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Tag: Escursioni nelle Dolomiti

In questa sezione troverai moltissime idee e approfondimenti per escursioni lungo i migliori itinerari di trekking delle Dolomiti

Per molti le Dolomiti sono fra le montagne più amate e frequentate al mondo. A rendere uniche queste montagne sono soprattutto le forme e i colori delle rocce scolpite dall’erosione millenaria. Da qualche anno l’UNESCO ha del resto inserito le Dolomiti a pieno titolo nel Patrimonio dell’Umanità.

Dalla Croda al Lago alla Marmolada, passando per le Dolomiti di Brenta, le Pale di San Martino, le Dolomiti Bellunesi, le Vette Feltrine, le Dolomiti Friulane, il Puez-Odle, lo Sciliar-Catinaccio, il Latemar, gli itinerari e le escursioni che abbiamo raccolto in questa sezione permettono di soddisfare le esigenze tanto degli escursionisti più esperti quanto degli amanti delle passeggiate a stretto contatto con le bellezze di una delle aree naturali più belle del mondo.

Il giro delle Tre Cime di Lavaredo

Il giro delle Tre Cime di Lavaredo è l’escursione più bella nelle Dolomiti di Sesto. Eugenio Cipriani lo descrive nella nuova guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti.

Intorno ai “menhir” naturali più famosi al mondo

Quello delle Tre Cime è un ambiente che non ha rivali in nessun altro luogo del mondo. Siamo in presenza del “sublime” romantico nella sua espressione più pura; siamo in un luogo dove la Natura sembra aver voluto imitare l’Arte. E ci è riuscita benissimo!
Purtroppo il luogo, d’estate e nelle belle giornate, è frequentato all’inverosimile. E così, se qualcuno mi chiedesse quale potrebbe essere il momento migliore per visitare le Tre Cime risponderei senza dubbio ottobre e novembre, quando silenzio e solitudine regnano incontrastati. Certo, in quei mesi non tutti hanno ferie, inoltre i rifugi sono chiusi ed il freddo a volte si fa sentire. Ma la solitudine non ha prezzo!
Nella stagione estiva, il tratto più tranquillo di questo itinerario è quando, abbandonato il sentiero per il rifugio Locatelli, si scende nel grande catino ghiaioso della Grava Longa, proprio ai piedi delle pareti Settentrionali della Cima Grande e della Cima Ovest, i “menhir” naturali più grandi e più fotografati del mondo.

Sdraiati sui prati, e a debita distanza dai sassi che potrebbero cadere dall’alto, avremo occasione di seguire le evoluzioni delle cordate. E, fra un moto di apprensione per quelle figure appese ed un pensiero compiaciuto per la nostra comoda e sicura posizione, varrà la pena meditare sulle parole d’esordio del De rerum natura di Lucrezio: “È dolce, mentre nel grande mare i venti sconvolgono le acque, guardare dalla terra la grande fatica di un altro, non perché il tormento di qualcuno sia un giocondo piacere, ma perché è dolce vedere da quali mali tu stesso sia immune.”

Dettagli itinerario

Quote da 2320 a 2545 m
Dislivello 400 m
Tempo complessivo 2.30 ore
Difficoltà T
Segnaletica bianco-rossa 101, 105
Periodo consigliato da giugno a ottobre
Punti di appoggio Rifugio Auronzo, CAI Sezione di Auronzo, aperto da fine maggio a metà ottobre, 99 posti letto, tel. 0435.39002, www.rifugioauronzo.it. Rifugio Lavaredo, aperto da metà giugno alla prima domenica di ottobre, 24 posti letto, tel. 349.6028675, www. rifugiolavaredo.com
Cartografia Tabacco foglio 010 Dolomiti di Sesto

Foto: Consorzio Turistico Alta Pusteria (E. Callierotti)

La guida

La descrizione dettagliata dell’itinerario completa di mappa e foto è pubblicata nella nuova guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti

sentieri dolomiti

Escursione al Rifugio Vandelli e al Lago del Sorapiss

Un’escursione da non perdere, perché il Lago del Sorapiss ha un colore incredibilmente azzurro e l’abbraccio delle gigantesche pareti del Sorapiss è semplicemente spettacolare. Parola di Eugenio Cipriani, autore della guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti.

