Skip to main content

Mese: Aprile 2017

L’escursione al Monte Antola dalla Valbrevenna

Il massiccio dell’Antola, impreziosito in primavera-estate da spettacolari fioriture, regala splendidi panorami sul Lago del Brugneto e molte località di fondovalle. Con buone condizioni di visibilità, lo sguardo spazia dal Mar Ligure all’arco alpino. L’itinerario è descritto nella guida I 50 sentieri più belli della Liguria.

Il Monte Antola è uno dei rilievi più conosciuti del Levante. Tanti sentieri salgono infatti verso la sua panoramica cima sia dal versante ligure sia dal versante piemontese della montagna. L’escursione proposta in questo itinerario tende a esaltare le tre caratteristiche principali di questa vetta: i grandi boschi, gli ampi panorami del crinale e le estese fioriture che caratterizzano le praterie d’altitudine.
Il nome stesso dell’Antola deriva dalla parola greca anthos, che significa fiore. Incantevoli le fioriture di arniche, narcisi, orchidee, genziane, gigli, ranuncoli, aquilegie.

Per salire all’Antola si è qui utilizzata una via poco conosciuta, sfruttando i sentieri meno noti della Valbrevenna che partono da piccoli borghi seminascosti fra i boschi. Il percorso si svolge all’interno del Parco Naturale Regionale dell’Antola, una vasta area protetta che interessa l’alta Valle Scrivia e l’alta Val Trebbia, con caratteristiche geomorfologiche molto differenti.

Nella prima sono presenti i Conglomerati di Savignone, rocce formate dalla cementazione di sedimenti fluviali, nelle quali i torrenti hanno scavato ripidi canyon, che connotano il paesaggio in modo molto suggestivo. Nella seconda le montagne hanno dei profili più dolci, e sono protagonisti i grandi boschi di latifoglie che salgono fino alle praterie che rivestono il crinale principale dell’Antola.

La Valbrevenna, la più stretta e solitaria del Parco, conserva innumerevoli testimonianze dell’antica civiltà della castagna ed è punteggiata da piccole frazioni allineate lungo antichi tracciati.

Alla testata della valle si trova Senarega, un borgo medievale sulla cui piazzetta si affacciano il Museo etnologico, il castello e le case che conservano tracce delle botteghe e delle officine del maniscalco e del fabbro. Di grande fascino anche i Casoni di Lomà, e i villaggi di Lavazzuoli, Piancassina e Tonno (da cui parte l’itinerario), che sono veri musei all’aperto di architettura popolare.

La guida

L’itinerario completo di descrizione dettagliata, foto e mappa è descritto nella guida I 50 sentieri più belli della Liguria:

guida-50-sentieri-più-belli-della-liguria

“I 50 sentieri più belli della Toscana” firmati Stefano Ardito

Da oggi la nuova guida I 50 sentieri più belli della Toscana di Stefano Ardito: la straordinaria bellezza della Toscana borgo dopo borgo, collina dopo collina, vetta dopo vetta.

Il paesaggio delle colline toscane è famoso in tutto il mondo. Lo compongono filari di cipressi, scuri boschi di querce, campi coltivati, casali. Sullo sfondo, quasi ovunque, c’è un borgo o una piccola città di aspetto medievale, arroccata su un’altura. In primo piano si distendono gli uliveti e i vigneti i cui prodotti – insieme all’arte, alla letteratura e alla storia – hanno reso celebre questa meravigliosa regione nel mondo.
La Toscana, però, non è soltanto colline. E fuori dalla conca di Firenze, dal Chianti, dalla Lucchesìa e da una parte delle colline di Siena, camminatori e viaggiatori incontrano dei paesaggi completamente diversi.
Le distese umide dei “paduli”, paradiso dei cacciatori del passato e dei viaggiatori di oggi. Gli arenili della Maremma e della Versilia, e le scogliere del Giglio, dell’Argentario e dell’Elba. Le rive dell’Arno e degli altri fiumi toscani. I calanchi scavati nell’argilla e le forre incise nel calcare. I paesaggi spogli e severi delle Crete Senesi, descritti da scrittori toscani o arrivati da lontano.
La Toscana è anche una regione di montagne. La dorsale dell’Appennino, che si allunga per centinaia di chilometri dalla Liguria fino all’Umbria, segna il confine con l’Emilia-Romagna e con le Marche. Aspre e rocciose a nord-ovest, dove qualche vetta supera i 2000 metri di quota, le montagne diventano più basse e più arrotondate verso sud-est, dove sono rivestite dalle fitte foreste del Casentino.
Tra l’Appennino e il Tirreno si alzano le aspre e rocciose Alpi Apuane, rinomate per il loro marmo (le cui cave hanno dato un duro colpo al paesaggio) e che culminano nelle vette del Pisanino, del Pizzo d’Uccello, della Tambura e delle Panie. Più a sud il Monte Amiata, rivestito da altre estese foreste, è il più alto vulcano spento d’Italia. Completano il quadro i tanti massicci minori, ognuno con il suo carattere, dal Monte Morello al Montalbano, e dai Monti Pisani al Pratomagno.

