Strumenti di accessibilità

Passa al contenuto principale

Tag: Escursioni nel Parco Nazionale d’Abruzzo

In questa sezione troverai tante idee e approfondimenti su escursioni e trekking nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

Tutte le valli comprese nel Parco offrono agli appassionati di escursioni una ricca scelta di percorsi, numerosi dei quali utilizzano ancora le vecchie mulattiere tracciate secoli fa per le esigenze di boscaioli, pellegrini e pastori. Chi vuole mettersi in cammino può scegliere tra itinerari di vari tipi. Brevi e pianeggianti passeggiate accessibili a ogni visitatore, classiche escursioni verso rifugi, punti panoramici e valichi, faticose sgambate in direzione di colli e vette lungo le quali capita di dover fare i conti con tratti assolati e ghiaioni.

I 123 sentieri del Parco sono segnati con vernice bianco-rosso, e indicati con una lettera e un numero progressivo. La prima indica uno dei 25 “accessi” contrassegnati sul terreno da cippi in legno, il secondo è il numero progressivo dell’itinerario. In condizioni estive, lungo tutti gli itinerari – a eccezione delle più brevi passeggiate di fondovalle – occorre essere attrezzati con scarponi, zaino, copricapo, giacca a vento, una borraccia e un po’ di cibo. È bene ricordare che le valli e le vette del Parco sono normalmente accessibili senza problemi da maggio alla fine di ottobre.

val fondillo grotta delle fate

La Grotta delle Fate in Val Fondillo | PNALM | Abruzzo a piedi

Dalla Val Fondillo verso la Grotta delle Fate e il Valico Passaggio dell’Orso: luoghi da esplorare in autunno anche con i bambini. L’itinerario è descritto nella guida Abruzzo a piedi di Giuseppe Albrizio.

Un piacevole itinerario con partenza dalla Val Fondillo (Opi) per la Fonte di Acqua Sfranatara

Al pari degli itinerari per la Camosciara o per la Val di Rose, questa escursione in Val Fondillo è una delle più frequentate del Parco d’Abruzzo, perfetta per iniziare a esplorare questo territorio.

Durante il percorso si incontra la suggestiva Grotta delle Fate, piccola cavità naturale di forma ovale da dove spesso sgorga l’acqua. Il nome di questa grotta sollecita la fantasia e la curiosità di adulti e bambini: una volta raggiunta, ognuno può sognare, vagare con la fantasia e immaginare di aver visto nella grotta gli gnomi o le fate giocare con l’acqua pura e limpidissima.

Dopo l’escursione si consiglia una visita al bel borgo di Opi, arroccato sull’omonimo monte.

Scheda tecnica itinerario per la Grotta delle Fate

Quote da 1084 a 1672 m
Dislivello 600 m; 300 m se si arriva fino alla Grotta delle Fate
Sviluppo 17 km; 14 km se si arriva fino alla Grotta delle Fate
Tempo 3 ore in salita, 2.30 ore in discesa; 2 ore in salita, 1.30 ore in discesa fino alla Grotta delle Fate
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa F2
Periodo da maggio a ottobre eccetto con neve o ghiaccio
Cartografia Parco d’Abruzzo, foglio Sud 1, Iter Edizioni
Con i bambini adatto ai bambini dai 7 anni in su fino alla Grotta delle Fate

La guida

L’itinerario completo di descrizione dettagliata, foto, mappa e traccia GPX la trovi nella guida Abruzzo a piedi di Giuseppe Albrizio.

lago vivo

Lago Vivo (1591 m) | PNALM | Abruzzo a piedi

Da Barrea al Lago Vivo con un magnifico anello perfetto da percorrere in primavera. L’itinerario è descritto nella guida Abruzzo a piedi di Giuseppe Albrizio.

