scura, Campoforogna – Posta per la Valle della Meta, Monte Porcini, Monte Cambio.

Una particolare attenzione merita una traversata effettuata nel 1949 dal sottoscritto e da Alberto Rinaldi sul Monte Nuria – Lago di Rascino. I pionieri di questo periodo sono il sottoscritto Sergio Tomassoni, Alberto Rinaldi, Vezio Baistrocchi, Odoardo Catini, Enzo Diletti, Lorenzo Colantoni, Lina Boschi, Giuliana Giammei e i fratelli Marinelli».

Verso la fine degli anni Sessanta con Mario Sciarra iniziamo un nuovo periodo dello sci alpinismo che potrei definire moderno, in considerazione di un’attrezzatura e di una tecnica più adeguata. In questo periodo caposcuola indiscusso è Willi Acherer residente a Terminillo che realizza discese sempre più impegnative dei canali in tutti i versanti della montagna, iniziando così l’avvento dello sci ripido ed estremo, che proseguirà con il già citato Mario Sciarra ed i fratelli Salvatori.

Così scrive Vincenzo Abbate nel suo libro “Appennino d’Inverno” «… lo sci estremo arriva nel mese di gennaio del 1986… Titto Salvatori ed Alberto Bianchetti scendono per la prima volta con gli sci il canale “Chiaretti Pietrostefani” sulla nord-est del Terminillo. I 45/50 gradi di pendenza, la larghezza del canalino, in alcuni tratti non supera i tre metri, fanno questa discesa una bella impresa… la discesa sarà ripetuta una sola volta dai fratelli Salvatori!…».

È un augurio ed un auspicio che leggendo questa guida molti, in particolare giovani, sappiano trovare stimoli per avvicinarsi alla montagna, e per i più esperti avere una guida valida ed esauriente per poter vivere quelle emozioni che lo sci alpinismo offre in particolare.

Alberto BIANCHETTI
Presidente onorario del CAI di Rieti
Istruttore di scialpinismo

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