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Mese: Maggio 2020

Da Caccamo sul Lago a Fiastra | Alta Via delle Marche

Questa tappa dell’Alta Via delle Marche offre ampi panorami tra il Lago di Caccamo e il Lago di Fiastra. L’itinerario è tratto dalla guida A piedi sull’Alta Via delle Marche a cura di Nicola Pezzotta e Luca Marcantonelli.

L’itinerario che segue è molto particolare e suggestivo: un percorso da lago a lago, da quello di Caccamo a quello di Fiastra, con panorami mozzafiato, caratteristici paesini e una dolce valle. A metà dell’escursione, quasi in vetta al Monte Fiegni, si entra all’interno dell’area protetta del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. La piacevole sorpresa della giornata è la chiesina romanica di Santa Maria Maddalena che si trova sulla prateria d’altura tra il Monte Fiegni e il Poggio della Pagnotta. Il percorso è impegnativo per il dislivello necessario alla risalita del Monte Fiegni e per la quasi assenza di segnavia lungo il cammino.

Scheda tecnica itinerario

Quota minima/massima da 300 a 1323 m
Dislivello 1190 m in salita, 760 m in discesa
Sviluppo 19,8 km (37% asfalto)
Tempo
5.15 ore
Difficoltà EE
Segnaletica bianco-rossa N3. Assente in molti tratti
MTB
Periodo consigliato
da marzo a novembre
Cartografia Monti Sibillini, Monti Editore

Itinerario

Dall’Hotel Ferranti di Caccamo sul Lago (Via Nazionale) si prende verso sud la SP 502 in direzione Caldarola e, dopo aver superato il fiume Chienti, a un bivio si lascia la provinciale e si svolta a destra seguendo le indicazioni per Pievefavera. Un chilometro dopo si arriva a un trivio (320 m) dove si imbocca a sinistra (sud) la strada sterrata che conduce direttamente all’ingresso di Pievefavera (375 m).
Il paese, che domina dall’alto il lago, è attraversato anche dal Cammino Francescano della Marca che unisce Assisi ad Ascoli Piceno.

Entrati nel piccolo centro storico dalla porta d’accesso principal, si sale fino a raggiungere la chiesa di Santa Maria Assunta (415 m, 0.30 ore), situata nel punto più alto del paese. Si esce dalla piazzetta passando sotto l’arco prospiciente la chiesa e a un bivio si piega verso sud sull’unica sterrata in leggera salita ignorando la segnaletica del Cammino Francescano. Si guadagna quota su questa strada che attraversa una stretta valle, evitando stradine e sentieri secondari, e dopo circa tre chilometri si arriva a un fontanile quasi sempre secco (Fonte le Raie, 903 m, 1.30 ore). Alla diramazione si prende il sentiero di destra. Il fondo del percorso è qui un po’ accidentato per la presenza dei solchi lasciati dall’acqua.

Verso la chiesa di Santa Maria Maddalena…

Si risale ancora fino a sbucare su una spianata brulla da cui si gode un panorama rilassante: grandi e verdi praterie costellate di numerose fioriture in primavera. Sullo sfondo il Monte di Borgiano in primo piano e l’inconfondibile sagoma del San Vicino dietro. Superati gli ultimi arbusti, il tracciato si fa meno evidente. Ci si dirige verso sud in salita fino a una carrareccia. Si svolta a sinistra e subito dopo, all’incrocio (1028 m), a destra. Pochi metri avanti si imbocca la carrareccia che sale sulla sinistra per andare a incontrare di nuovo la strada bianca (1064 m). Qui si piega a sinistra e si sale il versante del Poggio della Pagnotta fin quasi a toccarne la cima.
Si scende alla chiesa di Santa Maria Maddalena (1111 m, 1 ora), un piccolo edificio in stile romanico del XIV secolo posto proprio al confine nord del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Raggiungendo la vetta del Monte Fiegni..

Percorsa la sella tra il Monte Fiegni e il Poggio della Pagnotta in direzione est, al bivio si prende la strada di destra che risale Campo Caputo e attraversa la Pineta. All’incrocio successivo si svolta a destra (sud ovest) e si percorre la cresta fino alla cima del Monte Fiegni (1323 m, 0.45 ore). Da qui si ha una bellissima panoramica sulle vette principali della parte nord della catena dei Monti Sibillini: Monti Priora, Pizzo Berro e Monte Rotondo.

