La Via ferrata delle Meisules | Sella | Dolomiti

ferrata delle meisules

La ferrata delle Meisules, entusiasmante ma molto impegnativa, descritta da Federica Pellegrino e Marco Corriero nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti.

La ferrata delle Meisules, una delle più antiche delle Dolomiti, approntata nel 1912 dal club alpino tedesco di Pößneck, è nota anche con il nome di Pößnecker Steig. Oltre un secolo di alpinismo ne ha usurato le prese rendendole lisce come acquasantiere. Segue infatti l’ardito tracciato della via di roccia aperta nel 1907 da Haupt e Mayr sul versante nordovest del Sella e raggiunge l’altopiano delle Mëisules, l’immenso tavolato bianco che appiattisce la sommità del massiccio, conferendogli una precisa e inconfondibile individualità.

Lunga e alpina, la via è entusiasmante ma molto impegnativa, soprattutto nella prima parte, con pareti verticali e passaggi esposti anche non assicurati. Si sviluppa su un versante in ombra al mattino e le sue pareti, spesso bagnate, nelle giornate più fredde possono risultare ghiacciate e quindi insidiose se non impraticabili. Viceversa, il pianoro sommitale cui si giunge può rivelarsi torrido nelle ore centrali delle giornate estive e può facilmente caricarsi di nubi che, avvolgendolo, confondono l’orientamento.

Il tracciato è inoltre completamente privo di fonti d’acqua. Per queste e altre ragioni, legate alla lunghezza, alla quota elevata e all’assenza di vie di fuga, la ferrata va affrontata solo in condizioni meteorologiche stabili, in buona forma fisica e con una gran riserva d’acqua nello zaino.

Scheda tecnica della ferrata delle Meisules

Meta Piz Selva, 2941 m
Caratteristiche via lunga e alpina con tratti ferrati esposti e passaggi in arrampicata non assicurati. Roccia solida, infissi vetusti. Fonti d’acqua assenti. Da intraprendere solo con meteo stabile.
Difficoltà 4 – TD
Quote partenza da Passo Sella: 2240 m; attacco: 2290 m; uscita: 2941 m
Dislivello ferrata: 500 m; dislivello complessivo: 700 m
Tempo Avvicinamento: 30 min; ferrata: 3 ore; discesa: 3 ore. Tempo complessivo: 6.30 ore
Periodo consigliato da inizio giugno a ottobre.
Esposizione Nord-Ovest
Punti d’appoggio Rifugio Franco Cavazza al Pisciadù, tel. 0471 836292
Cartografia Tabacco, scala 1:25.000, foglio 06, Val di Fassa e Dolomiti Fassane
Segnaletica Segnavia (649 in salita, 649 e 666 in discesa), bolli rossi.

Accesso

Questo itinerario prevede punti di partenza e di arrivo distinti. È consigliabile disporre di due auto: una da lasciare al punto di partenza (Passo Sella) e l’altra al punto d’arrivo (Passo Gardena), entrambi lungo la SS 242. Il tragitto tra i due passi è coperto anche dal servizio di trasporto pubblico.

Avvicinamento

Si parte dal chiosco del Passo Sella, dove un cartello indica la direzione da seguire. Lungo il sentiero 649 si attraversa la base delle torri del Massiccio, portandosi in mezz’ora all’attacco della ferrata, segnalato da due targhe.

Ferrata

Un paio di metri su facili rocce gradinate e si raggiunge il cavo metallico che parte in diagonale e che, purtroppo, mostra tutti i suoi anni: non è particolarmente teso, in alcuni tratti non lo è affatto, in altri è sfilacciato. Attenzione quindi.

Si prosegue in verticale su una stretta fessura attrezzata con pioli, superata la quale ecco il primo passaggio chiave: un profondo spacco nella roccia, privo di infissi ma ricco di punti di presa naturali, da superare in arrampicata. Si esce su un pulpito, si sale una scaletta non assicurata e ci si prepara ad affrontare il secondo passaggio chiave: un ripido e angusto camino da salire attraverso una lunga serie di gradini a sviluppo semi-elicoidale che costringe a una rotazione di 180 gradi.

La progressione si fa sempre più incalzante, in una successione di scale e muri tanto esposti quanto male assicurati: qui il cavo d’acciaio, nonostante sia spesso, è piuttosto allentato: sarebbe incauto issarsi solo su di esso senza usufruire dei numerosi punti di presa naturali.

Ma non potrebbe essere altrimenti: la Meisules è una ferrata vecchio stile, regala un contatto intimo con la roccia, in cambio pretende abilità e nervi saldi. La corda si interrompe e si sale su una traccia di sentiero seguendo i bollini rossi, per uscire su un immenso anfiteatro detritico popolato da ometti di pietra, racchiuso tra la cresta del Piz Ciavazzes e le Torri del Selva. Lo si attraversa e si continua a salire su pareti meno ripide, parzialmente assicurate, circondati da guglie e pinnacoli.

La segnaletica è a tratti sbiadita ma la meta è vicinissima, la si vede, quasi la si respira: la sudata vetta del Piz Selva.

Discesa

Si attraversa tutto il pianoro sommitale seguendo il segnavia 649 fino alla Sella del Pisciadù. Qui si scende lungo il sentiero 676, caratterizzato da un salto di roccia ripido e assicurato malamente e poi una lunga traccia di sentiero su ghiaione che conduce al Rifugio Pisciadù, sulle sponde dell’omonimo laghetto. Da qui, su sentiero ripido e zigzagante (666), assicurato con cavo d’acciaio e pioli nel primo tratto, si scende al Passo Gardena, incrociando l’Alta Via n. 2.

La guida

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