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Tag: Ciaspole

Parco d’Abruzzo con ciaspole

Vivi lo straordinario mondo del Parco d’Abruzzo con le ciaspole

Stefano Ardito e Angelo Monti nella nuovissima guida in arrivo il 21 novembre Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo ci descrivono dei magnifici itinerari nel Parco d’Abruzzo da svolgere con ciaspole, piccozza e ramponi per la gioia di tutti gli escursionisti.

Secondo i manuali di zoologia, l’orso d’inverno va in letargo. Chi percorre d’inverno le valli e gli altopiani del Parco d’Abruzzo, invece, sa bene che il plantigrado si risveglia ogni tanto dal sonno, e cammina lasciando sulla neve delle impronte in grado di suscitare una grande emozione in chi le scopre. Altrettanto facile è incontrare le impronte del lupo, del camoscio o del cervo che con la montagna innevata vive a poca distanza dai paesi.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è il cuore della natura protetta dell’Appennino, ed è visitato dalla primavera all’inizio dell’autunno da centinaia di migliaia di persone. D’inverno, mentre gli sciatori di pista si dedicano alle discese di Pescasseroli e Scanno, le vette e le alte valli ridiventano silenziose. Se le strade sterrate che attraversano boschi e altopiani diventano un terreno di gioco ideale per passeggiate o escursioni con le racchette da neve o gli sci da fondo, i canaloni, le creste, le vette offrono un magnifico terreno di avventura a chi preferisce la piccozza e i ramponi.

Se le carrarecce che traversano boschi e altopiani sono diventate classiche fin dai primi anni Ottanta tra gli appassionati dello sci di fondo escursionistico, gli stessi itinerari (più altri, in zone dove il bosco è più fitto) vengono oggi frequentati soprattutto con le ciaspole. Si può scegliere tra percorsi di lunghezza, impegno e caratteristiche diverse. Le impronte dell’orso e del lupo attendono.

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Un po’ di geografia

I Monti Marsicani si affacciano verso il Fucino, le valli del Sangro e del Sagittario e l’Altopiano delle Cinque Miglia in Abruzzo, sulla Valle di Comino nel Lazio e verso la Valle del Volturno in Molise, e si articolano in tre catene. La più occidentale, che è anche la più lunga, inizia a nord con il Monte Cornacchia (2003 m) e il Monte Serrone (1974 m), affacciati sulla valle del Liri. Nei pressi del rifugio di Jorio si salda a questa la dorsale del Monte Marcolano (1940 m), del Monte di Valle Caprara (1998 m) e del Monte Schiena Cavallo (1981 m). Seguono, sul confine tra Lazio e Abruzzo, il Picco la Rocca (1869 m), il Monte La Rocca (1924 m), il Monte Tranquillo (1841 m) e la Serra Traversa (1868 m).

Oltre Forca d’Acero, traversata dalla strada che unisce Sora e la Ciociaria con la Valle del Sangro, si alzano il Monte San Nicola (1900 m), la Serra Matarazzo (2007 m) e la Serra delle Gravare (1960 m), dalla quale si stacca il contrafforte della Rocca Altiera (2018 m) e del Monte Bellaveduta (2061 m), che separa la Valle Fischia dalla Val Canneto.
Oltre il Passaggio dell’Orso, traversato da un’antica mulattiera, lo spartiacque si rialza nel Balzo della Chiesa (2073 m) e nel Monte Capraro (2100 m). Più a nord è il Monte Amaro di Opi (1862 m). Oltre il valico e il rifugio di Forca Resuni sono il Monte Petroso (2249 m), il Monte Tartaro (2191 m) e la Mèta (2242 m). Tra la Valle Jannanghera e la Valle dell’Inferno si alza il Monte Jamiccio (1974 m). Presso la Mèta si incontrano Lazio, Abruzzo e Molise.

