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Tag: Itinerari sul Gran Sasso

escursioni gran sasso

Monte Aquila, Picco Confalonieri, Monte Portella | Gran Sasso

Tre cime facili ma di struggente bellezza sui sentieri del Gran Sasso. Giuseppe Albrizio descrive l’itinerario nelle guide Abruzzo a piedi e Gran Sasso-Laga a piedi.

Sui sentieri del Gran Sasso: dall’Albergo di Campo Imperatore per la Sella di Monte Aquila e Campo Pericoli

Classica passeggiata che regala un colpo d’occhio davvero magnifico sul Corno Grande e sulle vette che fanno corona alla conca carsica di Campo Pericoli e poi oltre, verso Campo Imperatore e il gruppo del Sirente-Velino.

Gita facile e di grande soddisfazione, offre la possibilità di allungare il percorso fino al famoso Rifugio Garibaldi e alla meno nota Piramide di Martinori, e di fare una sosta, sulla via del ritorno, al Rifugio Duca degli Abruzzi.

Tra le vette toccate dall’itinerario, il Picco Confalonieri risulterà a molti sconosciuto. Infatti il toponimo non appare sulle carte, ma sull’anticima nord est del Monte Portella troverete una targa che dedica questa vetta all’Arcivescovo dell’Aquila, Carlo Confalonieri.

escursioni gran sasso

Il Rifugio Giuseppe Garibaldi, situato nella conca di Campo Pericoli, è il più antico rifugio del Gran Sasso. Fu eretto nel 1886 dalla Sezione di Roma del CAI e inaugurato il 16 settembre dello stesso anno. Nel 1977 è stato donato alla Sezione dell’Aquila del CAI. Poco a nord della struttura, sul Pizzo Fava a quota 2240 metri, si trova un tumulo a forma piramidale che ricorda il grande ingegnere, alpinista, esploratore e viaggiatore Edoardo Martinori (1854-1935).

escursioni gran sasso

Il Rifugio Duca degli Abruzzi sorge sulla cresta del Monte Portella ed è stato costruito nel 1908 sempre dalla Sezione di Roma del CAI. È dedicato a Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, alpinista ed esploratore. Mentre il Garibaldi è chiuso e non gestito, al Duca degli Abruzzi si possono gustare ottimi piatti preparati da Carlotta e Luigi.

escursioni gran sasso

Scheda tecnica itinerario per Monte Aquila, Picco Confalonieri, Monte Portella

Quote da 2135 a 2494 m
Dislivello 700 m
Sviluppo 13 km
Tempo 4.30 ore
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa 101, 104, 214, 161, 102, 100E
Periodo da giugno a ottobre eccetto con neve o ghiaccio
Cartografia Gran Sasso d’Italia 1:25.000, Iter Edizioni
Con i bambini adatto ai ragazzi dagli 11 anni in su

La guida

L’itinerario completo di descrizione dettagliata, mappa e traccia GPX lo trovi nelle guide Abruzzo a piedi e Gran Sasso Laga a piedi di Giuseppe Albrizio.

Corno Grande del Gran Sasso

Sulla vetta del Corno Grande | Abruzzo a piedi

Il Corno Grande del Gran Sasso: la vetta più alta dell’Appennino.  La raggiungiamo con la Via Normale descritta da Giuseppe Albrizio nella guida Abruzzo a piedi.

La Vetta Occidentale del Corno Grande del Gran Sasso è la più alta dell’Appennino Centrale. Per questo motivo in estate la via normale che da Campo Imperatore porta sulla cima è percorsa da centinaia e centinaia di escursionisti.

Non inganni la definizione di “via normale”, appellativo che si dà per convenzione alla via più agevole per salire a una qualsiasi vetta e che non significa necessariamente che quell’itinerario sia facile. Basti pensare che anche il difficilissimo Cervino o il K2 hanno una loro “via normale”, che certo comode e tranquille non sono…
Quindi si tratta di un’escursione impegnativa e faticosa, dal dislivello non eccessivo ma che si svolge in alta quota, dove il meteo può cambiare velocemente. Inoltre il terreno roccioso, aspro e a tratti ripido richiede molta attenzione. La stessa cautela va posta a non smuovere sassi con il rischio di colpire chi si trovi sulla traiettoria. Stupendo il panorama dalla cima su gran parte della catena del Gran Sasso, sui Monti della Laga, sul Mare Adriatico, sulla Maiella, sul gruppo Sirente-Velino e sul Terminillo.