Itinerario a piedi dlla Sorgente Sambuco per la Valle Resione

Il Lago Vivo è uno dei luoghi più affascinanti del Parco Nazionale d’Abruzzo: è un piccolo specchio d’acqua, adagiato in una conca erbosa tra i pascoli e la faggeta e che varia di dimensione a seconda delle stagioni, delle precipitazioni e del disgelo dei nevai, per questo è chiamato “Vivo”.

lago vivo
Nelle sue acque (se non è in secca!) si specchiano i monti più alti dell’area protetta: il Monte Iamiccio, il Monte Petroso, il Monte Altare. È una meta molto frequentata sia per la bellezza del paesaggio sia perché l’itinerario non presenta difficoltà.

lago vivo

Nelle vicinanze si trova una vera meraviglia della natura: si tratta della fatata Grotta dello Schievo, all’interno della quale, allo scioglimento delle nevi o durante le stagioni ricche di precipitazioni, scaturisce una cascata assordante che forma un laghetto, spesso asciutto in estate. Purtroppo, nonostante il percorso per arrivarci sia ben segnato, non rientra tra i sentieri ufficiali del Parco e di conseguenza si è passibili di multa. Per questo motivo descriviamo un giro ad anello che segue, al ritorno, il sentiero K3 aggirando sulla sinistra la grotta.

lago vivo

Scheda tecnica itinerario per il Lago Vivo

Quote da 1141 a 1690 m
Dislivello 450 m per il Lago Vivo; 600 m l’anello
Sviluppo 9 km per il Lago Vivo; 14 km per l’anello
Tempo 2 ore in salita, 1.30 ore in discesa per il Lago Vivo; 5.30 ore l’anello
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa K6, K4, K5, K3
Periodo da maggio a ottobre
Cartografia Parco d’Abruzzo, foglio Sud 12 Iter Edizioni
Con i bambini adatto ai ragazzi dagli 11 anni in su; i bambini dai 9 anni possono arrivare fino al Lago Vivo e tornare per il percorso di salita

La guida

L’itinerario completo di descrizione dettagliata, foto, mappa e traccia GPX la trovi nella guida Abruzzo a piedi di Giuseppe Albrizio.

guida escursioni in abruzzo

escursione in val di rose

Da Civitella Alfedena alla Val di Rose e a Forca Resuni

Quello che sale da Civitella al Passo Cavuto e a Forca Resuni è uno dei sentieri più classici del Parco d’Abruzzo. Stefano Ardito lo descrive nella nuova guida Sentieri nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

L’escursione in Val di Rose, che qui proponiamo ad anello, aggiunge alla bellezza della faggeta la possibilità di incontrare i camosci, che si lasciano vedere e fotografare facilmente. In discesa, la Valle Jannanghera offre un’alternativa più lunga e in ambiente selvaggio.

Scheda tecnica itinerario

Dislivello 1180 m
Tempo di salita 2.45 ore
Tempo di discesa 2.15 ore
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa I1, K6, I4
Periodo consigliato da maggio a ottobre (da fine luglio a inizio settembre questo itinerario può essere percorso solo con gruppi guidati)

Accesso

Il sentiero della Val di Rose (segnavia I1) inizia dalla circonvallazione di Civitella Alfedena (1107 m). Si può lasciare l’auto nei pressi (ma i posti sono pochi) o nel grande posteggio a monte del paese. Se si parte dal Museo del Lupo si traversa a piedi e in salita la strada centrale del paese, si piega a sinistra, e si raggiunge la circonvallazione di fronte all’inizio della mulattiera.

Itinerario di andata

Il tracciato inizia con un tratto sgradevole e sassoso, diventa più comodo, piega a destra entrando nella faggeta, e torna a sinistra su un ripido costone ben visibile dal paese. Al termine di questo tratto si traversa un terrazzo erboso (1350 m, 0.45 ore) da cui appaiono il Monte Boccanera e l’alta Val di Rose, poi si entra nella faggeta ai piedi del Monte Sterpi d’Alto.
Si continua a salire con un lungo e suggestivo percorso nel bosco. Toccata una radura con i ruderi di uno stazzo (cartello) si superano gli ultimi faggi (1650 m circa) e si prosegue sui pascoli, frequentati dai camosci, che salgono verso il Monte Boccanera e il Passo Cavuto. Un ripido canalone di erba e sassi, che il sentiero risale a tornanti, porta al Passo Cavuto (1980 m, 1.30 ore), da cui appare l’imponente Monte Petroso.

 

Si procede in discesa affacciandosi a destra sulla selvaggia conca della Camosciara, si traversa una conca rocciosa, si risale a tornanti aggirando il Monte Capraro e si continua a mezza costa fino al valico e al rifugio di Forca Resuni (1952 m, 0.30 ore), dai quali ci si affaccia sulla profonda Val Canneto. La salita alla vetta del Petroso, che incombe da sud sul valico, è vietata dai regolamenti del Parco.

