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Mese: Maggio 2018

A piedi sulla Via Francigena attraverso il Gran San Bernardo

Un itinerario in luoghi straordinari e ricchi di storia. E per chi ha i bambini con sé, la visita all’Ospizio è un’occasione unica per conoscere i grandissimi cani San Bernardo della Fondazione Barry. Ecco l’itinerario descritto dagli autori Stefano Ardito e Cesare Re nella guida I 50 sentieri più belli della Valle d’Aosta.

Il Colle del Gran San Bernardo, l’Alpis Poenina degli antichi, collega la Valle d’Aosta con la Svizzera, e in particolare la Valle del Gran San Bernardo con la Vallée d’Entremont. Le gite che iniziano da qui sono particolarmente panoramiche, soprattutto verso la catena del Monte Bianco che sovrasta sia la Val Ferret italiana, sia la Val Ferret svizzera. Dai dintorni del Colle si ammirano il Mont Vélan e la mole ghiacciata del Grand Combin, una gigantesca montagna che culmina a 4314 metri di quota.

La via del Gran San Bernardo, utilizzata sin dalla Preistoria, fu sistemata sotto l’imperatore Augusto, come testimoniano i resti di strutture, edifici e alcuni tratti di una bella strada romana. Più tardi, il valico è stato un passaggio importante per i pellegrini che si recavano a Roma lungo la Via Francigena. L’Ospizio fu costruito nel 1045, probabilmente per volere di San Bernardo di Mentone. Nei suoi archivi si conservano documenti medievali e moderni di grande interesse. Tra decine di visitatori illustri spicca Napoleone Bonaparte, che nel maggio del 1800, con il valico ancora abbondantemente innevato, passò da qui alla testa di un’armata di 40.000 uomini, con relativa artiglieria.

A rendere famoso l’Ospizio sono anche i cani San Bernardo, una razza allevata e selezionata per secoli dai religiosi, e che ha raggiunto le dimensioni e le caratteristiche attuali nell’Ottocento. Gli enormi cani assolvevano a molti compiti, tra i quali il soccorso ai viaggiatori e ai pellegrini rimasti bloccati nella tormenta o nella neve. Dal 2005 la Fondazione Barry ha rilevato dai monaci l’allevamento di cani San Bernardo più antico e importante del mondo. Nei mesi di luglio e agosto organizza intorno al Colle escursioni con i cani (info su www.fondation-barry.ch). L’intero complesso dell’Ospizio, con il museo, la chiesa, la cripta può essere visitato in estate. D’inverno resta aperto, come punto di appoggio molto frequentato dagli scialpinisti.

Nella foto, i cani San Bernardo della Fondazione Barry, sullo sfondo l’Ospizio.

Dettagli itinerario

Quote da 1264 a 2469 m
Dislivello 1150 m in salita, 1280 m in discesa
Tempo complessivo 5 ore in salita, 3.30 ore in discesa
Difficoltà E
Segnaletica gialla, bianco-rosso, bianco-rosso-nero
Periodo consigliato da giugno a ottobre
Punti di appoggio Ospizio del Gran San Bernardo, aperto tutto l’anno, tel. 0041.27.7871236. Hotel Italia, aperto da giugno a settembre, tel. 0165.780908, www. gransanbernardo.it. Auberge de l’Hospice, aperto da giugno a settembre, tel. 0041.27.7871153, www.aubergehospice.ch
Cartografia carta L’Escursionista 1:25.000 n. 5 Gran San Bernardo

La guida

La descrizione dettagliata dell’itinerario completa di mappa e foto è pubblicata nella nuova guida I 50 sentieri più belli della Valle d’Aosta

In arrivo la guida “I 50 sentieri più belli delle Dolomiti”

I primi di giugno esce la nuovissima guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti. L’autore, Eugenio Cipriani, da oltre 40 anni frequenta le Dolomiti con amore e dedizione. Giornalista e scrittore, alpinista-esploratore con centinaia di vie nuove all’attivo, in queste righe ci racconta come ha scelto per noi i “suoi” 50 itinerari più belli delle Dolomiti.

“Mi è capitato spesso, al termine di un periodo trascorso in luoghi diversi ma sempre fra le Dolomiti, di chiedermi quale mi fosse sembrato il più bello. La maggior parte delle volte non sono riuscito a rispondere. Figuratevi, quindi, da quali e quanti dubbi sono stato assalito quando ho dovuto scegliere, fra tutti i sentieri delle Dolomiti, i “50 più belli”. Va da sé che la definizione “i 50” o “i 100” più belli (itinerari, rifugi, percorsi in roccia, ecc.) è un escamotage editoriale per attirare l’interesse dei lettori nei confronti di quella che altro non può essere se non un’antologia basata sull’esperienza e sul gusto di chi la scrive. Il lettore-fruitore delle “antologie a numero chiuso” deve quindi affidarsi all’esperienza dell’Autore che, per fortuna, nella maggioranza dei casi non è uno sprovveduto ed ha mille buoni motivi per non trarre in inganno chi legge propinando percorsi di dubbio interesse.

