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Tag: Ciaspole

Ciaspolata nel Parco d’Abruzzo: il sentiero della Val di Rose

Oggi vi proponiamo una delle più emozionanti escursioni con le ciaspole nel Parco Nazionale d’Abruzzo: l’itinerario che da Civitella Alfedena conduce alla Val di Rose e a Forca Resuni. Stefano Ardito e Angelo Monti lo descrivono nella guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo.

La “valle dei camosci” merita una visita anche con la montagna innevata. Il sentiero della Val di Rose, che inizia da Civitella Alfedena, supera un panoramico gradino affacciato sul paese e sul Lago di Barrea, si addentra nella faggeta, e la risale fino alla conca sommitale della valle, tra i monti Sterpidalto e Boccanera, dove per buona parte dell’anno si osservano questi eleganti ungulati al pascolo.
Un pendio più ripido, che il sentiero estivo risale a tornanti, conduce al Passo Cavuto, da cui ci si affaccia verso il Monte Petroso e sulle profondità della Camosciara. Un comodo itinerario a saliscendi conduce al valico e al rifugio di Forca Resuni e ai piedi del Monte Petroso. Per chi cerca una gita tranquilla può fermarsi su un terrazzo con grandi massi (1809 m) in vista del Monte Sterpidalto e del Monte Boccanera. Questo punto, che si raggiunge senza problemi, può essere una buona meta.

D’inverno la Val di Rose viene percorsa più di rado, e anche per questo resta una meta affascinante. Molto fredda a dicembre e a gennaio, quando l’esposizione a nord est la lascia in ombra per buona parte della giornata, offre all’escursionista a piedi o con le ciaspole un itinerario senza problemi fino al margine del bosco. Quando la neve è poca e ghiacciata, invece, il pendio che sale al Passo Cavuto richiede l’uso dei ramponi. Il successivo tratto verso Forca Resuni, esposto al sole, è senz’altro più comodo. Con neve abbondante delle piccole slavine si staccano regolarmente dal Monte Boccanera. I pendii percorsi dall’itinerario, però, sono quasi sempre al riparo.

Tra la Val di Rose e la Camosciara vive un minor numero di esemplari di camoscio appenninico rispetto al passato, ma dalla primavera all’autunno non è difficile avvistarli dal sentiero. D’inverno gli animali si spostano di più, e a volte non sono presenti all’appuntamento. La bellezza dei luoghi resta straordinaria.

Scheda tecnica itinerario

Mete Passo Cavuto 1980 m, Forca Resuni 1952 m
Caratteristiche un itinerario classico in estate e poco frequentato d’inverno, ripido nella parte alta. Si richiede attrezzatura normale fino all’alta Val di Rose, piccozza e ramponi per la salita a Passo Cavuto
Difficoltà E, EE la salita a Passo Cavuto
Quote Civitella Alfedena 1107 m, Passo Cavuto 1980 m, Forca Resuni 1952 m
Dislivello 950 m
Sviluppo da 10 a 12 km a/r
Tempo salita 3.15 ore, discesa 2.15 ore
Punti di appoggio hotel, ristoranti e bar a Civitella Alfedena e nei paesi vicini
Cartografia TrekMap Iter Edizioni 1:25.000 Parco d’Abruzzo
Segnaletica bianco-rossa I1

Per la descrizione dettagliata dell’itinerario e la mappa del percorso consulta la guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo

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Con le ciaspole dalla Majelletta al Blockhaus

Dalla guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo di Stefano Ardito e Angelo Monti ecco il panoramico e divertente itinerario invernale che conduce al Blockhaus. Buona escursione!

