Skip to main content

Mese: Marzo 2020

Il Colle la Croce da Leonessa | Lazio a piedi

Da Leonessa un anello che conduce al Santuario di San Giuseppe al Colle la Croce. Giuseppe Albrizio lo descrive nella guida Lazio a piedi.

Da qualche anno si è diffuso l’interesse per i cammini della fede: nella maggior parte dei casi si tratta di veri trekking che richiedono molti giorni di cammino, ma possiamo senza dubbio affermare che anche l’itinerario per il Colle la Croce lo è nonostante si effettui nell’arco di una giornata.

Giuseppe da Leonessa (1556-1612), frate cappuccino, tra il 1608 e il 1609 si inerpicò per l’antica e impervia mulattiera che da Leonessa conduce al Colle Collalto – che da allora prese il nome di Colle la Croce – con una grossa e pesante croce sulle spalle e la piantò sulla vetta del monte (oggi ce ne sono due, quella a blocchi di cemento realizzata nel 1927, quella di ferro nel 1971). La chiesa che sorge sulla cima fu costruita tra il 1737 e 1746 e successivamente venne ampliata. Il portone d’ingresso non è chiuso a chiave quindi si può visitare l’interno e sul lato sinistro dell’edificio c’è un rifugio sempre aperto.

Le edicole che incontriamo durante il cammino sono state erette nel 1846 in occasione del centenario della canonizzazione del santo (una sola riporta la data del 1898). In ognuna c’è un piccolo quadro, sempre lo stesso, con un’immagine di San Giuseppe da Leonessa e un suo ammonimento “Restati in pace, patria mia! Dio ti benedica e ti liberi dal peccato! Siano benedetti i tuoi figli presenti, assenti e futuri!”.

colle la croce

Dalla vetta si apre una stupenda visuale sui monti umbri, sui Sibillini, sulla Laga, sul Gran Sasso, sui monti di Cittareale, sul paese di Leonessa e su tutto l’altopiano con le sue frazioni.

Scheda tecnica itinerario

Quote da 935 a 1626 m
Dislivello 700 m
Tempo 4.45 ore; 5.15 ore con la variante
Difficoltà E
Segnaletica bianco-rossa 404, 431
Periodo consigliato tutto l’anno, tranne giornate con neve ghiacciata
Cartografia Gruppo dei Monti Reatini, CAI Rieti
Con i bambini itinerario non adatto

La guida

L’itinerario che da Leonessa conduce al Santuario Di San Giuseppe al Colle la Croce completo di foto, mappadescrizione dettagliata la trovi nella guida Lazio a piedi di G. Albrizio, A. Anfossi, F. Ardito, F. Belisario, R. Hallgass disponibile su iteredizioni.it, in libreria, negli Store di montagna e su Amazon

lazio a piedi

Le escursioni sulle Alpi Giulie di Eugenio Cipriani

Escursioni sulle Alpi Giulie dove tutto sa di Balcani: così le descrive Eugenio Cipriani nella guida A piedi nel Friuli Venezia Giulia di prossima pubblicazione.

Le escursioni sulle Alpi Giulie secondo Eugenio Cipriani.

“L’ho già scritto e lo ripeto a costo di apparire noioso, ma è una teoria geografica di cui sono convinto: le Alpi Giulie e, in parte le Carniche, sono l’anello di giunzione fra la catena alpina propriamente detta e i Balcani.

Sulle Giulie tutto “sa” di Balcani, ben poco invece di Dolomiti, praticamente nulla di Alpi. Per “tutto” intendo tipo di roccia, morfologia, modellamento dei versanti, flora e persino la fauna, che qui annovera oltre all’orso e al lupo anche la lince, animale pressoché scomparso sulle Alpi ma che nel Tarvisiano è ancora presente e che ho potuto, in maniera del tutto inaspettata, ammirare di persona. Che appartengano alle Alpi o al rilievo balcanico, comunque, alla fine ciò che più conta è che le Giulie sono montagne uniche e straordinarie. Sono le montagne dei contrasti per eccellenza. Forse da nessun’altra parte dell’arco alpino orientale i paesaggi passano altrettanto bruscamente dal dolce all’orrido e dal tetro al solare in spazi esigui. Sono montagne contraddittorie, insomma, che per essere visitate a fondo richiedono, sia per i dislivelli che impongono sia per l’asprezza dei percorsi e sia infine per la severità del clima, tanta passione e tanta volontà unite a una buona dose di esperienza.