Scheda tecnica itinerario per il Corno Grande del Gran Sasso

Quote da 2135 a 2912 m
Dislivello 900 m
Sviluppo 11 km
Tempo 3.10 ore in salita; 2.15 ore in discesa
Difficoltà EE; passaggi di I grado su roccia
Segnaletica bianco-rossa 101, 103, 154
Periodo da metà luglio a ottobre eccetto con neve o ghiaccio
Cartografia Gran Sasso d’Italia, CAI L’Aquila, D.R.E.AM.
Con i bambini non adatto

Accesso

Da Assergi, frazione del Comune dell’Aquila, si segue la Strada Statale della Funivia del Gran Sasso d’Italia (SS 17 bis) e, superata la stazione inferiore della funivia, si prosegue per Campo Imperatore. Percorsi circa 20 chilometri, ad un bivio, si va a sinistra. Dopo altri 10 chilometri si arriva all’ampio piazzale (2135 m) antistante l’Albergo di Campo Imperatore (stazione superiore della funivia), dove si parcheggia.

Itinerario per il Corno Grande del Gran Sasso

Dal parcheggio (2135 m) antistante l’Albergo di Campo Imperatore si segue a piedi l’itinerario 205 (segnavia 101) fino alla Sella di Monte Aquila (2335 m, 0.45 ore). Poco dopo, al bivio di quota 2325 metri, si trascura a destra il sentiero diretto al Monte Aquila e alla Direttissima del Corno Grande. Si scende invece a sinistra (ancora segnavia 101), tenendosi sul bordo superiore della conca di Campo Pericoli.
Al bivio successivo (2318 m) si lasciano i segnavia 101 che a sinistra scendono verso il Rifugio Garibaldi e, seguendo i segnavia 103, si raggiunge la base (2350 m, 0.15 ore) del costone occidentale del Corno Grande. All’inizio si sale con una lunga diagonale su sentiero breccioso. Poi si procede a svolte, aiutandosi anche con le mani, zigzagando tra alla Sella del Brecciaio (2506 m, 0.35 ore).

Si ignora a sinistra la ferrata Brizio e si continua a destra in salita, lungo uno scomodo sentiero breccioso, che aggira in senso orario con piccoli tornantini il dosso pietroso della cresta occidentale fino ad un bivio (2600 m, 0.25 ore) da dove ci si affaccia sulla Conca degli Invalidi.
Si prosegue dritti quasi in piano, lasciando a destra la traccia che percorre la cresta ovest, poi si inizia a salire a serpentina il brecciaio che scende dalla cima del Corno Grande su percorso molto evidente segnato con bolli bianco-rossi.
Ad una biforcazione (2670 m) si trascura a sinistra la traccia che si dirige verso il Passo del Cannone e si prosegue dritti (segnavia 154) risalendo con l’aiuto delle mani un canalino breccioso (I grado su roccia). Per alcuni tratti si rimane dentro al solco, per altri si traversa a destra e a sinistra del taglio fino a giungere sulla dorsale nord ovest del Corno Grande.
Si prosegue lungo la dorsale aerea ma non esposta, con begli affacci sulla conca del Ghiacciaio del Calderone. Ci si innesta al sentiero (2860 m) che proviene dalla cresta ovest e, in breve, si raggiunge la croce della Vetta Occidentale del Corno Grande (2912 m, 1.10 ore), da cui si apre un panorama straordinario.
Si torna all’auto sullo stesso percorso dell’andata (2.15 ore).

