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Mese: Giugno 2020

Monte Volaia da Collina | A piedi nel Friuli Venezia Giulia

Oggi esploriamo un’ardita vetta a picco sull’Obere Wolayer Alpe: il Monte Volaia. L’itinerario è tratto dalla nuova guida A piedi nel Friuli Venezia Giulia di Eugenio Cipriani.

Montagna di grandi dimensioni, il Monte Volaia è una cima “difficile” per gli escursionisti meno esperti, ma di notevole soddisfazione. La sua lunga cresta nord rinserra ad occidente la Conca di Volaia (Obere Wolayer Alpe), mentre quella meridionale si allunga fino alla Tacca del Sasso Nero. Il versante orientale è formato da un’alta e verticale parete solcata da gole e canali, mentre ad ovest un ampio e uniforme piano inclinato formato da lastroni alternati a tratti detritici degrada sull’alta Val Bordaglia.

Numerose sono le testimonianze belliche ancora presenti in zona in quanto la cima fu presidio italiano durante la Grande Guerra. Sulla cima è collocata una grande croce con annesso libro di vetta. Dai 2470 metri della sommità si gode di un ampio panorama che si estende su tutta la catena carnica principale, sulle cime delle Dolomiti orientali e sui ghiacciai delle più alte vette austriache.

Scheda tecnica itinerario

Quote da 1280 a 2470 m
Dislivello 1190 m
Tempo 7 ore
Difficoltà EE
Segnaletica bianco-rossa 176, 176a, 141
Periodo consigliato da metà giugno ai primi di ottobre
Cartografia Tabacco 09 Alpi Carniche Carnia Centrale
Rifugi e punti d’appoggio Staipo da Canobio (1280 m), privato, solo ristoro, aperto da giugno a fine settembre, tel. 347.4099269

Accesso

Da Forni Avoltri si raggiunge l’abitato di Collina (1246 m) e si prosegue lungo la strada asfaltata che porta al Rifugio Tolazzi fino all’ampio parcheggio di fronte al ristorante Staipo da Canobio (1280 m).

Itinerario di salita

Lasciata l’auto, si supera il Rio Fulin tramite un ponte di legno e quindi si imbocca in direzione nord il sentiero segnavia 176 che risale ripidamente con alcuni tornanti i pendii boscosi della valle del Rio Chianaletta fino all’omonima casera (attualmente in disuso ma che può essere utilizzata come riparo in caso di maltempo), quotata 1818 metri.
Dalla casera il sentiero prosegue obliquando verso sud est in una zona cespugliosa e raggiunge uno spallone erboso che cala dalle sommità del Sasso Nero (1.30 ore). Il sentiero risale fedelmente lo spallone fino ad un caratteristico masso nei cui pressi, tralasciata una traccia in direzione di Forcella Ombladet, si prosegue ancora in salita per prati e ghiaie fino a giungere al bivio (2120 m) con la via normale proveniente dalla suddetta forcella.
Risalito il ripido pendio grazie ad un comodo sentiero con ampi tornanti, ci si porta in cresta nei pressi di postazioni di guerra. Proseguendo in quota si arriva alla Tacca del Sasso Nero (2350 m), dove giungeva la via ferrata austriaca – attualmente dismessa ‒ proveniente dalla Conca di Volaia. Si continua adesso lungo vecchi sentieri di guerra e roccette, risalendo prima un ripido canale e poi le rocce e gli sfasciumi sommitali fino a toccare la panoramica sommità del Monte Volaia (2470 m, 2.30 ore).

Itinerario di discesa

In discesa si segue la via di salita fino al bivio quota 2120 metri e lì, tralasciato il sentiero percorso in salita, si segue il segnavia 176a fino alla Forcella Ombladet (2061 m). Si imbocca il sentiero segnavia 141 verso sud est percorrendo un ripido valloncello erboso e, passando sotto pareti rocciose, si arriva ad un’ampia zona prativa presso i resti di Casera Cjampej (1774 m, 1.30 ore). Badando bene a non perdere la traccia di sentiero fra l’erba, si scende ancora fino ad arrivare ai margini del bosco laddove il sentiero si fa più ampio per trasformarsi poi in una ripida mulattiera. Verso la fine, nei pressi del Rio Collinetta, la mulattiera diviene stradina sterrata che compie un’ampia svolta a sinistra (est) e passa sopra il paese di Collina. Si trasforma poi in strada asfaltata (Via del Leone), porta all’estremità orientale di Collina e, dopo una curva a destra, si congiunge con Via Rifugio Marinelli che si segue verso sinistra. Via Rifugio Marinelli cambia nome e diventa Via della Segheria che si percorre per circa duecento metri arrivando in breve al punto dove era stata lasciata l’auto nei pressi del ristorante Staipo da Canobio (1.30 ore).