Una regione tutta da scoprire, o da riscoprire, con la nuova guida I 50 sentieri più belli della Toscana

guida-50-sentieri-più-belli-della-toscana

Finalmente disponibile “I 50 sentieri più belli della Liguria”

Esce sul web e a breve anche in edicola e in libreria I 50 sentieri più belli della Liguria, la nuova guida con una selezione degli itinerari più affascinanti per gli appassionati di escursionismo.

Si pensa alla Liguria, di solito, come a una regione di mare. Non è certamente un errore. Molti borghi di questa magnifica terra – Portovere e Lerici, Monterosso e Levanto, Portofino e Camogli, Noli, Finale e Albenga, i tanti “capi” del Ponente – hanno come sfondo il Mar Ligure, azzurro in estate e spesso imbronciato in altri momenti dell’anno.

Genova, anche dopo la fine della Repubblica marinara, è rimasta uno dei porti più importanti d’Europa. La Spezia è la casa della Marina Militare. Il turismo balneare in Italia è nato sulla Riviera di Ponente, tra Bordighera e Sanremo. Il personaggio più amato della storia regionale non è un artista o un santo ma Cristoforo Colombo, che si è imbarcato verso l’America dalla Spagna.
Le spiagge e le calette della Liguria, da un secolo, ospitano per un bagno di sole o per un tuffo vacanzieri e gitanti che provengono da tutto il mondo, ma soprattutto dalla Pianura Padana. Nella cucina ligure, da sempre, il pesce ha un ruolo di primo piano.

La Liguria, però, è anche una regione di montagne. Qui la terra pianeggiante non esiste (l’unica “pianura” citata nei libri di geografia è quella di Albenga), e in tutto il lunghissimo arco delle due Riviere le montagne sembrano precipitare nel mare. A Portofino, a Capo Noli, a Montemarcello e nelle celebri Cinque Terre si cammina per viottoli e sentieri di montagna, che si snodano a picco sull’azzurro.

Dovunque, se dagli affollati centri della costa ci si dirige all’interno, bastano pochi chilometri per ritrovarsi in montagna. Qualche volta si inizia subito a salire, in altri casi ci si trasferisce quasi in piano. Ma a Rocchetta Nervina o a Dolceacqua non sembra certo di essere a una dozzina di chilometri dalla spiaggia.

I liguri, da sempre gente di mare, frequentano con competenza e passione i loro monti. Genova e le altre città sfornano da più di un secolo alpinisti che si dirigono verso le Alpi Marittime o il Monte Bianco, le sezioni locali del CAI e altre associazioni hanno segnato centinaia di percorsi. L’Alta Via dei Monti Liguri è stata una delle prime d’Italia. A Finale, una mecca dell’arrampicata sportiva, si praticano anche escursionismo, mountain-bike e altri sport.

Non stupitevi se in questa guida la maggior parte dei sentieri conduce a vette, a colli panoramici, a cascate o a rifugi. Quasi sempre, anche dalle cime più lontane dalla costa come il Saccarello o l’Antola, basta uno sguardo verso sud per scoprire la linea azzurra del mare.

Buone camminate, per tutti!

guida-50-sentieri-più-belli-della-liguria

 

Scialpinismo sulla Costa della Tavola, salita per il Costone della Cerasa

Oggi vi proponiamo il divertente itinerario di scialpinismo che ha come meta il Costone della Cerasa (Cima Occidentale) per terminare in discesa sulla Costa della Tavola. Lo descrive Luca Mazzoleni nella guida Scialpinismo in Appennino Centrale.

Scialpinismo sul Gruppo Velino-Sirente

Quando la strada dei Piani di Pezza è chiusa alle auto per la neve, la salita al Costone della Cerasa per la Costa Cerasole è un itinerario più divertente e panoramico della lunga traversata dei piani stessi. Lo scialpinismo per la Tavola è ormai una classica. Infatti, nonostante il dislivello modesto e un po’ di bosco in basso, questa gita merita la sua fama per la bellezza del paesaggio e la divertente discesa.

Località di partenza Vado di Pezza 1482 m
Dislivello 780 m
Tempo di salita 3 ore. Complessivo 5.30 ore
Difficoltà BS
Esposizione salita est, discesa nord
Cartografia Gruppo Velino-Sirente, CAI Abruzzo; Carta Monte Velino Iter Edizioni

Accesso

Lungo la SS 5 bis L’Aquila-Celano fino a Rocca di Mezzo, quindi si seguono le indicazioni per la buona strada asfaltata che arriva al Vado di Pezza.

Salita per la Costa Cerasole

Dal vado che si apre sui Piani di Pezza nei pressi del piccolo Rifugio del Lupo ci si abbassa nei piani in direzione sud/ovest, puntando alla dorsale boscosa che separa i Piani di Pezza dal Piano del Ceraso. Si risale il crinale della Costa Cerasole con traccia piacevole e mai ripida, tra boschi di faggi e ampie radure fino a una larga cresta sotto il Costone della Cerasa.

