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Mese: Luglio 2016

Trekking con i bambini: cinque consigli per un’escursione a lieto fine

Portare i bambini in montagna è una esperienza bellissima. Ecco cinque consigli per un’escursione divertente e a lieto fine!

Itinerario

L’itinerario può essere anche mediamente lungo, ma se i vostri bambini hanno fra i 4 e i 6 anni, limitate il dislivello a 300/400 metri. Non considerate soltanto l’altitudine iniziale e finale ma prestate attenzione a che lungo il tragitto non vi siano salite e discese troppo ripide. Con qualche cautela, si può scegliere un sentiero più impegnativo dai 5 anni in su. In questo caso il bambino, se già ben allenato, può percorrere tranquillamente sentieri di 2-3 km, con salite e discese, su sterrati e piccole rocce.

La quota

Con bambini fino agli 8-10 anni d’età, per altitudini al di sopra dei 2500 metri, è assolutamente consigliato salire in quota in modo graduale, senza sbalzi repentini, facendo tappe intermedie: non salite più di 300 metri al giorno e, se possibile, riposate un giorno ogni 1000 metri. I bambini di pochi mesi, non dovrebbero essere portati oltre i 2500 metri di quota, per precauzione.

Cosa fare

Scegliete itinerari “turistici”, ricchi di cose da vedere: laghi, ruscelli, cascate, castelli, rifugi, villaggi, animali. Documentatevi con cura in anticipo sulle attrattive che un sentiero può offrire, in modo da renderlo un’esperienza al contempo istruttiva ed avventurosa. Coinvolgete sempre i bambini nella scelta dei sentieri da seguire, abituandoli ad interagire con la segnaletica: i bambini amano essere responsabilizzati.

Equipaggiamento

Anche il bambino è un escursionista a tutti gli effetti, come voi. Scarpette da trekking con suola in gomma, carrarmato e caviglia rinforzata, zainetto, borraccia, cappello, occhialini da sole, k-way, biancheria da trekking traspirante (almeno una maglia e un paio di calzini di ricambio), pantaloni lunghi (evitare i jeans), scaldacollo, giacca a vento e pile: questi sono i fondamentali. Non dimenticate però di portare anche una crema solare, spray anti zanzare e, possibilmente, un kit di primo soccorso (con cerotti, disinfettante, cotone idrofilo, garze, forbicette).

Mangiare

Il picnic è un momento molto importante per i bambini. Non fateli mangiare troppo a colazione, che dovrebbe avvenire almeno un paio d’ore prima della partenza. Fate bere molta acqua e, come spuntino, optate per frutta e cioccolato. Nel pranzo privilegiate carboidrati con indice glicemico medio-alto, cibi ricchi di proteine, come affettati senza conservanti, del formaggio stagionato, frutta. Ma non dimenticate anche qualche cibo, magari non troppo salubre, però gradito ai più piccoli. Un piccolo premio per la fatica non guasta mai.

Ora non resta che augurare una buona camminata a tutta la famiglia!

Escursionismo a Pantelleria tra saune naturali, grotte, dammusi e Zibibbo

Al centro del Mediterraneo, l’isola di Pantelleria, chiamata un tempo Cossyra, raccoglie una stragrande varietà di paesaggi che la rendono unica. Scoprila con l’itinerario suggerito nella guida I 50 sentieri più belli della Sicilia di Carmelo Sgandurra, Eduardo Di Trapani e Marilisa Vassallo.

La costa monumentale scolpita dal mare evoca figure e miti, la Montagna Grande con i suoi 836 metri d’altezza conserva il bosco sempreverde, mentre il Lago di Venere è il rifugio di numerose specie di uccelli oltre che luogo di benessere per la presenza di sorgenti termali. Inoltre, l’architettura inconfondibile, rappresentata dalle tipiche case in pietra lavica, i “dammusi” e la coltivazione delle uve per la produzione del famoso passito, rendono Pantelleria inestimabile. Proprio per la sua unicità una parte dell’isola è tutelata dal 1998 dalla Riserva Naturale Orientata Isola di Pantelleria.