Dal Passo Tre Croci al rifugio Vandelli il sentiero, nei mesi di luglio e agosto, è tutto un pullulare di turisti. Merito del lago dal colore incredibilmente azzurro, attrattiva irresistibile che vince la barriera della fatica. Il rifugio sorge al centro del circo settentrionale del Sorapiss, quasi sull’orlo dello zoccolo dove affiora e precipita la cascata del “Piss”. E proprio a pochi minuti dal rifugio, separato da una breve collina, c’è il meraviglioso Lago del Sorapiss, scavato nella roccia e privo di emissari superficiali, le cui acque per via sotterranea vanno ad alimentare l’alta cascata.
Ma tanta bellezza viene deturpata a causa della eccessiva frequentazione. Troppa gente in un’area così ristretta e delicata rischia di portare il lago all’eutrofizzazione, vale a dire alla modifica permanente delle sue caratteristiche biologiche. Uno dei fattori principali di degrado è la presenza di rifiuti che, in alta stagione, tremila persone lasciano ogni giorno sulle rive del lago.

Quando andare

Date le premesse, che dire? Rinunciare a vedere il Lago del Sorapiss per colpa della folla? No di certo. Il luogo è incantevole, il lago ha un colore unico e l’abbraccio delle gigantesche pareti del Sorapiss è semplicemente spettacolare. Vale quindi il solito suggerimento: evitare luglio e agosto e, se non si hanno alternative all’alta stagione, approfittare delle prime ore del mattino quando non è ancora preso d’assalto, e il sole colpisce l’immenso anfiteatro che va dalle Tre Sorelle al Dito di Dio passando per i Monti della Cacciagrande. Un quadro di romantica, struggente bellezza.
Da evitare anche i periodi di eccezionale siccità, quando le sorgenti sotterranee che lo alimentano si impoveriscono e la superficie del lago si riduce sensibilmente.

L’anello proposto è per escursionisti esperti e allenati. Il settore più esposto è la breve cengia che consente il passaggio dal Cadin del Laudo alla conca del Lago del Sorapiss. Il tratto dal rifugio al Passo Tre Croci attraverso il sentiero segnavia 215, invece, anche nei punti esposti è stato perfettamente attrezzato con passerelle e scalette dotate addirittura di parapetto!

sorapiss
Un tratto del sentiero attrezzato, foto di Diego Leder. Nella foto in alto, il Lago del Sorapiss, foto di Franco Oliveri.

Scheda tecnica itinerario

Quote da 1722 a 2307 m
Dislivello 550 m
Tempo complessivo 5 ore
Difficoltà EE
Segnaletica bianco-rossa 213, 216, 215, Alta Via numero Tre e Quattro
Periodo consigliato dai primi di giugno a fine settembre
Punti di appoggio Rifugio Vandelli, CAI Sezione di Venezia, aperto dal 20 giugno al 20 settembre, 40 posti letto, tel. 0435.39015, www.rifugiovandelli.it
Cartografia Tabacco foglio 03 Cortina d’Ampezzo e Dolomiti Ampezzane

La Guida

La descrizione dettagliata dell’itinerario completa di mappa e foto è pubblicata nella guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti

sentieri dolomiti

In arrivo la guida “I 50 sentieri più belli delle Dolomiti”

I primi di giugno esce la nuovissima guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti. L’autore, Eugenio Cipriani, da oltre 40 anni frequenta le Dolomiti con amore e dedizione. Giornalista e scrittore, alpinista-esploratore con centinaia di vie nuove all’attivo, in queste righe ci racconta come ha scelto per noi i “suoi” 50 itinerari più belli delle Dolomiti.

“Mi è capitato spesso, al termine di un periodo trascorso in luoghi diversi ma sempre fra le Dolomiti, di chiedermi quale mi fosse sembrato il più bello. La maggior parte delle volte non sono riuscito a rispondere. Figuratevi, quindi, da quali e quanti dubbi sono stato assalito quando ho dovuto scegliere, fra tutti i sentieri delle Dolomiti, i “50 più belli”. Va da sé che la definizione “i 50” o “i 100” più belli (itinerari, rifugi, percorsi in roccia, ecc.) è un escamotage editoriale per attirare l’interesse dei lettori nei confronti di quella che altro non può essere se non un’antologia basata sull’esperienza e sul gusto di chi la scrive. Il lettore-fruitore delle “antologie a numero chiuso” deve quindi affidarsi all’esperienza dell’Autore che, per fortuna, nella maggioranza dei casi non è uno sprovveduto ed ha mille buoni motivi per non trarre in inganno chi legge propinando percorsi di dubbio interesse.