La Guida

L’itinerario completo di mappa e bellissime foto è tratto dalla guida A piedi nel Friuli Venezia Giulia


Escursioni nel Friuli Venezia Giulia

 

 

Escursione al Monte Cengio: il salto del Granatiere

La Grande Guerra ha trasformato in storia la natura dell’Altopiano di Asiago, lasciandovi tracce ovunque. L’escursione al Monte Cengio è descritta nella guida I 50 sentieri più belli dell’Altopiano di Asiago di Federica Pellegrino.

L’escursione al Monte Cengio è la testimonianza di uno degli episodi più tragici del conflitto e si sviluppa nell’area sacra del Monte Cengio, lungo le postazioni italiane che dovevano difendere la pianura padana. È un’escursione facile, inserita nell’Ecomuseo della Grande Guerra delle Prealpi Vicentine.

L’episodio a essa legato risale al maggio 1916, quando l’esercito austroungarico lanciò un’offensiva sugli altopiani veneti, la Strafexpedition, voluta per punire il tradimento italiano alla Triplice Alleanza. Per fermare l’avanzata austriaca che aveva travolto in pochi giorni la linea di difesa posta sulle creste settentrionali, seimila uomini della Brigata Granatieri di Sardegna, comandati dal Gen. Pennella, furono inviati sulla propaggine meridionale dell’Altopiano.

Scrisse il Gen. Pennella: ”Si narrava già di aver veduto rotolare per le rocce strapiombanti sull’Astico nel furore dell’ardente lotta, grovigli umani di austriaci e granatieri”. La montagna cadde in mano nemica il 3 giugno 1916, ma il sacrificio della Brigata Granatieri di Sardegna riuscì a fermare l’invasione della pianura. Gli austriaci, infatti, si ritirarono presto dai territori occupati e, il 24 giugno 1916, le truppe italiane ripresero possesso del Monte Cengio e di tutto il pianoro circostante fino alla Val d’Assa.

In seguito, i comandi italiani predisposero una serie di opere difensive sul nodo montuoso del Cengio, con postazioni in caverna e camminamenti di raccordo, collegati da una mulattiera di arroccamento denominata “La Granatiera” in onore del corpo che qui difese la pianura veneta. Con rispetto, dunque, entriamo in questo museo naturale della storia d’Italia.

Escursione al Monte Cengio

L’anello si sviluppa per circa 4 chilometri su sentiero ben segnato, mulattiera di arroccamento e gallerie, alcune non illuminate, per cui è opportuno avere con sé una torcia o una lampada frontale.

Scheda tecnica itinerario

Quote da 1286 a 1354 m
Dislivello 150m
Difficoltà T
Tempo 1.40 ore
Segnaletica segnavia 651, segnavia bianco-rossi al suolo, cartelli
Periodo consigliato da aprile a novembre
Punti di appoggio Rifugio al Granatiere, tel. 0445 880114
Cartografia Tabacco scala 1:25.000 Altopiano dei Sette Comuni, Asiago, Ortigara

Accesso

Da Vicenza si sale all’Altopiano di Asiago con l’autostrada Valdastico (A31), uscita Piovene Rocchette, e di seguito la Strada del Costo (SP 349). Giunti in territorio altopianese, in prossimità dell’ex stazione di Campiello e della trattoria ai Granatieri, si svolta a sinistra sulla strada asfaltata che sale al Piazzale Principe di Piemonte (1286 m), dove si parcheggia. Se si proviene da Asiago, invece, si deve seguire la direzione per Vicenza (SP 349). Superato l’abitato di Treschè Conca e, subito dopo la trattoria, si trova sulla destra la strada asfaltata che sale al Piazzale Principe di Piemonte.

Itinerario

Dal parcheggio ci si avvia verso sud ovest (segnavia 651), passando accanto a un edificio fatiscente. Dopo un primo breve tratto immerso nella vegetazione, si incontra sulla destra la Galleria Cannoniera, una postazione con quattro cannoniere per altrettanti cannoni da montagna, che chiudeva a est il complesso sistema difensivo del Cengio. Usciti dalla galleria, si prosegue lungo il sentiero che sale alla trincea di quota 1363 metri (0.20 ore) e scende poi attraverso una scaletta alla mulattiera di arroccamento.

