Strumenti di accessibilità

Passa al contenuto principale

Tag: Vie ferrate Dolomiti

La prima ferrata delle Dolomiti è stata realizzata nel 1903 dalla sezione di Norimberga del Club Alpino Austro-Tedesco (il DÖAV) sulla Marmolada, altri percorsi derivano da quelli della Grande Guerra. Oggi i sentieri attrezzati delle Alpi e delle Prealpi sono centinaia, e comprendono celebrità come la Ferrata Tridentina del Sella e il Sentiero delle Bocchette del Brenta.
Le difficoltà variano da quelle modeste dei sentieri attrezzati alle ferrate “moderne” verticali e faticose. Chi non si è mai accostato a una ferrata e non ha esperienza di alpinismo farà bene a provare affidandosi a una guida alpina o iscrivendosi a un corso del CAI. L’equipaggiamento include un Set da ferrata, imbrago, casco. I guanti da ferrata, che lasciano liberi i polpastrelli, riducono i danni alle mani causati dalle corde metalliche.
In questa sezione troverete tanti itinerari di vie ferrate e sentieri attrezzati per esperienze straordinarie immersi nel magnifico scenario delle Dolomiti.

ferrate fanes

Esplorare le Cascate di Fanes con le vie ferrate

A pochi minuti di auto da Cortina d’Ampezzo, le vie ferrate Giovanni Barbara e Lucio Dalaiti sono immerse in uno scenario di rara bellezza. Le parole di Federica Pellegrino e le immagini di Marco Corriero, autori della guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti, ci illustrano questo imperdibile itinerario.

Questo itinerario unisce ad anello le brevi e semplici vie ferrate Giovanni Barbara e Lucio Dalaiti nella cornice delle Cascate di Fanes, le più alte e copiose delle Dolomiti. Rappresenta uno splendido battesimo per bambini e principianti perché consente di misurarsi con la roccia e contemporaneamente osservare una natura variegata all’interno di una nicchia ecologica in cui convivono specie comuni, rare e protette. Si cammina in un bosco di mughi, larici e abeti, chiazzato dal verde più chiaro della betulla verrucosa, le radici coperte da nuvole rosa di erica e cespugli di mirtillo nero. Come in un orto botanico, ogni specie che si incontra porta indicato il nome in italiano, latino e ladino.

Scendendo nella forra della cascata, si costeggiano pareti ricche di flora rupestre, come la pinguicola, pianta carnivora dai fiori viola, o la scarpetta di Venere, la più bella orchidea delle Alpi. Le nicchie rocciose sulle pareti più ombrose sono l’habitat naturale del gufo reale, rapace notturno maestoso ma estremamente vulnerabile, o del picchio muraiolo, un passero che si nutre di insetti e molluschi, caratterizzando una delle più singolari e specifiche catene alimentari delle pareti dolomitiche. Un minuscolo ecosistema in equilibrio perfetto che questa escursione, bella e istruttiva, consente di scoprire.

Caratteristiche

Breve e facile ferrata attrezzata con cavo d’acciaio sottile, a tratti poco teso. Roccia appigliata, resa scivolosa dall’acqua. Indispensabili, oltre ovviamente all’attrezzatura da ferrata (Set Completo da Ferrata, casco e imbragatura) la giacca impermeabile e il sacco copri-zaino.

Per saperne di più trovi la descrizione dettagliata dell’itinerario nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

Via ferrata Col Rodella, Dolomiti

La via ferrata del Col Rodella, facilmente raggiungibile con la funivia che parte da Campitello di Fassa, è un itinerario breve e di media difficoltà su roccia ben appigliata. Una volta arrivati in cima, la vista lascia senza fiato! Federica Pellegrino e Marco Corriero, autori della guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti, ci introducono così questa escursione sulle Dolomiti.

Il Col Rodella è un rilievo montuoso a forma di panettone che emerge dai prati del Passo Sella e della Val di Fassa. È un privilegiato punto di decollo per la pratica del volo libero, una delle stazioni più rinomate al mondo grazie al particolare microclima che si instaura con l’alta pressione. Lungo il suo versante meridionale, fatto di ruvido calcare, si sviluppa la ferrata Col Rodella, che si arrampica tra gradoni, fessure e passaggi tecnici, richiedendo una discreta abilità. Per la sua brevità e la qualità degli infissi è indicata anche ai neofiti, magari quelli più scaltri e fisicamente preparati.
La vallata è disseminata di rifugi dove gustare le specialità altoatesine e questo rapido itinerario ne offre tempo e opportunità. Molto singolare, per esempio, è il rifugio Friedrich August, a pochi minuti dalla forcella Rodella. Lo si incrocia sia in avvicinamento che in discesa. Vi si allevano le mucche dal pelo lungo di razza Highland, i buoi tibetani (yak) e anche dei lama. Davanti al rifugio troneggia la statua del re di Sassonia Federico Augusto III, con un braccio teso a indicare il Sassolungo. Il sovrano, che era anche alpinista, fece aprire di propria iniziativa un’Alta Via ormai centenaria, il Friedrich August Weg (557-4), che parte dal rifugio e corre a mezzacosta per prati e costoni erbosi fino alla Val Duron.

Caratteristiche

Via ferrata breve ed esposta, tecnicamente molto varia, attrezzata con cavo d’acciaio e scaletta. Roccia ben appigliata, escluso un tratto liscio e ripido nella seconda parte. Indispensabile l’attrezzatura da ferrata (Set da Ferrata, casco, imbragatura).

Per saperne di più, trovi la descrizione dettagliata dell’itinerario nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

Via ferrata Ettore Bovero

Al Col Rosà per la via ferrata Ettore Bovero

La via ferrata Ettore Bovero, a poca distanza da Cortina d’Ampezzo, è un difficile e vertiginoso itinerario su roccia liscia, solida e compatta, e dunque solo per esperti. I testi di Federica Pellegrino e le immagini di Marco Corriero, autori della guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti, ci descrivono questa escursione sulle Dolomiti dal panorama mozzafiato.

Quasi soffocato dai suoi autorevoli dirimpettai, il Col Rosà si innalza come una solitaria torre di vedetta sulla Conca Ampezzana, offrendo il versante Sud ovest alla via ferrata Ettore Bovero, aerea e impegnativa. Con i suoi passaggi esposti, i tratti in arrampicata e il lungo avvicinamento, la via richiede una certa dose di esperienza e non è quindi adatta ai principianti.

Abbagliante il candore della sua roccia, solida e compatta, che la leggenda ha narrato prima che la scienza spiegasse. Furono infatti gli gnomi Salvani, al tempo dei tempi, a rendere lucenti le montagne del Regno delle Dolomiti, tessendo per un’intera notte la luce della luna e ricoprendone tutte le rocce. Solo alla fine del Settecento si scoprì invece che il pallore di questi monti non è frutto di un incantesimo ma è dovuto alla Dolomia, la roccia che prende il nome dal naturalista francese Déodat de Dolomieu, composta prevalentemente dal minerale dolomite, un carbonato doppio di calcio e magnesio.

L’eccezionale valore naturale delle Dolomiti è rappresentato dall’associazione tra roccia dolomitica e vulcanica, che qui nella provincia di Belluno si esprime al massimo grado. Un patrimonio unico al mondo, dunque, con una storia genetica complessa e articolata, iniziata milioni di anni fa e non ancora finita.

Caratteristiche

La via ferrata Ettore Bovero è un itinerario aereo ed esposto, a sviluppo prevalentemente verticale, su roccia solida e compatta. Cavo d’acciaio teso, ancoraggi distanziati. Avvicinamento e discesa lunghi. Fonti d’acqua assenti. Indispensabile l’attrezzatura da ferrata (Set da Ferrata, casco e imbragatura).

Per saperne di più trovi la descrizione dettagliata dell’itinerario nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

sentiero attrezzato astaldi

Il Sentiero attrezzato Astaldi sul Gruppo delle Tofane

A 15 minuti di auto da Cortina d’Ampezzo, la ferrata Maria Luisa Astaldi è un facile e scenografico itinerario immerso nel vivace cromatismo del basamento argilloso delle Tofane. I testi di Federica Pellegrino e le immagini di Marco Corriero, autori della guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti, ci illustrano così questa bellissima escursione sulle Dolomiti.

