La Ferrata della Memoria al Vajont

ferrata Vajont

L’emozionante Ferrata della Memoria è descritta nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti di Federica Pellegrino e Marco Corriero. Si tratta di una via caratterizzata da un’esposizione estrema e costante. La roccia è solida e liscia, povera di appigli, ma ben dotata di prese artificiali.
Questa via ferrata rappresenta un modo per vivere da vicino i luoghi protagonisti della tragedia del Vajont.

Il 9 ottobre 1963 è una data tristemente impressa nella memoria collettiva. Quella notte due chilometri quadrati di montagna si staccarono dal Monte Toc e precipitarono nel lago artificiale del Vajont. La frana scagliò contro il cielo 50 milioni di metri cubi d’acqua e sollevò un’ondata gigantesca che scavalcò il bordo della diga e si avventò come un bolide schiumoso sui paesi addormentati, spazzandoli via. L’onda sprigionò una potenza pari a due bombe atomiche e in quattro minuti uccise quasi duemila persone. Si trattò di un disastro previsto, di una strage annunciata. La diga perfetta, il biglietto da visita del lavoro italiano all’estero, era stata costruita sotto un monte franoso. I vertici della Sade e lo Stato ne erano a conoscenza ma tacquero, perché le ragioni dell’azienda erano molto di più che la paura di uccidere.

Oggi quel capolavoro di ingegneria è ancora lì, intatto e inutile; delimita il Parco delle Dolomiti Friulane e testimonia che le ragioni della natura superano quelle della tecnologia. All’ombra della diga, in memoria della tragedia e delle sue vittime, è stata costruita una splendida via ferrata, inaugurata il 2 ottobre 2015, che risale la gola del Vajont fino al paese fantasma di Casso. Una targa ci ricorda che “su questo sentiero tra Val Cellina e Val del Piave passarono prima dell’onda secoli di vita”.

La guida

La descrizione dettagliata dell’itinerario la trovi nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

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