La mulattiera collegava i capisaldi di quota 1363 e 1351 metri e permetteva il controllo della sottostante Val d’Astico. Anch’essa è provvista di una serie di gallerie, molto umide all’interno ma con il fondo parzialmente coperto da passerelle metalliche zigrinate che ne riducono la scivolosità. Defilata alla vista degli austroungarici, la mulattiera consentiva il trasferimento rapido e al coperto delle truppe da un settore all’altro del Cengio. I tratti in galleria si alternano ad ampio sentiero in cengia aperta sui dirupi della Val d’Astico, dove la vista a perdita d’occhio sulla pianura padana si spinge fino all’Adriatico.

Si scende al Piazzale dei Granatieri (1275 m, 0.20 ore), dove sorge l’omonimo rifugio, e si sale poi verso il picco di quota 1351 metri, da cui si ammira la drammatica mole del Salto del Granatiere. Si attraversa quindi la Galleria di Comando, la più lunga, che esce sul Piazzale Pennella, un privilegiato balcone panoramico su tutto l’Altopiano dei Sette Comuni (0.25 ore). Da qui un sentiero conduce in cinque minuti alla sacra cima del Monte Cengio (1354 m).

Per il rientro, si torna al Piazzale Pennella e si segue l’ampia sterrata che scende al Piazzale dei Granatieri (0.15 ore) e la stradina asfaltata fino al Piazzale Principe di Piemonte (0.20 ore).

La guida

Trovi l’itinerario completo di descrizione dettagliata, mappa e foto nella guida I 50 sentieri più belli dell’Altopiano di Asiago

guida-50-sentieri-altopiano-asiago

Escursione al Lago della Piodella | A piedi in Lombardia

Un bellissimo, lungo anello porta al Lago della Piodella attraverso le magnifiche pozze smeraldine della Val Pilotera. L’itinerario è tratto dalla guida A piedi in Lombardia a cura di Beno, Giorgio Orsucci e Boris Mosconi.

La lunga escursione ad anello ha come meta il Lago della Piodella. Durante il cammino si può visitare una delle valli più selvagge del comune di Gordona: la Val Pilotera. Rinserrata tra severe placconate di granito e incisa da profonde forre, è un luogo dove la natura incontaminata domina ogni scorcio del paesaggio. Si va dalle variopinte fioriture estive ai colori infuocati dell’autunno.

Imponenti faggi, splendide marmitte lavorate dal torrente dove luccicano pozze verde smeraldo. Mentre si prende quota, si odono gli ultimi echi di un’antica tradizione pastorale e, quando le piante d’alto fusto sono sparite e pure le ultime baite sono lontane, ecco che appare il Lago della Piodella, in cui si specchiano i colossi del Màsino e il severo Pizzo di Prata.

Per il ritorno ci si appoggia all’impervia Valle di Strem, tributaria della dolce Val Bodengo che, coi suoi castagni e lo scrosciare del Torrente Boggia, ci riporta in località Donadivo.

Scheda tecnica dell’itinerario per il Lago della Piodella

Quote da 737 a 2259 m
Dislivello 1500 m
Tempo 4.45 ore in salita; 5 ore in discesa
Difficoltà EE
Segnaletica bianco-rossa
Periodo consigliato da giugno a ottobre
Cartografia Kompass 92 Valchiavenna-Val Bregaglia

La guida

L’itinerario completo di descrizione dettagliata, mappa e bellissime foto è nella guida A piedi in Lombardia

escursioni lombardia

Le Pozze Smeraldine | A piedi nel Friuli Venezia Giulia

Le Pozze Smeraldine e il Lago di Ciùl da Tramonti di Sopra: un percorso ideale per immergersi in acque cristalline. L’itinerario è tratto dalla guida A piedi nel Friuli Venezia Giulia di Eugenio Cipriani.

Per capire che cosa è la purezza cristallina non c’è niente di meglio che immergersi nelle acque dei torrenti friulani. Non credo che esista in Italia un’altra regione che possieda acque interne di tale qualità ed in tale quantità. Persino le acque dei bacini artificiali, che di solito non brillano né per purezza né per lucentezza dei colori, in Friuli hanno tonalità spettacolari.