Finalmente in vista del Lago di Fiastra…

Si scende su i Prati ancora verso sud ovest e dopo circa 700 metri si incontra una carrareccia che inizia a scendere verso il Lago di Fiastra. Al bivio quota 1282 metri, si prende a sinistra il sentiero costeggiando il bosco della Costa Lame Rosse fino a sbucare di nuovo sulla strada bianca (1154 m, 0.30 ore). La si at-traversa e si riprende il sentiero che scende in maniera decisa verso valle, incrociando per ben quattro volte la strada brecciata. A quota 960 metri si prende a sinistra la sterrata e la si percorre fino all’abitato di Pòrtola.

Raggiunta la strada asfaltata (800 m, 0.30 ore), ci si dirige ancora verso sud (indicazioni per Fiegni) passando per Colle Santo (803 m). Dove si trova una piccola edicola, al bivio si piega a sinistra seguendo i segni bianco-rossi (segnavia N3) e si attraversano le frazioni di Piselli (789 m) e Paniventre (720 m). La vista sul Lago di Fiastra è magnifica.
Si continua per circa settecento metri sulla strada fino a un bivio (666 m) sopra il lago dove si svolta a destra. Si costeggia il lungolago fino all’incrocio con la SP 47, per poi svoltare a destra in salita fino alla località Trebbio di Fiastra (730 m, 0.30 ore).

Strutture ricettive

Casa Vacanze Trattoria Valleverde, loc. Valleverde, Pievefavera, Caldarola (MC), 5 posti letto, aperto tutto l’anno (su pren.), tel. 0733.905573, www.trattoriacasavacanzecaldarola.it. B&B Belvedere sul Lago, loc. Fiegni, Via Ruffella 2, Fiastra (MC), 4 posti letto, aperto tutto l’anno (tranne ottobre), tel. 328.0262768, www.belvederesullago.altervista.org. Albergo Sasso Bianco, Via Madonna del Sasso Bianco 5, Fiastra (MC), 30 posti letto, aperto tutto l’anno (su pren.), tel. 0737.52129, www.albergosassobianco.com. Rifugio di Tribbio, loc. Trebbio, Via Monte Coglia, Fiastra (MC), 17 posti letto, aperto tutto l’anno (da novembre a marzo solo nei weekend), tel. 0737.527027, 333.6733300, www.rifugioditribbio.com.

Escursione giornaliera

Se la tappa è svolta in giornata si consiglia di disporre di due auto e lasciarne una a Fiastra, località Trebbio.
Accesso • L’itinerario inizia da Caccamo sul Lago (300 m) raggiungibile da Civitanova Marche in auto lungo la SS 77 in 30 minuti. Si parcheggia all’incrocio tra Via Nazionale e la SP 502.
Ritorno • Da Fiastra si torna in auto a Caccamo sul Lago in 30 minuti.

La guida

La guida ricca di bellissime foto e completa di info sulle strutture ricettive, le indicazioni per effettuare l’escursione in giornata e tante altre informazioni utili e approfondimenti

a piedi alta via delle marche

L’ospizio della Santa Croce per i Prati di Armentara

Con questo itinerario attraversiamo i Prati di Armentara per raggiungere l’Ospizio della Santa Croce, uno dei luoghi più belli della Val Badia. Lo descrive Eugenio Cipriani nella guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti.

Costruito mezzo secolo fa ai piedi della bastionata occidentale del Sass de la Crusc, il Santuario Ospizio della Santa Croce (Dljia dla Danta Crusc, in ladino) fu consacrato dal Vescovo ausiliario di Bressanone nel 1488 ed è ancora meta di pellegrinaggio per le genti del luogo.

Lo raggiungeremo per un percorso molto facile, adatto a tutte le gambe e ad escursionisti di tutte le età, ideale quindi anche per famiglie e comitive.

La stretta correlazione fra senso del sacro e luoghi elevati è presente nell’uomo sin dalla notte dei tempi. Sotto qualunque cielo e presso qualunque civiltà. Ce ne accorgeremo quando ammireremo stupiti il mutare della luce di ora in ora sul Sass de la Crusc dai Prati di Armentara. E capiremo immediatamente il perché della sacralità, sia estetica che spirituale, che le popolazioni dell’Alta Badia hanno da sempre attribuito a questo luogo.

