Il trekking della Schiara | Dolomiti. I sentieri più belli

Sulla montagna di casa dei bellunesi con l’itinerario descritto nella nuova guida DOLOMITI. I SENTIERI PIÙ BELLI di Eugenio Cipriani e Andrea Baradel.
«La natura, sapiente scenografo, ha voluto presentare, verso la pianura veneta, il primo grandioso assaggio di Dolomiti piazzando al centro di un ridente palcoscenico […] la Schiara (in dialetto la S’ciara) fiancheggiata dallo svettante e quasi incredibile prodigio della Gusela del Vescovà». A presentare la montagna simbolo della città di Belluno, non si poteva scegliere di meglio che le parole del giornalista e scrittore bellunese Piero Rossi. Insieme a Dino Buzzati, non si limitò a descrivere le bellezze delle “sue” montagne ma si adoperò affinché venissero protette, oltre che frequentate.

“Schiara” vuol dire anello: secondo un’antica leggenda, San Martino, durante una delle sue pellegrinazioni apostoliche fra le Alpi, avrebbe legato il suo cavallo a un grande anello d’oro scolpito nella roccia, che qualcuno ravvisa nell’arco naturale della Forcella del Balcòn che guarda il versante occidentale della Schiara.
Nonostante la vicinanza a Belluno, la Schiara si è salvata dal turismo di massa. Infatti per toccarne non solo la cima ma anche solo la base delle pareti occorre scarpinare per ore ed ore.
Con questo trekking di due giorni ne raggiungiamo la cima nella maniera tecnicamente più facile ma più faticosa. Si parte risalendo tutta la selvaggia Val Vescovà sino all’incantevole Pian dei Gat (i “gat” non sono i simpatici felini ma le nuvole che si attardano fra gli alberi dopo le piogge), dove sorge il rifugio intitolato a Furio Bianchet, storico Presidente della Sezione CAI di Belluno.
Da qui, l’indomani si oltrepassano le forcelle Nerville e del Marmol, per poi procedere sulla bella cresta che conduce ai 2565 metri della vetta della Schiara. Complessivamente si devono superare circa 2100 metri di dislivello affrontando, il secondo giorno, anche tratti impegnativi ed esposti attrezzati con cavo per cui occorre portare con sé casco, imbrago e set da ferrata. Una faticaccia, non c’è dubbio. Ampiamente ricompensata, però, da paesaggi primordiali e, se si è fortunati, da un panorama dalla cima incommensurabile!
Nulla vieta di percorrere solo l’itinerario del primo giorno: già arrivare al Rifugio Bianchèt rappresenta un bell’assaggio di questi luoghi.

Rifugi e punti di appoggio
Rifugio Bianchèt (1245 m), di proprietà della Sezione CAI di Belluno e del Parco, 40 posti letto, offre anche ristoro, aperto dal 1° maggio al 20 settembre, tel. 0437.669226, 335.6446975, rifugiobianchet@hotmail.com.
Bivacco “Sandro Bocco-Marco Zago” al Marmol (2266 m), di proprietà della Sezione CAI di Dolo Riviera del Brenta APS, sempre aperto e incustodito, 6 posti letto, acqua a 50 metri.
Scheda tecnica itinerario primo giorno
Quote da 465 a 1245 m
Dislivello 800 m
Sviluppo 6,5 km (13 km a/r per escursione giornaliera)
Tempo 2.30 ore (4.45 ore a/r per escursione giornaliera)
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa 503
Periodo da giugno a settembre
Cartografia Tabacco 025 Dolomiti di Zoldo, Cadorine e Agordine
Scheda tecnica itinerario secondo giorno
Quote da 1245 a 2565 m
Dislivello 1350 m in salita, 2150 m in discesa
Sviluppo 18 km
Tempo 8.45 ore
Difficoltà EEA (F)
Segnaletica bianco-rossa 518, 514, 503
Periodo da giugno a settembre
Cartografia Tabacco 025 Dolomiti di Zoldo, Cadorine e Agordine
La guida
L’itinerario completo di descrizione dettagliata, foto, mappa e traccia GPX la trovi nella guida DOLOMITI. I SENTIERI PIÙ BELLI di Eugenio Cipriani e Andrea Baradel.
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