Detto questo cercherò ora di definire cosa intendo io per bello (e per bellezza), dal momento che questo termine costituisce il filo conduttore dei percorsi qui suggeriti. Se è vero, come è vero, che “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”, ne deriva forse che i 50 percorsi che troverete qui descritti piacciono solo a me? Certamente no, non sono percorsi che piacciono solo a me. Anzi, alcuni non mi piacciono particolarmente. Eppure non ho potuto fare a meno di inserirli perché sono universalmente considerati “belli” e, come tali, molto (anche troppo, ed è sostanzialmente per questo che non mi piacciono) frequentati. Altrettanto certamente, alcuni percorsi che a me piacciono moltissimo, ad alcuni non piaceranno, perché magari non riusciranno a provare quel “quid” che provo io ogni volta che li faccio.

Perché la bellezza, oltre ad essere soggettiva, ha infinite sfumature. Secondo gli studi di fenomenologia della percezione, “la bellezza è l’insieme delle qualità percepite attraverso i sensi che suscitano, conseguentemente alla loro percezione, sensazioni piacevoli ed emozioni positive” (Merleau Ponty). Questo vale, è ovvio, anche per la bellezza di un paesaggio e, in modo particolare, di un paesaggio montano. Bellezza che noi oggi diamo per scontata e che costituisce la base su cui si fonda l’immenso edificio economico e sociale del turismo montano, editoria di settore inclusa.
Ma non è stato sempre così, anzi. E che non sia stato sempre così lo leggeremo nelle righe seguenti. In cui si parlerà della storia di queste montagne, sì, ma di una storia un po’ particolare…”

Il resto della storia lo trovate nelle pagine della guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti

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La Malga Geisler in Val di Funes descritta da Stefano Ardito

Malga Geisler (o Rifugio delle Odle) sorge in un magnifico ambiente di prati e boschi di larici, ai piedi delle Odle. Eccezionale il colpo d’occhio verso la Furchetta e il Sass Rigais. Stefano Ardito la descrive nella guida I Rifugi delle Dolomiti – Trentino Alto Adige.

Il prato accanto alla Malga Geisler offre una straordinaria visione delle pareti della Furchetta, la cima più bella delle Odle, e del Sass Rigais. Qui, negli anni Cinquanta, passava l’estate il giovanissimo Reinhold Messner: “L’imponente catena delle Odle, che in tedesco si chiamano Geisler, era così vicina da costituire una sfida. Ci trasmise quel senso dell’armonia che oggi, tra grattacieli e autostrade, non si può più trovare”. Così, qualche anno fa, Reinhold Messner presentava le montagne della sua infanzia e dei suoi primi passi in parete. Cresciuto in Valle di Funes, ai piedi di queste cime, il giovane Messner ha iniziato da lì il suo viaggio che lo ha portato sulle grandi pareti delle Dolomiti, delle Alpi e dell’Himalaya.

La Malga Geisler può dare ospitalità per la notte, ed è aperta anche d’inverno. In questa stagione, per tornare a valle, si può utilizzare lo slittino.
Si può proseguire sul Sentiero delle Odle verso le malghe Brogles, Glatsch e Gampen e il rifugio Genova. Il Giro delle Odle si effettua in due giorni. Le strade sterrate offrono itinerari in mountain-bike. Gli alpinisti possono raggiungere le difficili vie della parete Nord della Furchetta, e gli itinerari del Sass Rigais e del Sass de l’Ega. Le malghe delle Odle sono classiche mete per passeggiate invernali. La gita più classica per gli scialpinisti è la Forcella de Mesdì.

Cosa fare dalla Malga Geisler

Escursioni sul Sentiero delle Odle si raggiungono le malghe Brogles, Glatsch e Gampen e il rifugio Genova.
Trekking il Giro delle Odle richiede uno o in due giorni.
Mountain-bike le strade sterrate offrono ottimi itinerari. Ma attenzione ai pedoni!
Alpinismo dalla malga si raggiungono le difficilissime vie della parete Nord della Furchetta, e gli itinerari del Sass Rigais e del Sass de l’Ega.
Scialpinismo la mèta più classica nella zona è la Forcella de Mesdì.
Ciaspole e slittino le malghe delle Odle sono altamente consigliabili per passeggiate invernali.

