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Tag: Escursioni nelle Dolomiti

In questa sezione troverai moltissime idee e approfondimenti per escursioni lungo i migliori itinerari di trekking delle Dolomiti

Per molti le Dolomiti sono fra le montagne più amate e frequentate al mondo. A rendere uniche queste montagne sono soprattutto le forme e i colori delle rocce scolpite dall’erosione millenaria. Da qualche anno l’UNESCO ha del resto inserito le Dolomiti a pieno titolo nel Patrimonio dell’Umanità.

Dalla Croda al Lago alla Marmolada, passando per le Dolomiti di Brenta, le Pale di San Martino, le Dolomiti Bellunesi, le Vette Feltrine, le Dolomiti Friulane, il Puez-Odle, lo Sciliar-Catinaccio, il Latemar, gli itinerari e le escursioni che abbiamo raccolto in questa sezione permettono di soddisfare le esigenze tanto degli escursionisti più esperti quanto degli amanti delle passeggiate a stretto contatto con le bellezze di una delle aree naturali più belle del mondo.

Via ferrata Col Rodella, Dolomiti

La via ferrata del Col Rodella, facilmente raggiungibile con la funivia che parte da Campitello di Fassa, è un itinerario breve e di media difficoltà su roccia ben appigliata. Una volta arrivati in cima, la vista lascia senza fiato! Federica Pellegrino e Marco Corriero, autori della guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti, ci introducono così questa escursione sulle Dolomiti.

Il Col Rodella è un rilievo montuoso a forma di panettone che emerge dai prati del Passo Sella e della Val di Fassa. È un privilegiato punto di decollo per la pratica del volo libero, una delle stazioni più rinomate al mondo grazie al particolare microclima che si instaura con l’alta pressione. Lungo il suo versante meridionale, fatto di ruvido calcare, si sviluppa la ferrata Col Rodella, che si arrampica tra gradoni, fessure e passaggi tecnici, richiedendo una discreta abilità. Per la sua brevità e la qualità degli infissi è indicata anche ai neofiti, magari quelli più scaltri e fisicamente preparati.
La vallata è disseminata di rifugi dove gustare le specialità altoatesine e questo rapido itinerario ne offre tempo e opportunità. Molto singolare, per esempio, è il rifugio Friedrich August, a pochi minuti dalla forcella Rodella. Lo si incrocia sia in avvicinamento che in discesa. Vi si allevano le mucche dal pelo lungo di razza Highland, i buoi tibetani (yak) e anche dei lama. Davanti al rifugio troneggia la statua del re di Sassonia Federico Augusto III, con un braccio teso a indicare il Sassolungo. Il sovrano, che era anche alpinista, fece aprire di propria iniziativa un’Alta Via ormai centenaria, il Friedrich August Weg (557-4), che parte dal rifugio e corre a mezzacosta per prati e costoni erbosi fino alla Val Duron.

Caratteristiche

Via ferrata breve ed esposta, tecnicamente molto varia, attrezzata con cavo d’acciaio e scaletta. Roccia ben appigliata, escluso un tratto liscio e ripido nella seconda parte. Indispensabile l’attrezzatura da ferrata (Set da Ferrata, casco, imbragatura).

Per saperne di più, trovi la descrizione dettagliata dell’itinerario nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

Al Col Rosà per la via ferrata Ettore Bovero

La via ferrata Ettore Bovero, a poca distanza da Cortina d’Ampezzo, è un difficile e vertiginoso itinerario su roccia liscia, solida e compatta, e dunque solo per esperti. I testi di Federica Pellegrino e le immagini di Marco Corriero, autori della guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti, ci descrivono questa escursione sulle Dolomiti dal panorama mozzafiato.

Quasi soffocato dai suoi autorevoli dirimpettai, il Col Rosà si innalza come una solitaria torre di vedetta sulla Conca Ampezzana, offrendo il versante Sud ovest alla via ferrata Ettore Bovero, aerea e impegnativa. Con i suoi passaggi esposti, i tratti in arrampicata e il lungo avvicinamento, la via richiede una certa dose di esperienza e non è quindi adatta ai principianti.

