Alta Via delle Marche: come nasce e dove si sviluppa

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Cosa è e come nasce l’Alta Via delle Marche? Gli ideatori di questo nuovo trekking lo spiegano nella guida A piedi sull’Alta Via delle Marche a cura di Nicola Pezzotta e Luca Marcantonelli.

Camminare – sulle pietre di un viottolo o tra le foglie di una foresta, sulle rocce di un monte o nel silenzio dei pascoli – è l’attività umana che più giova al pensiero, alla concentrazione e alla riflessione.
Certo, per muoversi a piedi si fatica decisamente di più che per stare seduti al bar della piazza, si rischiano freddo, sole e pioggia e, in casi sfortunati, anche qualche vescica sotto ai piedi.

Ma un pubblico sempre più vasto e curioso è convinto che ne valga la pena. Il fiume dei camminatori che si avventura sulle montagne, colline e nelle valli italiane nasce da molte sorgenti diverse: c’è chi ha mosso i suoi primi passi in compagnia di un accompagnatore del CAI, chi con le Guide Ambientali o le Guide Alpine e chi ha scoperto il cammino da solo seguendo la via verso Santiago. L’importante però è che il camminare, inteso come mezzo per conoscere la natura e l’ambiente che ci circondano, le antiche vie e i loro borghi arroccati, le strade della fede e le loro abbazie, sia un’attività sempre più praticata.

E l’Italia dei lunghi percorsi escursionistici, che possono essere “cammini” ispirati a Compostela o trekking di più giorni disegnati su creste e crinali, continua a crescere. Nascono nuovi viaggi possibili, lunghi o corti, da percorrere per intero oppure da assaporare un poco alla volta. È l’Italia del turismo lento, di un popolo in movimento dove il viaggio è fatica, sudore, panorami, scoperte, sapori genuini, vino buono e, soprattutto, incontri. Tra camminatori impegnati sulla stessa via, tra viandanti e custodi della memoria e delle tradizioni di un borgo, oppure con chi nelle terre attraversate ci vive e lavora.

Un’alta via, per definizione, è un itinerario che si svolge seguendo crinali e monti, che cerca di evitare per quanto possibile al viaggiatore troppe salite e discese dai fondovalle più popolati. Ce ne sono molte, sulle Alpi e sull’Appennino, e le più frequentate disegnano i contorni dei celebri massicci dolomitici o le grandi valli valdostane, percorrono i Monti Liguri o il crinale appenninico, come l’Alta Via dei Parchi dell’Emilia Romagna, che giunge alla conclusione delle sue tappe non lontano da Carpegna, località sul confine marchigiano in provincia di Pesaro e Urbino.

Presentata e descritta nelle pagine di questa guida, proprio da Carpegna inizia l’Alta Via delle Marche: si tratta di un percorso che, toccando tutte le cinque province marchigiane – Pesaro e Urbino, Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno – collega in 27 giornate di cammino le foreste di crinale al confine con l’Emilia Romagna con i grandi massicci del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Un lungo viaggio (i chilometri da percorrere sono 416, i metri di dislivello un po’ più di 20.000) che si snoda attraverso territori e panorami molto diversi tra loro ma che permette di legare con un unico filo tutte le grandi montagne delle Marche. Non un viaggio da poco, certamente. Ma un’idea forte che permetterà di avvicinarsi, magari solo qualche giorno alla volta, a uno dei tratti più spettacolari e solitari dell’intera catena appenninica.

Molti sono stati gli artefici di questa proposta, che ha richiesto un lungo lavoro di ideazione, esplorazione, controllo e stesura. Nata nel 2015 grazie al progetto Alta Via delle Marche, racconti dall’Appennino dal gruppo di “Con in faccia un po’ di sole” e dalle associazioni “Le nostre terre” di Treia e “Radici senza terra” di Mogliano, la lunga traversata unisce in sé diverse motivazioni. In primo luogo sta la promozione della ricchezza culturale, artistica e ambientale di zone che giacciono un po’ ai margini dei flussi turistici più importanti del Centro Italia.