Detto questo cercherò ora di definire cosa intendo io per bello (e per bellezza), dal momento che questo termine costituisce il filo conduttore dei percorsi qui suggeriti. Se è vero, come è vero, che “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”, ne deriva forse che i 50 percorsi che troverete qui descritti piacciono solo a me? Certamente no, non sono percorsi che piacciono solo a me. Anzi, alcuni non mi piacciono particolarmente. Eppure non ho potuto fare a meno di inserirli perché sono universalmente considerati “belli” e, come tali, molto (anche troppo, ed è sostanzialmente per questo che non mi piacciono) frequentati. Altrettanto certamente, alcuni percorsi che a me piacciono moltissimo, ad alcuni non piaceranno, perché magari non riusciranno a provare quel “quid” che provo io ogni volta che li faccio.

Perché la bellezza, oltre ad essere soggettiva, ha infinite sfumature. Secondo gli studi di fenomenologia della percezione, “la bellezza è l’insieme delle qualità percepite attraverso i sensi che suscitano, conseguentemente alla loro percezione, sensazioni piacevoli ed emozioni positive” (Merleau Ponty). Questo vale, è ovvio, anche per la bellezza di un paesaggio e, in modo particolare, di un paesaggio montano. Bellezza che noi oggi diamo per scontata e che costituisce la base su cui si fonda l’immenso edificio economico e sociale del turismo montano, editoria di settore inclusa.
Ma non è stato sempre così, anzi. E che non sia stato sempre così lo leggeremo nelle righe seguenti. In cui si parlerà della storia di queste montagne, sì, ma di una storia un po’ particolare…”

Il resto della storia lo trovate nelle pagine della guida I 50 sentieri più belli delle Dolomiti

sentieri dolomiti

Dalla diga di Place Moulin ai rifugi Nacamuli e Col Collon

La classica escursione verso il rifugio Nacamuli e lo storico rifugio Col Collon si svolge nei severi paesaggi tipici dell’alta Valpelline. Si cammina tra vette alte e arcigne in vista di severe masse di roccia, ghiaccio e neve che sovrastano dei piccoli laghi di fusione, effimeri e solitari.
Stefano Ardito e Cesare Re descrivono questo itinerario nella guida I 50 sentieri più belli della Valle d’Aosta.

Mentre gli itinerari principali della zona sono evidenti e ben segnalati, altri sentieri ripidi e scoscesi, in ambiente selvaggio, consentono di praticare un escursionismo quasi esplorativo, verso bivacchi, valichi e cime poco note. Il Vallone d’Oren, utilizzato dal nostro itinerario, è percorso da un sentiero conosciuto fin da tempi lontani. Si tratta però di uno scrigno di natura dove si possono incontrare marmotte, camosci e stambecchi. I pochi resti di alcune baite di pietra testimoniano della presenza di alpeggi ormai abbandonati. Il breve risalto roccioso attrezzato con corde fisse, sulle rocce che seguono il Plan du Gan, non è difficile ma richiede un minimo di fermezza di piede.

verso-il-Nacamuli

I rifugi Nacamuli e Col Collon

Situati nella conca rocciosa tra i massicci della Sengla, della Gran Becca Blanchen e del Mont Brulé, sono un ottimo punto d’arrivo per l’escursionista che vuole scoprire i paesaggi d’alta quota della Valpelline. Fin dal 1928, è possibile passare qui la notte prima di cimentarsi nelle ascensioni alpinistiche alle numerose cime della zona. Le più semplici ed eleganti conducono alla Becca d’Oren e alla Punta Kurz, una bella vetta nevosa di 3498 metri di quota. Entrambi gli itinerari toccano il Col Collon, una sella ghiaiosa nevosa a 3114 metri di quota, che si raggiunge senza difficoltà dai rifugi in meno di un’ora. Il Col Collon, sul confine tra l’Italia e la Svizzera, consente di affacciarsi sulle vette della Vierge (3232 metri) e dell’Evêque (3716 metri), e sull’ampio bacino del Ghiacciaio d’Arolla, interamente in territorio elvetico.

La guida

La descrizione dell’itinerario completa di mappa, scheda tecnica e foto è pubblicata nella nuova guida I 50 sentieri più belli della Valle d’Aosta

 

Lo zaino da trekking: cosa portare e come prepararlo

Zaino da trekking: cosa devo portare? Cosa è davvero indispensabile per l’escursione? Come devo distribuire il carico? Ecco i nostri consigli.

Lo zaino da trekking deve essere comodo e robusto, possibilmente con schienale traspirante e di dimensioni adeguate al carico che si trasporta. Per escursioni di medio impegno e della durata massima di una giornata uno zaino da 30-35 litri è l’ideale. La cintura in vita deve esser ben stretta per permettere di scaricare il peso del fardello sul bacino, mentre il cinturino sul petto stabilizza gli spallacci.