È il caso, ad esempio, del lago artificiale di Ciùl (o di Cà Ciul, a seconda delle carte) nel ramo più elevato del Torrente Meduna (Canale di Meduna). È raro che un’opera idrica possa essere mèta meritevole di una visita eppure in questo caso sia il punto di partenza, sia il tragitto, sia il punto d’arrivo strappano esclamazioni di entusiasmo. Esaminiamoli tutti e tre separatamente.

Tramonti di Sopra è un borgo incantevole situato al margine di un’inaspettata, lunghissima piana (ex glaciale) chiusa da montagne ripide e selvagge. Il sentiero segnavia 386-398 è uno straordinario andirivieni, facile, ma a tratti vertiginoso, che corre lungo il fianco destro orografico del Torrente Meduna.

Il Lago di Ciùl, artificiale come il parallelo ma più meridionale Lago di Selva (o di Cà Selva, a seconda delle carte), ha trasformato parte dell’alta Val Meduna, cioè il Canale di Meduna, in una sorta di fiordo dalle acque cristalline ed ha spezzato praticamente in due, sia dal punto di vista idrografico che paesaggistico, il Canale di Meduna che dal Lago di Ciùl si biforca in due selvaggi valloni: a destra il Canal grande di Meduna e a sinistra il Canal piccolo, entrambi aspri e solitari.

A metà circa della nostra escursione incontreremo i borghi abbandonati di Frassaneit di Sopra e di Sotto: sono proprio questi villaggi i luoghi di origine della “pitina”, polpetta di carne affumicata che si può degustare a fine gita in uno dei locali di Tramonti. Infine una nota botanica: nei boschi che circondano Tramonti e il Canale di Meduna alligna un fiore endemico molto particolare: la Daphne Blagayana che altrove si trova solo nei boschi della Serbia e della Bosnia-Erzegovina.

Scheda tecnica itinerario per le Pozze Smeraldine

Quote da 450 a 898 m
Dislivello 500 m (diversi saliscendi)
Tempo 4.45 ore; 6.45 ore con la variante
Difficoltà EE
Segnaletica bianco-rossa 386, 398
Periodo consigliato da aprile a ottobre
Cartografia Tabacco 028 Val Tramontina-Val Cosa-Val Meduna-Val d’Arzino

La Guida

La descrizione dettagliata dell’itinerario completa di mappa e bellissime foto è nella guida A piedi nel Friuli Venezia Giulia

Monte Borgà | Libri di San Daniele | A piedi nel Friuli Venezia Giulia

Escursione al Monte Borgà dall’antico villaggio di Casso attraverso la “biblioteca pietrificata” dei Libri di San Daniele. Eugenio Cipriani descrive l’itinerario nella nuova guida A piedi nel Friuli Venezia Giulia.

Il Monte Borgà è un belvedere eccezionale sulle Dolomiti Bellunesi e d’Oltrepiave nonché sull’antistante gruppo Col Nudo-Cavallo. Ma l’escursione a questa cima è anche un pretesto per salire al pianoro dove si possono ammirare i famosi Libri di San Daniele, singolari formazioni calcaree regolarmente stratificate così da apparire appunto come dei giganteschi libri. La leggenda racconta che San Daniele, il protettore dei viandanti, volesse costruire una chiesa e che per farlo avesse trasportato queste cataste di lastroni di roccia necessari per la costruzione del pavimento.

In realtà i Libri di San Daniele sono ammassi rocciosi residui costituiti da roccia molto resistente incastonati presso un piccolo ma panoramico pianoro poco sotto la cima del Monte Piave. Qui hanno subito nel tempo l’erosione che ha inciso maggiormente le parti più alterabili favorendone la frammentazione fogliata.

È un’escursione ad anello molto lunga e impegnativa: come tale è da intraprendere solo se ben allenati e con il tempo stabile. I tratti a cui prestare attenzione sono la cengia esposta subito dopo la galleria e la discesa intermedia dopo Forcella Piave. In caso di scarsa visibilità potrebbe essere problematico l’orientamento sul largo pendio del Pra’ de Salta.

Il percorso presenta alcuni tratti ripidi e disagevoli ma, al di là di ciò, è uno dei più suggestivi e più apprezzati delle Dolomiti d’Oltrepiave. Dalla cima del Monte Borgà, belvedere a 360° sulle Dolomiti e sulla Carnia, si può anche osservare frontalmente il profilo originario della valle del Vajont così come si presentava prima che questa venisse sfigurata dalla frana del 1963. Sotto di noi, nella valle, avremo modo di ammirare dall’alto i due abitati di Erto, il vecchio ed il nuovo, ma anche gli altri borghi sopravvissuti, seppure con danni, alla tragedia del Vajont.