Il rifugio di Forca Resuni, foto di Francesco Raffaele

Itinerario di ritorno

In discesa, da un bivio poco a valle del rifugio, ci si abbassa per il sassoso sentiero (segnavia K6) che si abbassa con due diagonali, lascia a destra un enorme masso e un vecchio stazzo, e poi continua sulla massima pendenza fino a entrare nella faggeta della Valle Jannanghera. Si scende per degli stretti e sassosi valloncelli, poi in una zona più comoda, e si tocca una ripida radura con massi dominata dai pendii del Monte Jamiccio.

Raggiunta una bella radura pianeggiante (1515 m) il percorso diventa più comodo, e si scende lungamente sulla sinistra orografica della valle, traversando un’altra grande radura inclinata. Dove la valle diventa più profonda si scende alla Sorgente Jannanghera (1305 m, 1.30 ore), oltre la quale è un bivio. Lasciati a destra due sentieri per Barrea si piega a sinistra per un tracciato a mezza costa (segnavia I4) che aggira un costone e prosegue a saliscendi, incrociando vari tracciati non segnati. In questo tratto occorre fare attenzione all’orientamento. Traversati dei terrazzi affacciati sul Lago di Barrea e Civitella Alfedena si rientra nella boscaglia, si incrociano altri sentieri utilizzati dal bestiame e si torna al paese (0.45 ore).

La guida

96 itinerari completi di mappa e foto sono descritti nella nuova guida Sentieri nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

escursioni nel parco d'abruzzo

 

Monte San Nicola Parco Abruzzo

L’escursione al Monte San Nicola | PNALM

La lunga cresta del Monte San Nicola è uno straordinario belvedere sui boschi della Val Fondillo e sugli aspri valloni del versante laziale del PNALM. Ecco l’itinerario di Stefano Ardito tratto dalla nuova guida Sentieri nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

La lunghezza non eccessiva dell’itinerario, che inizia dalla ex Cantoniera della Castelluccia (1366 m), permette di iniziare a camminare in discesa, percorrendo per un tratto la storica mulattiera che sale da San Donato Val di Comino.

Scheda tecnica itinerario

Dislivello 800 m
Tempo di salita 2.30 ore
Tempo di discesa 1.30 ore
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa P1, P7, P3, F6 e tratti non segnati
Periodo consigliato da maggio a novembre

Accesso

Da Sora si segue la statale di Forca d’Acero, superando Campoli Appennino e l’imbocco del Vallone del Rio, fino al Ponte del Nibbio (1027 m), dove si stacca a sinistra un viottolo indicato dai segnavia Q7. Lo stesso punto si può raggiungere da Campoli Appennino e San Donato Val di Comino, oppure da Opi scavalcando Forca d’Acero.

Itinerario

Ci si incammina scendendo nella conca a valle della strada (si può anche passare sotto un viadotto), e raggiungendo uno stazzo. Si continua sulla vecchia mulattiera (segnavia P1) che si abbassa verso San Donato sulla destra orografica della valle.
Dove il tracciato traversa il fosso si lascia a destra una diramazione che scende direttamente al paese (indicazioni per la Valle di Forca d’Acero). Si continua in discesa a mezza costa, tra faggi e rimboschimenti a pini neri, fino al fondo della Valle Inguàgnera e a un bivio (1100 m, 0.30 ore). Qui si piega a sinistra (segnavia P7), si sale con delle lunghe rampe nel bosco, si torna sul fondovalle dove si va a destra passando tra dei massi, si rientra nel folto e si sale ancora a tornanti.

Più in alto il sentiero è in parte franato, e occorre superare dei tratti scomodi. Una volta usciti dal bosco (1330 m circa) si prosegue nell’ampio solco della Valle Inguàgnera, chiusa a sinistra dalla costiera che unisce il Monte San Nicola al Monte Panico, e a destra dalla Serra Matarazzo.
Raggiunto il centro del vallone si lascia a sinistra (1450 m) il sentiero non segnato per l’ultimo tornante della strada di Forca d’Acero, poi si tocca un bivio con cartelli dove arrivano da sinistra i segnavia P10 dalla medesima strada.