Dettagli itinerario

Quote da 1629 a 2045 m
Dislivello 550 m
Tempo complessivo 4 ore
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa 15, 13A, 7, 15B
Periodo consigliato da metà giugno a ottobre
Punti di appoggio Ospizio della Santa Croce, aperto dal 10 giugno al 10 ottobre, 30 posti letto, tel. 0471.839632, www.lacrusc.com
Cartografia Tabacco foglio 07 Alta Badia – Arabba – Marmolada

Accesso

Da La Valle (Wengen), che si raggiunge con la SS 244 fino al bivio di Pederoa e poi seguendo la SP60, si prosegue ancora per 2 chilometri sulla provinciale fino alla frazione di Spescia. Si parcheggia l’auto a Spescia di Sopra, dove termina la strada asfaltata ed inizia la strada sterrata (chiusa al traffico) a 1629 metri.

Andata

Dal parcheggio presso Spescia di Sopra ci si incammina verso sud lungo la strada sterrata che compie un’ampia curva verso destra ed attraversa un piccolo impluvio oltre il quale si biforca. Al bivio si lascia a sinistra la strada bianca (segnavia 13A), dalla quale faremo ritorno, e si prosegue a destra in falsopiano lungo la stradina principale (segnavia 15) che passa sopra i prati di Spescia (bella veduta su La Valle).

La sterrata si inoltra nel bosco, all’altezza di Somcol (1725 m) piega decisamente a sinistra e poi continua senza particolari cambi di pendenza per quasi un paio di chilometri (si lasciano ai lati alcune diramazioni). A quota 1829 metri, non distanti da una radura che anticipa i pascoli di Armentara, si abbandona la stradina sterrata per seguire un sentiero, segnalato sempre col segnavia 15, che sale in obliquo verso sud, attraversa un altro sterrato e poi conduce ai pascoli di Armentara.

I segnavia, in questo tratto attraverso i prati, si diradano e la traccia non è sempre evidente. Bisogna tendere costantemente verso sud ovest cercando di rintracciare i segnavia sugli alberi, fra una radura e l’altra. Verso i 2030 metri circa di quota il sentiero si impenna decisamente, raggiunge un crinale erboso, poi traversa nettamente verso sud oltrepassando un paio di piccoli impluvi ed infine conduce all’Ospizio della Santa Croce (2045 m, 2 ore).

Ritorno

Al ritorno, anziché seguire la strada fatta all’andata, spalle all’Ospizio e viso rivolto verso la parete del Sass de la Crusc, si prende il sentiero segnavia 7 che sale per una cinquantina di metri di dislivello e poi si biforca.

Si lascia a destra il ramo che porta in cima al Sass de la Crusc (ferrata) per andare invece a sinistra seguendo i segnavia 15B che conducono sotto le pareti settentrionali del Sass de la Crusc che incombono sopra di noi con un dislivello di circa mille metri. L’ambiente è impressionante! All’altezza del Plan de Sotsas (2020 m, 0.45 ore) si lascia a sinistra una strada sterrata e si prosegue lungo il sentiero (segnavia 15B) passando sotto il Sasso delle Dieci e poi sotto il Sasso delle Nove.

All’altezza di quest’ultimo la discesa si fa più ripida e il sentiero, oltrepassata un’ampia fiumana di ghiaie calanti dal Sasso delle Nove, si raccorda ad una strada bianca (segnavia 13A). Dopo circa duecento metri ci si immette nella stradina contrassegnata dal segnavia 15. Si gira a destra per quest’ultima e, lungo il percorso già fatto all’andata, si torna al parcheggio (1.15 ore).

La guida

Altri bellissimi itinerari sono descritti nella guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti

sentieri dolomiti

 

 

 

Il Lago Maggiore dai Pizzoni di Laveno | A piedi in Lombardia

Oggi proponiamo un anello panoramico sul Lago Maggiore che parte dal minuscolo borgo di Vararo e arriva ai Pizzoni di Laveno. L’itinerario è tratto dalla guida A piedi in Lombardia a cura di Beno, Giorgio Orsucci e Boris Mosconi.