La storia di Pantelleria inizia circa 5000 anni fa. I primi abitanti dell’isola furono i Sesioti attratti dall’ossidiana, l’oro nero del tempo. Nell’835 arrivarono gli arabi che la denominarono “Bent al-Ryon” (Figlia del vento) e che la caratterizzarono fino ai nostri giorni con i nomi delle contrade, i dammusi, la coltivazione dell’uva e delle olive.

I fenomeni vulcanici hanno segnato l’isola con le caldere ancora visibili e la formazione dei principali rilievi presenti sull’isola, Montagna Grande e Monte Gibele. Ma l’attività vulcanica è ancora presente ed è testimoniata dalle sorgenti di acque calde nel Lago di Venere, dalle emissioni gassose nelle favare e dalla presenza di vere e proprie saune naturali, come nella grotta del Bagno Asciutto.

La fauna è caratterizzata da specie endemiche come il colubro sardo, il beccamoschino iberico e la cinciarella algerina.

I percorsi che si possono realizzare a Pantelleria sono numerosi, ma il Lago di Venere è una tappa obbligatoria, così come la passeggiata nella valle di Monastero con la sosta nella sauna naturale della Grotta di Benikulà.

Nel lago, una conca di origine vulcanica con acque minerali saline, sgorgano diverse sorgenti termali ad una temperatura che raggiunge anche i 50 gradi. La riva sabbiosa è costituita da fanghi noti per le proprietà terapeutiche e cosmetiche.

Scopri Pantelleria.. a piedi!

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La guida

L’itinerario completo di scheda tecnica, descrizione dettagliata e mappa lo trovi nella guida I 50 sentieri più belli della Sicilia di Carmelo Sgandurra, Eduardo di Trapani e Marilisa Vassallo:

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Gli itinerari più belli sullo Stromboli: i crateri e la Sciara del Fuoco

La Sicilia regala emozioni straordinarie a chi ama camminare. Tra le escursioni scelte per la guida I 50 sentieri più belli della Sicilia, non poteva mancare l’itinerario alla Sciara del Fuoco sullo Stromboli. Marilisa Vassallo, autrice di questo itinerario, ce lo descrive così.

L’isola, che per Rossellini fu Stromboli Terra di Dio in uno dei suoi film di maggior successo, è il secondo vulcano attivo della Sicilia. Lo scenario è unico e richiama milioni di turisti che ogni anno si recano speranzosi di poter assistere all’eruzione e alla formazione della Sciara del Fuoco.

Stromboli è sicuramente la più famosa delle isole Eolie ed è costituita da un unico cono vulcanico che scende sotto il livello del mare per circa 2000 metri. La costa rocciosa è alta e ripida, anche se vi sono alcune spiagge e zone pianeggianti. Il punto più alto dell’isola è la Cresta Vancori che insieme al Pizzo sopra la Fossa forma il bordo sommitale del vulcano più antico, mentre il Vulcano Sciara è il cratere attualmente attivo.

Escursione-Stromboli
L’isola, pur essendo apparentemente inospitale, è stata abitata dal 2500 avanti Cristo e il suo territorio, aspro ma fertile, è stato da sempre coltivato. Fino al 1930 era completamente coperto da vigneti e gli abitanti vivevano della produzione del vino Malvasia. Quell’anno l’isola fu attaccata dalla fillossera che distrusse tutti i vigneti. Oggi sopravvive qualche vigna con produzione ad uso privato.
Il paesaggio agricolo è quello tipico siciliano, rappresentato da fichi d’India, oleastri, fichi e capperi. Tra la vegetazione spontanea vi sono l’euforbia, la ginestra, ed il citiso eolico (in dialetto siciliano lo “sgubbiu”). Nelle rupi vivono la poiana e il gheppio, mentre nelle scogliere inaccessibili nidifica il passero solitario.