Si continua a salire, ci si affaccia su una conca con abbeveratoi, e si raggiunge un’altra conca dov’è il Pozzo Inguàgnera (1650 m, 1.15 ore) di acqua non potabile, sormontato da un anello di pietra. Qui si lascia a destra l’itinerario successivo per Serra Matarazzo (una vecchia scritta su un masso reca la sigla AAST), e si continua lungo i segnavia P3, che risalgono il ramo sinistro del vallone, si alzano a svolte, raggiungono dei massi e dei faggi e si affacciano su dei pendii erbosi.
Tenendosi a destra a un bivio si sale (segnavia F6) al Valico dell’Inguàgnera (1804 m, 0.30 ore), da cui appaiono il Monte Marsicano, il Monte Petroso e le vette della Camosciara. Si piega a sinistra, si sale per i comodi pendii erbosi della cresta, e si sale sul Monte San Nicola (1900 m, 0.15 ore), magnifico belvedere. Nella zona è facile avvistare i camosci.

Una discesa tra lastroni rocciosi porta a ritrovare i segnavia F6 nel punto (1865 m) in cui questi scavalcano il crinale. Si piega a sinistra (segnavia poco visibili, attenzione!), si torna all’ultimo bivio dell’andata, e si continua a scendere tornando in Valle Inguàgnera. Ci si abbassa sul fondovalle, si supera il Pozzo e si lasciano a destra i segnavia P3 per continuare brevemente lungo i segnavia P7. Al bivio successivo (1450 m) si va a destra, sul sentiero non segnato ma evidente che traversa a mezza costa, tocca uno stazzo abbandonato, entra nel bosco, e risale in un valloncello sassoso fino all’ultimo tornante (1412 m) della strada di Forca d’Acero. Sull’asfalto si torna al punto di partenza (1.30 ore).

La guida

96 itinerari completi di mappa e foto sono descritti nella nuova guida Sentieri nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

escursioni nel parco d'abruzzo

Forca Resuni, itinerario dalla Val Canneto

L’itinerario dalla Val Canneto a Forca Resuni, PNALM

Il lungo itinerario che conduce dal Santuario della Madonna di Canneto al rifugio di Forca Resuni è uno dei più interessanti del versante laziale del Parco. Stefano Ardito lo descrive nella guida Sentieri nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

L’escursione che dalla Val Canneto porta a Forca Resuni affianca un notevole sviluppo a un dislivello non eccessivo. Di grande interesse, nella parte alta del percorso, sono le distese di mughi che rivestono i crinali calcarei intorno al valico. In questa zona è facile avvistare i camosci.

Scheda tecnica itinerario

Dislivello 930 m
Tempo di salita 3.15 ore
Tempo di discesa 2.45 ore
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa F2 e O5
Periodo consigliato da giugno a novembre

Accesso

Da Settefrati si segue la strada che sale a mezza costa verso il Santuario, scavalca il Passo della Rocca (in alto a destra è una statua di Don Bosco), si affaccia su alcune delle vette più alte del Parco e scende dolcemente a mezza costa fino alla Madonna di Canneto. Di fronte alla chiesa è una fontana, poco più avanti è un vasto parcheggio (1010 m, 8,5 km dal paese) dove si lascia l’auto. In estate si può arrivare anche in bus.

Itinerario

Si torna alla strada, ora sterrata, che prosegue in leggera salita, passa ai piedi del rifugio-ristorante Due Orsi, entra nella faggeta e lascia a destra la diramazione per la casa-vacanze dei Salesiani. Il tracciato (segnavia F2) sale a mezza costa tra faggi e rocce, lascia a destra una diramazione (vecchio cartello) per una piccola cascata, supera una parete più alta e raggiunge uno spiazzo e una sbarra.
Si continua a salire su un tracciato più stretto. Al primo largo tornante si lascia la strada sterrata, e si sale a destra per un comodo sentiero a mezza costa che punta verso il torrente, diventa ripido e sassoso e riporta alla strada. Pochi metri più avanti inizia un’altra scorciatoia, ripida ed evidente, che riporta ancora una volta alla strada. Chi vuole restare sulla strada sterrata può naturalmente farlo, impiegando qualche minuto in più.

