La guida con oltre 350 rifugi, malghe e bivacchi delle Dolomiti del Trentino Alto Adige

rifugio agostini

Esce oggi la guida di Stefano Ardito I Rifugi delle Dolomiti. Trentino Alto Adige. I rifugi alpini sono luoghi ricchi di storia e atmosfere, affacciati su cime di straordinaria bellezza.

Offrono sicurezza e ristoro a escursionisti, alpinisti e ai molti appassionati di montagna: canederli e polenta, un tè caldo o un buon bicchiere di vino. E poi le albe e i tramonti, i panorami sulle crode, un tetto sicuro quando arriva il temporale. Da provare l’esperienza di una notte in alta quota.

La parola rifugio può essere declinata in molti modi. Ci sono alberghi d’alta quota, malghe dove pranzare e acquistare formaggi, bivacchi e “baiti” sempre aperti. Qua e là ci si imbatte nei vecchi rifugi in cemento costruiti nel dopoguerra. Mancano sulle Dolomiti i nuovi rifugi simili ad astronavi delle Alpi occidentali e centrali. Abbondano, invece, i rifugi-ristorante accanto alle piste da sci che si raggiungono in estate con gli impianti, in bici o a piedi. Luoghi dove sono protagonisti il relax, la cucina e il panorama, e che spesso ospitano concerti o appuntamenti culturali.

Anche il pubblico dei rifugi è molto vario. Accanto agli escursionisti e agli alpinisti, arrivano famiglie con bambini, amanti delle vie ferrate, appassionati della corsa in montagna e della mountain bike. D’inverno, oltre agli sciatori di pista, compaiono ciaspolatori, scialpinisti e i percorritori dei sentieri invernali battuti. I frequentatori in giornata (soprattutto villeggianti che la sera tornano a dormire in albergo) incontrano di rado chi utilizza i rifugi di notte, durante un trekking o prima di un’ascensione.

L’andare in montagna, d’altronde, è un’attività sempre più al plurale. E i rifugi, come i borghi di fondovalle o le vette, sono uno dei luoghi dove le diversità di interessi e di stili s’incontrano. Sulle Dolomiti funzionano circa 600 tra rifugi, malghe e bivacchi. Quelli delle province di Bolzano e di Trento sono descritti in questa guida, gli altri compaiono nel volume dedicato al Veneto e al Friuli.

Ci sono punti di appoggio accanto alle funivie e alle strade, altri che richiedono due o tre ore di cammino. I più alti, sulle vette della Marmolada e del Sella, superano i tremila metri di quota. Molti rifugi sono privati, altri appartengono al Club Alpino Italiano, alla Società degli Alpinisti Tridentini o all’Alpenverein Südtirol.

Frequentandoli si conoscono altri appassionati dei monti, a iniziare dai gestori. Si scoprono paesaggi e pagine di storia, si ammirano albe e tramonti colorati, si ascolta la pioggia che batte monotona sul tetto. Per arrivarci si percorrono viottoli e sentieri, rocce e ferrate, lingue di neve o di ghiaccio. Tè e vino, minestra e polenta, crostate e strudel rifocillano a metà giornata e preparano ad affrontarne una nuova. Senza i rifugi la nostra esperienza tra i monti sarebbe più povera. Andar per rifugi è bello, e fa bene.