Gli itinerari

I percorsi più belli sono quelli che conducono agli antichi crateri, al cratere attualmente attivo ed alla Sciara del Fuoco. La visita ai crateri necessita di guida, mentre il cammino per la Sciara del Fuoco si può compiere in autonomia.
L’osservazione della Sciara del Fuoco via mare è consigliata durante i periodi di attività vulcanica, quando, nelle ore notturne, la lava eruttata dai crateri illumina il costone e scende fino al mare per spegnersi nell’acqua regalando ai visitatori spettacolari giochi di fuoco.

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La guida

La descrizione dettagliata dell’itinerario la trovi nella guida I 50 sentieri più belli della Sicilia:

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Peralba, Sauris, Dolomiti di Val Pesarina: i migliori itinerari ai più bei rifugi

Appassionati di trekking, escursioni, arrampicata, mountain bike, se non conoscete ancora questi luoghi vi faremo venire la voglia di preparare lo zaino e partire! Sentite come Stefano Ardito ci descrive nella guida I 50 rifugi più belli del Friuli Venezia Giulia questi monti e i loro rifugi.

Sul confine tra il Veneto, il Tirolo orientale austriaco e il Friuli Venezia Giulia si alza una montagna imponente. È il Peralba, una cima calcarea che raggiunge i 2694 metri di quota, e che domina con le sue pareti le sorgenti del Piave, la Val Sesis, l’alta Val Fleons e la Frohntal austriaca. Il calcare a grandi placche arrotondate, oltre alla posizione sul confine, fa del Peralba (il nome significa “pietra bianca”, ed equivale a quello tedesco di Weisstein) il massiccio più occidentale delle Alpi Carniche.

Intorno al Peralba si alzano belle cime calcaree come il Pic Chiadenis e il Monte Avanza. A ovest del confine regionale sono i massicci del Rinaldo e delle Crode dei Longerin, separati dalla verde Val Visdende. Più a sud, tra Sappada e Pesariis, si alzano altre catene che segnano il confine orientale del mondo dolomitico.
L’elenco include la spettacolare Terza Grande (posta interamente in Veneto), e il Monte Siera che si alza sul confine regionale. È invece interamente in Friuli il massiccio dei Clap. Le catene che abbiamo appena elencato prendono il nome di Dolomiti Pesarine (o di Val Pesarina), dal solco che le delimita a sud.

Ancora più a sud il paesaggio cambia di nuovo. Le arrotondate montagne di Sauris tra la Val Lumiei e la Val Pesarina, hanno un aspetto verde e arrotondato, che ricorda il versante austriaco delle Alpi Carniche.
L’abbondanza e la ricchezza dei pascoli hanno fatto sì che, fin dal Medioevo, siano venuti a stabilirsi quassù allevatori e contadini provenienti dal Tirolo o dalla Carinzia, che hanno introdotto nella Valle un dialetto tedesco. La roccia ricompare sulle vette del Bivera e del Tinisa, che delimitano a sud la Valle di Sauris e la separano dal corso del Tagliamento e dalla strada che sale da Tolmezzo verso Forni di Sopra e il Passo della Mauria.

trekkers on the path between Chiansaveit pass and Casera Chiansaveit (Chiansaveit Alm), Forni di Sopra, Udine province, Italia, Italy
La vastità e la varietà di queste montagne, che offrono itinerari al camminatore, all’alpinista, all’appassionato di mountain-bike e allo scialpinista, fanno sì che anche i rifugi siano diversi tra loro. Allo spartano ma accogliente rifugio Calvi, ai piedi delle rocce del Peralba, e al rifugio Fratelli De Gasperi, si affiancano il rifugio Chiampizzulon tra i boschi di Rigolato, le malghe-rifugio dei dintorni di Sauris, il rifugio Monte Siera raggiunto dagli impianti di risalita di Sappada e il rifugio Tita Piaz che sorge accanto al Passo del Pura, ai piedi delle rocce del Tinisa.
La chiusura a causa di una frana della strada di Forcella Lavardêt, ha reso più isolate queste montagne e più complesse le comunicazioni tra i centri friulani di Sauris e Pesariis e quelli cadorini di Vigo, Laggio, Lorenzago e Santo Stefano di Cadore.