Un ultimo tratto a mezza costa porta alla radura dove, sulla sinistra, sorge il rifugio Acquanera (1320 m), costruzione del Corpo Forestale dello Stato, di cui è possibile richiedere in anticipo le chiavi. Dal punto più alto del prato si raggiunge la Fonte Acquanera. Da est (destra salendo) dominano il fondovalle i pendii del Monte Tartaro e del Monte Petroso, alle spalle appare la Rocca Altiera.

Si continua in piano traversando una suggestiva forra. Dove la valle si apre ci si affaccia sul torrente e sul prato dove sorge il Casone Bartolomucci (1356 m, 1.30 ore), grossa costruzione agricola in rovina. Si prosegue sulla dissestata strada sterrata che costeggia un prato, traversa un fosso dove il tracciato è scomparso. Si sbuca in un’ennesima radura, si supera una rampa, si va a sinistra passando sopra una cava, e si sale con tre tornanti. Dal terzo, si stacca a sinistra l’itinerario precedente. Il tracciato continua con pendenza contenuta, raggiunge il torrente e la Fonte Pietra con l’Acqua, poi prosegue accanto alle limpide pozze del corso d’acqua, tra splendidi faggi, in vista dei Tre Mortari e del Balzo della Chiesa, fino al bivio dei Tre Confini (1496 m, 0.30 ore).

Qui si lascia a sinistra il sentiero (ancora segnavia F2) che conduce al Passaggio dell’Orso per poi scendere in Val Fondillo, si segue quello di destra (segnavia O5), che sale per l’arida Valle dei Tre Confini, caratterizzata da calanchi, e più in alto da distese di mughi.

Una serie di tornanti e un’ultima rampa tra i mughi portano al valico e al rifugio di Forca Resuni (1952 m, 1.15 ore), dove il panorama si apre verso l’alta Valle Jannanghera e la Serra Rocca Chiarano. Dal versante abruzzese, raggiungono il rifugio i frequentati sentieri della Val di Rose e della Val Jannanghera.

Sia il Monte Petroso sia il Monte Capraro, a sud e a nord del valico, sono inclusi nella Riserva Integrale del Parco, e non possono quindi essere raggiunti dagli escursionisti. La discesa richiede 1 ora fino ai Tre Confini, e 1.45 ore da qui al Santuario della Madonna di Canneto.

Nella foto il rifugio di Forca Resuni, © Francesco Raffaele

La guida

96 itinerari completi di mappa e foto sono descritti nella nuova guida Sentieri nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

escursioni nel parco d'abruzzo

In arrivo la guida “Sentieri nel Parco Nazionale d’Abruzzo”

In uscita la nuova guida Sentieri nel Parco Nazionale d’Abruzzo di Stefano Ardito. L’autore presenta i suoi 96 itinerari per scoprire ‒ o riscoprire, per chi già ha avuto modo di esplorare questo scrigno di natura ‒ la più antica area protetta d’Italia.

Altri parchi dell’Appennino, lo sappiamo, comprendono delle vette più alte. Per migliaia di escursionisti e appassionati di natura, però, che arrivino dall’Italia o dal resto del mondo, il Parco più bello è ancora il più antico della Penisola, che ha al centro Pescasseroli e l’alta valle del fiume Sangro. E che, da pochi anni dopo la sua istituzione, interessa i territori dell’Abruzzo, del Lazio e del Molise.

Ad accogliere chi cammina, ai piedi dei monti Marsicano e del Petroso, sono faggete che sembrano senza fine, solenni altopiani di pascoli, crinali non particolarmente elevati ma aspri e tormentati al punto giusto. Poi ci sono le acque dei fiumi, dei torrenti e dei laghi, i paesaggi carsici del versante laziale, le forre e le grotte come quella sorprendente dello Schievo.

I borghi, da Civitella Alfedena a Scanno, e da Opi a San Donato Val Comino, conservano chiese e monumenti civili di pregio, e antiche case di pietra addossate le une alle altre. Grazie al Parco, il turismo verde qui è arrivato prima che altrove, e gli alberghi, i bed&breakfast, le guide escursionistiche e i rifugi sono spesso di eccellenza.