Geografia in pillole delle Giulie

Dal punto di vista politico-amministrativo, le Giulie si estendono in parte in territorio italiano e in parte in quello sloveno. Sono quindi solitamente divise in Occidentali, le prime, e in Orientali le seconde. In questo volume descriviamo quelle italiane (gruppi del Mangart, Jôf Fuart, Montasio e Canin) ma con una puntata sul Monte Nero (Krn). Quest’ultimo, sebbene sorga in Slovenia, è meta frequentatissima dagli italiani data la relativa vicinanza da Gorizia e quindi anche da Udine e Trieste.

Una caratteristica delle Giulie è la presenza in piena parete, anche sulle più imponenti, di regolari cenge che spesso permettono l’attraversamento dell’intero versante o rappresentano il passaggio ideale di accesso alle sommità. Medio-bassa è in genere la quota di questi monti, tanto che le cime principali si aggirano fra i 2500 e i 2800 metri. Quattro elevazioni troneggiano nelle Giulie Occidentali: il Mangart (2668 m), lo Jôf Fuart (2666 metri), lo Jôf di Montasio (2753 m) e il Canin (2587 m).

Altra caratteristica sono i fondovalle che, pur non raggiungendo quote elevate in assoluto (600-800 m), mantengono in inverno un clima piuttosto rigido. Ciò è dovuto all’inversione termica provocata dal costante afflusso di correnti fredde nordorientali (spesso soffia il vento gelido detto “burano” o “buran”, la triestina “bora”). Dalle regioni siberiane e danubiane queste correnti raggiungono la zona senza incontrare ostacoli nel loro cammino.
Quindi quote basse, sì, ma condizioni climatiche spesso estreme. Regolarsi di conseguenza!”

Foto in alto: Tramonto dal bivacco Vuerich, sullo sfondo il gruppo del Montasio e i Piani del Montasio © Michele Brusini


La Guida con 63 itinerari alla scoperta della natura

Trekking nel Friuli Venezia Giulia

Il Rifugio Vallaccia in Val Monzoni | Valle di Fassa

Il Rifugio Vallaccia, ai piedi del Sasso delle Undici in Val Monzoni, è descritto nella guida “I 100 rifugi più belli delle Dolomiti” di Stefano Ardito.

Il Rifugio Vallaccia sorge tra i dossi carsici di Gardecia, nell’alta Valle dei Monzoni e ai piedi del Sasso delle Undici e della Punta Vallaccia. Questo rifugio di legno è una meta sempre più apprezzata dagli escursionisti che frequentano la Valle di Fassa, e offre una escursione molto più solitaria e tranquilla di quelle sui sentieri del Catinaccio e del Sella. Il panorama è limitato dalla posizione in una conca, dove si vedono spesso le marmotte. Si affacciano sul rifugio le creste dei Monzoni e la Punta Vallaccia.
I pendii erbosi del Sasso delle Undici non lasciano immaginare le pareti verticali del versante opposto, rivolto verso Moena e Soraga. In lontananza si vede la Marmolada.

L’accesso al rifugio, modificato nel 2019 con la chiusura alle auto della Valle San Nicolò, include un tratto ripido. Si può proseguire la camminata verso il Sasso delle Undici o la Punta della Vallaccia, e scendere da questa al bivacco Zeni e alla Vallaccia.

Lunga ma interessante la traversata a Moena per Forcella la Costela. Più impegnativa quella dei Monzoni lungo l’Alta Via Bruno Federspiel. Si può raggiungere dal rifugio la ferrata Gadotti al Sasso delle Dodici. Alle spalle del rifugio è una falesia attrezzata. D’inverno il rifugio è una buona meta per una escursione con le ciaspole.