Si entra a destra nell’ampio circo sul versante nord risalendolo fino al largo crestone. Si segue ora l’arrotondato crinale con minimo saliscendi fin sulla Cima Orientale del Costone della Cerasa 2159 m, proseguendo quindi per quella Occidentale 2182 m (piccolo ometto in cima, qualche palo di legno sul crinale, ore 3,00).

Scialpinismo sulla Costa della Tavola

Dalla vetta ci si affaccia a nord sulla Costa della Tavola, ben delimitata ai lati dai salti delle due fasce rocciose che la caratterizzano. Si scende direttamente il pendio della Tavola percorrendolo fin al margine del bosco (quota 1900 circa): quindi a destra per un ripido canalino, poi lungo la pista lasciata nel bosco dalle valanghe.

Quando questa è sbarrata dal bosco si percorre grosso modo il centro dell’anfiteatro e con pazienza si supera un tratto più intricato, con percorso intuitivo fra piante e radure. Non troppo oltre si esce all’aperto sui Piani di Pezza. Per evitare la fitta macchia nell’anfiteatro a quota 1900 circa, si può provare a tirare dritti nel bosco, evitando di imboccare il ripido canalino sulla destra, entrando così subito nella faggeta al piede della Costa della Tavola (qui è anche segnata la traccia sulla carta CAI e le piante sono meno intricate che sul percorso precedente), poi attraverso la vegetazione che va allargandosi si ritrova la traccia che sbuca sui Piani di Pezza.

Terza e ultima possibilità è di scendere all’inizio della faggeta a sinistra, tra il bosco e la valle lungo il bordo sinistro della Tavola guadagnando così ancora qualche curva su terreno aperto prima di incontrare il bosco; a seguire un centinaio di metri di vegetazione più fitta e quindi bosco meglio sciabile che si apre sui Piani di Pezza. Comunque siate arrivati sui piani ora dovete sganciare gli attacchi e ciabattare per poco più di cinque chilometri di terreno pianeggiante verso est, a raggiungere il lontano Vado Di Pezza 1482 m (ore 5,30).

La guida

L’itinerario proposto è tratto dalla guida Scialpinismo in Appennino Centrale di Luca Mazzoleni.

scialpinismo-in-appennino-centrale-mazzoleni

La guida ai sentieri delle aree protette in Toscana

Per gli appassionati di natura e di birdwatching la Toscana rappresenta un regno di avventure. Presto in uscita la guida I 50 sentieri più belli della Toscana di Stefano Ardito con gli itinerari più belli per esplorare le oasi naturalistiche toscane.

La varietà dei paesaggi toscani si riflette in una biodiversità straordinaria da esplorare a piedi con bellissime escursioni in Toscana. Nei paduli e nelle lagune costiere sostano cavalieri d’Italia e fenicotteri, e centinaia di altre specie rare di uccelli. In montagna, accanto al capriolo, all’aquila reale e al cervo vive il muflone, introdotto a scopi venatori dalla Sardegna. Il lupo, assente fino ai primi anni Ottanta, ha rapidamente ricolonizzato l’Appennino, e dalla Toscana si è spostato verso la Liguria, il Piemonte e la Francia. La sua sporadica presenza a bassa quota, tra i colli della Maremma e del Senese, ha creato forti tensioni. Tra i mammiferi merita una citazione l’istrice, da sempre diffuso in Maremma. Nel Santuario dei Cetacei, tra il Tirreno settentrionale e il Mar Ligure, vivono delfini, capodogli e balene.

Anche la varietà della flora è straordinaria. Dalle faggete dell’Alto Appennino, che culmina nei 2054 metri del Monte Prado, si passa ai boschi di abete del Casentino e del Pratomagno, curati per secoli dai monaci di Camaldoli e di Vallombrosa, e poi dal Corpo Forestale dello Stato.
Man mano che si scende di quota e ci si avvicina alla costa prendono spazio la lecceta e poi la macchia mediterranea, capace di stordire in primavera grazie ai suoi profumi, e che può diventare un incubo per l’escursionista che smarrisce il sentiero. La primavera, che arriva a marzo sulle isole e in Maremma e a giugno sui pascoli di montagna, porta bellissime fioriture.

Una regione tutta da scoprire, o da riscoprire, con la nuova guida I 50 sentieri più belli della Toscana

guida-50-sentieri-più-belli-della-toscana

Di seguito i Parchi, le Riserve o le Aree naturali trattati negli itinerari della guida:

  • Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna
  • Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano
  • Parco nazionale Arcipelago Toscano
  • Parco naturale della Maremma
  • Parco naturale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli
  • Parco naturale regionale delle Alpi Apuane
  • Riserva naturale Abetone
  • Riserva naturale del Sasso di Simone
  • Riserva naturale dell’Alpe della Luna (Badia Tedalda)
  • Riserva naturale Badia Prataglia
  • Riserva naturale Vallombrosa
  • Riserva naturale Padule di Fucecchio
  • Area naturale protetta del promontorio dell’Argentario