Dal Passo dei Monaci, la catena delle Mainarde segna il confine tra il Lazio e il Molise, e culmina nella Metuccia (2114 m), nel Monte a Mare (2124 m) e nelle Coste dell’Altare (2075 m). Oltre il Passo della Tagliola (1672 m) si alzano il Monte Mare (2020) e il Monte Marrone (1805 m). Un contrafforte forma il Monte Cavallo (2039 m) e il Monte Forcellone (2030 m).
La catena centrale, la più breve, segna lo spartiacque tra le valli del Sagittario, del Tasso e del Profluo verso est e quelle del Giovenco e del Sangro verso ovest. La catena culmina nel Monte Argatone (2151 m), nella Terratta (2208 m) e nel Monte Marsicano (2253 m), che è la cima più alta del Parco. Fanno corona al Marsicano il Monte Palombo (2013 m) e il Monte della Corte (2186 m).

Escursioni sulla neve in sicurezza con l’ARVA

Prima di un’escursione sulla neve, valutare con attenzione i bollettini neve e valanghe, attingere ai consigli di esperti del posto (guide, gestori di rifugio, uomini del soccorso alpino, scialpinisti locali, addetti degli impianti di risalita). Ecco le cose da sapere per un approccio sicuro con la neve.

Le indicazioni riguardo al pericolo di valanghe sono puramente ipotetiche, poiché non esiste un pendio di per sé valangoso, piuttosto delle condizioni che lo possono rendere sicuro o al contrario molto pericoloso.

La variabilità delle condizioni di stabilità del manto nevoso rende pertanto impossibile un’indicazione a priori del rischio valanghe. Solo con un’attenta analisi dei bollettini delle valanghe, della situazione locale, dell’innevamento e della morfologia dei luoghi è possibile stimare quanto un dato itinerario sia o meno esposto a un rischio di valanghe.
Tutti gli itinerari, nessuno escluso, sono da considerarsi quindi esposti potenzialmente alla minaccia delle valanghe.

Da qualche decennio, un prezioso strumento permette di ritrovare rapidamente una persona travolta da una valanga. Per motivi difficili da capire, però, i soli a utilizzare regolarmente l’ARVA (Appareil de Recherche de Victimes en Avalanche in francese) o ARTVA (Apparecchio di Ricerca di Travolti in Valanga in italiano) sono gli scialpinisti, mentre gli alpinisti o gli escursionisti sugli sci da fondo o le ciaspole spesso ne ignorano l’esistenza.
L’ARVA (o ARTVA) è una ricetrasmittente di segnale (non vocale), che funziona sui 457 kHz. All’inizio della gita viene indossato dagli escursionisti in modalità di trasmissione, e viene sempre tenuto acceso. Dopo una valanga, se qualcuno è stato travolto, i compagni possono utilizzare lo stesso apparecchio, in modalità ricezione, per localizzare il trasmettitore e quindi la persona travolta. Le statistiche del Soccorso Alpino dimostrano che fare a meno dell’ARVA è un errore potenzialmente fatale, e che la grande maggioranza dei travolti da valanga che vengono recuperati vivi (la possibilità di sopravvivere diminuisce rapidamente dopo 15 minuti) viene estratta dai compagni di gita grazie all’ARVA.

È fondamentale esercitarsi in precedenza a effettuare un recupero, e controllare che l’apparecchio sia in perfetta efficienza. Oltre al trasmettitore è importante avere una sonda da valanga e una pala smontabile, per trovare rapidamente la vittima e riportarla alla luce al più presto. Nel Campo ARVA di Ovindoli in occasione dell’Ovindoli Mountan Festival, sabato 21 e domenica 22 gennaio dalle 13 alle-16, a poca distanza dalle piste, scialpinisti ed escursionisti possono esercitarsi, eventualmente con un istruttore, nella ricerca di travolti in valanga.

Per muoverti sulla neve in sicurezza, leggi attentamente le parti introduttive delle guide dedicate agli itinerari invernali.