Scheda tecnica itinerario Monte Borgà

Quote da 960 a 2228 m
Dislivello 1300 m
Tempo 7.30 ore
Difficoltà EE
Segnaletica bianco-rossa 372, 381, 380
Periodo consigliato da giugno a ottobre, da evitare nelle giornate più calde
Cartografia Tabacco 021 Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave

Foto: Gianluca Kalamelli

La Guida

La descrizione dettagliata dell’itinerario completa di mappa e bellissime foto è nella guida A piedi nel Friuli Venezia Giulia


Escursioni nel Friuli Venezia Giulia

Il Sentiero del Tracciolino | A piedi in Lombardia

Il Sentiero del Tracciolino è una delle più spettacolari opere di ingegneria della Valchiavenna. L’itinerario è tratto dalla guida A piedi in Lombardia a cura di Beno, Giorgio Orsucci e Boris Mosconi.

Il Sentiero del Tracciolino è un percorso pianeggiante lungo 14 km aggrappato ai fianchi rocciosi del monte che corre a mezzacosta fra la Val dei Ratti e la Val Codera.

Fu costruito negli anni Trenta del secolo scorso come supporto alla realizzazione del canale sotterraneo che porta l’acqua dalla Val Codera alla diga di Moledana nella Valle dei Ratti. La possibilità di raggiungerne l’estremità meridionale in auto, lo hanno reso uno dei percorsi escursionistici più frequentati della Valchiavenna.

L’itinerario proposto è un anello con partenza da Novate Mezzola e ritorno per Verceia, che porta alla scoperta del tratto più spettacolare del tracciato, adatto a tutti, entusiasmante per i piccoli. Si attraversano decine di gallerie, di cui le più lunghe dispongono di sistema di illuminazione. Merita una sosta il borgo di San Giorgio, raggiungibile soltanto a piedi. Ospita il piccolo ma curatissimo Museo “I Noss Regoord”, dedicato alle tradizioni locali.

Scheda tecnica itinerario

Quote da 200 a 920 m
Dislivello 720 m
Tempo da 3.45 a 5.15 ore
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa
Periodo consigliato da giugno a ottobre
Cartografia Kompass 92 Valchiavenna-Val Bregaglia

Accesso

Superata di poco la località Campo (in comune di Novate Mezzola, 207 m), viaggiando sulla SS36, si lascia l’auto nell’ampio posteggio creato ad uso degli avventori della spiaggia sul Lago di Mezzola, appena al di là del ponte sul Codera (indicazioni per “Lido”).

Itinerario

Riattraversato il ponte, si percorre la strada che, salendo parallela al letto del Codera, conduce all’imbocco del sentiero per San Giorgio.
Intrapresa la salita, il paesaggio si fa ad ogni passo più interessante, con il Lago di Mezzola che si mostra in tutta la sua bellezza e ha come sfondo il Monte Legnone. Numerosi tornanti, sempre più accavallati e scavati nella nuda roccia della montagna, fan guadagnare presto quota.
Quando, aggirato il testone del monte, ci si affaccia all’incassata Val Codera, la pendenza finalmente si riduce e il tracciato comincia a tendere verso sud est, si intuisce di essere quasi arrivati alla meta. Difatti, appena superato in leggera discesa un luminoso boschetto, ci si trova nei verdissimi prati di San Giorgio (748 m, 1.15 ore). Subito colpisce la bellezza della chiesetta e del suo campanile; incredibile la precisione del taglio delle pietre, che rendono affilato e preciso l’aspetto dell’edificio, ma anche quello delle case circostanti.

Il Tracciolino tra gallerie e scorci mozzafiato

Dopo una doverosa sosta in quest’oasi di pace e bellezza, risaliti ripidamente i prati e i boschi alle spalle del paesino, si va ad imboccare il Tracciolino (920 m, 0.30 ore). Verso sinistra il Tracciolino continua fino ad affacciarsi sulla Val Codera, che però viene raggiunta, a causa di una frana, solo grazie al vecchio sentiero.
Le gallerie non si fanno aspettare: pochi passi, già aerei, ed ecco una prima brevissima galleria, quindi un’altra e un’altra ancora. Una corta, una più lunga, una dritta, una a mezzaluna, tutte piacevolmente fresche. Il percorso, interamente assicurato da un esile parapetto, è alla portata di tutti, anche dei bambini. Ad un tratto, al termine di una galleria, il sentiero si fa più largo per far spazio ad una ferrovia a scartamento ridotto. Questa esce da un antro oscuro della montagna per andare ad accompagnare l’escursionista (in realtà, una presenza assai scomoda per i piedi!) nell’ultima e più lunga (340 m) galleria del Tracciolino.