Gli animali del Parco

Ma l’attrattiva più forte è la fauna. I cervi stupiscono nel centro di Villetta Barrea, ed emozionano a ottobre con i possenti bramiti dei maschi. I camosci, ormai meno numerosi che alla Majella o sul Gran Sasso, si mettono in posa con studiata eleganza intorno a Passo Cavuto e sulla Meta. Il lupo, sempre più facile da vedere anche dall’auto, è stato salvato dall’estinzione proprio qui, come racconta il museo di Civitella Alfedena.

guida sentieri abruzzo

E poi c’è l’orso marsicano, il signore di queste montagne. Anche se qualche esemplare ogni tanto si allontana verso il Genzana, la Majella o le foreste degli Ernici, la grande maggioranza dei 40-45 plantigradi sopravvissuti sull’Appennino vive qui. Non si spostano dal cuore del Parco le orse in età fertile, che sono la garanzia per il futuro della specie.
In primavera, ogni tanto, qualche escursionista fortunato si vede passare davanti mamma orsa con la sua aria preoccupata, accompagnata da uno o due cuccioli che trotterellano nel sottobosco o nell’erba. Questa magia altrove non c’è. Benvenuti sui sentieri dell’orso.

cervo del parco d'abruzzo

Cervi, camosci, lupi, orsi: gli incontri nel Parco d’Abruzzo

Incontri ravvicinati con la straordinaria fauna del Parco d’Abruzzo ti aspettano. L’orso marsicano, il lupo, il cervo, il camoscio, la volpe si possono avvistare camminando con gli itinerari descritti da Stefano Ardito nella nuova guida Sentieri nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

Cervi, caprioli e camosci

Nelle foreste del Parco d’Abruzzo vivono animali di straordinario fascino. È il caso del cervo, reintrodotto nei primi anni Settanta dopo essere stato cacciato fino all’estinzione sull’Appennino. Inconfondibile a causa delle corna ramificate, questa specie si lascia vedere tra Rocca Tre Monti e la Camosciara, intorno a Passo Godi, sulle rive del Lago di Barrea, in Val di Rose e in altre zone, e frequenta l’abitato di Villetta Barrea.
Ha abitudini più elusive il capriolo, presente nella faggeta e nei querceti delle zone meno elevate. Occorre raggiungere il margine superiore del bosco, invece, per vedere il camoscio d’Abruzzo, che vive nell’alta Val di Rose, sul Monte Petroso, sulla Meta e sul Monte Amaro di Opi. A salvarlo dai fucili e dalla diffusione delle pecore, sono state le rocce e gli inaccessibili boschi della Camosciara. Il più classico “sentiero dei camosci” del Parco sale da Civitella Alfedena alla Val di Rose e a Passo Cavuto.

camoscio appenninico
Un camoscio. Foto Emiliano Cerluini

L’orso marsicano

Non è facile vedere da vicino il re delle foreste d’Abruzzo. Impressionante per le dimensioni, l’orso marsicano si nasconde quasi sempre agli occhi dei visitatori, che pure sarebbero felici di incontrarlo. Dopo anni di ingiustificato ottimismo, le stime più recenti parlano oggi di oltre 50 orsi nell’Appennino Centrale. Circa 40 di questi animali vivono nel Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise. Nonostante l’importanza della specie, alcuni orsi continuano a essere uccisi ogni anno tramite bocconi avvelenati o lacci per cinghiali. I periodi migliori per incontrarlo sono quelli che seguono il risveglio e precedono il letargo, nei quali l’orso resta in movimento a lungo. A maggio-giugno, dimagrito durante il riposo invernale, ha bisogno di ingurgitare una enorme quantità di cibo. Qualcosa del genere accade con i primi freddi dell’autunno, quando deve immagazzinare del cibo prima di ritirarsi nella tana.

Il lupo

D’inverno, quando il terreno è innevato, si possono scoprire facilmente le tracce del lupo appenninico, lo splendido ed elusivo predatore che frequenta tutti gli ambienti e tutte le quote del Parco. Odiato per millenni dall’uomo, è stato cacciato fin sull’orlo dell’estinzione. Oggi, però, la specie si è nettamente ripresa. Nel Parco ne vivono alcune decine di esemplari: una cifra che la mobilità di questi animali rende relativa. In poche ore i lupi possono spostarsi verso le Cinque Miglia o il Sirente, per poi tornare altrettanto rapidamente alla base.

lupi del parco d'abruzzo
Lupi, Parco d’Abruzzo. Foto Pietro Santucci

L’elenco dei mammiferi prosegue con specie più comuni come la volpe, il tasso, la donnola, la martora, la faina, il riccio, il ghiro e lo scoiattolo.

