Trekking e escursioni sui sentieri della Grande Guerra del Pelmo e Bosconero

escursioni pelmo

Nella guida I 100 rifugi più belli delle Dolomiti Stefano Ardito descrive i punti di appoggio più rilevanti per accoglienza, per la storia o per la vicinanza a vette o luoghi famosi. Il capitolo dedicato al Pelmo e alla catena del Bosconero si apre così.

Tra la Valle del Bòite, la Val di Zoldo e la Val Fiorentina, una magnifica montagna rocciosa domina le fitte foreste che scendono verso Borca e San Vito di Cadore. Con i suoi 3168 metri di quota e la sua sagoma sghemba, il Pelmo s’impone allo sguardo di chi osserva da molte parti delle Dolomiti. La gente di queste valli, da molto tempo, lo conosce con il soprannome di Caregòn (“poltrona”) del Doge se non addirittura di Caregòn del Padreterno.
Sulle pareti di questa montagna, nel 1857, grazie al britannico John Ball, è nato l’alpinismo dolomitico. La sua imponenza, insieme alla posizione a cavallo tra la valle del Bòite e la Valle di Zoldo, fanno del Pelmo una montagna popolare tra gli escursionisti e gli alpinisti, e un punto di riferimento fondamentale lungo l’Alta Via numero Uno, che raggiunge il Pelmo dopo aver traversato il Nuvolau e la Croda da Lago, e prosegue a sud in direzione del Passo Staulanza e della Civetta.

A sud-est del Pelmo, oltre il solitario e panoramico Monte Rite dove una imponente fortezza italiana della Grande Guerra è stata trasformata in uno dei musei alpini creati da Reinhold Messner, si allunga la catena del Bosconero, una delle meno note dei Monti Pallidi.
La Rocchetta Alta, il Sasso di Tornella e il Sasso di Bosconero si manifestano con magnifiche pareti su Forno di Zoldo e il Lago di Pontesèi, formando un quadro perfetto, che non sfigura nel confronto con i massicci dolomitici più conosciuti. Note da decenni agli alpinisti, ancora poco frequentate da chi va per sentieri, queste montagne offrono atmosfere selvagge, e si affacciano verso la valle del Piave con fittissime e solitarie foreste.

La rete dei rifugi include due classiche e accoglienti strutture del CAI ai piedi del Pelmo, un confortevole rifugio realizzato accanto al museo nella fortezza di Monte Rite, e un sistema di casere restaurate dalle sezioni locali del Club Alpino ai piedi delle guglie e tra le foreste del Bosconero.