Quindi ci si avvicina alla Valle dei Ratti, che così si chiama non per la presenza di roditori ma probabilmente per le rapide del torrente che la incide.
Qui l’ambiente cambia radicalmente: niente più pareti verticali, niente più gallerie, niente più gole selvagge, il paesaggio è ora quello dolce e boscoso della bassa montagna con i castagni a farla da padroni.
Giunti alla casa dei guardiani della diga della Valle dei Ratti (“Palazzina” su alcune carte, 915 m, 0.45 ore), si può decidere di raggiungere la diga (a 5 minuti proseguendo lungo il Tracciolino) oppure di salire al borgo di Frasnedo seguendo la segnaletica 50 metri oltre la casa (1287 m, 1.30 ore a/r).

La discesa a Verceia si svolge su un piacevole sentiero nel bosco che si distacca dal Tracciolino nei pressi del bivio per Frasnedo; il sentiero scende tagliando più volte la trafficata strada carrozzabile che sale dal fondovalle. Giunti a Verceia (200 m, 0.45 ore) si torna al parcheggio percorrendo la bella ciclabile che si snoda al di là della SS36, lungo le rive del Lago di Mezzola (circa 1,5 km, 0.30 ore).

La guida

L’itinerario completo di mappa e bellissime foto è tratto dalla guida A piedi in Lombardia

escursioni lombardia

Escursione a Salina, il Monte Fossa delle Felci

Trekking alle Eolie: escursione a Salina con l’itinerario proposto nella guida I 50 sentieri più belli della Sicilia di Carmelo Sganudrra, Eduardo Di Trapani e Marilisa Vassallo.

Perché un’escursione a Salina

Salina è detta l’isola verde perché tra le sette dell’arcipelago eoliano è quella più ricca di vegetazione.
È dotata di un’ottima rete di sentieri che permette di scalare i suoi due crateri, alti quasi mille metri, e di girare intorno a uno di essi, il Monte dei Porri, per raggiungere la baia di Pollara, la spiaggia resa celebre dal film Il Postino. Insieme all’altro vulcano, il Monte Fossa delle Felci, la cima ricade all’interno di una Riserva Naturale Orientata ricca di rimboschimenti.
Non potranno non sorprendere i castagni che si incontreranno lungo i sentieri, anche a basse quote, tra i vigneti o vicino ai corbezzoli. Salina è anche terra di malvasia e di capperi, di sapori forti e decisi come accade in tutte le zone vulcaniche.

Raggiungibile con il traghetto e con l’aliscafo, ha due approdi e il suo territorio è diviso tra tre comuni, Santa Marina Salina, Malfa e Leni, ben collegati da un servizio di autobus che permette di organizzare le escursioni partendo da qualsiasi località.

Escursione al Monte Fossa delle Felci

L’itinerario proposto parte da Rinella, porticciolo del comune di Leni, e, dopo avere scalato Monte Fossa delle Felci, la cima più alta delle Eolie, conduce attraverso una discesa piuttosto impegnativa, a Lingua, frazione di Santa Marina sorta vicino a uno stagno costiero che fungeva in passato da salina e che all’isola ha dato il nome.

Al termine di una escursione impegnativa, ci si potrà rifocillare in uno dei locali del lungomare che propongono le mitiche granite siciliane e il “pane cunzatu”, cioè farcito con ogni ben di dio.

La primavera e l’autunno sono le due stagioni migliori per visitare l’arcipelago e affrontare escursioni faticose come la salita ai vari crateri.
In estate è consigliabile non camminare nelle ore calde e modificare l’itinerario proposto, tornando indietro dalla cima al punto di partenza attraverso il sentiero all’ombra dei boschi piuttosto che scendere a Lingua o a Santa Marina affrontando un percorso ripido e tutto sotto il sole a picco.