I ripidi fianchi della Majella, la “montagna madre” d’Abruzzo, non offrono molti itinerari adatti agli escursionisti con le ciaspole. Mentre i ripidi valloni del versante occidentale, rivolto verso Caramanico, la conca di Sulmona e il Morrone presentano splendidi e impegnativi itinerari agli scialpinisti, i giganteschi canyon che scendono verso le colline di Chieti e l’Adriatico sono troppo boscosi e rocciosi per consentire delle belle passeggiate invernali.
Un itinerario di grande fascino, invece, si svolge sul crinale più settentrionale del massiccio. Nei boschi di Passo Lanciano e sugli ampi pendii della Majelletta vengono tracciate le piste di due piccole stazioni invernali. Oltre questa cima, ai piedi della quale sono delle grandi antenne e l’accogliente rifugio Pomilio, recentemente rinnovato dal CAI di Chieti, un largo crinale conduce in direzione del Blockhaus. Sulla sua vetta, circondati da fittissimi mughi, si trovano i resti di un fortino costruito nel 1866 per combattere il brigantaggio. Oltre il Blockhaus, una cresta più aspra e rocciosa separa i valloni di Selvaromana e dell’Orfento, e si dirige verso il Focalone, l’Acquaviva e le altre vette più elevate del massiccio. L’itinerario che consigliamo, che merita di essere percorso anche in estate, offre vasti e inconsueti panorami sia in direzione del Gran Sasso, che appare al di là della Valle del Pescara, sia verso la distesa dell’Adriatico. Si inizia lungo la strada estiva, a sinistra delle piste da sci, oltre la Majelletta si segue un crinale pianeggiante. La salita alla cima del Blockhaus è ripida ma breve. Non ci sono difficoltà, ma su questo crinale esposto in pieno alla tramontana la neve si trasforma spesso in ghiaccio. Guide alpine e strutture ricettive della zona propongono spesso delle camminate accompagnate.

Foto di Alessandro Peca.

La descrizione dettagliata dell’itinerario, la mappa del percorso e la scheda tecnica la trovi nella guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo

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L’itinerario da Ovindoli alla Serra di Celano ciaspole ai piedi

La classica e panoramicissima escursione alla Serra di Celano descritta da Stefano Ardito e Angelo Monti nella guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo.

La panoramica Serra di Celano, affacciata sul Fucino e sulle omonime Gole, è tra le vette più frequentate dell’Abruzzo e dell’intero Appennino centrale, e chiude il paesaggio dell’Altopiano delle Rocche per chi viaggia verso sud da Rocca di Mezzo e Rovere.
Oltre che dal paese di Ovindoli, dal quale inizia l’itinerario più comodo e frequentato, la montagna viene spesso raggiunta da Celano, per il faticoso sentiero, molto amato dagli escursionisti locali, che parte accanto alla chiesetta degli Alpini, tocca la piana erbosa di San Vittorino e poi s’inerpica per dei ripidissimi pendii di erba e rocce.
D’inverno l’itinerario che sale alla cima della Serra da Ovindoli inizia con un lungo tratto su una strada innevata, tocca il copioso Fontanile dei Curti prosegue con una salita a mezza costa su terreno a tratti abbastanza ripido (con neve dura qui possono essere necessari i ramponi) e si conclude con un centinaio di metri a carattere alpinistico su una cresta aerea e che è spesso ghiacciata.
Il vastissimo panorama dalla cima include le vette del massiccio del Velino, l’ondulato versante meridionale del Sirente e la distesa del Fucino chiusa dai monti Carseolani e Simbruini, e poi da quelli del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise.
È davvero impressionante il colpo d’occhio dall’alto sulle Gole di Celano, uno dei più grandi canyon dell’Appennino, sopra al quale si avvista spesso l’aquila reale in volo.
Nella traversata della conca, e dalla cresta sommitale della Serra, si vedono bene gli speroni calcarei e i canali della parete Nord della montagna, percorsa da numerosi itinerari alpinistici estivi e soprattutto invernali. Le prime di queste vie sono state aperte nei primi anni del Novecento. Altri itinerari impegnativi sono invece stati esplorati negli anni scorsi da cordate provenienti dall’Abruzzo e dal Lazio.

La scheda tecnica e la descrizione dettagliata dell’itinerario la trovate nella guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo

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Un itinerario da non perdere con le ciaspole sul Pizzo Deta per fantastiche emozioni!

Nella guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo non poteva mancare l’itinerario che da Rendinara sale verso la cima di Pizzo Deta passando per il Vallone del Rio. Questa straordinaria e impegnativa escursione invernale sugli Ernici ci viene descritta così dagli autori Stefano Ardito e Angelo Monti.

