Un viaggio sulle Dolomiti: le valli di Fiemme e di Fassa

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A differenza del resto delle Alpi, Cervino a parte, le Dolomiti sono uniche, caratteristiche, inconfondibili. Oltre alla forma bizzarra di queste cime mai uguali a sé stesse, un’altra peculiarità è il loro essere “isole di pietra” divise l’una dall’altra da bracci ovviamente non (più) di mare ma di boschi e di prati. Eugenio Cipriani e Giacomo Meneghello le raccontano nel volume Dolomiti. Storia, leggenda e realtà.

Le valli di Fiemme e di Fassa, regno di Laurino e terra di ex-vulcani

Percorrendo la Val d’Adige lungo l’autostrada del Brennero la via più diretta per raggiungere la Val di Fassa consiste nel salire dal casello di Egna-Ora al Passo di San Lugano e poi attraversare la Valle di Fiemme, i cui paesi possono essere bypassati da una comoda tangenziale. Non stupitevi se il nome di tanti alberghi, pensioni e B&B spesso suonerà “Laurin”, “Laurino” o “Rosengarten”. È infatti fra le fantastiche rupi del Catinaccio-Rosengarten che si ambienta la favola forse più nota e antica delle Dolomiti. Quella di Laurino, lo sfortunato Re dei Nani di cui racconteremo la leggenda.

Imperdibile la visita di Cavalese, capitale storica della valle che conserva alcuni edifici d’epoca come lo splendido Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme. Merita una breve deviazione il borgo di Tesero, che custodisce pregevoli affreschi nelle chiese di San Leonardo e di San Rocco. A Predazzo molti credono che la Val di Fiemme finisca, perché da lì in poi il solco principale della valle, sempre percorsa dall’Avisio, cambia nome (e Regole) per diventare Val di Fassa.

In realtà da Predazzo ha origine un altro ramo della Val di Fiemme, minore ma non meno suggestivo: quello attraversato dal torrente Travignolo che nasce dall’omonimo ghiacciaio ai piedi del Cimon della Pala e della Cima Vezzana. Qui si estende la meravigliosa Foresta di Paneveggio che, seppure devastata a macchia di leopardo dalla tempesta Vaia dell’autunno 2019, è ancora uno straordinario polmone verde di natura intatta fra le catene del Lagorai e Cima Bocche e, naturalmente, del ramo nordoccidentale delle Pale di San Martino (Val Venegia). Per tutto il resto, primo fra tutti l’accesso automobilistico, l’immenso atollo delle Pale di San Martino afferisce al Veneto e, geograficamente, rientra nelle cosiddette “Dolomiti meridionali”, di cui presenta identiche caratteristiche climatiche, vegetazionali e morfologiche.
Ma ripartiamo da Predazzo e percorriamo la Val di Fassa, purtroppo a singhiozzo perché questa valle, che pure ne avrebbe bisogno, tranne all’altezza di Moena, non è ancora servita da una tangenziale. Moena, Vigo, Pozza, Campitello e Canazei sono i principali borghi fassani ed offrono ogni servizio sia per il turista estivo che invernale. Sulla valle incombono colossi come il Latemar (2799 m), la Marmolada (3343 m), il Sassolungo (3181 m) e il Sella (3152 m), oltre al citato Catinaccio (3004 m).

Con i suoi 3343 metri di altezza la Marmolada è la “Regina delle Dolomiti”, vale a dire la vetta più alta dai cui ghiacci trae origine il ramo più elevato dell’Avisio. Una particolarità geologica merita di essere sottolineata: assieme a molte cime circostanti e al grande e isolato atollo del Latemar, sua maestà rientra fra le cime meno dolomitiche di tutte le Dolomiti. Per un semplice motivo: mentre l’atollo della Marmolada si stava formando in un mare profondo, da enormi spaccature sottomarine si verificarono fuoriuscite di lava che finirono per coprire come una sorta di glassa al cioccolato le cime attorno. Quando il mare si ritirò le grandi scogliere calcaree emersero grondanti in parte d’acqua e in parte di lava solidificata. A causa di quest’ultima il processo di dolomitizzazione non poté completarsi e quelle montagne, Marmolada in primis, rimasero prevalentemente calcaree.
Al Latemar andò anche peggio, dal momento che si trovò a dover condividere il territorio con un mega-vulcano che occupava tutta l’area intorno a Predazzo. Eruzioni, terremoti e quant’altro sconquassarono il povero atollo non solo lacerandone i fianchi ma sbriciolandone in gran parte la roccia, tant’è che fra tutte le montagne dolomitiche il Latemar è la più disertata dagli scalatori a causa della sua estrema fragilità. Di contro, però, le infinite fessurazioni della roccia hanno dato luogo nel corso dei millenni a strutture straordinarie come le caratteristiche guglie dette “le Pope” (le bambole) o l’incredibile obelisco pendente non a caso battezzato “Torre di Pisa”.

Anche attorno alla Marmolada non mancano montagne costituite da rocce vulcaniche: da Mazzin di Fassa fino ad Alba di Canazei e oltre, tutto il lato destro orografico della valle è costituito da montagne formate da lave e nubi ardenti. Il celeberrimo Viel del Pan, uno dei sentieri più panoramici delle Dolomiti, si sviluppa proprio sulla vulcanica catena Mesola-Padon.

Presso l’estremo settore sudorientale del Latemar (sottogruppo Dos Capèl-Pelenzana) troviamo anche un interessante sentiero geologico ben segnalato e ricco di tabelle informative. Uno analogo si trova sopra Predazzo, presso il Dos Capèl, avancorpo del Latemar. Chi vuole approfondire questo argomento non potrà fare a meno di visitare il Museo Geologico di Predazzo, fra i più interessanti di tutte le Dolomiti. La Val di Fassa presenta tre varchi: il Passo Fedaia, il Pordoi e il Sella. Dal Fedaia e dal Pordoi si accede alla Val Cordevole, e quindi al Veneto, mentre attraverso il Sella si raggiungono agevolmente due delle valli più famose non solo delle Dolomiti ma di tutta la Provincia autonoma di Bolzano: la Val Gardena e la Val Badia.

Il viaggio continua con il libro..

Un viaggio nelle Dolomiti attraverso la storia, le leggende e la realtà descritto dalla scrittura originale di Eugenio Cipriani e accompagnata dalle straordinarie immagini di Giacomo Meneghello nel volume:

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