Non ci sono vette da raggiungere: il sentiero attrezzato Astaldi si sviluppa prevalentemente in quota, alla base della parete meridionale di Punta Anna. È attrezzata solo parzialmente con cavo d’acciaio poco teso e gradini in ferro per superare i pochi spigoli di roccia effettivamente impegnativi ed esposti che si alternano a tratti di sentiero su cengia. Gli infissi mostrano tutti i loro anni ma non è necessario assicurarsi costantemente: il sentiero, infatti, non presenta particolari difficoltà alpinistiche ed è adatto anche a famiglie con bambini.

Questo sentiero è uno dei percorsi attrezzati più antichi della Conca Ampezzana, immerso in un paesaggio spettacolare. È anche sito paleontologico di eccezionale valore scientifico, da quando sono stati rinvenuti rarissimi esemplari di resina fossile del Triassico Superiore, che hanno permesso di retrodatare di cento milioni di anni il registro geologico degli organismi animali in ambra. In altre parole, i fossili di Cortina sono molto più antichi dei protagonisti di Jurassic Park.

Ma come si è formata quest’ambra così preziosa? Le arenarie della formazione di Heiligkreuz, poco sopra il rifugio Dibona, testimoniano un ambiente di sedimentazione lagunare, durante il quale, in un clima subtropicale, acque salate e profonde pochi metri lambivano isolotti emersi. Sono tipici di questi ambienti i fossili di grosse conchiglie, di denti di pesci e raramente di rettili terrestri. Qui crescevano anche antiche forme vegetali resinose, principalmente conifere. Le gocce di resina hanno inglobato granuli di polline e resti animali, perfettamente conservati che, fossilizzatesi in ambra milioni di anni fa, sono giunte fino ai giorni nostri, con il loro inestimabile contenuto di storia biologica. L’ambra triassica del Dibona è la più antica finora rinvenuta al mondo.

Caratteristiche

Breve e facile ferrata attrezzata solo in alcuni tratti con cavo d’acciaio che serve prevalentemente da corrimano. Pur non presentando difficoltà alpinistiche è comunque necessario affrontarlo in sicurezza per la presenza di tratti esposti. Indispensabile l’attrezzatura da ferrata (Set Completo da Ferrata, casco e imbragatura).

Per saperne di più trovi la descrizione dettagliata dell’itinerario nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

ferrata del monte Paterno

Sulle tracce della Grande Guerra con la ferrata del Monte Paterno

L’emozionante via ferrata del monte Paterno, il sentiero attrezzato intitolato a De Luca-Innerkofler, è descritta nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti di Federica Pellegrino e Marco Corriero.

La Grande Guerra e la ferrata del Monte Paterno

Il settore di Lavaredo fu un teatro di guerra secondario rispetto ad altri, ma gli eventi bellici che vi si svolsero ebbero grande eco. In particolare, ha sapore quasi leggendario l’episodio della morte di Sepp Innerkofler sulla vetta del Monte Paterno. A un secolo di distanza, raccogliamo con rispetto quell’inestimabile eredità di spirito di sacrificio e di fratellanza che questo sentiero attrezzato ci svela.

Guida alpina e gestore del rifugio Drei Zinnen-Locatelli, Innerkofler era a capo di una pattuglia di ricognitori austriaca. All’alba del 4 luglio 1915, raggiunta in scalata la vetta del Paterno nel tentativo di cogliere di sorpresa il presidio italiano, Innerkofler fu abbattuto da un masso scagliato dall’alpino Piero De Luca. Nei giorni seguenti la tragedia il suo corpo fu recuperato con difficoltà dagli Alpini italiani che gli diedero un’onorata sepoltura sulla cima del monte.

Sulle orme dei protagonisti di questa vicenda, il Sentiero Attrezzato De Luca-Innerkofler raggiunge la cima del Paterno attraversando le gallerie di guerra delle linee italiane.