Gli Ernici erano un popolo italico, montanaro per eccellenza: il loro nome deriva dall’antica voce “Herna”, cioè rupe, che ben si adattava alla natura selvaggia del territorio in cui vivevano, ricco di boschi e rocce. Ancora oggi i monti di questa porzione di Appennino hanno conservato il nome dell’antico popolo, e il Pizzo Deta con il suo profilo aguzzo e roccioso ne è l’emblema. D’inverno, quando neve e ghiaccio la ricoprono abbondantemente, questa montagna diviene maestosa, quasi alpina. È uno spettacolo osservare dal borgo di Roccavivi il suo dirupato versante Est, che precipita per oltre mille metri sulla Val Roveto, scavata nei millenni dal Liri. L’impressione è di un mondo glaciale difficilmente accessibile, nel quale solo pochi alpinisti osano avventurarsi. Un profondo e selvaggio canalone rasenta a destra quelle pareti. È il Vallone di Peschiomacello che, nonostante il grande dislivello, offre un percorso abbordabile anche ad escursionisti esperti, soprattutto in estate.

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Dall’altra parte di questo grandioso versante ci si addentra verso il più accessibile Vallone del Rio. Radi boschi e silenziose radure conducono gradualmente da Rendinara al bellissimo circo glaciale ai piedi del Monte Pratillo, oltre il quale svetta il Pizzo Deta con la sua severa parete Nord. La neve qui in inverno è spesso profonda e le ciaspole divengono d’obbligo. I pendii sopra la valle raramente sono pericolosi, ma è bene prestare attenzione dopo abbondanti nevicate. La salita invernale del Vallone del Rio è sicuramente da consigliare per i magnifici e severi scorci godibili in tutta sicurezza, ma soprattutto per la profonda sensazione di wilderness che il luogo emana.

La descrizione dettagliata dell’itinerario, la mappa del percorso e la scheda tecnica la trovi nella guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo

Con le ciaspole sul Parco d’Abruzzo per emozionanti avventure sulla neve

Oggi vi proponiamo una gita elementare ma lunga, priva di pericoli oggettivi, tra le faggete più belle del Parco Nazionale d’Abruzzo descritta nella guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo. Si tratta dell’itinerario che da Pescasseroli conduce al rifugio di Prato Rosso e a Terraegna. Ecco come gli autori Stefano Ardito e Angelo Monti ci introducono questa bellissima escursione invernale con le ciaspole.

La profonda Val Canala, circondata da meravigliose faggete, separa il massiccio del Monte Marsicano dalla dorsale del Monte Palombo, e offre in tutte le stagioni agli escursionisti uno degli itinerari più belli delle montagne del Parco. Un’ampia strada sterrata, che si può percorrere a piedi, in mountain-bike, con le ciaspole o sugli sci da fondo, conduce da Pescasseroli alla Fonte Canala, e prosegue tra faggi verso la radura sulla quale si affaccia il rifugio di Prato Rosso, che può essere utilizzato contattando in precedenza la Wildlife Adventures di Pescasseroli.

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Al bivio di fronte alla costruzione si lasciano a destra i ripidi itinerari verso la Serra del Campitello e Scanno, e si continua in ambiente altrettanto rilassante verso il vastissimo pianoro di Terraegna, dove pascolavano in passato dalla primavera all’autunno migliaia di capi di bestiame. Oggi l’allevamento si è ridotto ai minimi termini, e lo stesso vale per il taglio del bosco che ha costituito per secoli un’altra attività di grande rilevanza economica per i montanari delle valli del Sangro e del Giovenco.
Nei primi anni Ottanta, la mobilitazione di ambientalisti, escursionisti e alpinisti (anche il CAI ha svolto un ruolo importante, insieme al WWF, a Italia Nostra e ai responsabili del Parco Nazionale d’Abruzzo) ha bloccato il progetto di costruire un carosello di skilift nei valloni del Monte Marsicano. Oggi in queste valli integre vivono il cervo e il capriolo, ed è relativamente facile imbattersi nelle tracce dell’orso. La segnaletica è stata migliorata dai recenti interventi del Parco. I segnavia dipinti sui faggi possono essere visti e seguiti anche con innevamento abbondante. Se si dispone di due auto è possibile trasformare l’itinerario in una bella traversata verso il pianoro del Templo (sulla strada della Valle del Giovenco) o in direzione di San Sebastiano.