Rifugi e punti di appoggio

Ostello di Campo Imperatore (2120 m), 21 posti letto, offre anche ristoro, aperto da giugno a ottobre, tel. 0862.1961580, www. ostellocampoimperatore.com

La guida

L’itinerario completo di foto, mappa e traccia GPX lo trovi nella guida Abruzzo a piedi di Giuseppe Albrizio.

guida escursioni in abruzzo

direttissima del corno grande

La Direttissima del Corno Grande, Vetta Occidentale | Abruzzo a piedi

Si parte da Campo Imperatore per affrontare la Direttissima del Corno Grande sul Gran Sasso. Giuseppe Albrizio la descrive nella guida Abruzzo a piedi.

La Direttissima del Corno Grande è un itinerario alpinistico molto frequentato, che si svolge in ambiente maestoso, severo e selvaggio, come tanti altri itinerari del Gran Sasso.

Nel canale della Direttissima si incontrano numerosi passaggi di I e II grado e un passo di III, e non mancano ovviamente tratti esposti. Nelle belle e assolate giornate estive la folla di persone che salgono questa via rende davvero pericolosa questa non difficile scalata, soprattutto a causa delle pietre che, smosse dai meno accorti, precipitano come proiettili rimbalzando nel canale. Sulla Direttissima indossare il casco è davvero indispensabile.

L’itinerario è un percorso alpinistico da non sottovalutare: se non si è in grado di affrontarlo in sicurezza da soli è bene farsi accompagnare da guide alpine.

Scheda tecnica itinerario per la Direttissima

Quote da 2135 a 2912 m
Dislivello 900 m
Sviluppo 9 km
Tempo 3 ore in salita; 2.15 ore in discesa
Difficoltà EE; passaggi di I, II, III grado su roccia
Segnaletica bianco-rossa 101, 104, 154, 154A, 103, triangoli verdi
Periodo da luglio a ottobre eccetto con neve o ghiaccio
Cartografia Gran Sasso d’Italia, CAI L’Aquila, D.R.E.AM.
Con i bambini non adatto

Accesso

Da Assergi, frazione del Comune dell’Aquila, si segue la Strada Statale della Funivia del Gran Sasso d’Italia (SS 17 bis) e, superata la stazione inferiore della funivia, si prosegue per Campo Imperatore. Percorsi circa 20 chilometri, ad un bivio, si va a sinistra. Dopo altri 10 chilometri si arriva all’ampio piazzale (2135 m) antistante l’Albergo di Campo Imperatore (stazione superiore della funivia), dove si parcheggia.

Itinerario

Dal parcheggio (2135 m) antistante l’Albergo di Campo Imperatore si segue a piedi l’itinerario 205 fino alla Sella di Monte Aquila (2335 m, 0.45 ore). Si prosegue in direzione nord est (segnavia 104), lasciando a sinistra il sentiero per la via normale e il Rifugio Garibaldi. Più in alto, ad un bivio (2410 m), si trascura a destra il sentiero per la vetta del Monte Aquila. Si continua a sinistra (ancora segnavia 104), in direzione nord, superando la Sella di Corno Grande (2421 m).
Si sale ripidamente tra sfasciumi di roccia (sempre in direzione nord) puntando ad un enorme masso appoggiato sulla parete sud del Corno Grande, il Sassone (2500 m).
Una volta raggiunto, si continua a salire su una cresta (segnavia 104) dove sulla destra enormi sfasciumi precipitano verso la Valle dell’Inferno e si giunge al bivio (2600 m, 1 ora, cartelli) dove a destra si trova l’attacco della ferrata per il Bivacco Bafile, che si trascura.

La Direttissima del Corno Grande

Si sale dritti seguendo il segnavia 154 e segni di vernice verde che dopo poco si infilano in un canale roccioso (I grado), più in alto l’impluvio si restringe (passi di II grado). La via alterna tratti tranquilli a tratti abbastanza verticali. I passaggi sono sempre di I e II grado, alcuni esposti. A quota 2800 metri circa bisogna superare l’ultimo ostacolo, un gradino roccioso esposto su ambo i lati che si valica rimanendo al centro (ci sono appigli, passo di III grado).
Passato l’ostacolo si entra in una conca brecciosa che si risale facilmente fin sulla cima più alta dell’Appennino, la Vetta Occidentale del Corno Grande (2912 m, 1.15 ore).