I Pizzoni di Laveno e il Monte La Teggia si trovano a est di Laveno e a sud di Castelveccana. Sono elevazioni vicine, comprese tra il Passo del Barbè e il Passo del Cuvignone, che emergono dallo spartiacque tra la Val Cuvia e il Lago Maggiore. L’altezza modesta delle cime non ne limita affatto la panoramicità, tanto che vengono considerate uno dei più bei punti di vedetta sul Lago Maggiore.

Scheda tecnica itinerario

Quote da 744 a 1103 m
Dislivello 500 m
Tempo 3.45 ore
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa, verde-giallo 3V
Periodo consigliato da marzo a novembre
Cartografia Kompass 90 Lago Maggiore-Lago di Varese; carta dei Sentieri 3V, De Agostini (Provincia e CCIA di Varese) 29

Accesso

L’itinerario inizia da Vararo, raggiungibile in 20 minuti d’auto per la tortuosa e stretta SP8 che sale da Cittiglio.

Itinerario di salita

Lasciata l’auto nel parcheggio che precede il minuscolo e amabile borgo di Vararo (744 m), si continua verso l’abitato (est) lungo la strada asfaltata. Dopo un centinaio di metri si segue la freccia rosso-bianca sulla sinistra indicante la variante per i Pizzoni. Si imbocca così la stradicciola erbosa che sale a nord ovest (sinistra). Presto smagrita a sentiero, la via segnalata insiste verso ponente con scarsa pendenza, lambisce una sorgente, guada dei corsi in secca, per riprendere la SP8. Si cammina su asfalto (destra) per un breve tratto di salita. Sul lato sinistro della strada si trova un cartello in legno (0.15 ore) con l’indicazione “Pizzoni”.

Il tracciato s’innalza ripida a nord ovest per bosco e rocce calcaree. Si guadagna la cresta sulla selletta nota come Passo Barbè (873 m, 0.30 ore). Un cartello di pericolo invita a non proseguire a ovest verso il Sass Barbè. Si seguita a salire perciò sulla cresta verso est nord est. Il ripido crinale si fa decisamente più brullo e panoramico, regalando splendidi scorci sul Lago Maggiore e sulle vette delle Alpi. Il versante Nord è molto ripido e pare precipitare fino sulle sponde del lago. Dalla parte opposta lo sguardo spazia sulla pianura del Varesotto dove si distingue il Lago di Varese.

Si guadagna quota fino alla croce metallica posta sulla prima cima dei Pizzoni di Laveno (1015 m, 0.30 ore). Si continua ora in cresta con vari saliscendi, su fondo talvolta accidentato e vegetazione, specie nell’ultimo tratto, un po’ invadente. Le altre elevazioni, di cui la maggiore è quotata 1035, non sono più così spoglie, ma ricoperte di faggi, ontani, rovi, felci e qualche rara betulla. Un’ultima salita porta nei pressi del Monte La Teggia (1103 m, 0.30 ore). La cima è pochi metri più a nord del cartello che la indica e che si trova in un punto da cui l’orizzonte è chiuso dalla vegetazione.

Itinerario di discesa

Si scende a sud est, ammoniti dal segnale di pericolo, gemello di quello al Passo Barbè, che invita a non proseguire lungo la cresta. Qualche curva e si raggiunge nuovamente la SP8 presso il Passo del Cuvignone (1050 m, 0.45 ore). Dal valico si scende a sud per 100 metri lungo l’asfalto e, al primo tornante, da dove inizia la strada sterrata pianeggiante che porta alla pendici del Monte Nudo, si trova il cartello che indica Vararo. Il sentiero (bolli bianco-rossi) si getta nella faggeta a sinistra della strada, per uscire su un bel crinale erboso caratterizzato da poggetti calcarei. Rientrati nel bosco si piega a destra (nord), per dirigersi di nuovo, dopo il torrente, verso ovest. Visitato il caratteristico borgo di Vararo, con le sue casette che richiamano la vita di cent’anni fa, si è di nuovo al bivio per i Pizzoni, dove è stata parcheggiata l’auto (1.15 ore).

La guida

L’itinerario completo di mappa e bellissime foto è tratto dalla guida A piedi in Lombardia

escursioni lombardia

L’Isola d’Elba riparte: il modello per una vacanza sicura!