Abbagliante il candore della sua roccia, solida e compatta, che la leggenda ha narrato prima che la scienza spiegasse. Furono infatti gli gnomi Salvani, al tempo dei tempi, a rendere lucenti le montagne del Regno delle Dolomiti, tessendo per un’intera notte la luce della luna e ricoprendone tutte le rocce. Solo alla fine del Settecento si scoprì invece che il pallore di questi monti non è frutto di un incantesimo ma è dovuto alla Dolomia, la roccia che prende il nome dal naturalista francese Déodat de Dolomieu, composta prevalentemente dal minerale dolomite, un carbonato doppio di calcio e magnesio.

L’eccezionale valore naturale delle Dolomiti è rappresentato dall’associazione tra roccia dolomitica e vulcanica, che qui nella provincia di Belluno si esprime al massimo grado. Un patrimonio unico al mondo, dunque, con una storia genetica complessa e articolata, iniziata milioni di anni fa e non ancora finita.

Caratteristiche

La via ferrata Ettore Bovero è un itinerario aereo ed esposto, a sviluppo prevalentemente verticale, su roccia solida e compatta. Cavo d’acciaio teso, ancoraggi distanziati. Avvicinamento e discesa lunghi. Fonti d’acqua assenti. Indispensabile l’attrezzatura da ferrata (Set da Ferrata, casco e imbragatura).

Per saperne di più trovi la descrizione dettagliata dell’itinerario nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

Il Sentiero attrezzato Astaldi sul Gruppo delle Tofane

A 15 minuti di auto da Cortina d’Ampezzo, la ferrata Maria Luisa Astaldi è un facile e scenografico itinerario immerso nel vivace cromatismo del basamento argilloso delle Tofane. I testi di Federica Pellegrino e le immagini di Marco Corriero, autori della guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti, ci illustrano così questa bellissima escursione sulle Dolomiti.

Non ci sono vette da raggiungere: il sentiero attrezzato Astaldi si sviluppa prevalentemente in quota, alla base della parete meridionale di Punta Anna. È attrezzata solo parzialmente con cavo d’acciaio poco teso e gradini in ferro per superare i pochi spigoli di roccia effettivamente impegnativi ed esposti che si alternano a tratti di sentiero su cengia. Gli infissi mostrano tutti i loro anni ma non è necessario assicurarsi costantemente: il sentiero, infatti, non presenta particolari difficoltà alpinistiche ed è adatto anche a famiglie con bambini.

Questo sentiero è uno dei percorsi attrezzati più antichi della Conca Ampezzana, immerso in un paesaggio spettacolare. È anche sito paleontologico di eccezionale valore scientifico, da quando sono stati rinvenuti rarissimi esemplari di resina fossile del Triassico Superiore, che hanno permesso di retrodatare di cento milioni di anni il registro geologico degli organismi animali in ambra. In altre parole, i fossili di Cortina sono molto più antichi dei protagonisti di Jurassic Park.

Ma come si è formata quest’ambra così preziosa? Le arenarie della formazione di Heiligkreuz, poco sopra il rifugio Dibona, testimoniano un ambiente di sedimentazione lagunare, durante il quale, in un clima subtropicale, acque salate e profonde pochi metri lambivano isolotti emersi. Sono tipici di questi ambienti i fossili di grosse conchiglie, di denti di pesci e raramente di rettili terrestri. Qui crescevano anche antiche forme vegetali resinose, principalmente conifere. Le gocce di resina hanno inglobato granuli di polline e resti animali, perfettamente conservati che, fossilizzatesi in ambra milioni di anni fa, sono giunte fino ai giorni nostri, con il loro inestimabile contenuto di storia biologica. L’ambra triassica del Dibona è la più antica finora rinvenuta al mondo.

Caratteristiche

Breve e facile ferrata attrezzata solo in alcuni tratti con cavo d’acciaio che serve prevalentemente da corrimano. Pur non presentando difficoltà alpinistiche è comunque necessario affrontarlo in sicurezza per la presenza di tratti esposti. Indispensabile l’attrezzatura da ferrata (Set Completo da Ferrata, casco e imbragatura).

Per saperne di più trovi la descrizione dettagliata dell’itinerario nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

Sulle tracce della Grande Guerra con la ferrata del Monte Paterno

L’emozionante via ferrata del monte Paterno, il sentiero attrezzato intitolato a De Luca-Innerkofler, è descritta nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti di Federica Pellegrino e Marco Corriero.