Ritorno per la Via Normale

Dalla croce di vetta si trascura la direttissima che scende in direzione sud e ci si incammina tra roccioni e sfasciumi in direzione nord ovest. Giunti al bivio (2860 m), si lascia a sinistra la Via delle Creste e si prosegue (indicazioni Via Normale) verso nord lungo la dorsale aerea ma non esposta.
Mantenendosi a sinistra o a destra del crinale ci si affaccia sulla conca del Ghiacciaio del Calderone con stupenda visuale sulla Vetta Orientale, la Vetta Centrale, il Torrione Cambi, la Forchetta del Calderone, la Forchetta Gualerzi, la Forchetta Sivitilli.
Si piega verso sinistra, nord e poi nord ovest, scendendo per qualche decina di metri su una spalla inclinata e aerea composta da roccia non liscia e breccia. Lo sguardo spazia dalla Sella dei Due Corni al Corno Piccolo, alla Valle dei Ginepri e alla Val Maone.
A quota 2750 metri ci si dirige verso sud ovest (bolli bianco-rossi) e si scende lungo una parete marcia sfruttando, con l’aiuto delle mani (I grado su roccia), un canalino breccioso. Per alcuni tratti si rimane dentro al solco, per altri si scende a destra o a sinistra dello stesso. Più in basso, a quota 2670 metri, si lascia a destra il sentiero che conduce al Passo del Cannone.

Si continua dritti (bolli bianco-rossi) su sentiero breccioso, gli sfasciumi sono finiti (per ora), e si perde quota sulla via evidente e marcata dai continui passaggi degli escursionisti. A quota 2640 metri sulla sinistra si nota un grosso macigno isolato dove è stata posta una lapide a ricordo di due militari del Nono Reggimento Alpini. Infine si arriva sulla parte terminale della Conca degli Invalidi  (2600 m, 1 ora).
Seguendo ancora la normale (segnavia 103), a serpentina tra sfasciumi, si raggiunge rapidamente la Sella del Brecciaio (2506 m, 0.15 ore).

Si attraversa il grande pietraio che scende dalla dorsale sud ovest della Vetta Occidentale e si costeggia la grande conca ondulata di Campo Pericoli. Lasciati a destra i sentieri che scendono al Rifugio Giuseppe Garibaldi si intercetta, a quota 2325 metri, il percorso fatto all’andata. Si volta a destra (segnavia 101), si supera la Sella del Monte Aquila (2335 m, 0.30 ore) e si attraversa il versante sud est del Monte Portella. In breve si torna alle auto (0.30 ore).

Rifugi e punti di appoggio

Ostello di Campo Imperatore (2120 m), 21 posti letto, offre anche ristoro, aperto da giugno a ottobre, tel. 0862.1961580, www.ostellocampoimperatore.com.

La guida

L’itinerario completo anche della variante di ritorno sulla Via delle Creste, foto, mappa e traccia GPX lo trovi nella guida Abruzzo a piedi di Giuseppe Albrizio.

guida escursioni in abruzzo

escursione brancastello

Da Campo Imperatore al Monte Brancastello

Oggi vi portiamo su uno degli itinerari più panoramici del Gran Sasso: il Monte Brancastello. L’itinerario è tratto dalla guida Sentieri nel Parco Nazionale Gran Sasso-Laga di Stefano Ardito.

Il sentiero sulla cresta del Monte Brancastello è uno dei più panoramici del Gran Sasso, e coincide con la parte iniziale del Sentiero del Centenario, che attraversa il settore orientale del massiccio fino al Monte Camicia e a Fonte Vetica. L’itinerario offre un magnifico colpo d’occhio sulla piramide del Corno Grande, su Campo Imperatore e sulle colline del Teramano. Data la posizione, si tratta di un percorso sconsigliato nelle giornate di forte vento, che sul Gran Sasso sono tutt’altro che rare.