Traghetti a portata ridotta con arrivi e partenze in qualsiasi giorno della settimana. Informazioni in tempo reale per scegliere le spiagge meno affollate. 400 chilometri di sentieri in cui il distanziamento sociale è sempre stato la normalità. Volete sapere cosa vi attende? Ecco cosa ci consiglia Lucrezia Argentiero nella guida Il giro d’Italia in 50 isole per una vacanza nel triangolo d’oro dei delfini!

Da “scrigno di Plutone” – per via delle preziose miniere di rame, ferro e topazio – a “triangolo d’oro dei cetacei dal naso a bottiglia”. Gli scienziati ancora non si spiegano il perché, ma l’isola d’Elba è diventata il paradiso dei delfini. Sarà per la qualità dell’acqua o per l’abbondanza di cibo o per i fondali sabbiosi che degradano dolcemente. Sono tante le ipotesi, ma una cosa è certa: 40 delfini dal naso a bottiglia, da tre generazioni, hanno colonizzato il mare tra l’Isola d’Elba e Capraia. Una gioia per gli avventori. E sarà una gioia anche per voi.
Dove vederli? Salite sul Monte Calamita, nel comune di Capoliveri, nella parte sudorientale dell’Isola d’Elba. È questa la location più adatta per ammirare i grandi mammiferi marini che sembrano giocare tra le acque. Magari dotatevi di un cannocchiale, proprio come faceva Napoleone durante il suo esilio nell’isola. Ma questa è solo una delle tante cose che vi colpirà una volta approdati all’Elba, definita l’oasi verde del Mediterraneo.

Una natura selvaggia che profuma.

Un’altra caratteristica che attirerà la vostra attenzione sarà il suo profumo. Addentratevi nel sentiero dei Profumi, fra macchia mediterranea, uva e prugnoli selvatici. Passo dopo passo rimarrete continuamente stupiti dalla varietà del paesaggio, che ogni giorno della vostra vacanza sarà diverso dall’altro. Così tanta bellezza concentrata in poche centinaia di chilometri quadrati: monti boscosi, corsi d’acqua, fonti termali, spiagge ruvide di sassi o di sabbia serica. Ai vostri occhi si apriranno squarci di panorama a volte quasi lunari, fatti di terra rossa completamente arsa dal sole. Talvolta vi ritroverete in un paesaggio western, con canyon ruggenti e arrugginiti che sfiorano laghetti verdi. L’Elba, infatti, è pure una terra ricca di storia, fatta di invasioni e di esili che si intrecciano fra loro. Un’isola che deve la sua prosperità a un suolo ricco di ferro, materia duttile, versatile e resistente come il carattere degli abitanti dell’Elba. Seguite il percorso del ferro. Qui, scavando con le mani, è facile portare alla luce tracce di pirite e malachite e scoprire vene di azzurrite e blocchetti d’ocra.
Poi quando proprio non ve lo aspettate, appena oltrepassato l’ennesimo tornante, lì, proprio dietro l’angolo, appariranno una miriade di ginestre che riempiono gli occhi. Anche il mare catturerà i vostri sensi e vi inebrierà con il suo forte odore salmastro. Come non potrebbe con i suoi 147 chilometri di coste? Pensate che ci sono spiagge per tutti i gusti. Dalla minuscola spiaggia Felciaio a Capoliveri, di sabbia e ghiaia, alla spiaggia di Cavoli a Campo nell’Elba, una delle più conosciute di questo fazzoletto di terra. Bella pure la baia di Vetrangoli, detta anche Punta Rossa, che si trova a Capoliveri, a sud nella zona mineraria. È raggiungibile solo via mare. Per provare, invece, il piacere di una talasso ed elioterapia gratuita, raggiungete le piscine naturali scavate nel granito, tra Fetovaia e Seccheto. Se cercate pace, anche in alta stagione, non vi resta che andare lungo la costa sudovest, alle Tombe, spiaggia naturista di ghiaietta grigia raggiungibile solo via mare.

Isola d'Elba

Tra i resti dell’antichità.