È un sentiero con poche difficoltà tecniche e quindi adatto anche ai principianti, che offre un privilegiato belvedere sulle impressionanti pareti Nord delle Tre Cime di Lavaredo. Per tutti è anche l’occasione di ricordare come la guerra non fu che assurdità, morte e sofferenza.

ferrata del monte Paterno

Nota bene: anche se non presenta molte difficoltà, ricordiamo che percorrere una via ferrata è un’attività non esente da rischi. Per evitare una pericolosa caduta si devono rispettare le fondamentali norme di sicurezza. Inoltre è necessario un equipaggiamento consono che includa una specifica attrezzatura e un abbigliamento adeguato.

ferrata del monte Paterno

Un ringraziamento per le foto di questo articolo a Matteo Mazzali.

La guida

Trovi la descrizione dettagliata dell’itinerario completa di mappa e foto nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

Passione ferrate: intervista a Federica Pellegrino e Marco Corriero

Sul numero di luglio de il Manifesto in Movimento è apparsa in esclusiva l’intervista agli autori Federica Pellegrino e Marco Corriero della guida più cult dell’estate: Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti. Leggendola capirete le emozioni straordinarie che regala una via ferrata.. provare per credere!

  • Come nasce l’idea di scrivere questo libro?
    L’idea nasce da una grande passione, tanta curiosità e il desiderio di condividere. Frequentiamo la montagna da sempre e, in modo molto naturale, siamo passati dall’escursionismo alle ferrate, malati di altezza, di ripido, di roccia. Inizialmente eravamo troppo presi dai tracciati per capire anche il contesto, poi abbiamo cominciato a guardarci attorno, con lo stupore caratteristico dei bambini nell’età dei “perché”. Le Dolomiti sono un’immensa biblioteca e le ferrate rappresentano le scale per raggiungere gli scaffali più alti. In termini di bellezza, storia e natura, una ferrata dolomitica va ben oltre il divertimento: la roccia, il ghiaccio, gli alberi e i segni del passaggio dell’uomo sono tutte cose che insegnano e regalano un senso di assoluto che crea dipendenza. Emozioni forti e impagabili che abbiamo voluto catturare e trasmettere, sperando che chi percorrerà i nostri itinerari sia consapevole della meraviglia che lo avvolge.
  • La vostra collaborazione invece come si è sviluppata? È stata una sinergia stimolante?
    Siamo animati dalla stessa passione, dal medesimo amore per la natura e la montagna in particolare. Non siamo compagni chiacchieroni, anzi, ci teniamo alla larga dalle comitive rumorose e ci prendiamo con rispetto il nostro spazio, del quale assaporiamo il silenzio, il profumo, la magia. Probabilmente il nostro essere solitari ha acuito la nostra sensibilità che riteniamo emerga prepotentemente dalle pagine del libro. Due personalità creative – e singolari – come le nostre non possono che incontrarsi in una sinergia perfetta.
  • Come avete organizzato il vostro lavoro sul campo e quanto tempo ha richiesto per essere completato?
    Tolta una manciata di itinerari percorsi nel 2014, quando il progetto del libro non esisteva ancora, abbiamo percorso quasi tutte le ferrate nel 2015, iniziando a metà maggio e terminando a fine ottobre. È stata un’impresa titanica, sia per il numero di itinerari che per la necessità di coniugare le uscite con le nostre rispettive attività e con le distanze. Di base c’è stata una pianificazione accurata di ciascun itinerario, tenendo presente quote, tempi e, ovviamente il meteo. Questo ha avuto un ruolo determinante nella scelta della meta, non di rado costringendoci a cambiare i piani all’ultimo momento, deviandoci da un gruppo montuoso all’altro, nella speranza che gli scatti fotografici catturassero la luce e i colori migliori.