Dislivello 590 m
Tempo di salita 2 ore
Tempo di discesa 1.30 ore
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa 106 e 235, vecchi segnavia 6 e 6A
Periodo consigliato da giugno a ottobre

Accesso

Da Fonte Cerreto, Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte o Rigopiano si raggiunge e si segue la strada per l’Albergo di Campo Imperatore. Circa due chilometri prima di questo, e prima di una serie di tornanti (1800 m), si stacca sulla destra (nord) una strada sterrata in cattive condizioni, che inizia accanto a un’area da picnic e poi sale a mezza costa con una visibilissima rampa verso il Vado di Corno.

Itinerario

Si segue la sterrata (segnavia 106 e 6), che raggiunge la base del versante meridionale de Monte Aquila e poi sale a mezza costa al Vado di Corno (1924 m, E384619-N4701257, 0.30 ore), con il suo intaglio artificiale creato durante i lavori per il Traforo del Gran Sasso. Dall’altra parte si apre all’improvviso un magnifico panorama sul Corno Grande.

Dal valico, tralasciata la strada sterrata che scende sul versante teramano, si segue verso destra il sentiero (segnavia 235 e 6A) che si alza superando dei gradini artificiali, traversa a lungo a mezza costa per dei ripidi prati, e poi sale direttamente sugli ampi dossi che formano la cresta Ovest del Monte Brancastello. Per un tratto la cresta diventa più stretta. Il percorso è lungo, abbastanza monotono, panoramico ed evidente. Dal pianoro di Rigo Rosso, dove sono i resti di uno stazzo, una ripida salita ghiaiosa porta all’anticima (2230 m), dove si lascia a sinistra un sentiero che scende verso San Pietro e Isola del Gran Sasso. A saliscendi, scavalcando un altro cocuzzolo (2280 m), si prosegue fino a raggiungere la vetta del Monte Brancastello (2385 m, E388222-N4700535, 1.30 ore). In discesa occorrono 1.30 ore.

Foto: Matteo Mazzali

La guida

Questo è solo uno dei 120 itinerari della guida Sentieri nel Parco Nazionale Gran Sasso-Laga

trekking gran sasso

direttissima gran sasso

La Direttissima per il Corno Grande descritta da Stefano Ardito

Tra gli itinerari più famosi del Gran Sasso, la Direttissima è la via del Corno Grande più ambita dagli escursionisti, e viene utilizzata in discesa dagli alpinisti arrivati in cima per vie più impegnative. Stefano Ardito la descrive nella guida Sentieri nel Parco Nazionale Gran Sasso-Laga.

Individuata da un gruppo di alpinisti romani nei primi anni del Novecento, risale il versante meridionale della Vetta Occidentale per paretine e canalini che zigzagano tra dei bizzarri torrioni e che offrono dei tratti I e dei passaggi di II grado.

Occorre sapersela cavare con le mani sulla roccia, e gli inesperti devono essere fatti salire in cordata. La parte bassa è esposta alla caduta di sassi. Si deve fare attenzione, ed è bene indossare il casco.

Scheda tecnica itinerario

Dislivello 810 m
Tempo di salita 2.30 ore
Tempo di discesa 2.15 ore
Difficoltà EE/F (passaggi su roccia di I e II grado)
Segnaletica bianco-rossa 103 e 104, vecchi segnavia gialllo-rossi 3 e 3A, triangoli verdi
Periodo consigliato da luglio a fine settembre

Accesso

L’Albergo di Campo Imperatore (2130 m, E381551-N4700122) si raggiunge in auto o in funivia da Fonte Cerreto, o con percorsi più lunghi da Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte o Farindola.

La Direttissima per il Corno Grande

Itinerario di andata

A piedi si segue il viottolo che tocca il Giardino Botanico e l’Osservatorio e prosegue verso il rifugio Duca degli Abruzzi. Al primo bivio si va a destra sul sentiero (segnavia 3) che traversa ai piedi della Cresta della Portella ed entra in una conca dominata dal Monte Aquila. Dei tornanti su terreno ripido portano alla Sella di Monte Aquila (2335 m, E381553-N4701437, 0.45 ore).