La Grande Guerra e la ferrata del Monte Paterno

Il settore di Lavaredo fu un teatro di guerra secondario rispetto ad altri, ma gli eventi bellici che vi si svolsero ebbero grande eco. In particolare, ha sapore quasi leggendario l’episodio della morte di Sepp Innerkofler sulla vetta del Monte Paterno. A un secolo di distanza, raccogliamo con rispetto quell’inestimabile eredità di spirito di sacrificio e di fratellanza che questo sentiero attrezzato ci svela.

Guida alpina e gestore del rifugio Drei Zinnen-Locatelli, Innerkofler era a capo di una pattuglia di ricognitori austriaca. All’alba del 4 luglio 1915, raggiunta in scalata la vetta del Paterno nel tentativo di cogliere di sorpresa il presidio italiano, Innerkofler fu abbattuto da un masso scagliato dall’alpino Piero De Luca. Nei giorni seguenti la tragedia il suo corpo fu recuperato con difficoltà dagli Alpini italiani che gli diedero un’onorata sepoltura sulla cima del monte.

Sulle orme dei protagonisti di questa vicenda, il Sentiero Attrezzato De Luca-Innerkofler raggiunge la cima del Paterno attraversando le gallerie di guerra delle linee italiane.

È un sentiero con poche difficoltà tecniche e quindi adatto anche ai principianti, che offre un privilegiato belvedere sulle impressionanti pareti Nord delle Tre Cime di Lavaredo. Per tutti è anche l’occasione di ricordare come la guerra non fu che assurdità, morte e sofferenza.

ferrata del monte Paterno

Nota bene: anche se non presenta molte difficoltà, ricordiamo che percorrere una via ferrata è un’attività non esente da rischi. Per evitare una pericolosa caduta si devono rispettare le fondamentali norme di sicurezza. Inoltre è necessario un equipaggiamento consono che includa una specifica attrezzatura e un abbigliamento adeguato.

ferrata del monte Paterno

Un ringraziamento per le foto di questo articolo a Matteo Mazzali.

La guida

Trovi la descrizione dettagliata dell’itinerario completa di mappa e foto nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

Passione ferrate: intervista a Federica Pellegrino e Marco Corriero

Sul numero di luglio de il Manifesto in Movimento è apparsa in esclusiva l’intervista agli autori Federica Pellegrino e Marco Corriero della guida più cult dell’estate: Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti. Leggendola capirete le emozioni straordinarie che regala una via ferrata.. provare per credere!