Scheda tecnica itinerario

Quote da 0 a 962 metri
Dislivello 1000 m
Tempo 4 ore
Difficoltà EE
Segnaletica tabelle
Periodo consigliato tutto l’anno
Cartografia IGM 1:25.000 244 IV SO Isola Salina. Kompass 1:25.000 Isole Eolie o Lipari. LAC 1:25.000 Isole Eolie o Lipari. Freytag & Berndt 1:25.000 Isole Eolie o Lipari
Dati GPS JUTM-ED50-33S

Accesso

Il percorso inizia dal borgo di Rinella (0 metri, N4266627-E485085) in direzione di Leni.

Itinerario di salita

Si evita la strada asfaltata imboccando un sentiero che sale dalle case del porticciolo. Dove si incrocia l’asfalto, a una deviazione (63 metri, N4266914- E484896) dopo avere lasciato le ultime case, si riprende subito lo sterrato. Giunti a Leni, si può fare una sosta alla piazzetta della chiesa (195 metri, N4267388-E484871, 0.30 ore) prima di riprendere la salita. Il paese è adagiato su una terrazza naturale che dà l’impressione di essere sospesi tra mare e cielo. Dalla chiesa si torna indietro di pochi metri, e alla fine delle case si imbocca una strada che sale verso Valdichiesa, località ricca di vigneti. Al primo bivio si prosegue a sinistra e si continua fino ad incrociare la SP 182 che, a destra in pochi minuti, conduce al Santuario della Madonna del Terzito (310 metri, N4268329-E485402, 0.15 ore).

Dal santuario comincia il tratto dell’itinerario che si svolge all’interno dell’area protetta, ben segnalata. Si costeggia un vigneto e si sale su un ripido viottolo in parte a gradoni che, tagliando la pista forestale, conduce al Rifugio del Comandante (591 metri, N4268103-E486010, 0.15 ore). Nei pressi del rifugio un bivio indica due vie alternative. Si imbocca quella a sinistra e si sale dentro il bosco fino al Rifugio Monte Rivi (802 metri, N4268390-E486506, 0.30 ore). Si riprende la pista forestale e si giunge presto ad un incrocio dove, fra le tre alternative si sceglie la strada centrale, una scorciatoia che, in pochi minuti, conduce ad un bivio che a destra sale verso la cima di Monte Fossa delle Felci, ben segnata da una lapide con una croce (962 metri, N4267609-E486551, 0.15 ore). La sommità del vulcano permette di osservare dall’alto l’antico cratere, ricco di vegetazione, ma soprattutto offre un panorama a 360 gradi sulle altre sei isole.

escursione a salina
Nella foto in alto il Monte dei Porri. In questa foto, escursionisti sulla ripida discesa per Lingua.

Itinerario di discesa

Si torna indietro e, superato il bivio da cui si era spuntati, si arriva ad un altro incrocio dove si svolta a destra per Lingua (a sinistra si va a Santa Marina). La strada conduce fuori dal bosco su un pianoro panoramico (879 metri, N4267040-E486728, 0.15 ore) che offre un bel colpo d’occhio su Lipari e Vulcano. Il percorso si svolge ora su una traccia molto accidentata che scende con forte pendenza, a tratti tra sabbie vulcaniche o tra sassi, sul fianco più ripido dell’antico edificio vulcanico. Il sentiero termina sulla strada asfaltata nei pressi della centrale idrica (83 metri, N4265603-E488092, 1.45 ore). Poco dopo si incontrano le prime case di Lingua. La strada scende verso il mare e conduce alla piccola salina prospiciente il faro, punto di arrivo dell’escursione (N4265442- E488769, 0.15 ore).
Si ritorna al punto di partenza utilizzando gli autobus del Consorzio Intercomunale.

La guida

L’itinerario completo di scheda tecnica, descrizione dettagliata e mappa lo trovi nella guida I 50 sentieri più belli della Sicilia di Carmelo Sgandurra, Eduardo di Trapani e Marilisa Vassallo:

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Monte Moregallo da Valmadrera | A piedi in Lombardia

Una classica cima del Lecchese, con vie di salita per tutti i gusti: il Moregallo. L’itinerario è tratto dalla guida A piedi in Lombardia a cura di Beno, Giorgio Orsucci e Boris Mosconi.

Il Moregallo è una cima molto nota, apprezzata dagli escursionisti milanesi e brianzoli per la sua conformazione, aspra e rocciosa, e per la varietà delle vie di salita (dalla ferrata alla via escursionistica facile), atte a soddisfare i gusti più diversi. Si propone qui la salita per la via classica, la più facile, disegnata sulla cresta Orientale. Un’escursione per tutti, a patto che non ci si faccia intimorire dalla ripidezza del sentiero nella parte centrale dell’itinerario.