La descrizione dettagliata dell’itinerario, la mappa del percorso e la scheda tecnica la trovi nella guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo

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Da Campo Felice al rifugio Sebastiani con le ciaspole: un itinerario da non perdere

Nel capitolo dedicato al massiccio del Velino nella guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo non poteva mancare l’itinerario che da Campo Felice sale al rifugio Sebastiani. Chi è esperto e attrezzato con piccozza e ramponi, può scegliere di proseguire fino al Costone. Gli autori Stefano Ardito e Angelo Monti ci descrivono così questa magnifica escursione invernale.

Due tra gli itinerari più classici dell’Appennino abruzzese conducono al rifugio Vincenzo Sebastiani, spartano e accogliente punto d’appoggio inaugurato nel 1922 dalla Sezione di Roma del CAI nel cuore del massiccio del Velino, ai piedi delle cime del Costone e all’inizio di un magnifico sentiero che conduce alla vetta più alta del massiccio. In estate l’itinerario più bello inizia dal Piano di Pezza, e si svolge in buona parte per ombrose faggete.
D’inverno, quando la strada di Pezza è chiusa, l’unico itinerario possibile è quello che inizia da Campo Felice, accanto alle piste da fondo, e poi risale la severa conca carsica del Puzzillo. La comodità di accesso, la pendenza contenuta e la mancanza di pericoli oggettivi fanno sì che questo percorso sia molto frequentato con la neve. Oltre che con le ciaspole o a piedi, viene spesso percorso da scialpinisti, e da chi pratica il fondo-escursionismo. In tutte le stagioni, molti escursionisti proseguono dal rifugio verso la cima orientale del Costone, balcone verso l’alta Valle di Teve e il Velino. D’inverno questa breve salita, che si svolge su terreno ripido, richiede spesso l’uso dei ramponi. Negli ultimi anni, grazie alla professionalità e all’entusiasmo di Eleonora Saggioro e dei suoi colleghi nella gestione, il Sebastiani accoglie in estate concerti e incontri culturali. Il rifugio, oltre che dalla tarda primavera a fine estate, viene aperto anche in molti weekend invernali. Con la montagna innevata e la chiusura della strada sterrata l’itinerario estivo si allunga, i segnavia sulle pietre scompaiono, e in caso di maltempo la conca del Puzzillo può porre seri problemi di orientamento. Per questo motivo, nei weekend di apertura invernale, si può salire da Campo Felice al rifugio, a piedi o con le ciaspole, insieme ad accompagnatori di media montagna professionisti.

N.B. rifugio Vincenzo Sebastiani (2102 m), gestito da Eleonora Saggioro e dalla cooperativa Equorifugio (339.1079741, 368.279463, www.rifugiovincenzosebastiani.it), non è sempre aperto in inverno: vi consigliamo di telefonare prima di mettervi in cammino.

La descrizione dettagliata dell’itinerario, la mappa del percorso e la scheda tecnica la trovi nella guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo

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CiaspolAmatrice 5 febbraio 2017: facciamo sentire la nostra presenza!

Domenica 5 febbraio 2017 torna la settima edizione di CiaspolAmatrice, la classica escursione invernale sui Monti della Laga. Il borgo laziale, tragicamente distrutto dal sisma dello scorso 24 agosto, sarà anche quest’anno al centro della manifestazione nata per gli appassionati di ciaspole.

L’evento è a cura del Cai de L’Aquila per sostenere la rinascita del borgo di Amatrice. L’escursione è aperta a tutti i soci CAI in regola con l’iscrizione dell’anno in corso: i soci minorenni per partecipare dovranno comunque essere accompagnati da un adulto. I non soci CAI possono partecipare previa adesione da dare entro e non oltre le ore 19 del venerdì precedente l’escursione e versamento euro 9 per la copertura assicurativa fornendo nome e cognome, data di nascita e recapito telefonico.

Il programma di questa edizione prevede le escursioni dei due anelli di Cardito.