  • Quali criteri sono stati utilizzati per selezionare i 50 itinerari?
    Nella scelta degli itinerari abbiamo cercato di soddisfare le esigenze dell’esperto come quelle del principiante. Abbiamo quindi descritto tutte le ferrate classiche, immancabili nel curriculum di un ferratista, come la Via delle Bocchette sul Brenta, la Mëisules sul Sella o la Costantini sulla Civetta, accanto a itinerari meno noti e impegnativi, coprendo tutti i gruppi dolomitici e i gradi di difficoltà. Siamo anche riusciti a includere gli ultimi due tracciati attrezzati dalle Guide Alpine di Cortina nel 2015: due novità a nostro avviso molto interessanti.
  • Il volume è corredato da fotografie bellissime. Immagino che realizzarle sia stato particolarmente impegnativo, considerando il peso delle attrezzature e la difficoltà dei percorsi. Marco, puoi raccontarci qualcosa a riguardo?
    Si certo, trasportare ulteriori 3-4 kg oltre al normale equipaggiamento da trekking e tutta l’attrezzatura da ferrata è un po’ faticoso ma la maggiore difficoltà è stata quella di scattare le foto in parete restando aggrappato alla roccia semplicemente con le longe dell’imbrago e avendo così le mani libere per tenere la fotocamera. Spesso in equilibrio precario sono comunque riuscito a catturare dei gesti tecnici durante l’arrampicata molto interessanti. Non potendo ogni volta togliermi lo zaino per tirare fuori la reflex in quanto molto rischioso per la sicurezza mia e dell’attrezzatura ho escogitato un sistema di ancoraggio di un marsupio contenente la fotocamera alla cinta dei pantaloni in modo tale da averla sempre nello stesso tempo protetta da urti e umidità e a portata di mano.
  • Avete percorso tutti gli itinerari presentati nel volume?
    Ovviamente sì e in alcuni casi anche più di una volta. La Kaiserjäger, per esempio, sembrava una fortezza inespugnabile tanto ostinatamente ci ha respinti a suon di pioggia e temporali. Ma noi, testardi più di lei, non ci siamo arresi e abbiamo percorso il lungo avvicinamento della ferrata per ben tre volte prima di salire sulla vetta del Col Ombert. E bisogna dire che ne è valsa la pena, altrimenti non avremmo scoperto il bellissimo avvicinamento alternativo che proponiamo in questo libro.
  • Una via ferrata assolutamente da provare fra quelle selezionate?
    È difficile rispondere a questa domanda: qualsiasi nome si faccia, rende torto a molte altre. Diciamo che assolutamente da provare per armoniosità, impegno e grandiosità del percorso sono le Mëisules sul Sella, la Bolver-Lugli sulle Pale di San Martino e la Cresta Ovest sulla Marmolada.
  • La via più difficile ed impegnativa?
    Sicuramente la Costantini. È una ferrata tecnicamente impegnativa e molto lunga, che non può essere improvvisata e richiede molta preparazione.
  • Questo libro si rivolge anche ad escursionisti che si affacciano per la prima volta nel mondo delle ferrate?
    Certamente. Non abbiamo voluto scrivere una guida per addetti ai lavori, riservata cioè a ferratisti esperti. Gli itinerari che abbiamo scelto coprono tutti i gradi di difficoltà, con una maggiore concentrazione sui livelli 2 e 3. Chi vuole provare questa attività ha solo l’imbarazzo della scelta, partendo dai percorsi più facili e brevi per passare poi a quelli più impegnativi.