Dicevamo che l’isola è ricca di storia. Così, stando sempre a contatto con una natura rigogliosa non vi sarà difficile imbattervi in un santuario catalano al termine di un sentiero di ginestre. O di trovarvi di fronte ad un altare romano, quasi celato in mezzo ai vigneti, o ancora scorgere in lontananza una torre medievale. Ma se non volete lasciare tutto al caso, allora bisogna andare sulle tracce di Napoleone. L’isola d’Elba, dopo la Francia, è infatti, la terra dove il “piccolo grande uomo” è più amato e ricordato. Pensate che la stessa bandiera elbana (fondo bianco e tre api su banda rossa) è proprio quella che Bonaparte portò con sé e fece issare a Portoferraio il 4 maggio del 1814, quando vi approdò. Per calarsi appieno nel suo mondo visitate le due residenze (Villa dei Mulini e Villa San Martino sono entrambe aperte al pubblico e raccolgono i cimeli dell’esilio elbano dell’imperatore francese), il museo della Misericordia (qui, oltre ai ricordi del suo soggiorno all’Elba, sono conservati: la maschera funebre in bronzo e il calco di una sua mano) e il piccolo teatro dei Vigilanti, a Portoferraio, simbolo dei fermenti culturali durante il periodo napoleonico.

Sono tantissimi i modi per visitare l’Isola d’Elba.

Per fare un’altra passeggiata nella storia il posto giusto è il lungomare di Marciana Marina, il penultimo comune toscano in ordine di grandezza. Qui si incontra la cinquecentesca Torre degli Appiani, edificata proprio sugli scogli, dove anche i pirati, l’ottomano Dragut e il feroce Barbarossa bramavano approdarvi. Siete nel bel mezzo del pittoresco borgo Cotone, quartiere di pescatori. Un agglomerato di case, abbellito da palazzetti policromi e scalette, dove gli antichi guzzi vengono ancora tirati in secca a mano e i panni stesi in modo da attraversare i vicoli da finestra a finestra.

Per chi, invece vuole scoprire l’isola in bici, si consigliano due diversi itinerari. Uno, il più semplice e alla portata di tutti, che corre lungo la costa est, da Porto Azzurro a Rio Marina e Cavo (18 chilometri con 450 metri di dislivello). L’altro per i più audaci e i più allenati. È il percorso scenografico ad anello che tocca Procchio, Marciana, Pomonte, Campo nell’Elba, per ritornare a Procchio. Solo 54 chilometri con un dislivello di 1.250 metri. Se proprio non volete rinunciare a così tanta bellezza in punta di pedale e non avete voglia di far tanta fatica, potete sempre noleggiare una bici assistita (www.rentprocchio.it). Continuando il viaggio a ritroso nel tempo non perdetevi gli itinerari alla scoperta del passato minerario. Tante le proposte offerte dal Parco minerario dell’isola d’Elba (www.parcominelba.it). Si va dalle escursioni a piedi a quelle in mountain bike per immergersi nel ricco e variegato mondo dei minerali (si contano circa mille esemplari, tra cui quarzo, tormalina, marmi, dolomie, oligisto, limonite e magnetite) per ripercorrere a ritroso la storia di questa isola: dall’età del rame al Medioevo, fino ai giorni nostri. Un’idea in più? Salite a bordo di un “apino” vintage e lasciatevi portare a zonzo.

E come tralasciare i sapori della gastronomia?

Elba fa rima anche con la buona tavola, tra piatti forti e vini di eccellenza. Zuppa di favolli (grossi granchi pelosi), polpo lesso, zerri fritti, seppie, cacciucco e le aragoste pescate in primavera nella zona di Marina di Campo. E poi le imbollite (focaccine a base di fichi), la sportella (pane con anaci), il gurguglione (verdure fresche passate in padella con sale, olio, basilico e peperoncino), la sburrita e lo stoccafisso (tutti e tre di origine spagnola). Tra i dolci, imperdibile è la schiaccia briaca, di origine orientale con pinoli e uvetta di Smirne. F

Famosi anche i vini, conosciuti fin dai tempi dei Romani, che hanno rallegrato le tavole dei Papi per tutto il Settecento. Oggi le qualità più famose sono il Procanico, il Sangioveto, l’Elba bianco e l’Elba rosso e accompagnano i piatti di una cucina sobria fatta di ingredienti poveri.

Non dimenticate, infine, di ammirare il tramonto dal versante occidentale. Non c’è momento migliore per veder i profili delle altre isole dell’arcipelago: Montecristo, Pianosa, Capraia e, più in là, la Corsica, mentre il sole va a dormire.

La guida

Nella guida trovi inoltre preziosi consigli pratici su dove mangiare e dormire, curiosità e l’idea in più per una vacanza diversa dal solito. Buona lettura!

guida alle isole d'italia