Vivi la neve in Appennino con gli itinerari invernali di Stefano Ardito

Roccce della Valle Chiarano

Ciaspole, sci da fondo, piccozza e ramponi. Chi ama la montagna e la frequenta anche d’inverno ha trovato il proprio mezzo per esplorarla seguendo le proprie inclinazioni, desideri e preparazione fisica. A te che non puoi più fare a meno di dedicare weekend o anche solo la domenica alle escursioni sulla neve, Stefano Ardito ha dedicato la guida APPENNINO BIANCO, il cui secondo volume ci racconta così:

“Gli altopiani innevati della valle del Sangro, delle Cinque Miglia e dei Simbruini, le creste di neve e di ghiaccio degli Ernici, della Serra di Celano e del Morrone, i giganteschi canaloni innevati del Pizzo Deta, della Majella e del Sirente. Questi ambienti – e molti altri, tutti di grande fascino – sfilano in questa guida che descrive 81 itinerari di sci di fondo, ciaspole e alpinismo invernale sui massicci dove è più facile avvistare da vicino il lupo, il cervo, l’orso marsicano (o almeno le sue tracce sulla neve) e l’elegantissimo camoscio d’Abruzzo.
Ovunque, nelle regioni che formano il cuore dell’Italia, i crinali innevati che si lasciano vedere da lontano (la Majella dal litorale abruzzese, il Velino e i Simbruini dal Gianicolo, gli Ernici e le Mainarde dalla Ciociaria) sono un invito ad avvicinarsi e a esplorare.

Camosci nel Parco Nazionale d'Abruzzo

Chi vive in città, nel Lazio e in Abruzzo come altrove, scopre l’Appennino innevato dalle piste di discesa di Ovindoli e di Pescasseroli, di Roccaraso e di Scanno, di Rivisondoli e di Campo Staffi. Per accostarsi davvero al fascino della montagna invernale, però, bisogna volgere le spalle alle piste battute, andare alla ricerca del silenzio, spingersi nei luoghi dove la natura regna ancora sovrana.
Tra l’Otto e il Novecento Enrico Abbate, appassionato alpinista e segretario della sezione di Roma del CAI, ha compiuto le prime salite invernali di molte cime e ha descritto le nostre montagne nelle sue guide. Oggi, più di un secolo dopo, è un piacere ricordare il suo entusiasmo per il Sirente, il Terminillo, la Meta e le altre cime di cui ha calcato per primo le vette innevate. Questa guida, frutto di trent’anni di esperienza e passione dell’autore, si rivolge agli escursionisti con le racchette da neve o gli sci da fondo, che percorrono gli stessi itinerari o quasi. E ai camminatori che si spingono al confine dell’alpinismo, salendo con la piccozza e i ramponi verso le cime. Uniscono tra loro i nostri percorsi la posizione geografica, la bellezza, il periodo in cui possono essere seguiti.
A chi li vuole affrontare, oltre al rispetto per la natura dei monti, raccomandiamo un pizzico di umiltà e un esame di coscienza. Abbiamo le conoscenze tecniche adatte? Equipaggiamento e vestiario sono giusti? Le condizioni della montagna sono adatte? In caso di dubbi, fatevi accompagnare da una guida alpina, o partecipate a un corso del CAI. La montagna invernale è splendida, ma va affrontata con rispetto.

Buone nevi d’Appennino, per tutti.”