Il sentiero attrezzato Galleria del Piccolo Lagazuoi e la Grande Guerra

ferrata Lagazuoi

Tra gli itinerari selezionati da Federica Pellegrino e Marco Corriero per la guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti, non poteva mancare il sentiero attrezzato Galleria del Piccolo Lagazuoi. Gli autori ci descrivono così questa emozionante escursione.

La Grande Guerra introdusse un modo di combattere diverso dalle offensive di movimento: la cosiddetta “guerra di mine”. Squadre di minatori professionisti affiancarono le truppe alpine per scavare lunghi tunnel nelle montagne e far saltare le trincee nemiche. Richiedendo un ingente impiego di risorse, questo nuovo tipo di offesa venne concretamente realizzato solo in poche zone del fronte alpino. Una di queste è il Lagazuoi. Tra l’inverno e la primavera del 1917 gli italiani scavarono oltre un chilometro di gallerie e posizionarono 33.000 chili di esplosivo per far saltare le postazioni nemiche, sventrando il cuore della montagna.

La galleria italiana è stata completamente ripristinata in un itinerario attrezzato che offre una sintesi immediata delle condizioni in cui vissero i soldati, stretti nella morsa del gelo. Lungo il percorso si legge: “Ogni uomo che deve rimanere fuori dai ricoveri per lunghi servizi, sia provvisto possibilmente di due paia di guanti di lana o di manopole per poterli cambiare non appena un paio si inumidisce, perdendo lo scopo di proteggere contro il freddo. Buona misura è quella di mettere una fodera di carta nella manopola o nell’interno del guanto attorno al polso.”

La roccia del Lagazuoi parla di ingegno e disperazione: ascoltarla è un privilegio.

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Chi vorrà avventurarsi su questo sentiero, ancora prima di cominciarlo, avrà subito modo di immergersi nell’atmosfera della Prima Guerra Mondiale.

Durante l’avvicinamento si passa sotto una tettoia rocciosa creatasi con lo scoppio delle mine che le truppe italiane fecero saltare il 21 giugno 1917, devastando le postazioni nemiche e modificando l’aspetto stesso del Piccolo Lagazuoi. Si attraversano i resti di trincee austriache e si percorre il bordo del cratere della prima mina, giungendo rapidamente all’ingresso delle gallerie a quota 2667 metri.

Da qui ha inizio il vero e proprio sentiero attrezzato, la cui descrizione e tracciato è nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti.

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti