Skip to main content

Mese: Dicembre 2022

Un viaggio sulle Dolomiti: le valli di Fiemme e di Fassa

A differenza del resto delle Alpi, Cervino a parte, le Dolomiti sono uniche, caratteristiche, inconfondibili. Oltre alla forma bizzarra di queste cime mai uguali a sé stesse, un’altra peculiarità è il loro essere “isole di pietra” divise l’una dall’altra da bracci ovviamente non (più) di mare ma di boschi e di prati. Eugenio Cipriani e Giacomo Meneghello le raccontano nel volume Dolomiti. Storia, leggenda e realtà.

Le valli di Fiemme e di Fassa, regno di Laurino e terra di ex-vulcani

Percorrendo la Val d’Adige lungo l’autostrada del Brennero la via più diretta per raggiungere la Val di Fassa consiste nel salire dal casello di Egna-Ora al Passo di San Lugano e poi attraversare la Valle di Fiemme, i cui paesi possono essere bypassati da una comoda tangenziale. Non stupitevi se il nome di tanti alberghi, pensioni e B&B spesso suonerà “Laurin”, “Laurino” o “Rosengarten”. È infatti fra le fantastiche rupi del Catinaccio-Rosengarten che si ambienta la favola forse più nota e antica delle Dolomiti. Quella di Laurino, lo sfortunato Re dei Nani di cui racconteremo la leggenda.

Imperdibile la visita di Cavalese, capitale storica della valle che conserva alcuni edifici d’epoca come lo splendido Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme. Merita una breve deviazione il borgo di Tesero, che custodisce pregevoli affreschi nelle chiese di San Leonardo e di San Rocco. A Predazzo molti credono che la Val di Fiemme finisca, perché da lì in poi il solco principale della valle, sempre percorsa dall’Avisio, cambia nome (e Regole) per diventare Val di Fassa.

In realtà da Predazzo ha origine un altro ramo della Val di Fiemme, minore ma non meno suggestivo: quello attraversato dal torrente Travignolo che nasce dall’omonimo ghiacciaio ai piedi del Cimon della Pala e della Cima Vezzana. Qui si estende la meravigliosa Foresta di Paneveggio che, seppure devastata a macchia di leopardo dalla tempesta Vaia dell’autunno 2019, è ancora uno straordinario polmone verde di natura intatta fra le catene del Lagorai e Cima Bocche e, naturalmente, del ramo nordoccidentale delle Pale di San Martino (Val Venegia). Per tutto il resto, primo fra tutti l’accesso automobilistico, l’immenso atollo delle Pale di San Martino afferisce al Veneto e, geograficamente, rientra nelle cosiddette “Dolomiti meridionali”, di cui presenta identiche caratteristiche climatiche, vegetazionali e morfologiche.
Ma ripartiamo da Predazzo e percorriamo la Val di Fassa, purtroppo a singhiozzo perché questa valle, che pure ne avrebbe bisogno, tranne all’altezza di Moena, non è ancora servita da una tangenziale. Moena, Vigo, Pozza, Campitello e Canazei sono i principali borghi fassani ed offrono ogni servizio sia per il turista estivo che invernale. Sulla valle incombono colossi come il Latemar (2799 m), la Marmolada (3343 m), il Sassolungo (3181 m) e il Sella (3152 m), oltre al citato Catinaccio (3004 m).

Con i suoi 3343 metri di altezza la Marmolada è la “Regina delle Dolomiti”, vale a dire la vetta più alta dai cui ghiacci trae origine il ramo più elevato dell’Avisio. Una particolarità geologica merita di essere sottolineata: assieme a molte cime circostanti e al grande e isolato atollo del Latemar, sua maestà rientra fra le cime meno dolomitiche di tutte le Dolomiti. Per un semplice motivo: mentre l’atollo della Marmolada si stava formando in un mare profondo, da enormi spaccature sottomarine si verificarono fuoriuscite di lava che finirono per coprire come una sorta di glassa al cioccolato le cime attorno. Quando il mare si ritirò le grandi scogliere calcaree emersero grondanti in parte d’acqua e in parte di lava solidificata. A causa di quest’ultima il processo di dolomitizzazione non poté completarsi e quelle montagne, Marmolada in primis, rimasero prevalentemente calcaree.
Al Latemar andò anche peggio, dal momento che si trovò a dover condividere il territorio con un mega-vulcano che occupava tutta l’area intorno a Predazzo. Eruzioni, terremoti e quant’altro sconquassarono il povero atollo non solo lacerandone i fianchi ma sbriciolandone in gran parte la roccia, tant’è che fra tutte le montagne dolomitiche il Latemar è la più disertata dagli scalatori a causa della sua estrema fragilità. Di contro, però, le infinite fessurazioni della roccia hanno dato luogo nel corso dei millenni a strutture straordinarie come le caratteristiche guglie dette “le Pope” (le bambole) o l’incredibile obelisco pendente non a caso battezzato “Torre di Pisa”.

Anche attorno alla Marmolada non mancano montagne costituite da rocce vulcaniche: da Mazzin di Fassa fino ad Alba di Canazei e oltre, tutto il lato destro orografico della valle è costituito da montagne formate da lave e nubi ardenti. Il celeberrimo Viel del Pan, uno dei sentieri più panoramici delle Dolomiti, si sviluppa proprio sulla vulcanica catena Mesola-Padon.

Presso l’estremo settore sudorientale del Latemar (sottogruppo Dos Capèl-Pelenzana) troviamo anche un interessante sentiero geologico ben segnalato e ricco di tabelle informative. Uno analogo si trova sopra Predazzo, presso il Dos Capèl, avancorpo del Latemar. Chi vuole approfondire questo argomento non potrà fare a meno di visitare il Museo Geologico di Predazzo, fra i più interessanti di tutte le Dolomiti. La Val di Fassa presenta tre varchi: il Passo Fedaia, il Pordoi e il Sella. Dal Fedaia e dal Pordoi si accede alla Val Cordevole, e quindi al Veneto, mentre attraverso il Sella si raggiungono agevolmente due delle valli più famose non solo delle Dolomiti ma di tutta la Provincia autonoma di Bolzano: la Val Gardena e la Val Badia.

Il viaggio continua con il libro..

Un viaggio nelle Dolomiti attraverso la storia, le leggende e la realtà descritto dalla scrittura originale di Eugenio Cipriani e accompagnata dalle straordinarie immagini di Giacomo Meneghello nel volume:

dolomiti

L’anello di Spelonga | Marche a piedi

L’anello di Spelonga tra castagneti secolari e chiesette mariane immerse nel bosco. L’itinerario è descritto nella nuova guida MARCHE a piedi di Nicola Pezzotta, Luca Marcantonelli e Stefano Properzi.

L’itinerario si sviluppa all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e percorre tratti di antiche mulattiere bordate da muretti a secco ben conservati. Queste, fino a metà Novecento, erano le uniche vie di comunicazione tra i paesi e venivano manutenute almeno tre volte l’anno dagli abitanti.

L’anello di Spelonga

Durante il cammino si incontrano due chiese molto simili nelle fattezze, quella della Madonna della Neve e quella della Madonna dei Santi che, nonostante pesantemente colpite dal terremoto del 2016, sono ancora in piedi anche se inagibili.

La Chiesa della Madonna della Neve, del XV secolo, è stata costruita probabilmente nei pressi di una neviera, ossia un luogo dove veniva raccolta la neve che, compattata in ghiaccio, serviva per conservare gli alimenti.

La Chiesa della Madonna dei Santi, risalente al XVI secolo, sorge nel luogo in cui pare sia apparsa la Madonna mentre era intenta a lavare delle fasce da neonato e a stenderle su un masso di arenaria. Questa pietra, tuttoggi visibile nei dintorni della chiesa, è incisa da numerose croci ed è considerata miracolosa per la cura di alcuni disturbi fisici.

I bellissimi castagneti secolari che si costeggiano sono privati, dunque si raccomanda di non raccogliere le castagne e i marroni. Si sconsiglia di percorrere l’itinerario nel mese di ottobre e novembre per evitare di intralciare le operazioni di raccolta.

Questo percorso, insieme a molti altri nei dintorni di Arquata del Tronto, è stato ottimamente recuperato e segnato grazie all’encomiabile lavoro svolto dall’Associazione di Promozione Sociale Arquata Potest (www.arquatapotest.it).