volpe del parco d'abruzzo
Una volpe, foto Emiliano Cerluini

La guida

96 itinerari completi di mappa e foto sono descritti nella guida Sentieri nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

escursioni nel parco d'abruzzo

L'orso, animali parco d'abruzzo

A piedi sulle montagne dell’orso bruno marsicano

Novantacinque anni fa, il Parco d’Abruzzo è nato per tutelare due specie. Il camoscio appenninico,  “il più bello del mondo”, e l’orso bruno marsicano, il signore delle foreste d’Abruzzo. Stefano Ardito ci racconta come vive l’orso nel fantastico scenario del Parco Nazionale d’Abruzzo, una delle aree protette più amate dagli escursionisti di tutta Europa.

Impressionante per le dimensioni (i maschi possono raggiungere i due quintali e mezzo di peso, le femmine sono un po’ più piccole), la sua forza, l’agilità che rivela quando si sente minacciato o vuol giocare, questo mammifero si nasconde quasi sempre agli occhi dei visitatori del Parco, che pure sarebbero felici di poter avere un incontro ravvicinato con lui.

Legatissimo al bosco da cui ricava la “faggiola”, i germogli di faggio che sono uno dei suoi cibi preferiti (l’altro sono le bacche di ramno, che crescono alla fine dell’estate), l’orso marsicano costruisce le sue tane negli angoli più nascosti della faggeta e va in letargo da dicembre a fine marzo. Non si tratta di un riposo assoluto, dato che molti orsi, soprattutto di sesso maschile, escono sporadicamente dalle tane anche in pieno inverno per andare in cerca di cibo o per prendere un po’ di sole.

I periodi migliori per incontrarlo sono quelli che seguono il risveglio e precedono il letargo, nei quali l’orso resta in movimento molto a lungo. A maggio-giugno l’animale, dimagrito durante il riposo invernale, ha bisogno di ingurgitare una enorme quantità di cibo. Qualcosa del genere accade in autunno, quando il “re del bosco” ha l’esigenza di immagazzinare del cibo prima di ritirarsi nella tana.
Se è affamato, l’orso non ha paura di avvicinarsi agli stazzi nella speranza di uccidere una pecora. Un quarto della sua dieta, infatti, è costituito da carne. Più spesso, soprattutto di notte, l’orso lascia la sicurezza del bosco per raggiungere i frutteti, le arnie, i campi di mais e gli orti, un comportamento che lo espone a gravi rischi.
In qualche caso, come per l’orsa soprannominata Yoga tra la Val Fondillo e la Camosciara, e per l’orso Bernardo nella Valle del Giovenco, un orso scende in cerca di cibo verso le strade e i paesi. Il Parco cerca di limitare il fenomeno degli “orsi confidenti” piantando alberi da frutta (mele, soprattutto), installando periodicamente dei carnai e punendo chi abbandona immondizie commestibili nelle aree da picnic e accanto alle strade.

Anche dopo la nascita del Parco, il rapporto tra l’uomo e l’orso non è affatto idilliaco. Dal 1922 a oggi, in media, sono stati trovati morti 2,5 orsi all’anno. Tra il 1980 e il 1985 si è arrivati a 5, poi c’è stato un calo, infine la media è salita di nuovo. In oltre l’80% dei casi la morte è stata causata dall’uomo con fucilate, lacci per cinghiali, bocconi avvelenati, investimenti da parte di auto e treni.
Questi terribili dati contrastano con quelli degli anni Ottanta, quando i documenti dell’allora Parco Nazionale d’Abruzzo parlavano di “80-100 esemplari” presenti nell’area e di una specie in salute. I ricercatori del Corpo Forestale dello Stato erano più pessimisti, e avevano ragione. Da qualche anno il test del DNA, compiuto su ciuffi di pelo o escrementi, consente di distinguere i singoli orsi.

Gli studi più recenti parlano di circa 40 animali, concentrati nel Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise e nei suoi immediati dintorni, più 5-8 maschi isolati che vagano su una zona più vasta. Il vero patrimonio sono le 10-12 femmine in età riproduttiva, che non si allontanano dal Parco. Un’orsa partorisce ogni tre anni, i parti sono tre o quattro a stagione. Questo spiega quanto è stretto il margine per salvare la specie dall’estinzione.

foto: Massimo Piacentino