La lingua e il carnevale di Sauris
Nessun documento ricorda quando una comunità germanofona, proveniente dall’alta Val Pusteria o dal Tirolo orientale, si è insediata a Sauris, Zahre in tedesco. Aiuta a capire l’epoca di quella migrazione la parola “Vošankh”, che indica il Carnevale, e che nell’area di partenza era in uso solo fino al Trecento.
Il Carnevale saurano iniziava dopo l’Epifania. Ci si mascherava il giovedì, il sabato e la domenica, dividendosi nelle šean šembln (“maschere belle”) e nelle šeintan šembln (“maschere brutte”), le prime con i vestiti della festa, le seconde con quelli del lavoro. La festa iniziava al comando del Kheirar, il personaggio più spaventoso. Come a Sappada, altra isola di cultura tedesca, le ultime tre domeniche di Carnevale erano la Hearnsuntach (“domenica dei ricchi”), la Pauarsuntach (“domenica dei contadini”) e la Petralsuntach (“domenica dei mendicanti”).

Oggi il carnevale di Sauris attira molti visitatori. Le maschere si ritrovano sulla piazza di Sauris di Sopra, e sfilano in corteo verso Sauris di Sotto, con in testa il Kheirar e il Rölar. Numerose anche le Rikè, le maschere belle, con il viso nascosto da un fazzoletto bianco ricamato.

Dance of Folkloristic Group "Stelutis di Udin", The fair of prosciutto, Sauris di Sotto, Udine province, Carnia, Friuli Venezia Giulia, Italia; Italy

Una giornata al Rifugio Sebastiani per la presentazione della guida Sentieri nel Parco Sirente-Velino

Siete tutti invitati a trascorrere una giornata in montagna nello splendido scenario che circonda il Rifugio Vincenzo Sebastani per la presentazione della guida Sentieri nel Parco Sirente-Velino di Stefano Ardito.
L’autore presenterà il libro martedì 16 agosto alle ore 13,30. L’evento è a cura di Eleonora Saggioro e della Cooperativa Equorifugio, che gestiscono da anni con passione il Rifugio Sebastiani.

La nuovissima guida è dedicata ai sentieri dei due imponenti massicci che si alzano nel cuore delle montagne d’Abruzzo, e che si affacciano verso il Lazio con il Lago della Duchessa e le vette che lo circondano. L’autore descrive 102 itinerari a piedi su queste spettacolari montagne. Alcuni si svolgono all’interno delle aree protette che le tutelano (il Parco Sirente-Velino, la Riserva Naturale Monte Velino e la Riserva Montagne della Duchessa), altre sono appena fuori dai loro confini.

Qualche notizia sul Rifugio Vincenzo Sebastani
Il primo rifugio del massiccio del Velino viene inaugurato dalla sezione di Roma del CAI nel 1922. Viene dedicato all’alpinista e ingegnere Vincenzo Sebastiani, caduto nella Grande Guerra, che ne aveva proposto la costruzione. Questa confortevole struttura sorge a 2102 metri di quota, poco a monte del Colletto di Pezza. È il rifugio più frequentato del Velino per la calda ospitalità offerta e per il magnifico panorama. Incombono sul rifugio la vetta orientale del Costone e la Cimata di Puzzillo, verso est spicca la parete della vetta occidentale del Costone. Oltre il Piano di Pezza si alza il Sirente. Salendo verso il Costone appare il Corno Grande.
Attualmente la struttura dispone di 13 posti letto, è aperto in estate e in molti weekend del resto dell’anno. Informazioni al 368.279463 o su www.rifugiovincenzosebastiani.it.
Gli accessi al rifugio sono da Campo Felice (1.45 ore), dal Piano di Pezza (1.30 ore) o da Cartore (3.30 ore).

Un appuntameno da non perdere, non mancate!

