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Mese: Maggio 2017

Trekking a Capo Noli: preistoria e grotte nel Finalese

Nella guida I 50 sentieri più belli della Liguria presentiamo un panoramicissimo e facile itinerario del Finalese con partenza da Varigotti. Si tratta di una bella escursione adatta anche ai bambini e perfetta per queste giornate primaverili.

Trekking Capo Noli

Nella complessa orografia del Ponente ligure, Capo Noli è uno degli elementi più appariscenti. Il promontorio si protende verso il mare decisamente, “buttandosi” nelle acque con rocciose e scoscese pareti come quella spettacolare del Malpasso.

Qui è possibile attraversare uno dei pochi tratti di macchia mediterranea ligure che negli ultimi decenni non sono stati distrutti dal fuoco. I profumi da annusare sono quelli della lavanda, del lentisco, del timo, del rosmarino, del ginepro, del pino marittimo e del leccio, grande dominatore dei versanti che degradano verso il mare.

Preistoria e Grotte

Naturale prolungamento del promontorio verso l’entroterra è l’Altopiano delle Manie, compreso tra Finalpia e Noli, che per la sua conformazione pianeggiante è una rarità in Liguria. Un territorio abitato fin dalla Preistoria come dimostra quanto ritrovato nei siti archeologici della Grotta delle Fate e dell’Arma delle Manie.

Nella prima sono stati ritrovati manufatti del Paleolitico e del Neolitico, insieme a resti di Ursus spelaeus, l’orso delle caverne. Nella seconda, la più grande grotta del Finalese, sono stati rinvenuti reperti archeologici molto importanti per ricostruire le abitudini di vita dell’Uomo di Neanderthal che qui si stanziò circa 100.000 anni fa.

Camminare nella storia

I Romani, invece, evitarono il promontorio e l’Altopiano preferendo passare per la Val Ponci, l’antica Vallis Pontium, dove è conservata la più monumentale testimonianza della viabilità romana in Liguria.

La stretta valle fu attraversata dalla Via Julia Augusta per ridiscendere verso la costa ligure da Magnone, al fine di evitare il difficile passaggio su Capo Noli. I ponti ancora ben visibili ricordano questa importante arteria.

Scheda tecnica itinerario

Quote da 5 a 300 m
Dislivello 500 m
Tempo 5.15 ore
Difficoltà T/E
Segnaletica segnavia FIE
Periodo consigliato tutto l’anno
Cartografia EDM SV5 Val Bormida, Altare…

La guida

L’escursione che proponiamo tocca tutte le aree citate. Si tratta quindi di un grande quadro d’insieme delle principali emergenze storiche e naturalistiche del Finalese.
L’itinerario completo di descrizione dettagliata, foto e mappa è descritto nella guida I 50 sentieri più belli della Liguria

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Via ferrata Col Rodella, Dolomiti

La via ferrata del Col Rodella, facilmente raggiungibile con la funivia che parte da Campitello di Fassa, è un itinerario breve e di media difficoltà su roccia ben appigliata. Una volta arrivati in cima, la vista lascia senza fiato! Federica Pellegrino e Marco Corriero, autori della guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti, ci introducono così questa escursione sulle Dolomiti.

Il Col Rodella è un rilievo montuoso a forma di panettone che emerge dai prati del Passo Sella e della Val di Fassa. È un privilegiato punto di decollo per la pratica del volo libero, una delle stazioni più rinomate al mondo grazie al particolare microclima che si instaura con l’alta pressione. Lungo il suo versante meridionale, fatto di ruvido calcare, si sviluppa la ferrata Col Rodella, che si arrampica tra gradoni, fessure e passaggi tecnici, richiedendo una discreta abilità. Per la sua brevità e la qualità degli infissi è indicata anche ai neofiti, magari quelli più scaltri e fisicamente preparati.
La vallata è disseminata di rifugi dove gustare le specialità altoatesine e questo rapido itinerario ne offre tempo e opportunità. Molto singolare, per esempio, è il rifugio Friedrich August, a pochi minuti dalla forcella Rodella. Lo si incrocia sia in avvicinamento che in discesa. Vi si allevano le mucche dal pelo lungo di razza Highland, i buoi tibetani (yak) e anche dei lama. Davanti al rifugio troneggia la statua del re di Sassonia Federico Augusto III, con un braccio teso a indicare il Sassolungo. Il sovrano, che era anche alpinista, fece aprire di propria iniziativa un’Alta Via ormai centenaria, il Friedrich August Weg (557-4), che parte dal rifugio e corre a mezzacosta per prati e costoni erbosi fino alla Val Duron.