Itinerario di accesso

Da Malga Zannes a Malga Geisler (330 metri di dislivello, 3 ore a/r, E)
Da San Pietro o Santa Maddalena, si raggiungono i posteggi di Malga Zannes (1680 metri). A piedi si segue una strada forestale (segnavia 33) che si alza nel bosco. Tenendosi a destra a un bivio si sale alla Malga Glatsch (1902 metri, 0.45 ore), in vista delle Odle. Si riparte per un sentiero che si inerpica sui prati e poi nel bosco e porta al Sentiero delle Odle. Lo si segue a destra (segnavia 35), nel bosco dominato dalla Furchetta e dal Sass Rigais, fino alla Forcella del Pradèl (2015 metri), dove si piega a destra verso le malghe Gschnagenhardt e Geisler (1980 metri, 1 ora). In discesa si prosegue sulla strada sterrata (segnavia 34) che entra nel bosco e si abbassa a tornanti. Lasciata a destra la deviazione per Malga Dussler si sbuca su un’altra sterrata a mezza costa e la si segue verso destra fino a Malga Zannes (1.15 ore).

Info pratiche

Quota 1980 metri
Posti letto 30
Proprietà e gestione famiglia Runggatscher
Apertura da giugno a ottobre e da dicembre a marzo
Telefono 0472.840506, 339.6044685
Mail info@geisleralm.com
Web www.geisleralm.com

La guida da portare nello zaino

Ecco la guida ai 353 rifugi, malghe e bivacchi delle Dolomiti del Trentino Alto Adige

rifugi Dolomiti Trentino Alto Adige

Il Rifugio Giorgio Graffer al Grostè, Dolomiti di Brenta

In posizione strategica, il Rifugio Giorgio Graffer sorge tra il Campo Carlo Magno e il versante occidentale del Passo del Grostè. Stefano Ardito, nella guida I Rifugi delle Dolomiti – Trentino Alto Adige, illustra la storia e il paesaggio, descrive il sentiero di accesso e indica preziose informazioni pratiche, tra cui le attività outdoor che si possono praticare da qui.

La cabinovia che sale da Campo Carlo Magno al Passo del Grostè rende comodo l’accesso al settore centrale delle Dolomiti di Brenta, dove sorgono alcuni dei rifugi più frequentati del massiccio. Quello dedicato a Giorgio Graffer, uno dei migliori arrampicatori trentini degli anni tra le due guerre mondiali, abbattuto nel 1940 ai comandi del suo aereo da caccia, è stato costruito a partire dal 1947 da un gruppo di alpinisti coordinato da Matteo Armani, che era stato un compagno di cordata di Graffer. Nove anni dopo la struttura è stata acquisita dalla SAT. Il rifugio Graffer, una accogliente costruzione toccata d’inverno dalle piste da sci, offre un bel colpo d’occhio sulla Presanella, che si alza oltre Madonna di Campiglio, e su molte vette del Brenta. In tutte le stagioni, il rifugio ospita concerti del ciclo I suoni delle Dolomiti e altre manifestazioni culturali. Chi ama gli ambienti incontaminati non può certamente apprezzare la vicinanza della cabinovia che passa a poche decine di metri dal rifugio. Dei bellissimi e solitari sentieri, però, si dirigono dal rifugio Graffer verso le vette più settentrionali delle Dolomiti di Brenta, che possono essere traversate con due giorni di cammino sul Sentiero Costanzi, pernottando nel bivacco Bonvecchio. Dei sentieri facili e alcuni classici molto più frequentati conducono verso i rifugi Tuckett, Sella e Brentei.

Cosa fare dal rifugio

Escursioni si può scendere a Vallesinella, traversare ai rifugi Tuckett e Sella, o salire alla Bocchetta dei Tre Sassi.
Trekking un posto-tappa lungo una traversata del Brenta.
Ferrate si raggiungono la ferrata Vidi, il sentiero attrezzato Costanzi, il sentiero Benini e la Via delle Bocchette.
Alpinismo si può accedere a molte vie della catena settentrionale del Brenta, e alle vette tra il Passo del Grostè e i rifugi Tuckett e Sella.
Mountain bike le strade sterrate offrono magnifici itinerari. Il rifugio è toccato dalla Transalp.
Sci di pista il rifugio si affaccia sulle piste.
Scialpinismo si possono raggiungere la Bocchetta dei Camosci, Cima Roma e il Lago di Tovel.