La guida con i migliori itinerari ai massicci del Sirente e del Velino, scelti e descritti da Stefano Ardito:
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Le straordinarie montagne del Friuli Venezia Giulia raccontate da Stefano Ardito

A chi ha in programma una vacanza in Friuli Venezia Giulia, dedichiamo l’introduzione della guida I 50 rifugi più belli del Friuli Venezia Giulia di Stefano Ardito.

Le Alpi italiane comprendono cime e massicci famosi in Europa e nel mondo. Per molti escursionisti e alpinisti, però, la sfilata che inizia con il Monviso, e prosegue con il Monte Bianco, il Cervino, il Monte Rosa, il Piz Badile e l’Ortles finisce alla sua estremità orientale con le Dolomiti, le “montagne più belle del mondo”.
È un errore. Anche a oriente del Passo di Monte Croce Comèlico e dell’alto corso del Piave si alzano delle montagne straordinarie. Le Dolomiti d’oltre Piave, solitarie e bizzarre, che segnano il confine tra il Friuli Venezia Giulia e il Veneto. I giganti delle Alpi Carniche, dal Peralba al Coglians. Le imponenti vette delle Alpi Giulie, dallo Jôf di Montasio allo Jôf Fuart, e dal Mangart al Canin.

Offrono atmosfere solitarie, e paesaggi aspri e selvaggi, anche le Prealpi Giulie, che si staccano a ovest dalla catena di confine e si protendono verso la pianura friulana. Più a sud la mole isolata del Matajur precede i boschi che separano la valle dell’Isonzo, in Slovenia, dai pregiati vigneti del Collio. Seguono i piccoli ma aspri “monti” di Gorizia, segnati in modo terribile dalla Grande Guerra, infine le distese rocciose del Carso.
Alcuni massicci del Friuli e della Venezia Giulia si alzano interamente in territorio italiano, alcuni segnano il confine con l’Austria. Altri ancora si alzano sulla frontiera con la Slovenia. Tutti fanno parte di una delle regioni meno note ma più belle d’Italia, il Friuli Venezia Giulia.

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Le bizzarrie del calcare
Tutte (o quasi) le montagne del Friuli Venezia Giulia sono formate da calcare o dolomia, e offrono a chi le visita dei paesaggi spettacolari. Nelle Dolomiti d’oltre Piave, note sul versante orientale con il nome di Dolomiti Friulane, accanto a vette imponenti come il Crìdola, il Pramaggiore e il Duranno si alza il Campanile di Val Montanaia, una delle cime più bizzarre delle Alpi.
Più a oriente, la stessa roccia si mostra agli escursionisti nelle ciclopiche placche levigate del Coglians e del Peralba, e nei pilastri e nelle torri di cime secondarie ma di grande fascino come la Creta di Aip, la Creta Grauzaria e il Zuc dal Bôr. Sulle Alpi Giulie, note agli alpinisti per la loro roccia spesso molto friabile, si alzano le bastionate dello Jôf di Montasio, dello Jôf Fuart e dei loro satelliti, e la parete verticale e compatta del Piccolo Mangart di Coritenza.
Intorno al Monte Canin si distende uno straordinario altopiano calcareo, lavorato in superficie dal carsismo, e nel quale si aprono cavità impressionanti esplorate negli ultimi decenni dagli speleologi, come il Foran del Muss (-1100 metri), l’Abisso Led Zeppelin (-960 metri), il complesso del Col delle Erbe (-935 metri) e l’Abisso Modonutti-Savoia (-805 metri).

Esce Sentieri nel Parco Sirente-Velino, la nuova guida di Stefano Ardito

Da oggi finalmente disponibile la guida Sentieri nel Parco Sirente-Velino!
I massicci gemelli del Velino e del Sirente, separati dall’Altopiano delle Rocche e dai suoi borghi, offrono un territorio straordinario a chi ama la montagna in ogni momento dell’anno.
Vi presentiamo la nuova guida con le parole dell’autore Stefano Ardito.

