Pantelleria: capperi, che isola!

Inseguendo i profumi e sapori d’Africa approdiamo a Pantelleria. Lucrezia Argentiero la racconta nella guida Il giro d’Italia in 50 isole.

La luna? Meglio Pantelleria. Parola del premio Nobel Gabriel Garcia Marquez.
Ricordo come in un sogno le pianure interminabili di roccia vulcanica, il mare immobile, la casa dipinta a calce fin negli scalini, dalle cui finestre si vedevano nella notte senza vento i fasci luminosi dei fari dell’Africa […] e avevamo fatto il bagno in una gora fumante le cui acque erano così dense che si poteva quasi camminarci sopra. Io pensavo con una certa nostalgia premonitrice che così doveva essere la Luna. Ma lo sbarco di Armstrong aumentò il mio orgoglio patriottico. Pantelleria era meglio“.
Aveva ragione lo scrittore e lo constaterete anche voi: l’isola è davvero un paradiso terrestre, situato a due passi dall’Africa e vicino alla Sicilia (che i panteschi indicano come la “nostra terra ferma“). Ovunque ritroverete, complice un vento che non smette mai di soffiare, il profumo d’Africa, che riempie tutti i pori della pelle, s’insinua prepotentemente tra le alcove avvolgenti, le finestre anguste e i tetti a cupola dei dammusi, le case pantesche divenute il simbolo architettonico dell’isola.

Profumo d’Africa

Questo lembo di terra (la più grande delle isole minori siciliane, con poco più di 80 chilometri quadrati e meno di ottomila abitanti) è davvero vicinissimo al continente nero. A soli settanta chilometri a sud c’è già la costa tunisina con Capo Mustafà, mentre l’Italia è più distante, centodieci chilometri.

Che Pantelleria sia un pezzo d’Africa naufragato ai confini dell’Europa, non si smette mai di percepirlo, sia che soffi lo scirocco o il maestrale, sia nella parlata degli abitanti. Lo si nota anche nella grafia ricca di impronunciabili consonanti di alcune delle sue undici contrade (Khamma, Rekhale, Gadir, Bukkuram, Bugeber) e ancora nei suoi piatti tradizionali, come la sciakisciuka (una specie di caponata a base di melanzane, patate, peperoni, pomodori e cipolla) o la cuccurummà (zucchine stufate con cipolla e pomodoro) e il cous cous di pesce accompagnato da un brodo con cui va “bagnato“ a piacimento, che è molto simile a quello tunisino.

viaggio a pantelleria

Così al primo impatto la “perla nera“ del Mediterraneo suscita sempre effetti contrastanti: amata e odiata senza mezze misure. Sarà per quel colore scuro e intenso, dovuto alla sua origine vulcanica. Oppure per quel mare blu cobalto che avvolge tutto e che, subito profondo, può sembrare inaccessibile. Sarà perché non è il posto giusto per il divertimento notturno.

La guida

Nella guida trovi tante altre informazioni, preziosi consigli pratici su dove mangiare e dormire, curiosità e l’idea in più per una vacanza diversa dal solito. Buona lettura!

guida alle isole d'italia