Itinerario di accesso

Da Passo di Campo Carlo Magno al rifugio Graffer
(370 metri di dislivello in discesa, 0.45 ore, T)
Da Madonna di Campiglio si sale al Passo di Campo Carlo Magno, e si prosegue con la cabinovia fino al Passo del Grostè (2442 metri), dov’è il rifugio Stoppani. A piedi, per la strada sterrata che costeggia le piste da sci (segnavia 301) si scende comodamente fino al rifugio Graffer (2261 metri, 0.15 ore). Si riprende a scendere sulla strada sterrata (segnavia 331) che prosegue sulla pista da sci, scavalca un dosso, entra nella conca della Pozza delle Lame, e poi raggiunge il rifugio Boch e la stazione intermedia della cabinovia (2075 metri, 0.30 ore). Utilizzando l’impianto si torna a Campo Carlo Magno.

Info pratiche

Quota 2261 metri
Posti letto 72
Proprietà SAT Trento
Gestore guida alpina Roberto Manni 348.4105877
Apertura tutto l’anno
Telefono 0465.441358
Mail rifugio@graffer.com
Web www.graffer.com

Foto www.campobase.travel/

Ecco la guida ai 353 rifugi, malghe e bivacchi delle Dolomiti del Trentino Alto Adige

rifugi Dolomiti Trentino Alto Adige

La Ferrata della Memoria al Vajont

L’emozionante Ferrata della Memoria è descritta nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti di Federica Pellegrino e Marco Corriero. Si tratta di una via caratterizzata da un’esposizione estrema e costante. La roccia è solida e liscia, povera di appigli, ma ben dotata di prese artificiali.
Questa via ferrata rappresenta un modo per vivere da vicino i luoghi protagonisti della tragedia del Vajont.

Il 9 ottobre 1963 è una data tristemente impressa nella memoria collettiva. Quella notte due chilometri quadrati di montagna si staccarono dal Monte Toc e precipitarono nel lago artificiale del Vajont. La frana scagliò contro il cielo 50 milioni di metri cubi d’acqua e sollevò un’ondata gigantesca che scavalcò il bordo della diga e si avventò come un bolide schiumoso sui paesi addormentati, spazzandoli via. L’onda sprigionò una potenza pari a due bombe atomiche e in quattro minuti uccise quasi duemila persone. Si trattò di un disastro previsto, di una strage annunciata. La diga perfetta, il biglietto da visita del lavoro italiano all’estero, era stata costruita sotto un monte franoso. I vertici della Sade e lo Stato ne erano a conoscenza ma tacquero, perché le ragioni dell’azienda erano molto di più che la paura di uccidere.

Oggi quel capolavoro di ingegneria è ancora lì, intatto e inutile; delimita il Parco delle Dolomiti Friulane e testimonia che le ragioni della natura superano quelle della tecnologia. All’ombra della diga, in memoria della tragedia e delle sue vittime, è stata costruita una splendida via ferrata, inaugurata il 2 ottobre 2015, che risale la gola del Vajont fino al paese fantasma di Casso. Una targa ci ricorda che “su questo sentiero tra Val Cellina e Val del Piave passarono prima dell’onda secoli di vita”.

La guida

La descrizione dettagliata dell’itinerario la trovi nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

La nuova guida aggiornata ai rifugi più belli delle Dolomiti

Siamo lieti di annunciarvi che è disponibile la nuova guida I 100 rifugi più belli delle Dolomiti, giunta alla terza edizione! L’autore, Stefano Ardito, dedica a voi lettori questa presentazione.

Qualcuno, banalizzandoli un po’, li considera delle trattorie d’alta quota, dove gustare una polenta, uno strudel o una grappa davanti a un sensazionale panorama. Altri, più esperti di montagne, pareti e sentieri, sanno che i rifugi sono prima di tutto dei punti di appoggio per chi arrampica, per chi percorre un’alta via, per chi vuole restare per qualche giorno lontano dal fondovalle e dal traffico.