Cosa portare nello zaino

  • il cibo (alimenti facilmente digeribili, gustosi e che non comportano un gran numero di involucri da smaltire)
  • le bevande (almeno 1,5 litri, si consiglia di utilizzare la borraccia di acciaio in quanto resistente agli urti e mantiene la temperatura del contenuto)
  • i vestiti di ricambio (calze e maglietta)
  • giacca impermeabile o guscio
  • coprizaino
  • bussola e mappa topografica
  • lampada frontale
  • kit di pronto soccorso
  • crema solare
  • occhiali da sole
  • coltellino
  • copricapo e guanti
  • fischietto

Inoltre è bene ricordare di portare sempre un documento e qualche soldo qualora il tempo avverso renda necessaria una notte non preventivata in una struttura custodita. È utile avere con sé alcuni sacchetti di plastica per inserirvi i vestiti sporchi, la spazzatura, oppure per tenere asciutti e isolati in caso di pioggia forte gli indumenti di ricambio e il cibo.

Nel caso la gita tocchi o attraversi ghiacciai e/o nevai si rendono necessari corda, piccozza e ramponi: è opportuno scegliere modelli efficienti e robusti piuttosto che portare con sé attrezzatura ultraleggera (es. piccozza da gara di scialpinismo) o a buon mercato, che nel momento del bisogno si rivela inefficace.
Infine, se si prevede un pernottamento in rifugio/bivacco servono il sacco lenzuolo o il sacco a pelo.

Come preparare lo zaino

Per preparare correttamente lo zaino è importante che gli oggetti pesanti, affinché non sbilancino, siano inseriti in posizione centrale, quelli leggeri più esterni, badando però a tenere in alto, in modo che sia immediatamente accessibile, ciò che è di utilizzo più immediato o frequente.

Foto e testo tratti dalla guida A piedi in Lombardia

escursioni lombardia

 

Cervi, camosci, lupi, orsi: gli incontri nel Parco d’Abruzzo

Incontri ravvicinati con la straordinaria fauna del Parco d’Abruzzo ti aspettano. L’orso marsicano, il lupo, il cervo, il camoscio, la volpe si possono avvistare camminando con gli itinerari descritti da Stefano Ardito nella nuova guida Sentieri nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

Cervi, caprioli e camosci

Nelle foreste del Parco d’Abruzzo vivono animali di straordinario fascino. È il caso del cervo, reintrodotto nei primi anni Settanta dopo essere stato cacciato fino all’estinzione sull’Appennino. Inconfondibile a causa delle corna ramificate, questa specie si lascia vedere tra Rocca Tre Monti e la Camosciara, intorno a Passo Godi, sulle rive del Lago di Barrea, in Val di Rose e in altre zone, e frequenta l’abitato di Villetta Barrea.
Ha abitudini più elusive il capriolo, presente nella faggeta e nei querceti delle zone meno elevate. Occorre raggiungere il margine superiore del bosco, invece, per vedere il camoscio d’Abruzzo, che vive nell’alta Val di Rose, sul Monte Petroso, sulla Meta e sul Monte Amaro di Opi. A salvarlo dai fucili e dalla diffusione delle pecore, sono state le rocce e gli inaccessibili boschi della Camosciara. Il più classico “sentiero dei camosci” del Parco sale da Civitella Alfedena alla Val di Rose e a Passo Cavuto.

camoscio appenninico
Un camoscio. Foto Emiliano Cerluini

L’orso marsicano

Non è facile vedere da vicino il re delle foreste d’Abruzzo. Impressionante per le dimensioni, l’orso marsicano si nasconde quasi sempre agli occhi dei visitatori, che pure sarebbero felici di incontrarlo. Dopo anni di ingiustificato ottimismo, le stime più recenti parlano oggi di oltre 50 orsi nell’Appennino Centrale. Circa 40 di questi animali vivono nel Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise. Nonostante l’importanza della specie, alcuni orsi continuano a essere uccisi ogni anno tramite bocconi avvelenati o lacci per cinghiali. I periodi migliori per incontrarlo sono quelli che seguono il risveglio e precedono il letargo, nei quali l’orso resta in movimento a lungo. A maggio-giugno, dimagrito durante il riposo invernale, ha bisogno di ingurgitare una enorme quantità di cibo. Qualcosa del genere accade con i primi freddi dell’autunno, quando deve immagazzinare del cibo prima di ritirarsi nella tana.

Il lupo

D’inverno, quando il terreno è innevato, si possono scoprire facilmente le tracce del lupo appenninico, lo splendido ed elusivo predatore che frequenta tutti gli ambienti e tutte le quote del Parco. Odiato per millenni dall’uomo, è stato cacciato fin sull’orlo dell’estinzione. Oggi, però, la specie si è nettamente ripresa. Nel Parco ne vivono alcune decine di esemplari: una cifra che la mobilità di questi animali rende relativa. In poche ore i lupi possono spostarsi verso le Cinque Miglia o il Sirente, per poi tornare altrettanto rapidamente alla base.

lupi del parco d'abruzzo
Lupi, Parco d’Abruzzo. Foto Pietro Santucci

L’elenco dei mammiferi prosegue con specie più comuni come la volpe, il tasso, la donnola, la martora, la faina, il riccio, il ghiro e lo scoiattolo.

volpe del parco d'abruzzo
Una volpe, foto Emiliano Cerluini

La guida

96 itinerari completi di mappa e foto sono descritti nella guida Sentieri nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

escursioni nel parco d'abruzzo