Seguita dalla volontà di dare un contributo alla lotta contro lo spopolamento e l’abbandono, aggravato drammaticamente dagli effetti dei terremoti che nel 2016 e 2017 hanno duramente colpito l’Appennino centrale e ha costretto molti abitanti a lasciare i paesi e le attività economiche dei borghi di montagna per scendere in pianura o sul litorale. Rispetto al progetto originale, il sisma ha reso non percorribili due tappe (23 e 26) dell’Alta Via delle Marche per la chiusura di alcuni tratti del cammino. Ci auguriamo che presto vengano riaperti.

La natura

Un percorso lungo come quello dell’Alta Via delle Marche non può che toccare paesaggi estremamente differenti tra loro. Dal silenzio e dal clima umido di canyon e forre profonde si passa alle colline coperte di macchia e ai grandi boschi misti fino alle foreste di faggi che, salendo di quota, lasciano il passo ad altipiani, crinali, creste e vette brulle, caratterizzate da un clima estremo e ricoperte dalla neve dell’inverno.

Il viaggio che ci permette di conoscere questa varietà di paesaggi e ambienti naturali tocca un buon numero di aree protette e tutelate di diversa natura, che comunque contribuiscono tutte allo sforzo di conservazione della flora e della fauna e alla valorizzazione delle risorse naturali del proprio territorio.
Nell’articolato territorio regionale le pianure sono quasi inesistenti, e il paesaggio è segnato da una serie continua di quinte di colli, colline e montagne che, come ben sapeva il marchigiano Giacomo Leopardi, segnano il panorama e il paesaggio a perdita d’occhio. Le terre più alte, cioè le aree che sono state toccate dal tracciato di questa alta via, sono certamente l’ambiente più selvaggio che, quindi, conserva e tutela la maggiore biodiversità della regione.
Spostandoci da Nord a Sud, ci muoveremo attraverso il Parco Interregionale del Sasso Simone e Simoncello, il Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, la Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga.

L’uomo e la fede

Le grandi foreste sono sempre state frequentate e sfruttate dall’uomo per la raccolta di essenze, frutti, legname o per la caccia. Ma non solo di sfruttamento si è trattato: non bisogna dimenticare che la presenza di monasteri, conventi e insediamenti di monaci ha spesso avuto un ruolo nella gestione dell’ambiente e della risorsa forestale. L’Eremo di Fonte Avellana, nell’alta Valle del Cesano, nacque poco prima dell’Anno Mille grazie al Beato Lodolfo. Ma è su impulso di San Pier Damiani che prosperò a lungo. Il santo, istitutore dell’Ordine degli Avellaniti, mise in pratica da subito i dettami di un altro santo molto particolare, San Romualdo, il fondatore dell’Eremo di Camaldoli nel cuore delle Foreste Casentinesi. Questi volle che nella regola del suo ordine fossero inserite una serie di attenzioni e indicazioni ben precise per la cura della foresta.

La coesistenza dei frati con i grandi boschi è sempre stata stretta e sarebbe un errore pensare che queste fustaie così solenni e ben tenute siano solo frutto della evoluzione naturale. Quando fu soppressa la Congregazione avellanita, l’eremo passò all’Ordine camaldolese che, dopo una serie di vicissitudini storiche, lo custodisce ancora oggi. L’Abbazia di Santa Maria di Sitria, lungo il percorso ai piedi del Monte Cucco che unisce i paesi di Scheggia e Isola Fossara, nacque per volere di San Romualdo. Si deve ai Camaldolesi anche il complesso monastico di San Salvatore in Valdicastro, all’interno del Parco Regionale di Frasassi.

La fitta rete di istituzioni monastiche che s’incontrano lungo l’Alta Via delle Marche comprende l’Abbazia di Santa Croce ai margini di Sassoferrato, lo splendido complesso di San Vittore alle Chiuse all’imbocco delle Gole di Frasassi, l’Abbazia di Sant’Eustachio in Dòmora.

La guida

Trovi la descrizione dettagliata del cammino dell’Alta Via delle Marche, completa di mappe, foto e info sulle strutture ricettive, e tante altre informazioni utili e approfondimenti nella guida A piedi sull’Alta Via delle Marche:

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