Info utili del Rifugio Vallaccia

Quota 2275 metri
Posti letto 20
Proprietà e gestione Famiglia Bernard
Apertura estiva dal 17 giugno ai primi di ottobre
Apertura invernale nei weekend da metà gennaio a fine aprile
Telefono 349.8866866, 0462.764922
Mail info@rifugiovallaccia.it
Web www.rifugiovallaccia.it

Itinerario da Pozza di Fassa al rifugio Vallaccia

Dislivello 410 metri
Tempo 1 ,45 ore a/r
Difficoltà E

Da Pozza di Fassa si utilizzano le navette che risalgono la Valle San Nicolò fino alla Malga Crocifisso, e poi piegano a destra fino a Malga Monzoni (1862 metri). Si continua a piedi sulla stradina (segnavia 603) in leggera salita. Lasciato a sinistra il sentiero per il rifugio Taramelli si piega a destra (segnavia 624) superando un ripido strappo. Toccate delle baite si traversano dei prati, si supera uno strappo faticoso e si arriva a una seconda conca. Un sentiero sale al rifugio Vallaccia (2275 metri, 1 ora). La discesa richiede 0.45 ore.

La guida

Scopri gli altri rifugi pubblicati nella guida I 100 rifugi più belli delle Dolomiti 

guida rifugi delle dolomiti

La Capanna Cervino ai piedi delle Pale di San Martino

La Capanna Cervino, incorniciata dalle Pale di San Martino, è tra i 100 rifugi più belli delle Dolomiti di Stefano Ardito.

Il paragone tra il Cimon della Pala e il Cervino, spesso utilizzato in passato nella promozione turistica delle Pale, è appropriato soprattutto se si osserva la vetta più celebre del massiccio dal rifugio che gli è stato dedicato negli anni Trenta. Frequentata in estate da escursionisti dai gusti tranquilli e da appassionati della mountain-bike, la Capanna Cervino può essere raggiunta d’inverno con gli sci ai piedi dalle piste di Passo Rolle.

Costruita nel 1931 da Alfredo Paluselli, ha ospitato una delle prime scuole di sci delle Dolomiti. Nei dintorni della Capanna Cervino si può raggiungere per una comoda carrareccia la Baita Segantini. Un sentiero più ripido conduce alla vetta del Castellaz, con le sue fortificazioni della Grande Guerra. Strade sterrate e sentieri conducono verso la Malga Juribello e la Val Venegia.

La traversata in direzione di Malga Venegia e di Paneveggio è una delle grandi classiche della mountain-bike sulle Dolomiti; si svolge ai piedi delle muraglie rocciose della Vezzana, del Cimon della Pala, dei Bureloni e del Mulaz, e costituisce d’inverno una facile e spettacolare escursione con gli sci.

Info utili della Capanna Cervino

Quota 2084 metri
Posti letto 18/20
Proprietà e gestione Castellazzo srl – Elena Mich
Apertura dal 20 giugno a fine settembre; da dicembre a Pasqua
Telefono 340.0747643
Mail info@capannacervino.it
Web www.capannacervino.it

Itinerario da Passo Rolle alla Capanna Cervino

Dislivello 140 metri
Tempo 1 ora a/r
Difficoltà T

Passo Rolle si raggiunge da San Martino di Castrozza, da Predazzo o da Falcade. La strada sterrata che sale verso la Capanna Cervino e la Baita Segantini inizia dall’ultimo tornante (1950 m) prima del Passo sul versante di San Martino. C’è un grande posteggio. Si sale a piedi per una strada sterrata, si raggiunge una sella con quadrivio (si può arrivare fin qui anche da Passo Rolle, per un sentiero che inizia di fronte alla cantoniera), e si continua per il nuovo sentiero che sale a destra della strada sterrata. Dove il terreno rimpiana, si raggiunge a sinistra la Capanna Cervino (2082 metri, 0.30 ore).
La discesa richiede lo stesso tempo.

La guida

Scopri gli altri rifugi pubblicati nella guida I 100 rifugi più belli delle Dolomiti 

guida rifugi delle dolomiti