  • Come nasce l’idea di scrivere questo libro?
    L’idea nasce da una grande passione, tanta curiosità e il desiderio di condividere. Frequentiamo la montagna da sempre e, in modo molto naturale, siamo passati dall’escursionismo alle ferrate, malati di altezza, di ripido, di roccia. Inizialmente eravamo troppo presi dai tracciati per capire anche il contesto, poi abbiamo cominciato a guardarci attorno, con lo stupore caratteristico dei bambini nell’età dei “perché”. Le Dolomiti sono un’immensa biblioteca e le ferrate rappresentano le scale per raggiungere gli scaffali più alti. In termini di bellezza, storia e natura, una ferrata dolomitica va ben oltre il divertimento: la roccia, il ghiaccio, gli alberi e i segni del passaggio dell’uomo sono tutte cose che insegnano e regalano un senso di assoluto che crea dipendenza. Emozioni forti e impagabili che abbiamo voluto catturare e trasmettere, sperando che chi percorrerà i nostri itinerari sia consapevole della meraviglia che lo avvolge.
  • La vostra collaborazione invece come si è sviluppata? È stata una sinergia stimolante?
    Siamo animati dalla stessa passione, dal medesimo amore per la natura e la montagna in particolare. Non siamo compagni chiacchieroni, anzi, ci teniamo alla larga dalle comitive rumorose e ci prendiamo con rispetto il nostro spazio, del quale assaporiamo il silenzio, il profumo, la magia. Probabilmente il nostro essere solitari ha acuito la nostra sensibilità che riteniamo emerga prepotentemente dalle pagine del libro. Due personalità creative – e singolari – come le nostre non possono che incontrarsi in una sinergia perfetta.
  • Come avete organizzato il vostro lavoro sul campo e quanto tempo ha richiesto per essere completato?
    Tolta una manciata di itinerari percorsi nel 2014, quando il progetto del libro non esisteva ancora, abbiamo percorso quasi tutte le ferrate nel 2015, iniziando a metà maggio e terminando a fine ottobre. È stata un’impresa titanica, sia per il numero di itinerari che per la necessità di coniugare le uscite con le nostre rispettive attività e con le distanze. Di base c’è stata una pianificazione accurata di ciascun itinerario, tenendo presente quote, tempi e, ovviamente il meteo. Questo ha avuto un ruolo determinante nella scelta della meta, non di rado costringendoci a cambiare i piani all’ultimo momento, deviandoci da un gruppo montuoso all’altro, nella speranza che gli scatti fotografici catturassero la luce e i colori migliori.
  • Quali criteri sono stati utilizzati per selezionare i 50 itinerari?
    Nella scelta degli itinerari abbiamo cercato di soddisfare le esigenze dell’esperto come quelle del principiante. Abbiamo quindi descritto tutte le ferrate classiche, immancabili nel curriculum di un ferratista, come la Via delle Bocchette sul Brenta, la Mëisules sul Sella o la Costantini sulla Civetta, accanto a itinerari meno noti e impegnativi, coprendo tutti i gruppi dolomitici e i gradi di difficoltà. Siamo anche riusciti a includere gli ultimi due tracciati attrezzati dalle Guide Alpine di Cortina nel 2015: due novità a nostro avviso molto interessanti.
  • Il volume è corredato da fotografie bellissime. Immagino che realizzarle sia stato particolarmente impegnativo, considerando il peso delle attrezzature e la difficoltà dei percorsi. Marco, puoi raccontarci qualcosa a riguardo?
    Si certo, trasportare ulteriori 3-4 kg oltre al normale equipaggiamento da trekking e tutta l’attrezzatura da ferrata è un po’ faticoso ma la maggiore difficoltà è stata quella di scattare le foto in parete restando aggrappato alla roccia semplicemente con le longe dell’imbrago e avendo così le mani libere per tenere la fotocamera. Spesso in equilibrio precario sono comunque riuscito a catturare dei gesti tecnici durante l’arrampicata molto interessanti. Non potendo ogni volta togliermi lo zaino per tirare fuori la reflex in quanto molto rischioso per la sicurezza mia e dell’attrezzatura ho escogitato un sistema di ancoraggio di un marsupio contenente la fotocamera alla cinta dei pantaloni in modo tale da averla sempre nello stesso tempo protetta da urti e umidità e a portata di mano.
  • Avete percorso tutti gli itinerari presentati nel volume?
    Ovviamente sì e in alcuni casi anche più di una volta. La Kaiserjäger, per esempio, sembrava una fortezza inespugnabile tanto ostinatamente ci ha respinti a suon di pioggia e temporali. Ma noi, testardi più di lei, non ci siamo arresi e abbiamo percorso il lungo avvicinamento della ferrata per ben tre volte prima di salire sulla vetta del Col Ombert. E bisogna dire che ne è valsa la pena, altrimenti non avremmo scoperto il bellissimo avvicinamento alternativo che proponiamo in questo libro.
  • Una via ferrata assolutamente da provare fra quelle selezionate?
    È difficile rispondere a questa domanda: qualsiasi nome si faccia, rende torto a molte altre. Diciamo che assolutamente da provare per armoniosità, impegno e grandiosità del percorso sono le Mëisules sul Sella, la Bolver-Lugli sulle Pale di San Martino e la Cresta Ovest sulla Marmolada.
  • La via più difficile ed impegnativa?
    Sicuramente la Costantini. È una ferrata tecnicamente impegnativa e molto lunga, che non può essere improvvisata e richiede molta preparazione.
  • Questo libro si rivolge anche ad escursionisti che si affacciano per la prima volta nel mondo delle ferrate?
    Certamente. Non abbiamo voluto scrivere una guida per addetti ai lavori, riservata cioè a ferratisti esperti. Gli itinerari che abbiamo scelto coprono tutti i gradi di difficoltà, con una maggiore concentrazione sui livelli 2 e 3. Chi vuole provare questa attività ha solo l’imbarazzo della scelta, partendo dai percorsi più facili e brevi per passare poi a quelli più impegnativi.