Caratteristiche

Via ferrata breve ed esposta, tecnicamente molto varia, attrezzata con cavo d’acciaio e scaletta. Roccia ben appigliata, escluso un tratto liscio e ripido nella seconda parte. Indispensabile l’attrezzatura da ferrata (Set da Ferrata, casco, imbragatura).

Per saperne di più, trovi la descrizione dettagliata dell’itinerario nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

Escursione sulle Alpi Apuane: il Monte Sagro

Nella guida I 50 sentieri più belli della Toscana, Stefano Ardito descrive l’itinerario che dalla Foce di Pianza sale al Monte Sagro. Dalla cima il panorama è magnifico in tutte le direzioni: oltre alle vette principali delle Apuane, si vedono la costa della Versilia, l’Appennino Tosco-emiliano, e l’Appennino ligure che si dirige a nord ovest.

La piramide asimmetrica del Monte Sagro, ben riconoscibile anche da grande distanza, è una delle vette più belle e offre una magnifica escursione sulle Alpi Apuane. Dalla cima, che tocca i 1749 metri e si raggiunge in estate per un itinerario breve e senza difficoltà, lo sguardo spazia a 360°: il Pizzo d’Uccello, il Pisanino, le Panie e le altre vette più belle della catena, e si spinge sul Tirreno verso l’Elba e la Corsica. A nord si vedono l’Appennino Ligure, e nelle giornate serene le Alpi.

L’itinerario per il Monte Sagro

Per gli escursionisti di Carrara, il Sagro è la cima di casa, come testimonia la presenza a Campo Cecina, accanto alla strada che conduce alla Foce di Pianza, dell’accogliente rifugio Carrara della locale sezione del CAI. Il sentiero che sale dalla Foce di Pianza alla cima è elementare ma si svolge a tratti su terreno ripido, come accade quasi sempre sulle Apuane. Per raggiungere la cima d’inverno, e comunque con la montagna innevata, occorrono la piccozza, i ramponi e un’esperienza adeguata.

Un po’ di Storia

Durante la Seconda Guerra Mondiale, per i comandi tedeschi, il Sagro era il punto culminante del Massa Riegel, il “Catenaccio di Massa”, il tratto più occidentale della Linea Gotica. Una postazione di artiglieria fu realizzata alla Maestà, sul crinale che scende dalla montagna verso Fosdinovo e Sarzana. Per rifornire le postazioni più alte veniva utilizzata la teleferica per le cave di marmo del Balzone, più volte sabotata dalla Resistenza locale. Oggi chi sale per la via normale alla cima incontra un sistema di trincee ben visibili, e in parte restaurate, scavate nei pendii rocciosi intorno alla Foce della Faggiola. Le postazioni intorno alla Foce di Pianza, invece, sono state quasi completamente cancellate dall’espansione delle cave del Ravaccione. Il sentiero che sale al Monte Sagro aiuta a capire come l’industria del marmo stia sfigurando le Apuane.

L’itinerario Dalla Foce di Pianza al Monte Sagro è descritto nella nuova guida I 50 sentieri più belli della Toscana

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Al Col Rosà per la via ferrata Ettore Bovero

La via ferrata Ettore Bovero, a poca distanza da Cortina d’Ampezzo, è un difficile e vertiginoso itinerario su roccia liscia, solida e compatta, e dunque solo per esperti. I testi di Federica Pellegrino e le immagini di Marco Corriero, autori della guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti, ci descrivono questa escursione sulle Dolomiti dal panorama mozzafiato.

Quasi soffocato dai suoi autorevoli dirimpettai, il Col Rosà si innalza come una solitaria torre di vedetta sulla Conca Ampezzana, offrendo il versante Sud ovest alla via ferrata Ettore Bovero, aerea e impegnativa. Con i suoi passaggi esposti, i tratti in arrampicata e il lungo avvicinamento, la via richiede una certa dose di esperienza e non è quindi adatta ai principianti.

Abbagliante il candore della sua roccia, solida e compatta, che la leggenda ha narrato prima che la scienza spiegasse. Furono infatti gli gnomi Salvani, al tempo dei tempi, a rendere lucenti le montagne del Regno delle Dolomiti, tessendo per un’intera notte la luce della luna e ricoprendone tutte le rocce. Solo alla fine del Settecento si scoprì invece che il pallore di questi monti non è frutto di un incantesimo ma è dovuto alla Dolomia, la roccia che prende il nome dal naturalista francese Déodat de Dolomieu, composta prevalentemente dal minerale dolomite, un carbonato doppio di calcio e magnesio.

