La via ferrata del Masarè | Catinaccio | Dolomiti

ferrata del masarè

Nel regno di Re Laurino con la ferrata del Masarè descritta da Federica Pellegrino e Marco Corriero nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti.

La ferrata del Masarè tra leggenda e realtà

Sul Catinaccio si adagiava il giardino delle rose di re Laurino, il re di un popolo di nani minatori. Egli era molto orgoglioso delle sue rose che fiorivano ogni giorno dell’anno. Innamoratosi della principessa Similda, Laurino la rapì e la condusse nel suo regno montano. Il fratello liberò la principessa e imprigionò il violento sovrano che, per vendetta, maledisse il suo giardino: né di giorno né di notte alcun occhio umano avrebbe più potuto ammirarlo. Ma dimenticò il tramonto e l’alba, il momento magico in cui la parete della montagna si dipinge di rosa. Questa è una delle tante versioni che spiega perché in certe ore del giorno il Catinaccio, per i tedeschi Rosengarten, Giardino delle Rose appunto, si colori di rosa.

La verità scientifica è ovviamente un’altra. Il fenomeno, che in ladino prende il nome di enrosadira, è dovuto alla composizione chimica della dolomia che, sotto i raggi del sole del tramonto o dell’alba, esalta i pulviscoli rossastri dell’atmosfera, accendendosi letteralmente.

Entriamo dunque nel magico mondo della leggenda, cavalcando la Cresta del Masarè, a sud della catena principale, uno splendido giardino pietrificato con passaggi sorprendenti e una vista impagabile sulla Val d’Ega. La via è ottimamente attrezzata e, dopo il recente restauro, anche più sicura.

Scheda tecnica Ferrata del Masarè

Meta Cresta Masarè, 2600 m
Caratteristiche Percorso in cresta ottimamente attrezzato su roccia gradinata
Difficoltà 3 – Difficile
Quote Partenza: 2125 m; attacco: 2510 m; uscita: 2570 m
Dislivelli Dislivello ferrata: 130 m; dislivello complessivo: 595 m
Tempi richiesti Avvicinamento: 1,30 ore; ferrata: 2 ore; discesa: 1 ora; durata complessiva: 4,30 ore
Periodo consigliato Da giugno a fine settembre
Esposizione Sud, Ovest, Est
Punti d’appoggio Rifugio Roda di Vaèl, tel. 0462 764450
Cartografia Tabacco, scala 1:25.000, foglio 06, Val di Fassa e Dolomiti Fassane
Segnaletica Cartelli, segnavia 539-549, N01, segnaletica al suolo

Accesso stradale

Da Bolzano per la Val d’Ega (SS241) si passa oltre Nova Levante e si raggiunge, poco sotto il Passo di Costalunga, la Ski Area Carezza (parcheggio Sporthotel Alpenrose). Con la Seggiovia Paolina si sale all’omonimo rifugio (www.fassa.com).

Avvicinamento

Dal Rifugio Paolina si procede lungo un comodo sentiero che conduce al Rifugio Roda di Vaél (segnavia 539 e 549), passando davanti alla possente aquila di bronzo dedicata a Theodor Christomannos, alpinista e politico che fece della valorizzazione turistica delle Dolomiti lo scopo principale della sua esistenza, promuovendo il collegamento stradale diretto tra Bolzano e Cortina. Poco oltre il rifugio, la segnaletica indica chiaramente la direzione per la ferrata che, come suggerito dalle Guide Alpine, va percorsa in senso antiorario, tenendo cioè la destra. In questo modo i tratti più impegnativi si affrontano in salita. L’attacco della ferrata del Masarè è a meno di un’ora dal rifugio.

Ferrata del Masarè

L’avvio è in diagonale con il cavo d’acciaio che aiuta a salire alcuni gradoni inclinati, si interrompe all’altezza di uno spigolo e poi riprende su un breve salto verticale che conduce alla base di uno stretto camino. Lo si supera attraverso una scaletta metallica assicurata e si esce su una radura erbosa, quindi si prosegue su sentiero tenendosi a sinistra al bivio di Torre Finestra (via di rientro della ferrata Roda di Vaèl) fino a raggiungere nuovamente l’attrezzatura.

La ferrata del Masarè, segnata e attrezzata in maniera esemplare, è una meta dolomitica classica, con l’inevitabile conseguenza dell’affollamento che può rallentare notevolmente la progressione. Il tracciato percorre in saliscendi la cresta meridionale del Catinaccio, toccando i suoi celebri torrioni, passando da un versante all’altro e offrendo una grande varietà di suggestivi scorci.

Nei tratti rocciosi appoggiati il cavo serve prevalentemente da corrimano; nei passaggi che si verticalizzano, l’arrampicabilità è garantita dalla specifica articolazione di questa roccia, ricca di prese naturali e dotata di numerosi infissi. Il punto più spettacolare è rappresentato dalla salita su un vertiginoso torrione strapiombante a forma di molare rovesciato, inciso da una profonda spaccatura dentro la quale ci si muove a fatica. In uscita dal torrione si prosegue orizzontalmente e poi progressivamente per ripidi salti fino a una cresta panoramica dove termina la ferrata.

Discesa

Per comodo sentiero si raggiunge in mezz’ora il Rifugio Roda di Vaèl e di qui il Paolina. Chi è munito di zaino ingombrante può valutare la possibilità di lasciarlo al Rifugio Roda di Vaèl e recuperarlo sulla via del ritorno. In questo modo affronterebbe la ferrata solo con l’attrezzatura necessaria e si muoverebbe più agevolmente nella stretta fessura del torrione e in tutto il tracciato in generale.

La guida

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