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I 5 motivi che rendono la Tridentina la ferrata più frequentata del Sella

Vi siete mai chiesti come mai la la ferrata Tridentina sia una delle più popolari delle Dolomiti? Sicuramente per la bellezza del Gruppo del Sella, per il vertiginoso ponte sospeso, per i panorami mozzafiato verso Colfosco, per la spettacolare cascata del Pisciadù che rasenta la via ferrata. Last but not least, la meraviglia delle cime imponenti del Sass da Lech e del Pisciadù. Non poteva quindi mancare nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti di Federica Pellegrino e Marco Corriero.

Prendiamo un imponente castello di pietra, scaliamone una delle torri più ripide ed esposte, attraversiamo un vertiginoso ponte sospeso e usciamo in un circo di cime grandiose che si specchiano su uno splendido lago. Ora sfiliamoci gli scarponi e immergiamo i piedi nelle sue acque fresche, da un lato un panino, dall’altro una birra. In estrema sintesi questi sono i tratti distintivi di un itinerario perfetto che, unitamente a un avvicinamento brevissimo, caratterizzano la ferrata più frequentata delle Dolomiti: la Tridentina.

“Ma in attendere è gioia più compita”, scriveva Eugenio Montale, e questo è il mantra che suggerisco di ripetere mentalmente a chiunque, in coda già all’attacco di prima mattina, abbia deciso di percorrere questa ferrata in un fine settimana di agosto. Il continuo passaggio di escursionisti ha reso le prese lisce dall’usura, nonostante la roccia rimanga frastagliata e ben arrampicabile. La ferrata si divide idealmente in tre parti, l’ultima delle quali, la risalita della Torre Exner, è la più impegnativa perché particolarmente verticale, con passaggi strapiombanti che richiedono attenzione se non addirittura esperienza e assoluta assenza di vertigini. È tuttavia possibile abbandonare il tracciato, evitando quest’ultimo tratto, salendo al Rifugio Cavazza attraverso un sentiero segnato.

Caratteristiche

Ferrata difficile e molto frequentata, ma di grande soddisfazione per la bellezza delle pareti e per l’esposizione anche se su roccia ben appigliata.

ferrata tridentina

La guida

Per saperne di più, trovi la descrizione dettagliata con mappa e foto dell’itinerario nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

 

La guida con oltre 350 rifugi, malghe e bivacchi delle Dolomiti del Trentino Alto Adige

Esce oggi la guida di Stefano Ardito I Rifugi delle Dolomiti. Trentino Alto Adige. I rifugi alpini sono luoghi ricchi di storia e atmosfere, affacciati su cime di straordinaria bellezza.

Offrono sicurezza e ristoro a escursionisti, alpinisti e ai molti appassionati di montagna: canederli e polenta, un tè caldo o un buon bicchiere di vino. E poi le albe e i tramonti, i panorami sulle crode, un tetto sicuro quando arriva il temporale. Da provare l’esperienza di una notte in alta quota.

La parola rifugio può essere declinata in molti modi. Ci sono alberghi d’alta quota, malghe dove pranzare e acquistare formaggi, bivacchi e “baiti” sempre aperti. Qua e là ci si imbatte nei vecchi rifugi in cemento costruiti nel dopoguerra. Mancano sulle Dolomiti i nuovi rifugi simili ad astronavi delle Alpi occidentali e centrali. Abbondano, invece, i rifugi-ristorante accanto alle piste da sci che si raggiungono in estate con gli impianti, in bici o a piedi. Luoghi dove sono protagonisti il relax, la cucina e il panorama, e che spesso ospitano concerti o appuntamenti culturali.

Anche il pubblico dei rifugi è molto vario. Accanto agli escursionisti e agli alpinisti, arrivano famiglie con bambini, amanti delle vie ferrate, appassionati della corsa in montagna e della mountain bike. D’inverno, oltre agli sciatori di pista, compaiono ciaspolatori, scialpinisti e i percorritori dei sentieri invernali battuti. I frequentatori in giornata (soprattutto villeggianti che la sera tornano a dormire in albergo) incontrano di rado chi utilizza i rifugi di notte, durante un trekking o prima di un’ascensione.