L’eccezionale valore naturale delle Dolomiti è rappresentato dall’associazione tra roccia dolomitica e vulcanica, che qui nella provincia di Belluno si esprime al massimo grado. Un patrimonio unico al mondo, dunque, con una storia genetica complessa e articolata, iniziata milioni di anni fa e non ancora finita.

Caratteristiche

La via ferrata Ettore Bovero è un itinerario aereo ed esposto, a sviluppo prevalentemente verticale, su roccia solida e compatta. Cavo d’acciaio teso, ancoraggi distanziati. Avvicinamento e discesa lunghi. Fonti d’acqua assenti. Indispensabile l’attrezzatura da ferrata (Set da Ferrata, casco e imbragatura).

Per saperne di più trovi la descrizione dettagliata dell’itinerario nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti

Escursioni a Lampedusa: i valloni e la Spiaggia dei Conigli

Lampedusa è una delle mete più amate dagli appassionati di natura, escursionismo e trekking. Mare cristallino, spiagge bianche incontaminate, macchia mediterranea di pregio e tartarughe marine. L’itinerario a piedi per conoscere Lampedusa è descritto nella guida I 50 sentieri più belli della Sicilia, ed è l’ideale in primavera, quando le temperature non sono ancora troppo elevate.

Di Lampedusa, da anni, si parla soprattutto a causa degli sbarchi (spesso tragici, sempre carichi di sofferenza) dei migranti che arrivano dalle coste africane. Ma l’isola più meridionale d’Italia, dal profilo aspro in un versante e dolce nell’altro, è prima di tutto un gioiello del Mediterraneo.

Dal 1995 una parte di Lampedusa è protetta dalla Riserva Naturale Orientata. Tra gli ambienti tutelati vi è uno degli scenari naturalistici più noti e fotografati della Sicilia, l’Isola dei Conigli, uno dei luoghi più belli e rappresentativi delle coste del Mar Mediterraneo.

La Riserva naturale comprende i grandi valloni che solcano il territorio sino al mare. Scavati nel passato dall’acqua, presentano ancora gli ultimi lembi di macchia mediterranea e terminano nelle bellissime spiagge dei Conigli, di Cala Pulcino e di Cala Galera.

L’isola, un tempo ricca di torrenti e lussureggiante, oggi si presenta con un paesaggio caratterizzato dalla gariga, dove alla roccia nuda si accompagnano piccole specie arbustive. Il processo di desertificazione è stato innescato nel 1843, quando, durante il regno di Ferdinando II di Borbone, si stabilì sull’isola una colonia agricola che diede inizio alla totale trasformazione del territorio disboscandolo.

L’isola fa parte della piattaforma continentale africana e non è indifferente il numero di specie endemiche, nonché la presenza di specie relitte che documentano i collegamenti che Lampedusa ha avuto sia con l’Africa che con la Sicilia. Un vero e proprio gioiello botanico è, infatti, il fior di tigre (la Caralluma europaea), una pianta nordafricana dall’aspetto di una cactacea con fioritura a stella, presente in Europa solo a Lampedusa e nella Spagna meridionale.

Anche la fauna presente a Lampedusa ha un’impronta nordafricana, annoverando esemplari di lucertola striata, di colubro lacertino e di colubro dal cappuccio.

La guida

L’itinerario completo di scheda tecnica, descrizione dettagliata e mappa lo trovi nella guida I 50 sentieri più belli della Sicilia di Carmelo Sgandurra, Eduardo di Trapani e Marilisa Vassallo:

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Escursioni con i bambini: i consigli di Stefano Ardito

“Quanto manca, papà?”. Questa domanda è ben nota a tutti i genitori che hanno provato a camminare con i loro figli. In realtà bambini e ragazzi, a parte i più piccoli appena scesi dallo zainetto, possono andare quasi ovunque. Ecco qualche consiglio da Stefano Ardito.

È fondamentale innanzitutto scegliere un itinerario ricco di motivi d’interesse (animali, castelli, grotte, necropoli, cascate…), privo di tratti monotoni e assolati, con prati adatti al picnic o rifugi dove rifocillarsi. Per i ragazzi più grandicelli una notte in un rifugio a osservare il tramonto, le stelle e l’alba può rappresentare un’esperienza indimenticabile. Motivarli e renderli il più autonomi possibile durante l’escursione, consapevolizzarli circa la segnaletica e i sentieri da seguire, è sicuramente uno degli approcci migliori che si possano tentare. Anche la scelta dell’attrezzatura dei nostri ragazzi è importante: un corretto equipaggiamento almeno di ciò che è più essenziale (scarpe da trekking, zaino, borraccia, bussola, binocolo) non solo li abituerà da subito a preparare da casa quanto occorre per l’escursione, ma li farà cogliere meglio il senso dell’avventura e li renderà più partecipi.