ANELLO BASSO: Attraversando la Costa da Sole si raggiunge il Rifugio delle Serre (q. 1344), si prosegue lungo la direttrice che sale fino alla Cime delle Serre (q. 1379). Si sale e ridiscende attraverso la pineta omonima in direzione ovest per tornare al punto di partenza.
Difficoltà EAI (percorso escursionistico in ambiente innevato)
Quota inizio anello 1281 m
Quota massima 1430 m
Tempo 3 ore a/r
Dislivello salita/discesa 300 m
Sviluppo 4,9 km a/r
Rientro previsto ore 14

ANELLO ALTO: Attraversando la Costa da Sole si raggiunge il Rifugio delle Serre (q. 1344). Si prosegue in direzione sud salendo sulla dorsale nord del Monte Cardito fino a raggiungere la vetta (q. 1592). Si ridiscende lungo i margini del Fosso di Cardito in direzione del Monte Cuculé fino a raggiungere la strada statale a circa 800 metri dal punto di partenza.
Difficoltà EAI (percorso escursionistico in ambiente innevato)
Quota inizio anello 1281m
Quota massima 1611 m
Tempo 5.30 ore a/r
Dislivello salita/discesa 660 m
Sviluppo 9,8 km a/r
Rientro previsto ore 15,30

L’appuntamento è fissato per le ore 9 di domenica 5 febbraio presso il parcheggio della Casa cantoniera di Cardito – S.S. 575 (Amatrice‐Campotosto).

EQUIPAGGIAMENTO: Abbigliamento invernale, giacca a vento, guanti, cappello, pile, scarponi a tomaia alta, ghette, borraccia con acqua, ciaspole, bastoncini, pranzo al sacco. Gli accompagnatori si riservano di escludere escursionisti non adeguatamente attrezzati.
L’itinerario a causa di condizioni meteo/ambientali può subire variazioni o cancellazioni su decisione degli ACCOMPAGNATORI. Vi preghiamo di informarvi previo contatto telefonico esclusivamente con gli ACCOMPAGNATORI.

ACCOMPAGNATORI L’Aquila: ANE Felice Flati 339 5998622 / ANE Latino Bafile 347 6237644 / ANE Leucio Rossi 339 5233799
COORDINATORI Amatrice: ASE Paolo Demofonte 329 5952211 / ASE Franco Tanzi 348 1589474

Vi segnaliamo un’altra iniziativa curata dal Cai de L’Aquila a sostegno delle zone colpite dal sisma sarà quella del 12 febbraio 2017. La tredicesima edizione di Racchette in Gran Sasso quest’anno si terrà nel magnifico Altopiano di Campo Felice, nello scenario del Parco Sirente-Velino.

Per ulteriori informazioni consultare i siti www.cailaquila.it oppure www.caiamatrice.it

Francesco Aniballi, Addetto Stampa del CAI Amatrice, così scrive in un articolo del 28 settembre apparso su «Lo Scarpone»:
“Agire in comune verso un unico obbiettivo: aiutare le popolazioni e le zone colpite dal sisma. È questa, in breve, la mission delle attività che il gruppo CAI Salaria 4 regioni senza confini sta programmando in questi giorni. Da subito vicino alle popolazioni ed alle sezioni CAI ferite dal terremoto il gruppo, nato a ridosso delle celebrazioni per i 150 anni della costituzione del CAI al fine di allestire nel Centro Italia una rete sentieristica da San Benedetto del Tronto a Roma e da Spoleto a L’Aquila, si è subito riunito indirizzando i propri sforzi verso attività intersezionali collettive e condivise.”

Il gruppo CAI Salaria 4 regioni senza confini di cui fanno parte le Sezioni CAI di Amatrice, Antrodoco, Ascoli Piceno, L’Aquila, Leonessa, Rieti, Roma, San Benedetto del Tronto, Spoleto, Monterotondo.
Queste sezioni si stanno mobilitando con tutte le proprie forze per sostenere le popolazioni delle terre colpite dal sisma. Tra le iniziative, segnaliamo la realizzazione di una casa della montagna. Sarà la nuova sede della Sezione di Amatrice, ma rappresenterà anche un importantissimo centro di aggregazione nel nuovo piano di urbanizzazione di Amatrice, presidio e rilancio delle terre alte dell’Appennino Centrale, un unicum dal punto di vista antisismico, dell’ecosostenibilità energetica e della polifunzionalità.
Al suo interno ci sarà una palestra di arrampicata, un posto tappa con i servizi, una sala conferenze/cinema, una biblioteca ed un’innovativa sala espositiva che insegue la linea del tempo (montagna, pastorizia, turismo, sisma e ricostruzione).

Ricordiamo che il CAI ha aperto una raccolta fondi a sostegno delle popolazioni terremotate.
Conto corrente “IL CAI PER IL SISMA DELL’ITALIA CENTRALE (LAZIO, MARCHE E UMBRIA)”
Banca Popolare di Sondrio – Agenzia Milano 21
IBAN IT06 D056 9601 6200 0001 0373 X15

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Ciaspolare in Abruzzo: come orientarsi, la segnaletica e i rifugi

Ecco cosa sapere per programmare una escursione con le ciaspole in Abruzzo. Nella guida di Stefano Ardito e Angelo Monti Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo troverete oltre alle descrizioni dettagliate di 50 fantastici itinerari, anche altre informazioni per ciaspolare in tutta sicurezza.

Come orientarsi?

Le piccole mappe presenti nella guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo servono a dare informazioni generali sull’itinerario. Per orientarsi davvero sul terreno occorre avere con sé una una carta IGM o una mappa escursionistica aggiornata in scala 1:25.000. Nell’introduzione a ogni itinerario indichiamo le carte disponibili sul mercato. Per utilizzare al meglio le mappe è sempre bene avere una bussola e un altimetro, ed eventualmente il GPS.

leggere-mappa-escursionistica

La segnaletica

Negli ultimi anni, in Abruzzo, la segnaletica lungo i sentieri è stata migliorata, e oggi quasi tutti gli itinerari descritti nella guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo sono indicati da segnavia e cartelli. Gli interventi più importanti sono stati realizzati nel Parco d’Abruzzo, sulla Majella e in alcuni settori del Velino-Sirente. Sulle vette più alte del Gran Sasso i segnavia sono presenti da sempre. Altrove la segnaletica è più aleatoria. I vecchi segnavia giallo-rossi dell’Abruzzo e delle regioni vicine, e quelli rossi del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise, sono stati sostituiti da segnavia bianco-rossi. Con la neve, ovviamente, restano ben visibili solo i segnavia dipinti sui tronchi degli alberi, mentre alle quote più alte gran parte della segnaletica sparisce. Qua e là restano visibili gli ometti di pietra, qualche segnavia su massi e spuntoni e (dove presenti) i paletti. L’attenzione e la capacità di orientarsi restano fondamentali per ogni escursionista.

I rifugi

Sulle Alpi, anche d’inverno, gli escursionisti possono utilizzare un grande numero di comodi punti di appoggio. In Abruzzo, invece, i veri rifugi gestiti sono pochissimi, e alcuni non vengono proprio aperti d’inverno. Lungo gli itinerari descritti in questa guida, sono gestiti anche in alcuni weekend invernali il rifugio del Monte al Gran Sasso, il Sebastiani del Velino e il Pomilio alla Majelletta. Per il rifugio Fioretti occorre contattare il gestore.
Nel Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise vengono aperti e gestiti anche d’inverno l’ecorifugio Cicerana, il rifugio di Prato Rosso e il rifugio di Terraegna. Escursionisti con materassino, fornello e un sacco a pelo adeguato possono utilizzare anche d’inverno il rifugio di Coppo dell’Orso (chiavi al CAI di Collelongo), il rifugio Le Pagliare al Voltigno (chiavi al CAI di Penne), il rifugio del Campo e i rifugi Montagna d’Ugni e Martellese nel versante orientale della Majella.
Sul Sirente il minuscolo rifugio della Vecchia è sempre aperto, mentre per quello di Mandra Murata occorre rivolgersi al Parco. Decisamente spartano è il rifugio Barrasso (chiavi al CAI Pescara). Tutti gli altri “rifugi” citati sono dei ristoranti-albergo accanto alle strade (è il caso di Passo Godi, di Prato Selva, della base degli impianti di Monte Piselli e del bellissimo rifugio di Selva Bella, sulla strada da Villetta Barrea a Passo Godi) o dei ricoveri in cattive condizioni, spesso utilizzati in estate dai pastori.

Nota bene: per tutte le strutture gestite, consigliamo di chiedere informazioni sull’apertura prima di mettersi in cammino.

Prima di ogni gita, consulta la guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo

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