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Neve, fascino e pericolo. Impara a valutare i rischi prima di un’uscita in montagna

Andare in montagna è un’attività che richiede attenzione, preparazione e la capacità di saper calcolare i fattori di rischio. Stefano Ardito ci invita ad avvicinarci alla montagna invernale con prudenza e consapevolezza, per uscite in tutta sicurezza. Ecco i suoi consigli nella nuova guida Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo

Meravigliosa, suggestiva, poetica. E a volte potenzialmente assassina. La neve, mentre cade o quando è già posata sul terreno, rende affascinante la montagna invernale. Poi si trasforma, e permette agli appassionati di sciare o ciaspolare in neve fresca, di salire con i ramponi su un pendio ben trasformato, di arrampicare su una cascata di ghiaccio. Le tracce disegnate sulla neve raccontano giorno dopo giorno la vita della montagna e del bosco.
Ma la neve, compagna di gioco e un’amica, può diventare una minaccia. Se la forza di gravità del pendio innevato supera la forza di coesione del manto nevoso, quando uno strato di neve si stacca da quello sottostante, quando il vento o il passaggio di un animale o di un uomo modificano il suo equilibrio, si può staccare una valanga (o slavina) anche di grandi dimensioni.

Valanga sulla Rava del Ferro (Majella)

Tra le cause dei movimenti di masse nevose, i più frequenti sono il depositarsi di neve fresca e polverosa su uno strato di neve preesistente dura o ghiacciata, la trasformazione dello strato superficiale riscaldata dal sole o la presenza di una crosta di neve indurita che poggia su uno strato di neve polverosa. In tutte le situazioni di equilibrio precario, il passaggio di alpinisti, escursionisti o sciatori può scatenare il fenomeno.
Gli studiosi classificano le valanghe in base alla morfologia dei pendii (di versante o di colatoio), a seconda del tipo di movimento (aeree, nubiformi, radenti, terrestri), a seconda della superficie di scivolamento (o di fondo), in base al tipo di distacco (a fronte, a lastroni o a lastre, puntiformi) o in base al tipo di percorso (di versante oppure incanalate). Tra i fattori di rischio addizionale sono l’aumento improvviso della temperatura, l’elevata umidità dell’aria o la pioggia che diminuisce la coesione, il vento che aumenta il carico gravitazionale in alcune zone.
Ne Il rischio di valanghe – nuova guida pratica, il volume di Werner Munter edito dal Club Alpino Svizzero e dal CAI, vengono elencati 13 “errori fatali provocati da comuni pregiudizi”: tra questi spiccano affermazioni come “non c’è pericolo di valanghe quando fa freddo”, “il bosco protegge dalle valanghe”, “un piccolo pendio non è pericoloso”, “dopo due o tre giorni il manto nevoso è stabile” e “se è bel tempo le valanghe non cadono”.

Il monitoraggio sulle valanghe, in Italia, è affidato a due servizi distinti. Il Meteomont, nato per iniziativa del Comando Truppe Alpine, viene gestito con la collaborazione del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, del Corpo Forestale dello Stato e copre l’intero territorio nazionale. L’AINEVA, Associazione Interregionale Neve e Valanghe, è stata creata nel 1982 dall’associazione dei Servizi Regionali o Provinciali dell’arco alpino, e vede la partecipazione anche della Regione Marche. Le due strutture osservano e analizzano le condizioni meteorologiche e della neve, e diramano dei bollettini sul grado di pericolo.

La scala europea si articola in cinque gradi:

  1. pericolo debole (verde), con manto nevoso ben consolidato e stabile
  2. pericolo moderato (giallo), con manto nevoso poco consolidato solo su alcuni pendii ripidi
  3. pericolo marcato (arancione), con consolidamento da moderato a debole su molti pendii ripidi, e rischio di valanghe spontanee anche grandi
  4. pericolo forte (rosso), con manto nevoso debolmente consolidato sulla maggior parte dei pendii ripidi e forte rischio di valanghe spontanee
  5. pericolo molto forte (rosso e nero) con manto nevoso per lo più in-stabile, e possibilità di grandi valanghe anche su terreno non ripido

Quando la scala è dal rosso in su, le escursioni sulla montagna innevata devono essere ridotte al minimo. Con i gradi intermedi occorre fare molta attenzione.