Al bivio sul valico si lasciano a sinistra i sentieri per il rifugio Garibaldi, il rifugio Franchetti, la Sella del Brecciaio e la via normale del Corno Grande, e si sale a destra sul crinale (segnavia 104 e 4), in direzione di Monte Aquila. Più avanti il sentiero traversa a sinistra e raggiunge a mezza costa la Sella di Corno Grande (2421 m, E382023-N4702218), affacciata sulla Valle dell’Inferno.

Una ripida e faticosa salita per ghiaie, dove occorre scegliere la traccia di sentiero più comoda, porta alla base del visibilissimo Sassone (2500 m), e a una cresta orizzontale di rocce e ghiaie. Sulla cresta, o sulla sua sinistra, si raggiunge un bivio (2600 m, E382036-N4702728, 1.30 ore) alla base del ripido e roccioso versante Sud della montagna. Verso est, da qui, si ammira un bel panorama sulla profonda Valle dell’Inferno e sulla costiera del Monte Camicia e del Monte Prena.

Si lascia a destra il sentiero attrezzato che traversa verso il Bivacco Bafile, e si inizia a salire direttamente in un profondo canalone roccioso, indicato da triangoli verdi e che offre dei facili e divertenti passaggi di arrampicata (I grado).

Un canalino porta a destra a una terrazza alla base di una paretina più compatta. È anche possibile evitare il canalone iniziale e salire sulla verticale del bivio, per tracce di sentiero a zig zag e facilissime rocce.

Si ritrovano i segnavia alla base della paretina. La si supera raggiungendo e seguendo un canalino (15 m, II grado all’inizio), si continua per un canale più profondo (passo di II grado all’uscita) e si sbuca su un pendio ghiaioso. Seguendo i segni ci si sposta verso sinistra, si imbocca un canale di roccia friabile, si piega verso destra per una rampa e si raggiunge un intaglio affacciato al di là su un profondo canalone.

Si supera una placca di roccia compatta (II grado), si traversa a destra con una spaccata un po’ esposta e si prosegue per un elementare canalino ghiaioso. Rocce e tracce di sentiero sulle ghiaie portano alla Vetta Occidentale del Corno Grande (2912 m, E382141-N4703078, 1 ora).

La Vetta Occidentale del Corno Grande

Itinerario di discesa

In discesa si segue l’evidente sentiero che si abbassa poco a sinistra della cresta. Dopo pochi minuti raggiunge un bivio, dove si può scegliere tra la via normale (più facile, ma esposta alla caduta di sassi) e la cresta Ovest.

Nel primo caso si segue il sentiero di destra fino a una sella affacciata sul Ghiacciaio del Calderone, e poi ci si abbassa con cautela per ghiaie e lastroni rocciosi, in direzione del Corno Piccolo, fino a raggiungere un ampio sentiero a mezza costa, che si segue a sinistra traversando la Conca degli Invalidi.

In alternativa, dal bivio poco sotto alla vetta, ci si tiene a sinistra sul sentiero che raggiunge la cresta Ovest, che alterna tratti ghiaiosi ad altri rocciosi. Dopo un tratto elementare si scende a destra in un canalino (passi di I grado, mancorrente), si torna alla cresta, e si continua superando tratti elementari e altri che richiedono l’uso delle mani.
Traversato un lastrone, un sentiero sulle ghiaie riporta alla via normale (2600 m).

Un comodo sentiero scende a svolte fino alla Sella del Brecciaio, e poi si abbassa verso Campo Pericoli superando dei tratti scomodi. Si lascia a destra il sentiero per il rifugio Garibaldi, poi si raggiunge la base (2350 m) di uno sperone calcareo noto agli alpinisti come la Pera. Una diagonale in leggera salita riporta alla Sella di Monte Aquila. Sul sentiero dell’andata si torna all’Albergo. In entrambi i casi occorrono 2.15 ore.