Secondo i sondaggi più recenti, in estate, sulle Dolomiti ma non solo, tre quarti degli escursionisti scelgono come mèta della propria camminata un rifugio. Che appartengano al CAI, alla SAT o a un privato, che sorgano tra prati e boschi o al centro di un severo paesaggio roccioso, che possano ospitare per la notte venti oppure cento persone, i rifugi attirano, rassicurano, accolgono. I gestori dei rifugi, che spesso sono anche guide alpine, sono le migliori fonti di informazioni sui sentieri, le vie di arrampicata e le ferrate.

Questa guida, che è giunta alla sua terza edizione in quattro anni (grazie a tutti!), nasce da molti anni di esperienza dell’autore sui sentieri e sulle vette dei Monti Pallidi. Si rivolge sia agli escursionisti esperti, sia a chi trascorre per la prima volta un periodo di vacanza in montagna, e ha voglia di fare due passi. Per chi vive in Veneto, in Trentino, in Alto Adige e in Friuli, i rifugi delle Dolomiti possono essere delle mète per una escursione da fare tranquillamente in giornata da casa. In queste pagine troverete i celeberrimi punti di appoggio del Brenta, delle Tre Cime, del Catinaccio e dei dintorni di Cortina, ma anche dei rifugi molto meno famosi, in massicci meravigliosi e segreti come le Vette Feltrine, i Cadini di Misurina e il Bosconero. Troverete rifugi a portata di mano da una funivia o dalla strada, e altri che richiedono a chi li vuol raggiungere delle faticose scarpinate.

Dovunque i panorami e i larici, le fioriture e i ghiaioni, i resti della Grande Guerra e le malghe vi ricorderanno di essere sulle Dolomiti, le montagne più belle del mondo. L’invito è di andare, di faticare, di imparare ad amare come meritano questi luoghi. E di riportare con voi splendide foto (anche qualche selfie, se volete) e soprattutto dei ricordi preziosi, da custodire con cura.

Buone Dolomiti e buone escursioni ai rifugi, per tutti.

Si ringrazia per la foto di copertina il Rifugio Locatelli-Innerkofler

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Esplorare le Cascate di Fanes con le vie ferrate

A pochi minuti di auto da Cortina d’Ampezzo, le vie ferrate Giovanni Barbara e Lucio Dalaiti sono immerse in uno scenario di rara bellezza. Le parole di Federica Pellegrino e le immagini di Marco Corriero, autori della guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti, ci illustrano questo imperdibile itinerario.

Questo itinerario unisce ad anello le brevi e semplici vie ferrate Giovanni Barbara e Lucio Dalaiti nella cornice delle Cascate di Fanes, le più alte e copiose delle Dolomiti. Rappresenta uno splendido battesimo per bambini e principianti perché consente di misurarsi con la roccia e contemporaneamente osservare una natura variegata all’interno di una nicchia ecologica in cui convivono specie comuni, rare e protette. Si cammina in un bosco di mughi, larici e abeti, chiazzato dal verde più chiaro della betulla verrucosa, le radici coperte da nuvole rosa di erica e cespugli di mirtillo nero. Come in un orto botanico, ogni specie che si incontra porta indicato il nome in italiano, latino e ladino.

Scendendo nella forra della cascata, si costeggiano pareti ricche di flora rupestre, come la pinguicola, pianta carnivora dai fiori viola, o la scarpetta di Venere, la più bella orchidea delle Alpi. Le nicchie rocciose sulle pareti più ombrose sono l’habitat naturale del gufo reale, rapace notturno maestoso ma estremamente vulnerabile, o del picchio muraiolo, un passero che si nutre di insetti e molluschi, caratterizzando una delle più singolari e specifiche catene alimentari delle pareti dolomitiche. Un minuscolo ecosistema in equilibrio perfetto che questa escursione, bella e istruttiva, consente di scoprire.

Caratteristiche

Breve e facile ferrata attrezzata con cavo d’acciaio sottile, a tratti poco teso. Roccia appigliata, resa scivolosa dall’acqua. Indispensabili, oltre ovviamente all’attrezzatura da ferrata (Set Completo da Ferrata, casco e imbragatura) la giacca impermeabile e il sacco copri-zaino.

Per saperne di più trovi la descrizione dettagliata dell’itinerario nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti