I rifugi della Valle d’Aosta, preziosi punti di appoggio per escursionisti, alpinisti e sciatori

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La guida I rifugi della Valle d’Aosta di Stefano Ardito è un prezioso strumento per gli escursionisti, per gli alpinisti e per gli appassionati di sport invernali. Molti consigli utili sono riservati anche a chi porta con sé i bambini in montagna.

I rifugi

I più classici punti di appoggio delle nostre montagne sono delle costruzioni in muratura, hanno dai 20 posti letto in su (ma la Capanna Gnifetti del Monte Rosa ha una capienza di quasi 200 persone!) e nelle Alpi occidentali sorgono normalmente oltre i 2000 metri. I rifugi che appartengono al CAI o ad altre associazioni alpinistiche sono di solito affidati a un gestore, ma vengono in qualche caso gestiti a rotazione dai soci.

I rifugi di proprietà privata sono gestiti dagli stessi proprietari. Le classiche capanne di alta montagna sono aperte normalmente dall’inizio di luglio a metà settembre, mentre i rifugi posti a quote più basse aprono a giugno e chiudono alla fine di settembre. Molti rifugi effettuano anche un periodo di apertura primaverile, per gli scialpinisti. I rifugi aperti tutto l’anno sorgono generalmente in fondovalle, o sono raggiungibili lungo una strada carrozzabile o in funivia. Il locale invernale sempre aperto esiste in quasi tutti i rifugi del CAI e solo in pochi rifugi di proprietà privata, e può essere usato liberamente solo quando il rifugio principale è chiuso. La sistemazione per la notte può essere in camerate o in camere a 2, 4 o più letti. Nei rifugi gestiti la prenotazione è sempre utile, ed è essenziale per quelli più frequentati come il Vittorio Sella e il Vittorio Emanuele del Gran Paradiso, o il Città di Mantova e la Capanna Margherita del Monte Rosa.
I gruppi devono prenotare con il massimo anticipo possibile, preavvisando il gestore via mail oppure al suo numero privato. Quasi tutti i rifugi della Valle d’Aosta dispongono di un sito web, dove trovare numeri di telefono, indirizzi e-mail e altre informazioni utili. Gli elenchi dei rifugi, con i relativi recapiti, si trovano attraverso il sito turistico della Regione, www.lovevda.it, e su quello della Fondazione Montagna Sicura www.fondazionemontagnasicura.org.

I soci del Club Alpino Italiano o delle associazioni europee (Club Alpino Francese, Club Alpino Svizzero, Alpenverein Südtirol …) i cui soci godono del “diritto di reciprocità” hanno nei rifugi del CAI uno sconto del 50% sul pernottamento e tra il 10 e il 20% sul vitto. Queste facilitazioni, ovviamente, non si applicano nei rifugi privati. In questa guida, oltre alle indicazioni essenziali come la quota, le coordinate satellitari, la posizione, il numero di posti, la presenza o meno del locale invernale, la proprietà e il recapito del gestore, abbiamo inserito notizie sulla storia, sull’ambiente, sul panorama, sulle caratteristiche e sul tipo di accoglienza offerta dalla struttura. Viene anche indicato se il rifugio e i suoi immediati dintorni sono o meno una buona meta per le famiglie con bambini.
Chi frequenta un rifugio (poco importa se per la notte o solo per un panino o una tazza di tè) deve comportarsi in maniera adeguata. Vanno evitati gli schiamazzi, i cori e quant’altro. Dalle 22 alle 6 di mattina, nei rifugi vale il silenzio assoluto, in omaggio al riposo di chi deve alzarsi presto per un’ascensione.
Per evidenti motivi di igiene, una regola impone da qualche anno l’uso del sacco-lenzuolo. Anche se quasi tutti i rifugi dispongono ormai di un efficiente servizio di smaltimento dei rifiuti, è importante che gli escursionisti e gli alpinisti riportino con sé a valle le proprie immondizie.

I bivacchi

Più piccoli e più spartani dei rifugi, i bivacchi sono delle costruzioni sempre aperte, affidate alla correttezza degli escursionisti e degli alpinisti. Nati come piccolissimi edifici a semibotte (prima a 3-4 posti, poi a 6, infine a 9), sono via via diventati più grandi e comodi. Oggi molti dei bivacchi presenti sulle montagne valdostane sono dei confortevoli anche se piccoli rifugi in muratura in grado di ospitare tra le 10 e le 20 persone, e dispongono di fornelli, gas e attrezzatura da cucina.

Per semplificare le cose agli escursionisti, si parla oggi di bivacchi anche per strutture che in passato sarebbero state definite rifugi non custoditi. In tutti i casi, chi frequenta queste costruzioni fa bene, in mancanza di precise e aggiornate indicazioni contrarie, a portare con sé un minimo di attrezzatura da cucina (fornello, pentolino, posate). La presenza di coperte fa sì che non sia di norma necessario utilizzare il sacco a pelo.
Ricordiamo che la natura di queste strutture impone una adattabilità e un rispetto per gli altri ancora maggiore. Le ridotte dimensioni di alcuni bivacchi posti in zone molto frequentate (gli esempi più classici sono il Money del Gran Paradiso, o il Florio e il Rainetto del Monte Bianco) fa sì che essi debbano essere riservati agli alpinisti che ne hanno bisogno per le loro ascensioni, e dagli escursionisti solo per gite in giornata.
Dato che i bivacchi non dispongono di un servizio di smaltimento dei rifiuti, i loro frequentatori devono riportare a valle la spazzatura da loro prodotta. È un’ottima idea contribuire alla pulizia dei luoghi infilando nello zaino anche qualche rifiuto preesistente.

I posti-tappa o dortoir

Nati negli ultimi decenni sull’esempio della Francia (“dortoir” significa dormitorio), a servizio degli itinerari di trekking, sorgono spesso lontano dagli itinerari che conducono verso vette o valichi. In Valle d’Aosta queste strutture hanno caratteristiche molto varie. Alcuni sono dei piccoli rifugi dov’è possibile cucinare da soli, altri dei veri e propri alberghetti. Come per i rifugi gestiti, è essenziale prenotare in anticipo.

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