Foto Matteo Mazzali

La guida

Questo è solo uno dei 120 itinerari descritti con mappe e foto della guida Sentieri nel Parco Nazionale Gran Sasso-Laga

sentieri-gran-sasso-laga

rocca calascio

Da Santo Stefano di Sessanio a Rocca Calascio

Rocca Calascio, uno dei castelli più belli e fotografati d’Italia, offre un vastissimo panorama. Ecco l’itinerario di Stefano Ardito descritto nella guida Sentieri nel Parco Gran Sasso-Laga.

I più spettacolari borghi medievali del Gran Sasso sorgono al margine meridionale di Campo Imperatore. Questa escursione ad anello inizia da Santo Stefano di Sessanio, tocca Rocca Calascio con il castello più famoso d’Abruzzo, e scende fino a Castelvecchio Calvisio, che conserva un centro fortificato di grande suggestione. Al ritorno si traversano i “campi chiusi” del Piano Viano e del Piano Buto.

Sul pianoro di Campo Imperatore, che si allunga ai piedi delle vette più orientali della catena del Gran Sasso, pascolano da millenni, ogni estate, centinaia di migliaia di pecore. È il valore di queste distese erbose a spiegare perché la famiglia fiorentina dei Medici, che basava la sua ricchezza sulla lavorazione della lana, abbia acquisito nel 1579 terre e feudi al margine dell’altopiano.

Nel borgo di Santo Stefano di Sessanio, la cui torre cilindrica è stata abbattuta dal terremoto del 2009, lo stemma della Firenze medicea accoglie ancora oggi il visitatore. Sono stati i baroni di Carapelle Calvisio, invece, a dare il nome al territorio che include Campo Imperatore e i pendii che salgono verso l’altopiano da L’Aquila e dalla Piana di Navelli.

Sorgono al margine dell’altopiano, oltre a Santo Stefano di Sessanio, i borghi fortificati (“ricetti”) di Barisciano, Calascio, Castelvecchio Calvisio e Castel del Monte. Quest’ultimo centro, porta dell’altopiano per chi arriva dalla Piana di Navelli, è la capitale del poco che resta della pastorizia sul Gran Sasso.
Simbolo della zona è però Rocca Calascio, fondata intorno al Mille, arricchita nel Cinquecento con quattro torri cilindriche, e affiancata da un borgo in via di recupero. Il borgo e il castello offrono un vastissimo panorama.

Scheda tecnica itinerario

Dislivello 590 metri
Tempo complessivo 3.30 ore
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa 226, 267 e 200L
Periodo consigliato da aprile a novembre

Rocca Calascio

Itinerario

Dal centro di Santo Stefano di Sessanio (1251 metri, N4689067-E388389) si raggiunge e si segue a piedi la provinciale in direzione di Calascio, lasciando a destra l’itinerario segnato che scende verso Castelvecchio Calvisio. Dopo circa 1 km sull’asfalto si piega a sinistra per una strada sterrata indicata da segnavia bianco rossi. Dopo pochi metri la si lascia, e si continua sulla destra seguendo i segnavia che guadagnano quota lungo un ampio crinale erboso.
Raggiunto il panoramico cocuzzolo del Monte delle Croci (1458 metri) si scende a una larga sella, e poi si risale verso l’oratorio rinascimentale della Madonna dei Monti e il castello di Rocca Calascio (1460 metri, 1 ora, N4687312-E392072). Dopo aver visitato il monumento si scende traversando l’abitato di Rocca Calascio, dov’è pos-sibile sostare al rifugio della Rocca.
Tornati all’oratorio si segue il percorso segnato per il Lago Racollo, che scende a traversare una strada sterrata e prosegue lungamente sul panoramico crinale della Cima delle Serre fino a un piccolo valico (1451 metri, 1 ora) dove si incontra la strada asfaltata che collega Santo Stefano di Sessanio con Campo Imperatore.
Lasciato a destra il sentiero che prosegue verso il Lago Racollo e Campo Imperatore, si piega a sinistra lungo l’itinerario segnato che scende verso Santo Stefano di Sessanio. Una ripida discesa su terreno ghiaioso porta alla chiesa della Madonna del Lago, seriamente danneggiata dal terremoto del 209. Da qui, si raggiungono in breve la strada provinciale e il paese (0.30 ore).