L’andare in montagna, d’altronde, è un’attività sempre più al plurale. E i rifugi, come i borghi di fondovalle o le vette, sono uno dei luoghi dove le diversità di interessi e di stili s’incontrano. Sulle Dolomiti funzionano circa 600 tra rifugi, malghe e bivacchi. Quelli delle province di Bolzano e di Trento sono descritti in questa guida, gli altri compaiono nel volume dedicato al Veneto e al Friuli.

Ci sono punti di appoggio accanto alle funivie e alle strade, altri che richiedono due o tre ore di cammino. I più alti, sulle vette della Marmolada e del Sella, superano i tremila metri di quota. Molti rifugi sono privati, altri appartengono al Club Alpino Italiano, alla Società degli Alpinisti Tridentini o all’Alpenverein Südtirol.

Frequentandoli si conoscono altri appassionati dei monti, a iniziare dai gestori. Si scoprono paesaggi e pagine di storia, si ammirano albe e tramonti colorati, si ascolta la pioggia che batte monotona sul tetto. Per arrivarci si percorrono viottoli e sentieri, rocce e ferrate, lingue di neve o di ghiaccio. Tè e vino, minestra e polenta, crostate e strudel rifocillano a metà giornata e preparano ad affrontarne una nuova. Senza i rifugi la nostra esperienza tra i monti sarebbe più povera. Andar per rifugi è bello, e fa bene.

Il palcoscenico più bello del mondo: I Suoni delle Dolomiti

Fino al 26 agosto gli escursionisti e alpinisti appassionati di buona musica potranno assistere a I Suoni delle Dolomiti, il festival di musica in quota sulle Dolomiti del Trentino. Ecco i numeri dell’edizione 2016: 70 musicisti, 19 appuntamenti, 2 trekking, 17 escursioni con guide alpine, 1 concerto all’alba, 2580 metri: il concerto più in alta quota, più di 10.000 metri in salita. Numeri per un’esperienza da non perdere.

Paesaggi mozzafiato, vette magnifiche, laghetti alpini sono lo scenario in cui si esibiscono artisti di fama internazionale. Musica classica, jazz, etnica: ce n’è davvero per tutti i gusti! Il programma 2016 è sul sito ufficiale dell’evento Suoni delle Dolomiti.

Queste note che seguono di Stefano Ardito ci ricordano uno dei primi scrittori che ha provato a descrivere la bellezza quasi impossibile da narrare delle Dolomiti. “Avvicinatevi, vi prego, esaminate questo spettacolo che senza ombra di dubbio è una delle cose più belle, potenti e straordinarie di cui questo pianeta disponga. Sono pietre o nuvole? Sono vere oppure è un sogno?” Con queste parole, mezzo secolo fa, descriveva la magìa delle Dolomiti un grande giornalista e scrittore come Dino Buzzati. Nato ai loro piedi, in una villa alle porte di Belluno, Buzzati ha trascorso gran parte della sua vita professionale a Milano, dove ha lavorato al «Corriere della Sera». Ma è sempre tornato tra le rocce e i boschi dei Monti Pallidi per camminare, arrampicare e sciare. Qui, tra guglie bizzarre e rocce dai colori fantastici, ha trovato sempre nuove ispirazioni per la sua scrittura così ricca di suggestioni, di fantasia e di immagini. Le Dolomiti, insieme al Cervino e all’Everest, sono le montagne più famose del mondo. Ma se le Alpi, l’Himalaya e le Ande ospitano centinaia di grandi vette corazzate di neve e di ghiaccio, nessun’altra catena della Terra offre a chi le percorre dei paesaggi rocciosi emozionanti e bizzarri come quelli che si possono incontrare tra l’Alto Adige/Sudtirolo, il Trentino, il Bellunese e il lembo nordoccidentale del Friuli. Le Dolomiti sono uniche al mondo. La loro inclusione nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, avvenuta nel 2009, ha sottolineato ancora una volta questo elemento, che era stato intuito e raccontato molte volte da alpinisti, viaggiatori, camminatori e scrittori. La conformazione a massicci isolati, insieme ai confini etnici, linguistici e amministrativi, rende complicata la geografia delle Dolomiti, dove la lingua e la cultura italiana incontrano ancora oggi quelle tedesca e ladina, e che hanno segnato tra il 1866 e la Grande Guerra il confine tra l’Italia e l’Impero di Austria-Ungheria.