La Valle di San Lucano-Angheraz

escursione valle di san lucano

Un itinerario di struggente bellezza, immersi nella “Valle dei Giganti”. Lo descrive Eugenio Cipriani, autore della guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti.

La maggior parte di noi è convinta che Terra e pianeti ruotino attorno al Sole perché costretti dalla gravità dell’astro. Era ciò che pensava Newton e con lui l’intera comunità scientifica prima di Einstein. Ma il genio tedesco spiegò al mondo la vera ragione per cui la Terra, anziché correre in linea retta attraverso il cosmo, si ostina da miliardi di anni a ruotare attorno al Sole.

Ora che Einstein lo ha intuito, e poi dimostrato, il motivo appare semplice, quasi banale: più un corpo possiede una massa elevata, più quella massa curva lo spazio attorno a sé. E assieme allo spazio curva pure il tempo. Quindi la Terra non gira attorno al Sole perché attratta da una forza invisibile. Vi gira attorno perché la massa del Sole curva lo spazio attorno a sé e la Terra, come un’auto da corsa su una parabolica, pur tendendo ad andare dritta è obbligata a curvare. All’infinito. O meglio, sino a quando il sole non collasserà. Ma noi non ci saremo.

Che c’entra tutto ciò con la “Valle dei Giganti”? C’entra, eccome! In tutte le Dolomiti non esiste una valle come quella di San Lucano-Angheraz: qui le masse rocciose sono enormi e ravvicinate. Giganti di dolomia alti quasi due chilometri si fronteggiano a poche centinaia di metri l’uno dall’altro ed in Angheraz queste masse chilometriche addirittura circondano l’osservatore. Il nostro occhio, abituato a focalizzare un punto o una direzione, si trova costretto dall’immensità circostante a curvare la prospettiva finendo per percepire l’orizzonte come attraverso l’obiettivo “fish-eye” di una fotocamera.

Provate anche voi. Andate in Valle di San Lucano e poi in Angheraz lungo questo facile itinerario adatto a tutti e, una volta lassù, fermatevi a contemplare le montagne. In quel luogo remoto dove persino il tempo sembra seguire un altro ritmo, percepirete il “senso” delle masse rocciose e ve ne sentirete attratti irresistibilmente. Proprio come la Terra è “attratta” dal Sole!

Accesso

Per raggiungere la Valle di San Lucano bisogna prima arrivare ad Agordo e da questo a Taibòn Agordino, circa 2 chilometri più a nord. A Taibòn si gira a sinistra, si attraversa il Cordevole e si imbocca la strada della Valle di San Lucano che si percorre per circa 6 chilometri sino a Col di Prà (843 m). Oltre un bar si trova un ampio parcheggio dove si lascia l’auto.

Itinerario

Subito dopo il parcheggio, si imbocca a sinistra una strada bianca che costeggia alcune abitazioni e poi conduce nei pressi del torrente Tegnàs. A questo punto, seguendo sempre la strada bianca, ci si incammina lungo la Valle di Angheraz lasciandoci alle spalle la Valle di San Lucano. La nostra stradina lambisce il piede delle pareti orientali delle Pale dei Balconi e poi, poco dopo la Casera d’Angheraz Bassa, si trasforma in sentiero.
Segue un tratto molto ripido che conduce, dopo aver attraversato l’alveo secco di un torrente che scende da destra (ovest), ad una bella faggeta. Dopo averla oltrepassata si imbocca la traccia che si stacca verso sinistra per attraversare ghiaie (1270 m circa, 1.15 ore).
Raggiunto il bordo delle ghiaie si guarda verso est alla volta di un grande blocco di roccia esattamente dall’altro lato delle ghiaie. Lo si raggiunge e nei pressi (segni rossi sbiaditi) si trova una traccia che in dieci minuti, verso est, porta alla meravigliosa radura di Casera d’Angheraz Alta (1300 m, fare attenzione, sentiero non evidente).

Ammirate le immani muraglie soprastanti dei Lastei d’Agner, del Sass de le Caure e del Sass de le Snare, si torna al greto e lo si risale tutto sino ad un centinaio di metri in linea d’aria dalla base delle pareti che chiudono la valle (Croda Granda e Cime del Marmor).
All’altezza di un grande segno quadrato rosso (ormai sbiadito) si traversa verso ovest superando diversi alvei di torrenti (di solito) asciutti sino a recuperare, sotto la verticale della Val dell’Orsa, il sentiero segnavia 767, segnalato in maniera pessima (1.15 ore).
Raggiunto il sentiero, si volgono le spalle al circo terminale della valle e si scende, dapprima a lato di un alveo torrentizio, poi lungo lo stesso (segni rossi sbiaditi) sino a quando, dopo una svolta a sinistra, il sentiero torna ad essere ben marcato e riporta nella faggeta. Si passa di nuovo nei pressi delle ghiaie bianche che avevamo traversato all’andata (1270 m circa), si recupera il sentiero fatto in salita e, lungh’esso, si torna a Col di Prà (1.30 ore).

Scheda tecnica itinerario

Quote da 843 a 1517 m
Dislivello 650 m
Tempo complessivo 4 ore
Difficoltà E
Segnaletica 767, segni rossi (radi e abbastanza sbiaditi)
Periodo consigliato da metà maggio a fine giugno e da fine agosto a settembre
Punti di appoggio nessuno
Cartografia Tabacco foglio 022 Pale di San Martino

La guida

Eugenio Cipriani ci descrive in questa guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti

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