Passione ferrate: intervista a Federica Pellegrino e Marco Corriero

Sul numero di luglio de il Manifesto in Movimento è apparsa in esclusiva l’intervista agli autori Federica Pellegrino e Marco Corriero della guida più cult dell’estate: Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti. Leggendola capirete le emozioni straordinarie che regala una via ferrata.. provare per credere!

  • Come nasce l’idea di scrivere questo libro?
    L’idea nasce da una grande passione, tanta curiosità e il desiderio di condividere. Frequentiamo la montagna da sempre e, in modo molto naturale, siamo passati dall’escursionismo alle ferrate, malati di altezza, di ripido, di roccia. Inizialmente eravamo troppo presi dai tracciati per capire anche il contesto, poi abbiamo cominciato a guardarci attorno, con lo stupore caratteristico dei bambini nell’età dei “perché”. Le Dolomiti sono un’immensa biblioteca e le ferrate rappresentano le scale per raggiungere gli scaffali più alti. In termini di bellezza, storia e natura, una ferrata dolomitica va ben oltre il divertimento: la roccia, il ghiaccio, gli alberi e i segni del passaggio dell’uomo sono tutte cose che insegnano e regalano un senso di assoluto che crea dipendenza. Emozioni forti e impagabili che abbiamo voluto catturare e trasmettere, sperando che chi percorrerà i nostri itinerari sia consapevole della meraviglia che lo avvolge.
  • La vostra collaborazione invece come si è sviluppata? È stata una sinergia stimolante?
    Siamo animati dalla stessa passione, dal medesimo amore per la natura e la montagna in particolare. Non siamo compagni chiacchieroni, anzi, ci teniamo alla larga dalle comitive rumorose e ci prendiamo con rispetto il nostro spazio, del quale assaporiamo il silenzio, il profumo, la magia. Probabilmente il nostro essere solitari ha acuito la nostra sensibilità che riteniamo emerga prepotentemente dalle pagine del libro. Due personalità creative – e singolari – come le nostre non possono che incontrarsi in una sinergia perfetta.
  • Come avete organizzato il vostro lavoro sul campo e quanto tempo ha richiesto per essere completato?
    Tolta una manciata di itinerari percorsi nel 2014, quando il progetto del libro non esisteva ancora, abbiamo percorso quasi tutte le ferrate nel 2015, iniziando a metà maggio e terminando a fine ottobre. È stata un’impresa titanica, sia per il numero di itinerari che per la necessità di coniugare le uscite con le nostre rispettive attività e con le distanze. Di base c’è stata una pianificazione accurata di ciascun itinerario, tenendo presente quote, tempi e, ovviamente il meteo. Questo ha avuto un ruolo determinante nella scelta della meta, non di rado costringendoci a cambiare i piani all’ultimo momento, deviandoci da un gruppo montuoso all’altro, nella speranza che gli scatti fotografici catturassero la luce e i colori migliori.
  • Quali criteri sono stati utilizzati per selezionare i 50 itinerari?
    Nella scelta degli itinerari abbiamo cercato di soddisfare le esigenze dell’esperto come quelle del principiante. Abbiamo quindi descritto tutte le ferrate classiche, immancabili nel curriculum di un ferratista, come la Via delle Bocchette sul Brenta, la Mëisules sul Sella o la Costantini sulla Civetta, accanto a itinerari meno noti e impegnativi, coprendo tutti i gruppi dolomitici e i gradi di difficoltà. Siamo anche riusciti a includere gli ultimi due tracciati attrezzati dalle Guide Alpine di Cortina nel 2015: due novità a nostro avviso molto interessanti.
  • Il volume è corredato da fotografie bellissime. Immagino che realizzarle sia stato particolarmente impegnativo, considerando il peso delle attrezzature e la difficoltà dei percorsi. Marco, puoi raccontarci qualcosa a riguardo?
    Si certo, trasportare ulteriori 3-4 kg oltre al normale equipaggiamento da trekking e tutta l’attrezzatura da ferrata è un po’ faticoso ma la maggiore difficoltà è stata quella di scattare le foto in parete restando aggrappato alla roccia semplicemente con le longe dell’imbrago e avendo così le mani libere per tenere la fotocamera. Spesso in equilibrio precario sono comunque riuscito a catturare dei gesti tecnici durante l’arrampicata molto interessanti. Non potendo ogni volta togliermi lo zaino per tirare fuori la reflex in quanto molto rischioso per la sicurezza mia e dell’attrezzatura ho escogitato un sistema di ancoraggio di un marsupio contenente la fotocamera alla cinta dei pantaloni in modo tale da averla sempre nello stesso tempo protetta da urti e umidità e a portata di mano.
  • Avete percorso tutti gli itinerari presentati nel volume?
    Ovviamente sì e in alcuni casi anche più di una volta. La Kaiserjäger, per esempio, sembrava una fortezza inespugnabile tanto ostinatamente ci ha respinti a suon di pioggia e temporali. Ma noi, testardi più di lei, non ci siamo arresi e abbiamo percorso il lungo avvicinamento della ferrata per ben tre volte prima di salire sulla vetta del Col Ombert. E bisogna dire che ne è valsa la pena, altrimenti non avremmo scoperto il bellissimo avvicinamento alternativo che proponiamo in questo libro.
  • Una via ferrata assolutamente da provare fra quelle selezionate?
    È difficile rispondere a questa domanda: qualsiasi nome si faccia, rende torto a molte altre. Diciamo che assolutamente da provare per armoniosità, impegno e grandiosità del percorso sono le Mëisules sul Sella, la Bolver-Lugli sulle Pale di San Martino e la Cresta Ovest sulla Marmolada.
  • La via più difficile ed impegnativa?
    Sicuramente la Costantini. È una ferrata tecnicamente impegnativa e molto lunga, che non può essere improvvisata e richiede molta preparazione.
  • Questo libro si rivolge anche ad escursionisti che si affacciano per la prima volta nel mondo delle ferrate?
    Certamente. Non abbiamo voluto scrivere una guida per addetti ai lavori, riservata cioè a ferratisti esperti. Gli itinerari che abbiamo scelto coprono tutti i gradi di difficoltà, con una maggiore concentrazione sui livelli 2 e 3. Chi vuole provare questa attività ha solo l’imbarazzo della scelta, partendo dai percorsi più facili e brevi per passare poi a quelli più impegnativi.

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