Chi sale al Gianicolo in una bella giornata d’inverno vede all’orizzonte una grande vetta innevata. È il Velino, la terza montagna dell’intero Appennino, che fa capolino oltre ai monumenti di Roma e alle giogaie dei Lucretili e dei Simbruini. Il Sirente, più spettacolare anche se un po’ più basso del vicino, si affaccia con i suoi canaloni e le sue rocce su L’Aquila e sulla conca di Sulmona.
I massicci del Velino e del Sirente, tutelati da un grande parco regionale abruzzese e da altre aree protette meno estese, offrono a chi li percorre l’incontro con la natura dell’Appennino. Accanto al lupo, alla coturnice e all’aquila, sempre presenti nella zona, vivono nel massiccio il cervo, il corvo imperiale e il camoscio, reintrodotti negli ultimi decenni. Le faggete del Velino, dei monti della Duchessa e del Sirente sono vastissime e suggestive. Tra la primavera e l’estate la montagna si colora di fiori.

escursione monte velino
Il Velino e il Sirente sono anche dei luoghi di storia. Ai piedi dei monti sorgono la splendida città romana di Alba Fucens, i castelli medievali di Celano, di Gagliano Aterno e di Ocre, magnifiche chiese affrescate e piccoli eremi abbarbicati alla roccia. Accanto a Ovindoli, a Rovere, a Rocca di Cambio, a Terranera e a Rocca di Mezzo, i cinque centri dell’Altopiano delle Rocche, stupiscono con i loro monumenti i centri della Valle dell’Aterno (Fontecchio e Gagliano su tutti). Pescina, devastata dal terremoto del 1915, ha dato i natali al cardinale Mazzarino e a Ignazio Silone, uno dei più grandi scrittori dell’Italia moderna.
Oggi i due massicci gemelli, a portata di mano dalle città abruzzesi e da Roma, sono una grande palestra di vita all’aria aperta. D’inverno, oltre allo sci sulle piste di Ovindoli e di Campo Felice, permettono di praticare lo sci da fondo su anelli battuti e altopiani, e di salire con le ciàspole verso boschi e rifugi. Gli scialpinisti e gli alpinisti con piccozza e ramponi possono proseguire in direzione delle vette. La parete Nord del Sirente, con neve e ghiaccio, offre itinerari di alta difficoltà.
D’estate, oltre che camminando sui sentieri, la montagna può essere esplorata in mountain-bike o a cavallo. Le Gole di Celano, la Valle d’Arano e altri siti permettono di praticare l’arrampicata. Le splendide Grotte di Stiffe, con le loro cascate, sono accessibili anche ai turisti. L’elenco dei sentieri include centinaia di percorsi. Alcuni, come quelli verso il rifugio Sebastiani, sono famosi e frequentati, altri sono più solitari. Se le ascensioni al Velino, al Pizzo Cafornia, al Muro Lungo e al Sirente sono lunghe e faticose, altri percorsi sono accessibili anche ai camminatori più tranquilli. L’ippovia e le piste ciclabili dell’Altopiano consentono di passeggiare in piano.

Buone camminate per tutti!

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La guida con i migliori itinerari ai massicci del Sirente e del Velino, scelti e descritti da Stefano Ardito:
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Evento presentazione della guida I 50 sentieri più belli della Sicilia

Siamo felici di invitarvi alla presentazione della guida I 50 sentieri più belli della Sicilia di Carmelo Sgandurra, Eduardo Di Trapani e Marilisa Vassallo.

Gli autori presenteranno il libro ad Avola sabato 6 agosto, alle ore 19,30, presso la Sala Fratantonio del Palazzo Comunale. Introduce Marco Randazzo, curatore di Avola Creattiva, e Franco Campisi, presidente dell’Associazione Acquanuvena Onlus. Coordina l’evento la guida Aigae Saro Cuda.
Gli autori Carmelo Sgandurra e Eduardo Di Trapani saranno felici di rispondere alle vostre domande e curiosità. Non mancate, a presto!

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