Passione montagna. Rispetto dell’ambiente alpino e vie ferrate si può

Abbiamo trovato nelle pagine iniziali della guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti alcune delle motivazioni che hanno spinto gli autori Federica Pellegrino e Marco Corriero a scrivere questa guida e a condividere con il pubblico la loro passione.

Ferrate sì, Ferrate no

“La popolarità di cui godono oggi le vie ferrate, frequentate da un numero sempre maggiore di appassionati, ha animato l’annosa diatriba fra detrattori e sostenitori. Per gran parte degli alpinisti puri le ferrate sono dei parchi giochi, un trucco disonesto per salire le montagne, una scorciatoia verso la verticalità. Molti ritengono, inoltre, che tutto questo ferro sulla roccia abbia dissacrato splendide pareti e, quel che è peggio, si incroci con vie alpinistiche classiche.

Dal canto loro, gli escursionisti rispondono rivendicando il proprio diritto ad assecondare il richiamo della paura, a vivere la verticalità in sicurezza, a provare quel senso di assoluto che solo l’alta montagna suggerisce. Perché raggiunta la vetta, dove l’orizzonte non ha confini, ci si sente fruitori di un patrimonio universale, di qualcosa che appartiene a tutti. Appartiene a chi ha “ucciso l’impossibile” sudando su una via di roccia a rischio della vita. E appartiene anche a chi se l’è presa comoda ed è salito con uno dei tanti ascensori per il cielo, strutture avveniristiche che spuntano ormai come funghi, coprendo dislivelli enormi e deturpando l’ambiente montano ben più degli esili infissi delle ferrate. E, ovviamente, appartiene agli escursionisti che procedono lentamente con i moschettoni agganciati alle funi metalliche lungo i percorsi attrezzati.

Probabilmente la questione non si spegnerà mai. Tuttavia, l’aumento esponenziale di appassionati è sinonimo di piacere e, a questo proposito, ci piace ricordare Reinhold Messner che, a chi gli chiese cosa pensasse delle vie ferrate, rispose: “Vi ho incontrato talmente tante persone felici che devo esserne per forza a favore”.

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Noi che semplicemente amiamo la montagna troviamo la diatriba sulle ferrate piuttosto sterile e fine a se stessa se sostenuta da argomentazioni elitarie e volte a operare una selezione non solo tra i mezzi ma anche tra gli individui reputati idonei a risalire le pareti rocciose.
Partendo dal presupposto che le strutture artificiali sulle montagne esistono e sono ineliminabili, sarebbe auspicabile e costruttivo spendere energie e risorse per promuovere comportamenti positivi ed educare le giovani generazioni al rispetto dell’ambiente alpino, di se stessi e degli altri: solo così si salveranno le Dolomiti, e non solo quelle.”