Dalla pianura, esaminando la conformazione del Moregallo, monte slanciato e dai pendii quasi verticali, viene da pensare che la vetta sia stretta, angusta: una volta giunti in cima, invece, si rimane stupiti dall’ampiezza della sommità, e soprattutto da come il pianoro erboso improvvisamente precipiti verso la pianura, a sud, e verso il lago, a nord, in una cascata di pinnacoli rocciosi.

Scheda tecnica itinerario

Quote da 350 a 1276 m
Dislivello 920 m
Tempo 2.15 ore in salita; 1.45 ore in discesa
Difficoltà E
Segnaletica giallo-bianco-rossa
Periodo consigliato da maggio a novembre
Cartografia Kompass 91 Lago di Como-Lago di Lugano; 105 Lecco- Valle Brembana

Accesso

Da Valmadrera (239 m) si seguono Viale Promessi Sposi e Via Preguda per raggiungere Piazza Rossè (350 m), dove si parcheggia.

Itinerario di salita

A piedi si prende il sentiero (frequenti indicazioni per il Sasso di Preguda) che in un primo tratto costeggia i confini di alcune proprietà private, quindi entra nel bosco facendosi un poco più ripido. Il tracciato si presenta molto eterogeneo, fatto di pezzi di mulattiere, di segmenti di strada asfaltata, di sentiero; numerose biforcazioni, tutte ben segnalate.

Superato un bel tratto nel bosco, si giunge alla chiesetta di Sant’Isidoro (647 m, 0.45 ore), costruita a ridosso del Sasso di Preguda, un grosso masso erratico dalla forma piramidale proveniente dalle valli di Sondrio. Il luogo, panoramico e tranquillo quanto di facile accesso, si presta meravigliosamente a una gita di mezza giornata. Degne di nota le pareti rocciose alle spalle della chiesetta, che precipitano verticali nel Lago di Como.

Dopo una sosta, si riprende il sentiero (sempre segnavia 6), che condurrà fino in vetta. Inizialmente esso risale, con buona pendenza, una cresta assolata, quindi, giunto di fronte a un panettone roccioso, si sposta sul versante sud nascondendo la vista del lago. Segue un tratto piuttosto ripido e faticoso, in certi punti un poco esposto, su un fondo calcareo fastidiosamente sdrucciolevole.

Dopo una lunghissima sequenza di tornantini, ripidi e accavallati, si perviene a una bocchetta sulla cresta, da cui si può tornare ad ammirare nuovamente il panorama sul lago. La cima del Moregallo, parzialmente alberata, visibile ora per la prima volta sulla sinistra, richiede un ultimo strappo, nonostante appaia incredibilmente vicina. Si scende prima di qualche metro verso un’altra forcella, quindi si torna a salire lungo una rampa erbosa, al termine della quale appare finalmente la croce di vetta (1276 m, 1.30 ore) e la piccola statua della Madonna.

I panorami dalla vetta

I panorami sono decisamente interessanti. Ma se quelli verso sud sono immediatamente apprezzabili, quelli verso nord sono invece ostacolati dalla singolare copertura boschiva che lambisce la parte settentrionale del pianoro; fortunatamente è sufficiente spostarsi su un poggetto al di là degli alberi per ovviare a questo problema e per avere una visione completa del ramo di Lecco del Lario e dei monti che vi si affacciano. Ottima la vista sui Corni di Canzo, sul Cornizzolo e sul Monte Rai, sul Resegone, sulle Grigne e sul Monte Barro, isolotto verde in quel mare di muri, tetti e strade che è la pianura.

Itinerario di discesa

La discesa è da effettuarsi per lo stesso percorso di salita: prima la discesa ripida e stancante a Sant’Isidoro e al Sasso di Preguda (1.15 ore), quindi quella più comoda e piacevole fino a Piazza Rossè (0.30 ore).

I più esperti, opportunamente documentati, possono effettuare la discesa per una delle numerose altre vie, per poi fare ritorno a Sant’Isidoro con il sentiero (segnavia 5) che taglia a 700 metri di quota tutto il versante meridionale del Moregallo, e da lì a Piazza Rossè.

La guida

L’itinerario completo di mappa e bellissime foto è tratto dalla guida A piedi in Lombardia

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