Di solito un piccolo gruppo ha meno problemi di una famiglia, dove i genitori diventano i parafulmine. L’ideale è fare in modo che il proprio figlio non sia l’unico bambino del gruppo ma che sia in compagnia di altri bambini o ragazzi.

I bambini fino ai 10 mesi, la cui schiena non è sufficientemente solida, si portano nel marsupio (cioè davanti) e non negli zaini porta-bimbi. Questi ultimi vanno bene grosso modo da 1 a 3 anni. È bene scegliere i modelli prodotti da ditte specializzate. Se non lo avete sappiate che in moltissime località turistiche si possono noleggiare zaini o marsupi. Importante è ricordare che il bambino è esposto al sole e al freddo (lui non cammina!) e dev’essere tenuto d’occhio e protetto. Infine, i bastoncini aiutano l’equilibrio del padre o della madre.

Con i bimbi piccoli ma che già camminano da soli bisogna fare attenzione ai sentieri esposti e che traversano terreni ripidi. Uno spezzone di cordino aiuta in molte situazioni potenzialmente scabrose.

Gli itinerari adatti anche ai bambini sono descritti nelle Guide Iter delle collane Gli itinerari più belli e Sentieri e Natura.

 

Il Sentiero attrezzato Astaldi sul Gruppo delle Tofane

A 15 minuti di auto da Cortina d’Ampezzo, la ferrata Maria Luisa Astaldi è un facile e scenografico itinerario immerso nel vivace cromatismo del basamento argilloso delle Tofane. I testi di Federica Pellegrino e le immagini di Marco Corriero, autori della guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti, ci illustrano così questa bellissima escursione sulle Dolomiti.

Non ci sono vette da raggiungere: il sentiero attrezzato Astaldi si sviluppa prevalentemente in quota, alla base della parete meridionale di Punta Anna. È attrezzata solo parzialmente con cavo d’acciaio poco teso e gradini in ferro per superare i pochi spigoli di roccia effettivamente impegnativi ed esposti che si alternano a tratti di sentiero su cengia. Gli infissi mostrano tutti i loro anni ma non è necessario assicurarsi costantemente: il sentiero, infatti, non presenta particolari difficoltà alpinistiche ed è adatto anche a famiglie con bambini.

Questo sentiero è uno dei percorsi attrezzati più antichi della Conca Ampezzana, immerso in un paesaggio spettacolare. È anche sito paleontologico di eccezionale valore scientifico, da quando sono stati rinvenuti rarissimi esemplari di resina fossile del Triassico Superiore, che hanno permesso di retrodatare di cento milioni di anni il registro geologico degli organismi animali in ambra. In altre parole, i fossili di Cortina sono molto più antichi dei protagonisti di Jurassic Park.

Ma come si è formata quest’ambra così preziosa? Le arenarie della formazione di Heiligkreuz, poco sopra il rifugio Dibona, testimoniano un ambiente di sedimentazione lagunare, durante il quale, in un clima subtropicale, acque salate e profonde pochi metri lambivano isolotti emersi. Sono tipici di questi ambienti i fossili di grosse conchiglie, di denti di pesci e raramente di rettili terrestri. Qui crescevano anche antiche forme vegetali resinose, principalmente conifere. Le gocce di resina hanno inglobato granuli di polline e resti animali, perfettamente conservati che, fossilizzatesi in ambra milioni di anni fa, sono giunte fino ai giorni nostri, con il loro inestimabile contenuto di storia biologica. L’ambra triassica del Dibona è la più antica finora rinvenuta al mondo.

Caratteristiche

Breve e facile ferrata attrezzata solo in alcuni tratti con cavo d’acciaio che serve prevalentemente da corrimano. Pur non presentando difficoltà alpinistiche è comunque necessario affrontarlo in sicurezza per la presenza di tratti esposti. Indispensabile l’attrezzatura da ferrata (Set Completo da Ferrata, casco e imbragatura).

Per saperne di più trovi la descrizione dettagliata dell’itinerario nella guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti:

guida Le 50 vie ferrate più belle delle Dolomiti