L’anello di Spelonga

Scheda tecnica L’anello di Spelonga

Quote da 725 a 1128 m
Dislivello 460 m
Sviluppo 10,5 km
Tempo 3.20 ore
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa 301, 311, GADA (Grande Anello d’Arquata), 310, 380, AVM (Alta Via delle Marche), 378, assente in un tratto
Periodo tutto l’anno, eccetto con neve o ghiaccio
Cartografia Monti Sibillini, n. 4, Monti Editore
Con i bambini adatto ai ragazzi dagli 11 anni in su

 

E se volete fare l’escursione con l’autore.. regalatevela per Natale! Il 26 dicembre è prevista nel calendario di Con in faccia un po’ di sole!

La Guida MARCHE a piedi

L’itinerario completo di descrizione dettagliata, foto, mappa e traccia GPX la trovi nella guida MARCHE a piedi di Nicola Pezzotta, Luca Marcantonelli e Stefano Properzi.

escursioni marche a piedi

La traversata del San Bartolo | Marche a piedi

A piedi da Pesaro a Cattolica con panorami a picco sul mare sulla Traversata del San Bartolo descritta nella guida MARCHE a piedi di Nicola Pezzotta, Luca Marcantonelli e Stefano Properzi.

L’area del Monte San Bartolo attraversata da questa bellissima camminata è costituita da due elementi principali: la falesia attiva – roccia soggetta ancora ad erosione, quindi a frane – e le morbide colline volte all’agricoltura. Si rimane stupefatti nell’osservare lungo il percorso come i campi coltivati si spingano fino al limite della falesia offrendo grandiosi affacci sul Mare Adriatico.


Anticamente le navi che solcavano questo mare lungo la costa marchigiana non avevano molti luoghi protetti per sbarcare. Gli approdi naturali di Vallugola e della Punta degli Schiavi (attracco oggi scomparso) divennero quindi fondamentali per gli scambi commerciali già al tempo dei Greci. Numerosi ritrovamenti archeologici nei pressi di Vallugola hanno addirittura alimentato la leggenda di Valbuna, l’Atlantide del Mare Adriatico, una città dalle cupole d’oro sprofondata sotto il mare in epoca imprecisata.

La ricchezza dell’area aumentò con l’arrivo dei Romani, grazie alla costruzione della Via Flaminia che collegava Roma con Rimini e che qui transitava a circa due chilometri dalla baia. Nel Medioevo, per difendere il Valico della Siligata situato sulla Flaminia tra Gabicce e Pesaro, vennero costruiti, tra gli altri, i castelli di Fiorenzuola di Focara e Casteldimezzo. Il termine “focara” sembra derivare dai grandi fuochi che venivano accesi sulle sommità dei rilievi per segnalare il bordo della costa strapiombante.

Traversata del San Bartolo
Ad impreziosire il San Bartolo, dal XV secolo, nella zona sud iniziarono a spuntare belle ville di facoltosi signorotti. Alcune di queste, come Villa Caprile e Villa Imperiale, sono oggi visitabili (info su www.comune.pesaro.pu.it e www.villaimperialepesaro.com).

L’itinerario proposto, strepitoso a maggio per la esplosiva fioritura delle ginestre, si presta ad essere effettuato utilizzando il treno: parte dalla stazione ferroviaria di Pesaro e termina presso quella di Gabicce Mare. Anche se si percorre molto asfalto, sono strade dotate di marciapiede o vie non pericolose. Essendo una traversata molto lunga può essere spezzata in due giornate, pernottando, per esempio, a Fiorenzuola di Focara, che si raggiunge dopo aver percorso 14 chilometri con 400 metri di dislivello, per godere della bella spiaggia sabbiosa nei pressi del borgo.

Scheda tecnica Traversata del San Bartolo

Quote da 2 a 205 m
Dislivello 660 m
Sviluppo 24,5 km; 50% asfalto
Tempo 6.45 ore
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa 151, assente in alcuni tratti
Periodo tutto l’anno
Cartografia Parco Naturale del Monte San Bartolo, n. 28, Monti Editore, Parco Naturale del San Bartolo, Ente Parco, scaricabile su www.parcosanbartolo.it/sentieri
Con i bambini non adatto

La Guida MARCHE a piedi

L’itinerario completo di descrizione dettagliata, foto, mappa e traccia GPX la trovi nella guida MARCHE a piedi di Nicola Pezzotta, Luca Marcantonelli e Stefano Properzi.

escursioni marche a piedi