ferrata-formenton-marco-corriero

 

ferrata tridentina

I 5 motivi che rendono la Tridentina la ferrata più frequentata del Sella

Vi siete mai chiesti come mai la la ferrata Tridentina sia una delle più popolari delle Dolomiti? Sicuramente per la bellezza del Gruppo del Sella, per il vertiginoso ponte sospeso, per i panorami mozzafiato verso Colfosco, per la spettacolare cascata del Pisciadù che rasenta la via ferrata. Last but not least, la meraviglia delle cime imponenti del Sass da Lech e del Pisciadù. Non poteva quindi mancare nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti di Federica Pellegrino e Marco Corriero.

Prendiamo un imponente castello di pietra, scaliamone una delle torri più ripide ed esposte, attraversiamo un vertiginoso ponte sospeso e usciamo in un circo di cime grandiose che si specchiano su uno splendido lago. Ora sfiliamoci gli scarponi e immergiamo i piedi nelle sue acque fresche, da un lato un panino, dall’altro una birra. In estrema sintesi questi sono i tratti distintivi di un itinerario perfetto che, unitamente a un avvicinamento brevissimo, caratterizzano la ferrata più frequentata delle Dolomiti: la Tridentina.

“Ma in attendere è gioia più compita”, scriveva Eugenio Montale, e questo è il mantra che suggerisco di ripetere mentalmente a chiunque, in coda già all’attacco di prima mattina, abbia deciso di percorrere questa ferrata in un fine settimana di agosto. Il continuo passaggio di escursionisti ha reso le prese lisce dall’usura, nonostante la roccia rimanga frastagliata e ben arrampicabile. La ferrata si divide idealmente in tre parti, l’ultima delle quali, la risalita della Torre Exner, è la più impegnativa perché particolarmente verticale, con passaggi strapiombanti che richiedono attenzione se non addirittura esperienza e assoluta assenza di vertigini. È tuttavia possibile abbandonare il tracciato, evitando quest’ultimo tratto, salendo al Rifugio Cavazza attraverso un sentiero segnato.

Caratteristiche

Ferrata difficile e molto frequentata, ma di grande soddisfazione per la bellezza delle pareti e per l’esposizione anche se su roccia ben appigliata.

ferrata tridentina

La guida

Per saperne di più, trovi la descrizione dettagliata con mappa e foto dell’itinerario nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

 

Via ferrata degli Alleghesi, foto Marco Corriero

Civetta e Moiazza: da facili escursioni a adrenaliniche vie ferrate

Nell’elenco delle grandi pareti dolomitiche, la Nord ovest della Civetta occupa un posto speciale. Visibile dalle Pale, dalla Marmolada e dal Sella, sorveglia la valle del Cordévole con spigoli, fenditure e pilastri. È alta mille metri e larga cinque chilometri. Alla vetta più alta, che raggiunge i 3220 metri, si affiancano la Torre di Valgrande, la Torre d’Alleghe, il Pan di Zucchero e la Cima Su Alto.

“La tradizione popolare considerava la Civetta un monte stregato, messaggero di disgrazie, come il rapace notturno di cui porta il nome e il genere (la Civetta, infatti, da la zuita). Ma questo non deve condizionarci: Athena, figlia di Zeus, riscattò pienamente il rapace dalla sua fama sinistra che nella mitologia greca era il simbolo della sapienza, per la sua capacità di vedere al buio e di discernere la luce dalle tenebre. Il suo nome greco è peraltro glàux, la rilucente. E per noi questo colosso riluce di bellezza” (testo tratto da Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti di Marco Corriero e Federica Pellegrino).

Anche se è vicina al fondovalle, la bastionata si lascia vedere con difficoltà dalle strade e dai paesi. A separarla da Alleghe e dal suo lago sono la Val Civetta e i dirupi del Col Reàn. L’imponenza della parete si apprezza dal magnifico sentiero che collega i rifugi Coldai, Tissi e Vazzolèr, e che offre una delle passeggiate in quota più spettacolari dell’intero arco alpino.

La grande parete e il suo sentiero non esauriscono l’interesse della Civetta e della Moiazza, la montagna che si affianca alla Civetta da Sud. Verso nord, i contrafforti del massiccio si affacciano sui dossi erbosi e boscosi percorsi dalle piste da sci di Alleghe e di Zoldo Alto. Incombono sul rifugio Vazzolèr la Busazza, la Torre Trieste e la Torre Venezia.
Verso oriente, la Civetta si alza sulla Valle di Zoldo con un versante meno spettacolare di quello rivolto a occidente. La Moiazza domina con le sue pareti i prati e i boschi del versante agordino, mentre si presenta sul versante zoldano con dei selvaggi valloni.

Straordinaria quanto difficile e lunga la via ferrata Gianni Costantini, che risale il versante meridionale della Moiazza Sud. Più accessibile in termini di difficoltà ma comunque molto impegnativa, è invece la via ferrata degli Alleghesi, che si sviluppa sul lato orientale della Civetta.

L’importanza della Civetta e della Moiazza per gli alpinisti e i percorritori dell’Alta Via numero Uno, fa sì che queste montagne ospitino rifugi dalla lunga storia come il Sonino al Coldai, il Tissi al Col Reàn, il Vazzolèr e il Carestiato.
Completano l’elenco delle strutture i bivacchi costruiti nei valloni più selvaggi o tra i boschi che scendono al Cordévole, e i rifugi di Passo Duràn e della zona sciistica di Alleghe. E il piccolo rifugio Torrani, che accoglie da settant’anni escursionisti e alpinisti a mezz’ora dalla cima della Civetta.

Rifugio Tissi