La guida

120 itinerari completi di foto sono descritti nella guida Sentieri nel Parco Gran Sasso-Laga

 

trekking gran sasso

cento cascate

Cento Fonti: un’escursione imperdibile nel Parco Nazionale Gran Sasso-Laga

Cento Cascate o Cento Fonti? Se il secondo toponimo è il più diffuso nella zona, gli scritti di Carlo Landi Vittorj hanno reso popolare il primo tra i camminatori che arrivano da Roma. Ecco l’itinerario che da Cesacastina ci conduce alla Valle delle Cento Cascate

Qualunque soprannome gli si assegni (sulle carte si chiama Fosso dell’Acero), il solco che sale da Cesacastina verso le Cime della Laghetta e il Gorzano è percorso a primavera da un bellissimo torrente che scorre su dei lastroni di arenaria.

  • Dislivello 550 m
  • Tempo di salita 1.45 ore
  • Tempo di discesa 1.15 ore
  • Periodo consigliato da maggio a ottobre
  • Segnaletica bianco-rossa 300, 354 e Sentiero Italia, un tratto non segnato

Accesso

L’itinerario qui proposto consente di avvicinarsi in auto alle cascate, ma costringe ad affrontare una sconnessa strada sterrata.
Dalla chiesa di Cesacastina (1141 m) seguite la strada che attraversa il paese e prosegue sterrata verso nord (destra arrivando). Dopo una svolta a sinistra continuate sui panoramici terrazzi erbosi delle Piane, superando un campo sportivo e lasciando a destra una grossa stalla. Posteggiate accanto a un bivio con cartelli (1220 m, 2,5 km dal paese, 0.45 ore se a piedi).

Itinerario

Trascurata la strada che sale a svolte verso Colle della Pietra, seguite quella di sinistra, che scende a mezza costa nel bosco e raggiunge il Fosso dell’Acero nei pressi della captazione dell’ENEL (1340 m). Una stradina sbarrata da una catena sale a un piccolo rifugio chiuso a chiave (1365 m). Alle spalle della costruzione, un sentierino pianeggiante permette di affacciarsi sui primi salti e sui primi scivoli del torrente. Il percorso più comodo consiste nel seguirlo brevemente, tornare al rifugio, e poi seguire il sentiero segnato che si alza nella faggeta superando alcuni tratti fangosi e scivolosi. Raggiunta una vecchia ma ben visibile mulattiera conviene seguirla verso destra fino a ritrovare il torrente a poca distanza da un guado (1437 m). Ricordiamo che il torrente non va assolutamente traversato quando la portata è al massimo. Se è possibile traversare il corso d’acqua, conviene senz’altro costeggiarlo in salita per pochi minuti sulla sinistra orografica fino a un guado alla base del più spettacolare scivolo del vallone. Inoltre  Occorre raccomandiamo di fare molta attenzione sulle scivolose lastronate di arenaria accanto al torrente. Queste rocce, infide e scivolose, hanno causato numerosi incidenti, a volte mortali.

Oltre il guado il sentiero principale continua sulla destra orografica, a poca distanza dal torrente, affacciandosi su dei pendii erbosi più coricati, e sorvegliati dai ripidi pendii di terra e rocce della Costa delle Troie, la cresta che sale verso il Monte Gorzano. Usciti dalla faggeta (1580 m circa) continuate accanto al torrente, e poi salite a sinistra superando dei ripidi gradoni erbosi. Superata una baracca di lamiera utilizzata in estate dai pastori raggiungete una strada sterrata che arriva da Cesacastina. Poco più in alto è la copiosa Sorgente Mercurio (1790 m), al centro di un solenne anfiteatro di pascoli e rocce dominato dal Monte Gorzano e dalle Cime della Laghetta. In discesa occorrono 1.15 ore.

Foto: Alessandro De Ruvo